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Full text of "Il Fiorentino istruito nelle cose della sua patria"

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0I4-55Ì1 



I 




IL 

FIORENTINO ISTRUITO 

(B ji & is iid & & a D 

PER L' ANNO 1846. 



Godi, Firenze, poiché sei sì grande 
k Devile, Inf. 26 n 



ANNO III. 



JFWtn5* 



DALLA TIPOG. DI NICCOLÀ FÀBBRINI 

Via Pandolfmi N» 49 2 « 

MDCCCXXXXV*.- 



♦ . * . Mater cnìm Quodammodo dulcis 
ed patria quae te gemiti, quae te natrivit. 

D« Ambfosii Eli* *i in Ioari. toni. op. 2. capu'4* 



t £ I 5 

AL LETTORE 



O ontinuafe l'illustrazione della patria di Dante, 
di Arnolfo, e del Buonarroti è lo scopo che mi pro- 
pongo nell f offrirvi questo mio terzo lavoro. Siatemi 
ancora in quest' anno benigni di compatimento e d f in- 
dulgenza se rozzamente ed in compendio torno a porvi 
sott' occhio quello che da tante erudite penne fu già 
diffusamente detto ed illustrato. La povertà del mio 
ingegno e la pochezza del tempo che mi è permesso 
destinare a cotal genere di studi, mi scuseranno, lo 
spero presso di voi, mentre lontano affatto di erigermi, 
in precettor vostro, sento solo forte il desiderio di 
mantener vivo in tutti voi V amor del natio luogo. 

Ed è però, che persuaso della vostra indulgenza 
e compatimento inverso chi 

« Quanto più può col buon voler s* aita « 

mi accinsi anche in quest'anno a dare alla luce il 
consueto libretto» Né potendo dissimulare a me $te*$o 
qual poca entità si abbia V opera mia mi è d' uop*» 



ss 

C or. 



PS i 1 1*1 jC? X 



IV 

ripetere solo dalla gentilezza di voi, miei buoni con- 
cittadini, il favore con cui alcuni si degnarono ap- 
prezzare le mie povere fatiche. 

È quindi mio grato e sacro dovere il rendere pub- 
bliche grazie al degnissimo Marchese Pietro Torrigiani 
che più particolarmente di tutti accolse i miei libretti, 
destinandoli a servire di lettura ragionata nella scuo- 
la simultanea dell' Istituto Demidojf; air esimio Ana- 
grammatico A. M. Izunnia che dei miei poveri la- 
vori si degnò fare un qualche encomio nel pubblico 
Giornale di Commercio; ali* erudito Sig. Avvocato 
Endimiro Lucherini, appassionato per le cose della 
gentil città, che al modesto Anagrammatico si degnò 
far* eco, e finalmente al benemerito delle lettere Sig. 
Prof. Francesco del Furia, Segretario dell' Accademia 
Colombaria e a tutti i componenti la medesima, che il 
non meritato onore mi compartirono di aggregarmi 
quale accademico nelle letterarie loro adunanze. 

Se alla varietà del soggetto mal corrispose la tenui- 
tà delle mie forze, presso di voi almeno 

« Valgami il lungo studio e il grande amore » 

the delle patrie cose mi resero, se non dotto, passio- 
Xatissimo investigatore. 



L AUTOR* 

E. G. GACCIQTTI 



APPARTENENZE 



DELL ANNO 



FESTE MOBILI 



Sett uà g esimi- - - 8 Febbrajo 
Le Ceneri — - - 25 Febbrajo 
La Pasqua « _ - - 12 Aprile 
Rogazioni u 18 19 20 Maggio 
Ascensione- - - - 21 Maggio 
Pentecoste - - - - 3i Maggio 

SS. Trinità 7 Giugno 

Corpus Domini - 1 1 Giugno 
I, Dom. dell' Avv. 29 Novem. 

COMPUTO ECCLESIASTICO 



Numero d' oro 
Epatta 

Ciclo Solare 
Indizione Romana 
Let. Domenicale 



„, 4 

1 

D 



Let. del Martirologio e minusc 



QUATTRO TEMPORA 

Marzo 467. 

Giugno 3 5 6. 
Settembre 16 18 19. 
Dicembre 16 18 19. 



INGRESSO DEL SOLE 

NEI PUNTI CARDINALI 
Primavera il dì 21 Marzo a ore 

o. e m. 23. da mattina. 
Estale il dì 21 Giugno a ore 9 

e m. i5 da sera. 
Autunno il dì 22 Settembre a 

ore 11 e m. 24 da mattina. 
Inverno il dì 22 Dicembre a 

ore 4 e m » 59 da mattina. 

ECCLISSI 

Avranno luogo in questo anno 
due ecclissi annidali di Sole, 
uno il 25 Aprile, l'altro il 20 
di Ottobre. Di questi il pri- 
mo soltanto sarà veduto par- 
zialmente in Europa. In Fi- 
renze si vedrà colle circostan- 
ze seguenti 

Principio dell'Ecclisse a ore 6 e 
m. 21 da sera. 

Grandezza dell'Eclis/Dig. 4,84 

La massima oscurazione e il fine 
dell'Ecclis. accoderanno dopo 
il tramonto del Sole. 

In quest' anno non vi sarà al- 
cuno Ecclisse di Luna. 



vi 



LUNAZIONI 



Spiegazione dei segni che si trovano 
a ciascun mese. 



Luna nuova Primo quarto 

© <r 



Il 4 € or. 

»2 ®or. 
so J) or- 
37 ©or. 



GENNAJO 
3 



m. 5 da sera. 
m. 38 da sera. 
m. 25 da sera, 
m. 55 da matt. 



FEBBRAIO 

Il 3 (£ or. 5. m. 43 da matt. 

1 1 ;<§< or. 9. m. .ja da matt. 

19 J) or. 5. m, i5 da matt. 
25©or. 8. m. 3 da sera. 

MARZO 

Il 4 C op - 11. ni. 5 da sera. 
«3 H or. 3. m. 24 da matt 

20 J) or. 2. m. 35 da sera. 
*? © ot *• 6. m. 3o da matt. 

APRILE 

11 3 (£ or. 5. m. 53 da sera. 

1 1 ® or. 6. m. 40 da sera. 

18 J) or. 9. in. io da seta. 

25 © or. 5. m. 36 da sera. 



MAGGIO 



Il 3 <£ or- 
li ©or. 

18 Jor. 
a5© or.- 



o. m. 4° da sera. 
6. in. 56 da matt. 
2. m. 16 da matt. 
5. m. 33 da matt. 



GIUGNO 

Il 2 C or - 6. m. 17 da matt. 

9 &) or. 4* m « 22 da sera. 

16 J) or. 7. m. 22 da matt. 

a3 ©or. 6. m. Si da sera. 



Luna piena Ultimo quarto 

m ì> 

LUGLIO 

Il r J or. 10. m. 5 da sera. 

8 9 or. 11 m. 5i da sera. 

i5 J) or. 2. in. 3 da sera. 

23 or. 8. m. (\'i da matt. 

3i (J or. 11. m. !yi da matt. 

AGOSTO 

Il 7 (p or. 6. m. 39 da matt. 
i3 jj) or. 11. m. 32 da sera. 
22 ©or. o. m. 8 da matt. 
29 (j£ or. 11. m. 3 da sera. 

SETTEMBRE 

Il 5® or. 2. m. 3 da sera. 

12 J) or. o. m. 3o da sera. 

20 © or. 4- m * 2 ^ da Sera * 

28 (£ or. 8. m. 21 da matt. 

OTTOBRE 

Il ij§or. n.m. 3 da sera, 
12 J) or. 5. m. 6 da matt. 
20© or. 8. m. 44 da matt. 
27 (£ or. 4- n*. il da sera. 

NOVEMBRE 

II 3 (j)or. io. m. i3 da matt. 
11 J) or. o. ro. 45 da matt. 
18 ©or. 11. m. 09 da sera. 
25 (£ or. 11. m. 29 da sera. 

DICEMBRE 

Il 1 fj or. 11. m. 42 da sera. 
10 )) or. io. m. 8 da sera. 
18© or. 1. m. 3i da sera. 
25 (f or. 7. in. 21 da matt. 



TAVOLA ORARIA 



vu 



Mesi 

Gennaio 
Febbr. 

Marzo 

Aprile 

Maggio 

Giugno 
Luglio 

Agosto 

Settemb, 

Ottobre 

Novemb, 
Dicemb. 



Ave Maria 


(ioli' Aurora 


Gioì- 


• Ore 


Q 


H. 


5. 


3. 


in. 


5. 


2. 


8. 


5. 


I. 


18. 


5. 




28. 


4- 


3. 


IO. 


4- 


2. 


20. 


4- 


I. 


3o. 


4- 




9- 


3. 


3. 


20. 


3. 


a. 


3o. 


3. 


i. 


i3. 


3. 




3o. 


2. 


3. 


*4- 


2. 


2. 


i3. 


2. 


3. 


3o. 


3. 




12. 


3. 


i. 


23. 


3. 


2. 


3. 


3. 


3, 


i3. 


4- 




23. 


4- 


i. 


3. 


4- 


2. 


i3. 


1 


3. 


23. 


5. 




2, 


5. 


T. 


i5. 


5. 


2. 


a. 


5. 


3. 



Ave Maria 
della Sera 



Gior.OreQ. 
20. 5. i; 



2. 5. 2. 

i3. 5. 3. 

23. 6. 

5. 6. i, 

i5. 6. 2. 

25. 6. 3. 



4- 

i/t. 



n . 



6. 7, 
ài. 8. 



5. 7. 2. 

18. 7. 1. 

28. 7. 

7. 6. 3. 
18. 6. 2. 
28. 6, 1. 

8. 6. 

18. 5. 3. 

28. 5. 2. 



5. 
5. 



1. 



Levare 
del Sole 



Gior.Ore Q. 
1 1. 7. 2. 



18. 6. 
28. 6. 



io. 6. 1 

20. 6. 

3o. 5. 3 

9. 5. 2 

20. 5. 1 

3o. 5. 



i3. 4. 
3o, 4. 



i3. 4. 

3o. 4. 

12. 5. 

23. 5. 



3. 5. 

i3. 5. 

23. 6. 

3. 6. 

i3. 6. 

23. 6. 



3. 



3. 



i5. 



i5. 



Tramontare 
del Sole 



Gior.OreQ. 

11. 4* 3 - 

27. 4- 3. 

8. 5. 

18. 5. 1 

28. 5. 2 

io. 5. 3 

20. 6. 

3o. 6. 1 



9- 
20. 
3j. 

i3, 
3o. 



i3. 

3o. 

12. 

23. 



6. 2 
6. 3 



4- 7- 



6. 3 



3. 6. 2 

i3. 6. 1 

23. 6. 

3. 5. 3 

i3. 5. 2, 

23. 5. i. 

2. 5. 

i5, 4. 3. 

1. 4* 2 - 

i5. 4. i« 



VITI 

GENNAIO 

II Sole entra in Aquario il iu JQ 

I giorni crescono m. 5o. in tutto il mese. 

►J* 1 Gio. Circoncisione del N. S. G. C. Gala 

2 Veti. s. Macario abate. 

3 Sab. s. Antero papa e m. 
>J< 4 Dom. s. Cristina Menab. v. 

5 Lun. s. Tel esforo papa. 

>{< 6 Mar. Epifania del Signore, 

7 Mer. s. Andrea Corsini vesc. 

8 Gio. s. Massimino vesc. 

9 Yen. s. Marcellino v. e m. 
10 Sab. s. Tecla verg. 

>J« 11 Dom. I. s. Igino papa e m. 

12 Lun. b. Angiolo Bonsi. 

1 3 Mar. Perdono a s. Giovanni (vcd. nota del Gennajo) 

1 4 Mer. s. Ilario vesc. 

1 5 Gio. s. Mauro abate. 

16 Yen. s. Marcello papa e m. 

17 Sab. s. Antonio abate. 

)$« 13 Dom. II. ss. Nome di Gesù' e Catt. di $. Pietro. 

19 Lun. s. Canuto Re. 

20 Mar. ss. Fabiano e Sebastiano mm. 

21 Mer. s. Agnese v. e m. 

22 Gio. s. Vincenzo e Ànast. min. 

23 Yen. Sposalizio di M. V. 

24 Sab. s. Timoteo vesc. 

►J« 25 Dom. III. Conversione di s. Paolo. 

26 Lun. Traslazione di s. Zanobi 

27 Mar. s. Giovanni Grisostomo. vesc. (*) 

28 Mer. s. Agnese la % volta. 

29 Gio. s. Francesco di Sales vesc. e m, 

30 Ven. s. Martina verg. e m. 

31 Sab. s. Pietro Nolasco. conf. 

(*) A dì 27 di questo mese la mattina nella nostra Metropoli- 
tana dopo Mattutino sì fa Ja processione per la chiesa, cantandosi le 
litanie, e dopo la messa dello Spirito Santo; e ciò in rendimento di 
grazie di non essere il clero rimasto offeso dalla rovina della perga- 
mena della cupola seguita in tal dì ed a tale ora l'anno 1600, per il 
che dopo l'Ave Maria, del giorno si sonano tre doppi. « Diario del 
Giamboni a 



IX 

NOTIZIA DEL GENNAIO 

PERDONO A S. GIOVANNI ( i3 Gennaio ) Onesto giorno, 
che ricorda la plenaria indulgenza che concesse Papa Giovanni 
XXIII. a coloro che visitassero il tempio del Santo il dì i3 Genna- 
io di ciascun' anno, mi porge occasione di metter sotto occhio un 
fatto che sebbene martoriato per così dire dalla storia (poiché chi 
lo vuole una verità chi una novella ) interessa sommamente chi eb- 
be cuna sulle rive d' Arno. Al tempo che la città nostra era divisa 
in Guelfa e Ghibellina, si odiavano a morte le due casate de Bardi 
e dei Buondelmonti. Era di quelli la Dianora di Amerigo, fan- 
ciulla avvenente di forse tre lustri, e di questi Ippolito di Buon- 
delmonte uno dei più vaghi giovani di Firenze. Dianora dei Bardi 
andò al tempio sacrato al Batista in questo giorno (a) Ippolito 
Buondelmonti cbe pure colà erasi recato, la vide, se ne invaghì 
perdutamente, ma riflettendo alla difficoltà grande che la inimicìzia 
dei parenti frapponeva per causa della diversa fazione che segui- 
vano, per la continua tristezza si andava consumando lentamente 
finche infermatosi fu obbligato a guardare il letto. Piange siili' egro 
figlio la Buondelmonti madre, e desiderando apprestare ad esso 
qualche rimedio lo sollecita con reiterate premure a manifestarle 
la cagione del suo male. 

Ippolito dopo assai resistenza confessò finalmente il suo gran- 
de amore per la Dianoia dei Bardi e come ei credeva di dover 
presto morire se non 1' otteneva in sposa. Lo stupore della 
misera Buondel monti fu grande, grande il contrasto fra i senti- 
menti di cittadina e di madre che ambedue potentemente la posse- 
devano, ma T affezione pel figlio prevalse, e persuasolo con buone 
parole a celare per il momento la sua passione, andò fra se stu* 
diando il modo di renderlo pago. 

Fra le conoscenze della Buondelmenti era una tale Contessa 
dei Bardi, alla giovinetta Dianora per parentela strettamente con- 
giunta, la quale dimorava per consueto in una sua villa a Monti- 
celli. A lei quivi portossi la madre d'Ippolito, e con tutto il do- 
lore che nell'anima sua ascondeva, le amorose sventure del figlio 
in succinto all'amica venne narrando, che rimanendone impietosita, 
alla Buondelmonti per quanto sta io suo potere promette assi- 
stenza e consolazione- 

Era il mese di Settembre e sontuoso convivio dovea celebrarsi 
nella campagna della Contessa, dove gran parte ella avea richiamato 
della nobil gioventù suburbana e cittadina, e fra questa il princi- 
pato godeva la consanguinea Dianoia dei Bardi. La sag^cità fem- 
minile della Contessa avea già avuto l'accorgimento di fare furti- 
vamente introdurre di buon mattino in sua villa V innamorato 
giovane Ippolito, e come contener si dovesse con la fanciulla dei 
Conti Bardi instrutto fino dal bel principio lo avea. 

Venne l'ora del pranzo che non mancò di esser lauto ed al- 
legro quanto dall' amenità del luogo e dal brio dei convitati po- 
lla ripromettersi; ma poiché levate le mense la comitiva qua e 



(a) Altri vogliono il giorno del Santo. 



X 

FEBBRAIO 

KM» 

,aA ** II Sole entra nei Pesci il ?.t. 

/ giorni crescono di ore i. e m. 24. in tutto il mese. 

ffr 1 Dom. ID. s. Verdiana v. 

>Ji 2 Lun. Purificazione di Maria Vergine. 

3 Mar. s. Biagio vesc. e m. 

4 Mer. s. Eustachio. 

5 Gio. s. Agata v. e m. 

6 Ven. s. Dorotea v. e m. 

7 Sab. s. Romualdo abate. 

>J< 8 Dom. Settuag. s. Pietro Igneo conf. 

9 Lun. s. Appollonia v. e m. 

10 Mar. s. Scolastica verg. 

11 Mer. I 7 Beati Fondatori. 

12 Gio. s. Gaudenzio m. 

13 Ven. s. Caterina de' Ricci, r. 
1 4 Sab, s. Valentino pr. 

►J4 1 5 Dom. Sessag. s. Faustino m. 

16 Lun. s. Giuliana v. e m. 

17 Mar. b. Alessio Falc. e. 

18 Mer. s. Simeone v. e m. (*) 

19 Gio. s. Gabino prete. 

20 Ven. s. Leone vesc. 

21 Sab. s. Maurizio m. 

>3< 22 Dom. Qwm.Catt: di s.Pietro e s.Margh. daCor. 

23 Lun. s. Romana v. 

f» 24 Mar. s. Mattia Apostolo. 

25 Mer. s. Felice III. papa. Le Ceneri 

26 Gio. s. Andrea \esc. Fior. 

27 Veri. s. Faustino vesc. 

28 Sab. s. Romano abate. 



(*) Nel 1689 una compagnia di Cavalieri fiorentini fecero una 
mascherata tutti vestiti da contadini, rappresentando ii Rettore di 
Campi con il popolo del paese, i quali così vestiti andarono a pa- 
lazzo a rallegrarsi con 1 Serenissimi Sposi. Viario man. alla Magi* 



SEGUE LA NOTIZIA DEL GENNAIO XI 

)à a suo diporto si andò disperdendo, venne Dianora d^lP astuta 
Contessa accompagnata in quella camera dove ascoso si trovava il 
figlio del Ovalier Buondelmonti, e qui vi lasei^ta. Oedea l'inno- 
cente Dianora goder di quella libertà che la Contessa le avea di-» 
mostrato; quando l'ascoso Ghibellino nella maniera la più dolce 
e la più modesta a lei si manifestò. Volle gridando sii varsi la gio- 
vine, ma fu impedita dall'amante che ponendole in mano uno 
stile le dimandò a preferenza la morte. Alle amorose dichiarazioni 
del giovine rispose in prima Dianoia con assolute repulse, poi 
con minor resistenz;»; ma vinta finalmente dalla passione che lei 
pure possedeva, si svelarono entrambi il reciproco amore, le pio- 
messe di fedeltà furon suggellate dal bacio, le loro deatre si strin- 
sero, e in faccia al cielo si giurarono eternamente congiunti in se- 
greto imeneo. Rapide fuggivano le ore agli amanti felici, doloro- 
sissima per essi giunse quella della loro separazione, peraltro pri- 
ma di dividersi stabilirono fra loro il modo di trovarsi insieme 
senza opera di alcuno, che troppo importava fosse a tutti nascosta 
Ja loro unione. 

Sopragciunse frattanto la notte che prima doveva essere delle 
loro segrete nozze. Guardingo e sospeso per la città immersa nel 
più profondo sonno incamminasi il Buondelmonti alla casa della 
sua donna, onde con una scala di fune che seco portava ascendere 
per una finestra secondo il concertato nella stanza di lei situata 
nell'angolo della casa dei Bardi (ti). L'evento non corrispose al 
disegno. Avea Buondelmonti celata la scala di fune nella berret- 
ta e se ne andava timido e guardingo, quando scorto per via il 
Bargello pensò miglior consiglio darsi alla fuga. Lo insegue la 
squadra e il raggiunge e nella berretta cadutagli trovata la scala, 
lo arresta e lo conduce in prigione. 

Passò angosciosa la notte il misero Buondelmon', i, frattanto 
giunta l'ora prefissa alle criminali sentenze s'aduna il supremo 
Giudiciale Senato, e avanti al Potestà vien posta la causa del Buon- 
delmonti. Si trae di carcere, e quali fossero le Sue mire e a che 
oggetto tenesse seco una scala gli viene domandato. Ippolito a tutto 
preparato, anziché macular l'onore della figlia dei Bardi, risponde 
essersi proposto di eseguire un furto nelle case di quella famiglia. 

Così di per se stesso chiamatosi reo; per giusta legge di quei 
tempi nessun potea sottrarlo alla pena capitale, né le lacrime di- 
rotte e ie preghiere del misero Buondelmonte di lui padre basta- 
rono a trattener la fatale sentenza. 

Il giorno appresso al verone del potestà pende il funesto sten- 
dardo della giustizia e suona il segno della condannaglone. I mi- 
nistri schierati intimano al paziente Ippolito esser per lui so- 
nata l'ultima ora di vita. Dimandò il reo di esser guidato al sup- 
plizio per la via dei Bardi, volendo ( disse egli ) avanti la morte 
riconcigliarsi con quella famiglia che avea odiato sin lì, ma vera- 
mente per dare alla sposa, comecché gli fosse concesso, V ultimo 

(a) Questa finestra è quella sull* angolo dell' antico palazzo 
dei Bardi ora del March, Tempi per salire alla Costa dif accia 
alla Chiesetta di S- Maria, e nel palazzo medesimo si conserva 
la stanza che è quella dovt resta la detta finestra col nome 
dì camera di Dianoia* 



XII 

MARZO 

Il Sole entra in Ariete il i\. *^* 

I giorni crescono di ore i e m. 33 in tutto il mese 

►J< 1 Dom. I. Quar. s. Leone papa. 

2 Lun. s. Simplicio papa. 

3 Mar. s. Cunegunda Imp. 

4 Mer. s. Casimirro re. Q. T. 

5 Gio. s. Adriano ni. 

6 Ven. s. Cirillo Carmelitano. Q. T. 

7 Sab. s. Tommaso d'Aquino. Q. 1\ 
*J« 8 Dom. IL s. Giovanni di Dio. 

9 Lun. s. Francesca Rom. 

10 Mar. ss. 40 Martiri. 

11 Mer. s. Candido m. y 

12 Gio. s. Gregorio v. 
1 3 Veri. s. Sabino m. 

14 Sab. M. V. del Soccorso. 

>J< 1 5 Dom. III. s. Longino m. 

16 Lun. s. Torello conf. 

17 Mar. IV. s. Patrizio v. (*) 

18 Mer. s. Gabbriello Arcang. 

*j* 19 Gio. s. Giuseppe Sposo di M. V. 

20 Ven. b. Ippolito Galantini. 

21 Sab. s. Benedetto ab. 
vfa 22 Dom. IV. s. Paolo vesc. 

23 Lun. s. Teodoro papa. 

24 Mar. b. Berta de' C. di B. N. 

>J< 25 Mer. Annunziazione di Maria Vergii*e, 

26 Gio. Dedic. della Metr. Fior. 

27 Ven. s. Giovanni Erem. 

28 Sab. s. Sisto III. papa 

►J< 29 Dom. di Passione s. Guglielmo vesc. 

30 Lun. s. Quirino m. 

31 Mar. s. Amos prof. 

(*) Marzo 17 - ( S. Patrìzio) In questa aera nel 1669, sì vide 
per la prima volta l'orivolo col lume per comodo della notte nella 
facciata di Palazzo Vecchio. Bottazzini Diario, man. » 



SEGUE LA NOTIZIA DEL GENNAIO XlU 

addio. Sacre essendo l' ultime volontà di moribondo furono consolati 
i di lui desiderj. Cimminava il Buondelmonti in mezzo ad una 
benedetta religione lunghesso la via che lo conduceva al patibolo. 
Dianora lo scorge dalla finestra, e comunque il dolore della già 
Dola condanna l'avesse resa languida e sbigottita, si accende su- 
bitamente di un nuovo fuoco e scarmigliata volando giù per le 
scale con molte lacrime grida, questi e mio sposo, e d' altro non 
è egli reo che d' aver troppo rischiato per conte .tarmi il suo 
amore. L'esecuzione è sospesa. Referito al giudice l'accaduto si 
venne facilmente in chiaro della verità. Chiamati i capi delle due 
famiglie la Signoria s'interpose non solo per la ratifica dei nar- 
rati sponsali, ma di più per una vera e stabile pace tra loro. II 
contento ne fu universale e colla benedizione del sacerdote solen- 
nemente confermato il segreto maritaggio, quel giorno che sul 
mattino tanto prometteva di mestizia, sulF imbrunir della sera 
compartì la più piena allegrezza (a). 



(a) Tutto ciò si appoggia alla fede di un MS. della casa 
Peruzzi che si vuole scritto da Paolo Cortese, e siccome Fuccio, 
secondo Dante, si vuole un famoso ladro ( Inferno e. XXIV» ) 
così si ritiene che la iscrizione sopra la porta di S. Maria " 
Fuccio mi feci » cioè « volli passar per ladro » abbia rapporto 
alla narrata avventura del Buondelmonti, dal medesimo fatta ap- 
porre iti memoria dell' avvenutogli. 



xi r 

APRILE 

77 Sole entra in Toro il 21 
I gior. cres. di ore 1. e m. ij i/i tutto il mese 

1 Mer. Stimate di s. Caterina. 

2 Gio. s. Francesco di Paola (*) 

3 Ven. s. Pancrazio v. 

4 Sab. s. Isidoro v. 

*j* 5 Dom. delle Palme s. Vincenzo Ferreri. 

6 Lun. s. Sisto papa e m. 

7 Mar. s. Epifanio v. e m. 

8 Mer. santo s. Dionisio v. 

* 9 Gio. santo s. Procopio m. 

* 10 Ven. santo s. Ezzechielle prof. 

* 11 Sab. santo s. Leone magno papa. 

•»£♦ 12 Dom. Pasqua ai Resurrezione Gala 

s. Zenone v. e m. 
13 Lun. s. Ermenegildo m. 
1 4 Mar. ss. Tiburzio e e. mm, 

15 Mer. ss. Basilissa e e. mm. 

16 Gio. b. Giovacchino e. 

17 Ven. s. Aniceto p* e m. 

18 Sab. b. Amideo Amidei e. 

*J? 19 Dom. in Alhis s. Crescenzio e. 

20 Lun. s. Agnese di M. Pulciano. 

21 Mar. s. Anselmo v. 

22 Mer. ss. Sotero e e. mm. 

23 Gio. s. Giorgio m. 

24 Ven. s. Fedele da Sigmaringa. 

25 Sab. s. Marco Evangelista. 

fy 26 Dom. II. App. della B. V. del B. C. 

27 Lun. s. Tertulliano v. 

28 Mar. s. Vitale m. 

29 Mer. s. Pier martire. 

30 Gio. s. Caterina da Siena. 

(*) Aprile 1 ( 5. Francesco di Paola ) fondatore deli' Or- 
dine dei Miuimi. Festa solenne alla sua chiesa fuori delle Mura « 
a S. Giuseppe. Nel 1284 fu grande inondazione * n Firenze e rovi- 
nò il Poggio de Magnoli con più di cinquanta case. Villani Stor* 
Fior. 



NOTIZIA DELL'APRILE xv 

SABATO SANTO ( n Aprile ) Fra le feste religiose che sono 
in uso fra noi è notabile quella dei Sabato Santo, detta volgar- 
mente LO SCOPPIO DEL CARRO. - 

La mattina del Sabato Santo si estraggono da tre piccoli fram- 
nenti di pietra esistenti nella chiesa dei SS. Apostoli, che si vuole 
appartenenti al S. Sepolcro di N. Signore, alcune scintille, colle 
juali accesa una candela e trasportata in un lampione alla Catte- 
drale, si fa ardere il fuoco cbe si benedice secondo il rito e si 
spande per mezzo del carro al popolo. 

La tradizione racconta che Pazzino dei Pazzi, salito il primo 
lulle mura di Gerusalemme nella crociata del 1088, vi ponesse il 
vessillo Cristiano, e Goffredo Generalissimo dell'armata volendo 
premiarlo convenevolmente, gli cingesse il crine della corona 
murale, gli concedesse Tarme sua, e gli dasse in dono alcune scaglie 
della pietra del Santo Sepolcro, le quali recate in Firenze servissero 
quindi ad accendere il fuoco che quivi nella Cattedrale si benedice. 

Ma lasciando da parte la corona ed il trionfo che sono cose 
che non saprei con quali documenti avvalorare, seguirò Giovanni 
Villani ( Stor. fior. Lib. I. cap. 60. ), onde argomentare a qual ti- 
tolo si sia meritata la Casa Pazzi una tal distinzione anniversaria 
in detto giorno ,, Il fuoco benedetto nei Sabato Santo ( egli 
} , dice ) si spande per tutta la citta, al modo che si faceva in 
39 Gerusalemme, che per ciascuna casa andava uno ad accenderlo, 
,, e da quella solennità venne alla casa dei Pazzi la dignità che 
„ anno della gran facellina, intorno fa di i5o anni, per un loro 
„ antico nomato Pazzo, forte e grande della persona che portava 
L maggior facellina che nuli' altro, et era il primo che prendesse 
„ il fuoco santo e poi gli altri da lui. „ 

Allude lo storico in parlando di Gerusalemme al costume che 
tuttora vi si pratica di gareggiare per onore e per devozione ad 
essere il primo nel Sabato Santo a prendere il fuoco sacro ( Ved. 
Viat*2J, dei §ia % Cav> Gio. Maria tom. 3 cap. i5, e tom. 6 p* 49 )» 
e dal testo del Villani riportato facilmente si deduce la spiega- 
zione dell'accennato uso del carro. Quei della famiglia Pazzi re- 
carono in principio, vale a dire circa il 1200 una o più fiaccole 
per prendere seco e distribuire il fuoco benedetto. Coli' andar del 
tempo si formò di dette fiaccole un carro, onde sparger con que- 
sto al popolo il fuoco benedetto; quindi perduta la memoria della 
sua vera origine, sotto il mistico velo di religioso trofeo servì e 
serve tuttora semplicemente ad una popolare esultanza. 

Questo Carro corredato di mortaletti è condotto la mattina del 
Sabato Santo sulla Piazza del Duomo davanti alla porta di mezzo 
«Iella Cattedrale; vien tirala una corda dal carro al coro, perchè 
vi scorra sopra un fuoco artificiato volgarmente detto la colom- 
bina; giunta al Gloria la messa, s'incendia la miccia ed allora allo 
scoppio dei mortaletti si uniscono le grida festose deila moititu- 
diue che con il suono di tutte le campane della città sciolte dopo 
lungo silenzio, rendono la festa religiosa di qualche esultanza. 
Dopo essere stati incendiati metà dei fuochi artificiali sulla Piaz- 
2a del Duomo lo stesso cario vien condotto al Canto dei Pazzi 
ore s' incendia il rimanente. 

lu un manoscritto alla Magliabechiann classe XXVI Cod. 36. 
conservasi un disegno del carro che usavasi nel 1690. In questo 
disegno non vedesi piltuia veruna che rammenti il fatto delia cro- 
ciata. Agli angoli soii fiaccole torce ardenti e nella sua cima un 
Caldano di fuoco. 



MAGGIO 

// Sole entra nei Gemelli il 11 /li * 

I gior. cres. di ore 1 e m. 17 in tutto ii mese. 



f 1 Ven. 
2 Sab. 


ss. Jacopo e Filip* Ap, 
s. Antonino Arcivescovo di 


Firenze- 


►J< 3 Dom. 


Invenzione della S. Croce. 




4 Lun. 


s. Monaca vedova. 




5 Mar. 


s. Pio V. papa. 




6 Mer. 


s. Giov. Ante P. L. 




7Gio. 


s. Stanislao v. 




8 Ven. 


Apparizione di s. Michele Are- 


9 Sab. 


s. Gregorio NazianzenD. 




«fr 10 Dom. 


b. Niccolò Albergati. 




11 Lun. 

12 Mar. 


s. Giov. da Vespinian0. 
s. Pancrazio m. 




13 Mer. 


s. Anastasio m. 




1 4 Gio. 


s. Bonifazio m. 




15 Ven. 


s. Isidoro Agricoltore. 




16 Sab. 


S. Giovanni Nepomuceno. 




4* 17 Dom. 
18 Lun. 


s. Pasquale Baylon. 
s. Venanzio m. 


Rag. (* 


19 Mar. 


b. Umiliana de' Cerchi. 


Jìog. (* 


20 Mer. 


s. Bernardino da Siena. 


Aog. K 


v^ 21 Gio. 


Ascensione del Sic s. Valerio 


v. e m. 


22 Ven. 


s. Umiltà vedova. 




23 Sab. 


s. Desiderio vesc. 




«f* 24 Dom. 


s. Robustino m. 




^ 25 Lun. 


s. Zanobi e s. M. Mad. de Paazu 


26 Mar. 


s. Filippo Neri. 




27 Mer. 


s. Giovanni p. e m. 




28 Gio. 


b. Maria Bagnesi. 




29 Ven. 


s. Massimo v. 




30 Sab. 


s. Ferdinando re. 




4* 31 Dom. 


La. Pentecoste s. Petronilla 


vere. 



(***) Maggio 18. 19. 20. ( Le Rotazioni ) Furono istituì 
nel 396 da S Marmato Vescovo di Vienna iu Francia, p er imp 
trare da Dio la liberazione di detta città dal terremoto; nel 8j 
poi furono ordinate di precetto in tutta la chiesa, per impetra:; 
dalla Divina Misericordia la liberazione dei flagelli. 



XVII 
NOTIZIA DEL MAGGIO, GIUGNO E LUGLIO 

FESTE DI S. GIO. BATISTA. Avendo Tanno decorso rie* 
pi Ioga te le principali feste del Batista a tempo della Repubblica, 
una più dettagliata descrizione delle medesime formerà in quest* 
anno soggetto alla notizia di questi tre mesi. 

Secocido il gusto di chi governava la città, variate e rioiv 
dinate furono in diversi tempi le leste del Batista. Avvicinandosi 
al mese di Maggio tutta la città ve. levasi mettere in moto per 
solennizzare la festa del suo protettore. Ricchissimi abiti, inge- 
gnosi trionfi e macchine si preparavano, e grandi somme vi si 
spendevano. Firenze, quella città che appresso le altre ebbe il 
concetto di economa, quando peiò trattava di fare onore a se stessa , 
In fece con magnificenza glande e a segno, da farsi imporre leggi 
per lo smoderato lusso da chi allora reggeva la repubblica. 

Quando un mese precedeva alla festa del Batista, era il \ ote- 
stà tenuto di far bandire e notificare in Firenze ai Nobili Fioren- 
tini ed ai Signori del Contado la festa del loro patrono. Otto 
giorni innanzi comandava ai Consoli di Calimala ed agli Operai 
óì S. Giovanni che eleggessero sei duonomini della medesima arte, 
Ji quali la mattina del ( 2^ poitar si dovevano alla Chiesa di S. 
Giovanni a ricevere le oblazioni solite farsi al S. Protettore. 

Il Vasari nella vita del Cecca Ingegnere racconta „ che la 
,, piazza di S. Giovanni si copriva tutta di tele azzurre, piene di 
,, gigli grandi fatti di tela gialla, e cucitivi sopra. E nel mezzo era- 
,, no, in alcuni tondi, pure di tela, e grandi braccia dieci l'arnie 
,, del Popolo, e Comune di Firenze, quella dei Capitani di parte 
,, Guelfa e altre: e intorno intorno negli estremi del cielo, che 
,, tutta la piazza, comechè grandissima si ricopriva, pendevano 
,, drappelloni, pur di tela dipinti di varie imprese, d' armi di m ■- 
,, gistrati, e di Arti e di molti Leoni, che sono una della ins - 
,, gne della Città. ,, (a). 

Oltre le tende che si mettevano sulla piazza di S. Giovanni 
si coprivano ancora il 22. Giugno le strade dì Calimala, della 
qual cosa apparisce decreto ne' libri dell'Arte suddetta, dicendosi 
in essi, che ciò si dovesse fare secondo il solito per onorare la 
festa di S. Giovanni, sotto pena di fiorini £o. per quel fondaco 
che trasgredisse. 

Premesse tali notizie passeremo a dire delle feste che solevano 
farsi a tempo di Repubblica la vigilia del Precursore. La gente 
semplice e pia infiorava le strade e le chiese, addobbava sontuo* 
samente con drappi e broccati la piazza dei Signori e i luoghi 
più ragguardevoli per dove passai dovea la processione; le ricche 
botteghe della seta e della lana esponevano agli occhi del pubbli- 
co tutti i loro prodotti più ragguardevoli, adornando le pareti 
con si belli e preziosi panni, velluti e broccati, che al dir degli 
storici una reggia non avrebbe potuto superare nella magnificenza. 

Il Cronista Goro Dati infatti, che con molta accuratezza e 



(a) Si vedono tuttora attorno alla Chiesa di S* Giovanni ed 
alla casa della Canonica di detta Chiesa gli arpioni per dette 
tende, 

9 



XV11I 

GIUGNO 

Il Sole entra in Cancro il 11 ^~ 
I gior. cres. dal i al 18 m. 26 dal 1 al 3o cai. in. 3 
♦f- 1 Lun. s. Procolo vesc. e m. 
•f 2 Mar. s. Marcellino P. 

3 Mer. s. Pergentino m. Q. T. 

4 Gio. s. Francesco Caracciolo. 

5 Ven. s. Satiro v. e m. Q. T. 

6 Sab. s. Norberto vesc. Q. T. 
*fc 7 Doni. I. SS. Trinità' (*) 

8 Lun. s. Massimino vesc. 

9 Mar. ss. Primo e e. min. 

10 Mer. s. Margherita regina di Scozia. 

>J< 11 Gio. Corpus Domini s. Barnaba Àp. 

12 Ven. s. Giovanni da s. Facondo. 

13 Sab. s. Antonio da Padova. 

Nome di S. A. I. e R. la Granduchessa 

*J* 1 4 Dom. II. s. Basilio vescovo. 

15 Lun. ss. Vito e Modesto. 

16 Mar. s. Pelagio v. 

17 Mer. s. Ranieri confessore. 

18 Gio. ss. Marco e Marcellino mm. 

19 Ven. s. Giuliana Falconieri 

20 Sab. s. Silverio papa. 

*$«• 21 Dom. III. s. Luigi Gonzaga. 

22 Lun. s. Paolino v. ^%« * w Firenze 

23 Mar. s. Zenone m. ^ '£• 
4+ 24 Mer. Nat. di s. Gio: Bat. Prot. di Fir. Gala 

25 Gio. s. Guglielmo ab. e s. Eligio. 

26 Ven. s. Giovanni e Paolo mm. 

27 Sab. s. Ladislao Re. Fig* 
tj* 28 Dom. IV. s. Leone 

*j* 29 Lun. ss. Pietro e Paolo Ap. 

30 Mar. Comm. di s. Paolo. 

(*) 1 Giugno - ( SS* Trinità ) Questa festa fu stabilita in 
Germania fino dal decimo secolo, Venne ricevuta in Roma nel XIV 
secolo e fu ordinata per ogni dove dal Pontefice Giovanni XXH« 
>esla nella Chiesa di S. Trinila de Mori. Vallombros. 



SEGUE LA NOTIZIA DEL MAGGIO, GIUGNO E LUGLIO. XIX 

attrito grande delle cose patrie soiveva, al lib.Vl. delle sue storie, 
così sì esprime ,. Giunti al dì della Vigilia di S. Giovanni, la mattina 
„ di buon' ora tutte le Arti fanno la mostra fuori alle , areti delle 
,, loro botteghe di tutte le ricche co&e, ornamenti, e gioie, quanti 
,, drappi d'oso, e di seta si mostrano, di' adornerebbero dieci 
,, Reami! Sull' ora di terza si la una solenne processione di tutti 
,, i Cherici, Preti, Monaci, e Frati che sono gr.nde numero di Redole 
„ e cou tante reliquie di Santi che è una cosa bella a vedere. ,, 

Al dopo pranzo deli'istesso giorno succedeva l'offerta al tem- 
pio di S. Giovanni fitta dalle Capitudini precedute da trionfi, e 
cou gran seguito di persone coperte di vesti ricchissime, e quando 
la floridezza crebbe a dismisura, ed alla primitiva semplicità il 
maggior fasto successe, allora i carri le macchine le Sricre rappre- 
sentazioni si moltiplicarono tanto, da tenere occu x atia lungo gli 
artisti e da cagionare spese incredibili. 

Accennate le feste della vigilia, passeremo a quelle del giorno 
del Precursore; e se troppo esagerata non ci sembrasse 1* espres- 
sione dello stesso Goro Dau\ con lui diremmo „ chi va a vedere 
„ la piazza dei S-guori la mattina di S« Giovanni gli pare di 
,, vedere una cosa trionfale e magnifica. n In quella piazza si 
videro ogni anno ben più di cento torri dorate con uomini dentro 
a render variata e brillante la mostra: intorno alla ringhiera del 
palazzo sventolavano altrettanti ricchissimi palii o grandi sten- 
dardi delle terre soggette alla Repubblica, e fra tante altre si di- 
stinguevano le macchine cariche di ceri dorati e di offerte di vario 
genere fatte al Santo protettore, dai Gonsoli, dai Magistrati e da 
tutte le corporazioni, le quali si studiavano superarsi nella ma- 
gnificenza dei donativi e degli addobbi, 

A queste funzioni della mattina si aggiungeva al dopo pranzo 
la corsa dei barberi al palio, e poiché di questa ne fu data contez- 
za l'anno decorso ci dispensiamo farne p roia quest'anno, (b) Chiu- 
devano le feste di questo giorno i fuochi di Artifizio introdotti 
fino dalla metà del secolo XV. e consistenti allora in una gran 
macchina o girandola, incendiata sul palazzo dei Signori e ebe ogni 
anno rappresentava un fatto diverso. 

Il 2o Giugno festa di S. Lo una gran caccia di tori si soleva 
fare sulla piazza dei Siguori, e nel dopo pranzo dalla Porta S, 
Piergaùtolirii fino a S> Lucia iti Pia S, Gallo, si correva dai bar- 
beri il palio di S» Lo. In una storia Fiorentina di Anonimo esi- 
sterne nei tom. XIX. del Muratori Rer. Ita I. Script, a car. 954- leg- 
gesi di questo palio quanto appresso ,, A di 25 Giugno si cominciò a 
„ correre il palio della festa di S, Gio, Batista, fu di velluto verde 
„ foderato di zendado giallo, dieronsi le mosse alla Porta S. Pie- 
., tro Catelino; tennesi il palio a S. Lucia di Vi a S. Gallo. Ebbelo 
,, il primo anno Ser Giuliano. „ 

Il 26 Giugno finivano le feste di £, Giovanni con una gran 
giostra eseguita dalla gioventù fiorentina divisa in due schiere. 

A tali feste accorsero fin da lontani paesi spettatori, e non 
era la men bella parte dello spettacolo vedere tanta frequenza di 
gente con si nini tipi ici e variate fogge di vesti. In q lei tempi nei 



(b) Vedi Calendario del i8.j5. r. 97 a 99. 



LUGLIO 

// Sole entra in Leone il i\. ^ ' 

/ giorni diminuiscono dì So m. in tatto il mese 

1 Mer. s. Marziale v. 

2 Gio. Visitaz. di M. V. 

3 Ven. s, Ireneo m. 

4 Sab. s. Ulderigo ves. 

>J< 5 Doni. V. s. Domizio ni. e s. Filomena y. e in. 

6 Lun. s. Romolo ves. e m. 

7 Mar. b. Michele de s. Trin. 

8 Mer. s. Elisabetta regina. 

9 Gio. s, Cirillo v, 

10 Ven. I 7 Fratelli mm. 

11 Sab. s. Pio papa e ni. 

*j* 12 Dom, VI. s. Gio. Gualberto ab. 
13 Lun. s, Anacleto papa. 
1 4 Mar. s. Bonaventura e. 

15 Mer, s. Cammillo de Lellis, 

16 Gio. M. V. del Carmine 
1 7 Ven. s. Alessio conf. 

18 Sab. s. Sinforosa e e. m. 

^19 Dom. VII, ss. Redentore s. Vincenzo de Paoli, 

20 Lun. s. Margherita v. e m. 

21 Mar. s. Elia Prof. 

22 Mer. s. M. Maddal. penit. 

23 Gio. s. Apollinare v. 

24 Veq. s. Cristina v. e ni. ^ l 'é* 
r^ 25 Sab. s. Jacopo Ap. 

yfr 26 Dom. Vili, s Anna Madre di M. V. 

27 Lun. s. Pantaleone m. 

28 Mar. s. Vittorio papa e m. 

29 Mer, s. Marta v. e m. 

30 Gio. ss. Abdon e Senti en 

31 Ven, s. Ignazio di Lojola, 

4 Lcclto ( $. Wdertgó V. ) Nel i63o nella Chiesa Mtfropfe 
lilatia in questo giorno fu ria Mons. Arcivescovo Marzi Medici per 
la j»rÌT»a volta fatta la solenne esposizione de) Santissimo delle 
Quaranloi e del Giro, e ciò segni il primo anno della peste. J\Ii«lìore. 



SEGUE LA NOTIZIA DEL MAGGIO GIUGNO E LÌJGUO XXI 

quali iiod si usavano locande, ì* ospitalità cortese dei 1 ioientini fd 
sommamente encomiata. Lodovico Ariosto, che nei lòi3. venuto 
a queste feste, iii ospitalo in casa del suo amico Niccolò Ves uc-s 
ti, e in tale occasione innamorato?* «iella cognata del Vespucci 
medesimo, vedova di Rito di Leonardo Strozzi, nella sua canzone 
umorosa a questa donna diretta, cosi parla delle nòstre feste («) 

Nella Tosca città, che questo giorno 

Più reverente onoia, 

La fama avea a spettacoli solenni 

Fatto raccor. non che i vicini intornoj 

Ma li lontani ancora. 
Ancor io vago di mirar; vi venni; 

D' altro eh' io vidi, tenni 

Poco ricordo e poco me ne cale: 

Sol mi restò immortale 

IVI emoria, che io non vidi in tutta quella 

Bella città, di voi cosa più bella. 



porte, finestre, vie templi, teatri 

Vidi pieni di donne 

A giochi, a pompe e a sacrifici intente 

E mature et acerbe e figlie e matri 

Ornate in varie gonne. 
Altre star a conviti altre agilmente 

Danzare, e finalmente 

Non vidi ne sentì eh* altri vedesse, 

Che di beltà potesse, 

D' onestà, cortesia, d* alti sembianti 

Voi pareggiar, non che passarvi inna'riti* 



(a) Baruffa ldi> Vita di Ariosto. 



XXII 

AGOSTO 

Il Sole entra nella Vergine il il. S2E 

T giorni diminuiscono di ore i. e ni. 3ò. in tutto il mese 

1 Sab. S. Pietro in villC. ( Vedi nota dell'Agosti) ) 

IX. Perdono cT Assisi. 
Inv. del Corpo di s. Stefano. 
s. Domenico conf. 
s. Maria della Neve. 
Trasfigur. de] Signore, 
ss. Gaetano e Donato, 
ss. Ciriaco e Comp. mm. V*& 

X. s. Romano m. 

s. Lorenzo ni. (Vedi nota 1 -i?«r Agosto ) 

s. Tibtirzio ni. 
s. Chiara v. 

ss. Ippolito e Cassiano mm. 
s. Eusebio coofes. fig. 

Assunzione diM. V. 

yt d e ( Vedi noia dell'Agosto ) 

XI s. Rocco coni. K r J 

b. Angiolo Agostini m. e s. Giovac. e. 
s. Mainante m. 
s. Lodovico vesc. 
s. Bernardo Ab. e Dottore, 
b. Bernardo Tolomci. 
s. Timoteo m. ^ '£• 

XII. s. Filippo Benizi. (*) 

s* Bartolommeo Ap. 
s. Luigi Rè di Francia. 
s. Zefiri no papa, 
s. Giuseppe Calasanzio. 
s. Agostino v. e Doìt. 
Decollazione di s. Gio. Balt. 
*l> 30 Dom. XIII. M. V. della Cons. e s. Rosa di Lima. 
31 Lun. s. Raimondo nonnalo. 

(*) ^3 Agosto - ( lS- Filippo benizi) Piopagatore dell'ordine dei 
Servi di Maria, che passò al cielo I' anno 1 285 ed il di cui corpo 
trovasi nella città di Todi. - Festa alla £S Annunziata.- In tal gior- 
no del 1 356 venne si terribile tempesta inveì so S. Casciano, lmpru- 
i.fta e altri luoghi all' intorno, elle precipitò case, torri, sbarrò 
moltissimi alberi, e morirono più di 5o persone - Buoninsegni 
Ist, Fior. ~ 



^»v 


2 Doni. 




3 Lun. 




4 Mar. 




5 Mer. 




(> Gio. 




7 Ven. 




8 Sab. 


* 


9 Doni. 


f 


1 Lun. 




11 Mar. 




1 2 Mer. 




13 Gio. 




14 Ven. 


4*4. 


1 5 Sab. 


♦ 


16 Doni 




1 7 Lun. 




1 8 Mar. 




1 9 Mer. 




20 Gio. 




21 Ven. 




22 Sab. 


* 


23 Dom 


f 


24 Lun. 




25 Mar. 




26 Mer. 




27 Gio. 




28 Ven. 




29 Sab. 



XXIII 
NOTIZIA DELL'AGOSTO E SETTEMBRE 

FERRAGOSTO ( i Agosto ) S- LORENZO. ( io Agosto ) 
ASSUNZIONE DI M. V. ( i5 Agosto ) S. ROCCO, ( 16 Agosto) 

Le Cai end e del mese di Agosto furono presso di noi a guisa 
dei Romani, giorni dedicati a pubbliche feste. In Roma si solen- 
nizzarono in onor di Augusto prendendo pure da lui nome il sesto 
mese deil' anno ( Sixtilis ) (a); in Firenze si solennizzarono con 
tripudio in onor di Cosimo i ° per la vittoria che riportò sull'eser- 
cito dei Fiorentini Fuorusciti a Montemurlo. In tal giorno si fa- 
cevano regali dall'uno all'altro amico, subordinatolo parente (6) 
si sospendevano gli uffìzi e le Arti, e numerose brigate si riunivano 
per tripudiare e bagordare. Dopo pranzo si correva un palio di 
asini, e poscia sulla piazza di S. Felicita si veniva a cavare i pa- 
peri di sopra uno stile ivi fissato con quattro corde a padiglione. 
Forse il Lippi intese di tali divise, quando nel suo Malmaktile (c) 
diede per insegna a quei di Brozzi e di Quaracchi 
Gli Spiragli (ri) del dì di Ferragosto 

Fu forse questo costume di festeggiare i primi di Agosto, messo 
in Firenze da qu< 1 Sovrano per eternare a guisa d' insulto la me- 
moria dolorosissima del 2. Agosto l53o. e 1 53^, che assicurando il so- 
glio all'oppressore della Fiorentina Repubblica fu la tomba di ogni 
felicità per la Toscana? (e); ma pubbliche calamità invece di trat- 
tenere gli uomini da simili passatempi ne li rendono anzi molto più 
vogliosi di prima, e la nazione fiorentina dedita più di qualun- 
que altra ai divertimenti e passatempi, sopportava in mezzo a quelli 
con coraggio tante sventure. 

Siccome col nome di FERRAGOSTO si distinguono le calen- 
de di questo mese, non riuscirà discaro conoscere l'etimologia di 
quel nome. Michela ngiolo Buonarroti il giovane, in una cicalata 
su questo tema (f') all'erma; che siccome i manescalchi quando 
ferrano le bestie le rendono più gagliarde e più forti, così quando 
si celebra tal solennità perchè si empie lo stomaco di buone cose, 
divenendo più vigorosi, venghiamo in certo modo a ferrarci. Così 
la pensa quello scrittore. 

Il Ferragosto è una festa in oggi in disuso, ma si venera sem- 
pre con molta devozione quella dell'ASSUNTA. Una legge del 
i386. ordinava ai Rettori delle chiese ed ai superiori delle Religio- 
ni, di fare in questo giorno un offerta all'altare della Madonna di 



(a) V anno cominciava presso ì Romani col mese di Marzo% 
il che si è continuato anche presso di noi fino al Secolo 17. ° vedi 
calend: del 1844 ed: *. e. 23. ed: a. e. 24. 

(b) Vi è ancora il costume presso alcuni di mandare in tal 
Storno i piccioni in r egri lo. 

(e) Canto 1. Stanz. 4°*» 

(d) Contrassegni. 

(e) Nel 2. Agosto i53o a Gavinana moriva il Leonida della 
Repubblica Fiorentina Francesco Ferruccio y e nel 2 Agosto i53?. 
scioglieva il Duca Cosimo ogni freno alla sua crudeltà inveì so 
i Fuorusciti Fiorentini a Monte mur lo . 

(f) Prose Fior: p. ili. tomi 1. pagi 12. 



SETTEMBRE 

Il Sole entra in Libbra il 11. 
ì giorni diminuis. in tutto il mese di or, \ min. 3o. 

1 Mar. s Egidio Abate. 

2 Mer. s. Stefano Rè (T Ungheria. 

3 Gio. Sé Eufemia v. e ni. 

4 Yen. s. Rosa di Viterbo. 

5 Sab. Si Lorenzo Giustiniani. 
*|* 6 Doni. XIV. s. Eleuterio Abate; 

7 Lun. s. Regina v. e m. 

4+ 8 Mar. Natività' di M. V. (*) 

9 Mcjfj s. Gregorio tri. 

10 Gio. s. Piccola da Tolentino. 

11 Yen. ss. Proto e Giacinto tùrm 
VI Sab. b. Giuseppe Alberti e. 

+•+ 13 Dom. XV. ss. Nome di Maria, e s. Eugenia \* 

1 4 Lun. ESÀLT. DELLA S. CrOCE. 

15 Mar. s. Nicomtde m. 

16 Mtr. s. Cornelio tìi. Q. T. 

17 Gio. Slimate di s. Francesco. 

18 Yen. s. Giuseppe da Copertina. Q* ?« 

19 Sab. s. Gennart) v. e ni. Fig. Q. T. 
*J* 20 Dom. XVI. Dolori di M. V. s. Eustachio ni. 
f 21 Lun. s. Matteo Ap. e Ev. 

22 Mar, b. Maria da Cervel. e s. Maurizio Ab. 

23 Mer. s. Lino P, e m. 

24 Gio. s. Mdrid della Mercede. 

25 Yen. s. Tommaso da Villanova vesc. 

26 Sab. s; Cipriano m. 

4* 27 Dom. XVIL ss. Cosimo e Damiano mm. 

28 Lun. s. Y inceslao m. 
*^ 29 Mar. Dedic. di S. Michele Arcanòiolo. 

30 Mer. s. Girolamo Dott. 

(*) 8 Settembre (Natività di M. V. ) Festa solenne alla SS. An- 
nunziate» alla quale vi ha il jzran perdono concesso da Papa Leone 
X. e confermato da altri sommi Pontefici. In questo giorno i sette* 
BB. Mobili Foientini diedero principio al Sa CIO Ordine dei Servi 
di Maria. F. Aie. Giani. 



SEGUE LA NOTIZIA DELL'AGOSTO K SETTEMBRE XXV 

5- Michele sul quale nello stesso solenne giorno il Gonfaloniere ser- 
vando di esempio a tulli a mezza messa oiferiva un regalo di 
irti ite (a). Le immagini dei tabernacoli nelle strade e nei vicoli 
vengono anche ai nostri giorni illuminale ed addobbale con pa» 
rati di seta e fiori, e talora un orchestra accompagna le laudi dei 
devoti. 

Il popol minuto, ovvero i camaldolesi di S. Lorenzo, festeggia- 
no pai ticolarmei te nelle loro vìe questo santo che 1 icorre in questo 
mese, e quelli di S. Fitdiano tanno onore a &. RCRXO che succede 
airASSUJNTA. La povera L<nte ci notile strade illumina con sfar- 
20 le case sue, e quasi ogni famiglia imbandisce la mensa nella via, 
o nei terreni delle case rei cenale al cospetto del pubblico» 

(a) liicha toni, I. e» la» 



XXVI 

OTTOBRE 

Il Sole entra in Scorpione il %U 
I giorni diminuiscono in tutto il mese di ore i e m. 2D. 

1 Gio. s. Remigio v. w 

2 Ven. ss. Angeli Custodi. 

3 Sab. s. Candido m. 

Nascita di 5. A. L e R. il Granduca. 
JU 4 Doni. XVIII. M. V. del Rosario s. Fran. d'Ass. 

r t DI „'A^ «, (Vedi noia dell Otl. ) 

5 Lun. s. Placido m. ^ 

6 Mar. s. Brunone e. 

7 Mer. s. Giustina m. 

8 Gio. s. Reparata v. e m. 

9 Ven. s. Dionisio m. 

10 Sab. s. Francesco Borgia. 
-$♦ 11 Dom. XIX. MàTER.di M V. s. Germano v. 

12 Lun. s. Massimiliano v. 

13 Mar. s. Serafino da Monte Gran. 
1 4 Mer. s. Callisto papa e m. 

1 5 Gio. s. Teresa v. 

16 Ven. s. Gallo abate. 

17 Sab. s. Eduvige ved. reg. 

$. 18 Dom. XX. Purità di M V. s. Luca Evang. 

19 Lun. s. Pietro d'Alcan. 

20 Mar. s. Massimino m. 

21 Mer. ss. Orsola e comp. mm. 

22 Gio. s. Donato v. 

23 Ven. s. Severino v. 

24 Sab. s. Raffaello Are. 

4* 25 Dom. XXI. ss. Crespino e Crespignano mm. 

* 26 Lun. Trasl. di s. Andrea Corsini. 

27 Mar. s. Cresci e e. mm. ' *# 

4- 28 Mer. ss. Simone e Giuda ap. 

29 Gio. s. Narciso v. 

30 Ven. s. Serapione v - v . 

31 Sab. b. Tommaso Bellacci fior. rig 

M . Ottobbe (S. nemico rONell'anno ,1499 in qnesto giovn 
la Repubblica Fiorentina fece decapitare Paolo Vite Geaeial 
dei Fioientuii, per sospetto d'intendersela con 1 Pi*.m. 



XXVII 

NOTIZIA DELL'OTTOBRE 

S. FRANCESCO D'ASSISI ( 4. Ottobre) Festa in tutto l'Or- 
dine Francescano. I Domenicani in questo giorno vanno ad uf fi- 
zia re con i Francescani in S^ Croce, mentre questi si portano in 
S. M. Novella il giorno di 8. Domenici, e ciò per la fratellanza 
ed amicizia che strinse i Santi Francesco e Domenico. A tale costu- 
manza diede origine un caso singolarissimo avvenuto la vigilia 
del giorno sovraindicato. 

Francesco di Luigi Calderini il 3. Ottobre 161 8 recossi in Casa 
di Claudio Usimbardi suo suocero, ed esposeal medesimo che aveva 
li moglie incinta, e nutriva non lievi sospetti sulla legittima di lei 
gravidanza. U Usimbardi indignato per l'insulto che il genero 
faceva all'onore di sua figlia, ne potendo raffrenare l'impeto dello 
sdegno, mise tosto mano ad un ferro e lo uccise; dopo di che co- 
nosciuto il pericolo che a lui sovrastava cadendo in potere della 
giustizia penale, abbandonò Firenze, e cercò altrove un asilo. 
Venne la sera dopo, ( 4 Ottobre ) ed i Domenicani di S. Maria 
Novella unitamente ai confrati di S» Benedetto Bianco, dei quali 
era pure 1' ucciso Odderini, si portarono proctssional mente a pren- 
dere il morto per dargli onorata sepoltura in S. Croce, dove era- 
no le tombe della famiglia. Allorquando peraltro il corteggio fune- 
bre entrò nella piazza di S. Croce, sopravvenne si forte e dirotta 
pioggia che dovettero accelerare il passo; onde avvenne, che uno 
di quelli i quali portavano il morto essendo sdrucciolato, cadde di- 
steso in terra seco traendo la bara. A tal urto si aprì la bara ed 
il morto dalla precipitosa corrente delle acque venne trasportato 
in una vicina cloaca dalla quale non si potè estrarre che la mattina 
seguente. Il cattivo tempo poi e la grande alluvione che andava 
sempre crescendo, obbligò i Domenicani a doversi refugiare nel 
Convento di S. Croce ed ivi passare la intiera notte. 

Un simile avvenimento pertanto, unito alla festa del Santo che 
nel seguente giorno si celebrava, vuoisi aver detto luogo ad una 
convenzione fatta appunto in quella stessa notte dai respettivi capi 
dei due conventi, in virtù della quale, alfine di perpetuare la me- 
moria di tale ospitalità, fu concordato che i Domemcasi andassero 
a desinare tulli gli anni il 4 Ottobre a S. Croce, e che i France- 
scani parimente andassero a desinare a S. M. Novella il giorno 
della festa di S. Domenico. 



XXVIII 

NOVEMBRE 






// Sole entra in Sagittario il i\. 
I giorni diminhiscono in tutto il mese di ore i. m. 9. 

*$► 1 Dom. XXII. Tutti i Santi. (Vedi nota efej Novc-m. ; 

2 Lun. Co m meni, dei Fed. Defluiti* 

3 Mar. s. Uberto v. 

4 Mer. s. Carlo Borromeo. 

5 Gio. s. Zaccaria Profeta* 

6 Ven. s. Leonardo e. 

7 Sab. s. Ercolano v. 

*j* 8 Dotn. XXI II. ss. 40 Coronati inrru 

9 Lun. s. Teodoro m. 

10 Mar. sì Andrea Avellino. 

11 Mer. s. Martino v. 

12 Gio. s. Martino p. e m. 

13 Ven. s. Uomobono e Didaco. (*) 
1 4 Sab. ss. Clemente e C. mm. 

*|* 15 Dom. XXIV. Patroc. di M. V. s. Leopoldo e, 
Nome di S. A. /. e Jì. il Granduca. 
16 Lun. s. Eustachio e. 
1 7 Mar. s. Eugenio e. 

18 Mer. s. Frediano v. 

19 Gio. s. Elisabetta reg. 

20 Ven. s. Felice di Valois. 

21 Sab. Presentazione ui M. V. 
*J> 22 Dom. XXV. s. Cecilia v. e m. 

23 Lun. s. Clemente p. 

24 Mar. s. Giovanni della Croce. 

25 Mer. s. Caterina v. e m. 

26 Gio. s. Pietro Alessandrino. 

27 Ven. b. Leonardo da Porto Maurizio. 

28 Sab. s. Gregorio III. p. ì^ig. 
*j«. 29 Dom. I. dell* Avv. s. Saturnino m. 

\ 30 Lun. s. Andhea Ap. 

(*) i3 Novembre ( S- Ucmobono e Didaco ) Nel i332 in que- 
sto giorno bruciò da 8. Martino, e arsonvi 4 c?lse e più botteghe 
juhajoli e 4 uomini Diario manos: alla Magliai. 



XXIX 

NOTIZIA DEL NOVEMBRE 

TUTTI I SAtfTI ( i Novembre ) Bonifazio IV. UHteì a Roma 
questi festa. Avendo spurgato quel Pontefice il Panthcou ( <>$$! 
l.i Roton.U ) delicato a tutti i falsi Dai, \o consterò ad otio.e di 
Nastri Dorina e di tutti i Santi; con l'andar poi del tempo fu 
({(insta festa ampliata p;*r ogni dove e rimessa a questo giorno da 
Gregorio IV. l'anno 835. («) 

Essendo questo il giorno in cui per antica usanza si comincia 
a suonare tutte le sere fino all'ultima del Carnevale l\ ca* paisà. 

DELLE TUE ORE E MEZZO DI NOTTE, giunge qilì R p OplsitO dlSCO: TCre 

delia sua istituzione, nonché dell'altre ave-marie che a diverse 
ore suonar si sogliono quasi in tutto il paese cattolico. 

I/AVEMARÌÀ DEL MfiZZO GIORNO E DELLA SERA for- 
marono materia «Ila notizia dell'aprile l'anno decorso f h), 

L'AVE MARIA DELLE VENTITRÉ che suona due ore 
prima di notte, e da il segno del Credo per gli Agonizzanti, co- 
minciò nel 1644* ar * » a tan/.a di Girolamo Canossa di Pont re moli 
con licenza del Granduca Ferdinando II, avendo il detto Girola- 
mo fatto un legato all'Opera del Duomo per tal fine. 

L' UX' ORA così detta perchè suona ad un ora di notte, s* in* 
cominciò a dì i/j. Ottobre del 1.589 per un lascito fatto da JSiccotò di 
Giovanni Borati ter ini. L'AVEMÀRIA DELLE VENTUNA ehbe 
principio nel i6^5 ad imitazione della città di Milano d ve fu 
istituita dall'Arcivescovo S. Carlo Borromeo in memoria dell' O a, 
nella quale Gesù Cristo spirò in C'Ope. Più antico poi è Pns© deì- 
PAVE MARIA DELLE TRE ORE E MEZZO Dt NOTTE, 
comunemente detta dell' OTTO E MEZZO, la quale suona dopo- 
ché altre campane di più chiese, dette campanellini, hanno dato 
il segno delle tre. Questa campana annunziava agli Artefici di 
desìstere l\<\'i loro traffici e di ritirarsi alle case loro; ehhe questa 
il suo principio in S. Maria degli Ughi fino a che C>sino [. 
non le sostituì quella del Duimo nule fjssc meglio intesa. Q aesto 
provvedi nento in oggi quasi inutile, era savissimo in un.i Città (jì 
traffico dove non vi erano orologi ne puhnLci ne privati. 



(a) ììuoh insegni Ist. Fior. 

(b) Ved. Catend, del 1845. * Xl f U L 



XXX 

DICEMBRE 

Il Sole entra in Capricorno il lì. 
I giorni dal i al 18 dini. m. 19 dal 19 al 3i cres m. 4- 

1 Mar. s. Ansano, v. (*) 

2 Mer. b. Lodovico Capponi. 

3 Gio. s. Francesco Xaverio. 

4 Ven. s. Barbera v. e m. 

5 Sab. s. Pier Grisologo e s. Sabba ab. V» in F. 
+•♦ 6 Dom. II. s. Niccolò v 

7 Lun. s. Ambrogio v. 

*|* 8 Mar. Concezione di M. V. (Vedi nota dei Dicem. ) 

9 Mer. s. Procolo v. 

10 Gio. Traslazione della s. Casa. 

11 Ven. s. Damaso p. 

12 Sab. Invenz. del Corpo di s. Francesco. 
«♦£* 1 3 Dom. III. s. Lucia v. e m. 

14 Lun. s. Spiridione v. 

1 5 Mar. s. Ireneo m. 

16 Mer. s. Eusebio v. e m. Q* T. 

1 7 Gio. s. Lazzaro vesc. 

18 Ven. Espett. del parto di M. V. Q. T. 

19 Sab. s. Fausta m. Q T. Fig. 

Nascita di S. A. I. e R. la Grandttches. 
& 20 Dom. IV. s. Giulio m. 

T 

•J» 21 Lun. s. Tommaso Apostolo. 

22 Mar. s. Demetrio m. 

23 Mer. s. Vittoria v. e m. 

24 Gio. s. Gregorio p. /^/g. 
*•> 25 Ven. Natività/ del Signore. 

►j- 26 Sab. s. Stefano Protomartire. 

4* 27 Dom. s. Giovanni Ap. ed Ev. 

*J* 28 Lun. ss. Innocenti Mart. 

29 Mar. s. Tommaso v. e m. 

30 Mer. s. Firenze v. 

^ 31 Gio. s. Silvestro Papa. 

(*) 1 Dicembre ( S. Ansano Mart* protettore eli Si ria. ( Nel 
i68i. fu ridotto l'ordine delle 40 ove del Giro, cioè che si tenesse 
il tantissimo in ogni chiesa esposto ^8 ore Ira giorno e notte, 
dove prima stava tre giorni ed o^ui sera si deponeva. 



xxU 

NOTIZIA DEL DICEMBRE 

CONCEZIONE DI M. V. ( 8 Dicembre ) Un decreto della 
tostra Repubblica del i44° cne s * trova alle Riformagioni, ordina 
comanda con pena ai trasgressori che si solennizzasse con piena 
oleunità e Periato la festa della Concezione di Maria. In tal giorno 
d Signoria si portava ad offrire a S. Maria del Fiore, e assistere 
Ile funzioni e alla Messa. Cessato il flagello della peste che sino 
ial i53*ì. faceva strage nelle nostre contrade, la Repubblica rin- 
iovù ed ampliò il decreto che qui in extensum riporto estratto 
la un libro coperto di asse che dice come appresso „ Anno 
MDXXVH. Esaminando i Magnifici ed Eccelsi Signori quanto 
questa Città sia stata pei tempi passati in continova protezione 
della gloriosa Madre dell' Onnipotente Iddio, e da quanta 
avversità e gravissimi pericoli per sua intercessione appresso 
al suo unigeuito figliuolo sia stata liberata, ed ultimamente non 
avuto rispetto alla moltitudine de peccati nostri ha ottenuto 
che l'Onnipotente ed Immortai Iddio abbia rivocato il durisi 
simo flagello della Peste, e per non essere ingrati di tali bene- 
fizi, ma volendosi in qualche parte in pubblico ricono«rere, or- 
dinarono, che ogni anno in perpetuo in futuro, il dì 8 Dicem- 
bre, nel qual giorno si celebra la gloriosissima festività di Ma- 
ria, sia leriuto, libero, e sicuro nella Città per ciascun debito 
pubblico, e privato, etiam per i cessanti, coi far pubblica meni e 
ban.iire e comandare né luoghi soliti della Città tre giorni avanti 
a detta Festività, a qualunque persona, che non ardisca e presu- 
ma io modo alcuno tenere la sua bottega, o esercizi aperti, o 
a sportello sotto pena di io fiorini larghi d' oro. E che o-ni 
anno delti Eccelsi Signori debbano far celebrare nella Chiesa 
Cattedrale una Messa Solenne, alla quale siano presenti Eglino 
e Collegi, con dispensare lire 3oo di limosi ne, in cui è virtù 
spegnei e l'ardore delle concupiscenze nostre, e il Camarlingo del 
Monte | er il semplice partito di detti Eccelsi Signori sia tenuto 
pagar detta somma da distribuirsi in questo modo dagli Operai, 
cioè a due fanciulle vergini da maritarsi lire ioo per ciasche- 
duna, e lire ioo a Monasteri di Monache Mendicanti. 
Alle stesse Riformagioni si trova che già dal i44^* s ^ ela 
tabilita in Consiglio )' erezione a spese pubbliche di una chiesa 
otto il titolo de! a SS. Concezione, e che a quest'oggetto erano 
tati stanziati fiorini d* oro 35oo. Entrata però in guerre ed in 
righe gravissime la Repubblica, svani il progetto, e soltanto alcu- 
i preti congiegati edificarono nel i63c), una chiesetta in Pia chi 
'eri'iy della quale, come avremo occasione più dettagliatamente di 
liscorrere, se ne è perduta ogni traccia. 

Arrogesi finalmente a si nobili esempi della divozione di F— 
enze alia Concezione della Vergine Marii il voto del i53^ fatto 
lai Supremo Senato, col consenso del popolo, di digiunare cioè 
iella vigilia di questa festività; obbligazione confermata nel Siriu- 
o del i645. celebrato dall'Arcivescovo Piero Niccoliui. 



GENNAIO 



VIA DEI BALESTRIERI 



XjLI Canto dei Pazzi, punto dove pone termi- 
ne r illustrazione del Calendario dell'anno decorso, 
si apre questa via clie conduce alla piazza del Duo- 
mo. Siccome le varie arti per esser meglio sorve- 
gliate dai loro consoli, e da chi doveva fare osser- 
vare agli artefici i minuti regolamenti, stavano di- 
stribuite in apposite strade, così questa via dei Ba- 
lestrieri fino dal 1383 prese il nome dai fabbricanti 
di balestre quivi una volta riuniti. 

PALAZZO NOIH FINITO 

Circa il 1 600, dove un tempo sorgevano le torri 
e la loggia dei Pazzi fu da Roberto Strozzi fatto eri- 
gere sul disegno di Bernardo Buontalenti (1) il pre- 
sente palazzo, così chiamato perchè sempre rimasto 
incompleto. Compiuta avea l'architetto la porta che 
risponde in Borgo degli Albizzi, e condotta l'opera 
quasi a tutto il primo ordine, allorché insorto essen- 
do disparere fra lo Strozzi e l'architetto a motivo 
di una scala quivi data a costruire a Santi di Tito, 
cesvsò il Buontalenti di essere l'architetto di quel- 
la edifizio, e d' allora in poi varj altri artisti diedero 
proseguimento all' incominciato lavoro. 

Si attribuisce al Caccini il portone principale 
e lo stemma di marmo degli Strozzi che resta sul- 
1' angolo a Mezzogiorno*, condusse pure questo ar- 
chitetto il secondo piano sul disegno del celebre 



1 GENNAIO 

Vincenzo Scarnozzi, e al predetto Buontalenti si 
attribuisce, oltre il portone, tutta eziandio la faccia- 
ta in Borgo degli Albizzi. 

Il Ci ne Ili nelle sue Bellezze di Firenze (ci) 
ragionando di questo palazzo ecco quanto ne dice: 
« La sua facciata principale è quella di via de' Ba- 
« lestrieri*, quella di Borgo degli Albizzi è disegno del 
« Buontalenti, che giudiziosamente adattatosi alla 
« strada stretta ha fatto una porta bellissima, che 
« non occupa la facciata, ed un terrazzino eh' è sti- 
« mato maraviglioso con una maestosa cartella so- 
« pra. » Lodovico Cardi da Cigoli poi inalzò il cor- 
tile ad archi sopra colonne binate, Y atrio del quale, 
essendo scoperto al di sopra, venne ridotto a volta 
fin da qualche anno a spese del Guasti che aveva 
acquistato il palazzo. 

Si vuole che l'architettura di questa fabbrica 
presenti troppa dissonanza, poiché quella del primo 
piano 4 maschia e robusta, mentre quella del secon- 
do è delicata e gentile (b). 

Nel 1814 passò la descritta fabbrica in domi- 
nio del R. Governo che vi ha stabilito diversi dica- 
steri (e). 

CHIESA DI S. MARIA IN CAMPO 

Al principio del cristianesimo fanno rimontare 
alcuni scrittori la fondazione di questa chiesa; a sen- 
tire di altri si ripete dalla magnificenza di Carlo 
Magno. La più vera opinione peraltro si è quella 
nella quale conviene pure lo storico Stefano Ros- 
selli, il quale favellando delle chiese di S. Firenze, 

(a) e. 371. 

(ò) Nell'opera dell' Architettura universale dello Scamozzi è 
riportato il disegno di questo palazzo secondo 1' intiero progetto 
del medesimo. Da esso rilevasi che la fabbrica doveva avere un'al- 
tro piano. 

[e) In questo palazzo hanno sede i seguenti uffizi e dicasieri 
1. Presidenza del Buon Governo, 2. Uffizio dei Forestieri, 3. Uf- 
fizio dei Portieri, 4- Camera di Soprintendenza Co ni unita ti va, 
5. Commi 3 sanato della Sezione ili S- Croce. 



GENNAIO 3 

di S. Apollinare, e di questa di S. Maria in Campo, 
notò che furono queste edificate dai Fiorentini circa 
al 1000 in una linea parallela al primo cerchio di 
Firenze dalla parte di Oriente, annoverandole altresì 
tutte tra le 36 antiche parrocchie della città. Luca 
Chiari scrittore di cose patrie nel suo Priorista la 
chiamò con questa formula « Chiesa di S. Maria al 
Canto de' Bischeri » perchè tal famiglia, come più 
sotto diremo, ebbe a lato di questa chiesa case e orti; 
il suo primiero e comun nome però è stato sempre 
quello di S. Maria in Campo, titolo che vuoisi de- 
sumere dall'immagine ritrovata negli scavi, allorquan- 
do la fabbrica s' incominciava, e che altri invece fan- 
no provenire dall'essere stata questa chiesa inalzata 
sopra una parte del suolo del Campo Marzio. Con più 
fondamento peraltro è da accogliersi 1' opinione del 
P. Ridia il quale crede che così fosse addimandata 
sul costume dei Fiorentini di nominare alcune chiese 
appunto così, perchè murate nei campi che circon- 
davano l'antica Firenze, come S. Iacopo in Campo 
Corbolini, S. Maria in Cafaggio, S. Lorenzo in Cam- 
po Reggio e così di molte altre. 

Pare che più di una volta abbia dovuto questa 
chiesa subire delle innovazioni, avvegnaché fin dal 
1277 si trovano fatti molti lasciti alla medesima per- 
chè con più magnificenza fosse riedificata; fra questi 
non è da passarsi sotto silenzio quello della Contessa 
Beatrice figliuola del Conte Ridolfo da Capraia e mo- 
glie del Conte Marcovaldo. Fece questa donna il suo 
testamento nel 18 febbraio 1278 e fra i suoi lasciti, 
si legge il seguente (a). « Item lascia per ingrandis- 
ce mento della Chiesa di S. Maria in Campo al Ret~ 
« tore Guido libre 100 » Return in domo Comitis 
Guidi Pop. S* Mariae in Campo Ego Rinaldus 
Iacobi de Signa Index et Not. Per l' ingrandimento 



(a) 1/ originale di questo testamento trovasi nell' Archivio di 
Cestello alla lettera O. 



4 GENNAIO 

poi delle mura o per altre vicende è da credersi ab- 
bia dovuto decadere come la forma attuale dimostra. 
Fino dal 1228 appartenne questa chiesa al Ve- 
scovado di Fiesole per decreto di Gregorio IX, ac- 
ciocché si avesse un punto d' unione fra i Vescovi 
di Firenze e di Fiesole. Questa cessione fu però pre- 
ceduta da gravi contrasti, poiché un cotal Vescovo 
di quest'ultima diocesi, per nome Rinieri pe^suoi 
vizi ed eccessi, venduto avendo ai Fiorentini, presso 
che tutto il patrimonio della sua sede; Ildebrando da 
Lucca, che successe a Rinieri, apparecchiato ad ogni 
sorta di patimento, per difendere i diritti della deso- 
lata sua sposa dovette sostenere dal Comune di Firen- 
ze tale sdegno che per otto anni andossene esule a 
Roma fino a che il Pontefice Gregorio IX non ebbe la 
gloria di concludere la pace tra i Fiorentini ed il 
Vescovo Ildebrando, facendo cedere con suo breve del 
1228 alla Mensa Vescovile di Fiesole S. Maria in 
Campo ed i suoi beni, in compensazione di quelli 
alienati, e ordinando pure che detto Vescovo sborsas- 
se tremila lire pisane ai creditori della Mensa Epi- 
scopale di Fiesole, e che il Comune fabbricasse a sue 
spese un palazzo allato alla chiesa per abitazione dei 
Vescovi Fiesolani*, (a) perlochè tornò libera questa 
parrocchia sotto il loro dominio (è). 

(a) Per non trascurare una ridicola usanza nelle feste di S» 
Giovanni sotto il Principato, e che mi viene alla mente parlando 
di questo palazzo stato di proprietà Vannini ed oggi Betti, è da 
sapere che dal secondo piano di questa casa, nella vigilia della 
Festa di S. Gio. Batista, si dava per le finestre la colazione ad un 
uomo che in forma del Precursore stava sopra un antenna fìssa 
ad un carro, che ornato di drappi e di statue girava per la città 
la vigilia del Santo. Colui che aveva il coraggio di soffrire lo stra- 
pazzo delle frequenti gagliarde scosse di una macchina tanto grave, 
riceveva la colazione per mezzo di una pala, sulla quale in un pa- 
niere gli si presentavano varie confetture ed un pane in forma di 
ciambella del peso di 14 libbre con due gran caraffe ripiene di vino. 
Il S- Giovanni mangiava e beveva, e quindi gettava gli avanzi alla 
ciurmi glia che lo seguitava. Nel 17^8, con gli altri carri usati nelle 
pompe della città, fu disfatto ancora quello di S. Giovanni, ed in 
suo luogo passeggia per Firenze un'altro carro che regge uri* an- 
tenna terminata dalLt statua in oro del santo e da questa pende il 
drappo destinato in premio al vincitore della corsa dei Barberi. 

(b) Piastrelli Firenze ant. e mod. tom. 4- c » 1»7' 



GENNAIO 5 

Dopo aver brevemente messe sott* occhio le vi- 
cende a cui andò soggetta questa chiesetta, piacemi 
dire alcunché della sua struttura. E preceduta da una 
piazzetta di braccia 280 quadrate (a); f interno 
della medesima è semplicissimo ne offre più al- 
cun segno della sua primitiva struttura, atteso i di- 
versi restauri sofferti. Cinque cappelle si numerano 
compreso il maggiote altare, il quale è padronato 
degli Uguccioni, come apparisce dalle armi della fa- 
miglia in più luoghi e da una lapida sepolcrale della 
medesima nel pavimento. Al primo altare a destra 
di chi vi s' introduce, è un devoto crocifisso in 
legno avente da una parte Y afflitta madre ai pie- 
di della croce, e S. Carlo dall' altra-, alla seconda 
cappella una dipintura di G. Fabbrini che rappre- 
senta il Redentore che mostra il suo sacro cuore a 
vari santi (h)\ sull' aitar maggiore Carlo Sacconi ef- 
figiò l'Assunzione della Vergine, ed espresse pure sul- 
le due porte laterali in ovati S. Romolo e S. An- 
drea Corsini ambedue Vescovi di Fiesole (e); nella 
quarta cappella, detta della Natività, si conserva in 
un tabernacolo queir immagine di Maria che giusta 
V opinione poco verisimile di alcuni, si vuole che 
dasse il nome alla chiesa. Quest' immagine, essendo 
stata non poco guasta e scalfitta per la sua remota 
antichità e per 1 ingiuria dei tempi, fu sostituita so- 
pra la medesima altra immagine di Nostra Donna 
senza levarne Y antica (d); e finalmente alla quinta 
cappella il Cav. Curradi dipinse la Vergine Madre 
in atto di porgere il bambino Gesù a S. Filippo 
Neri (e). 

Conservansi in questa chiesa diversi monumenti 
che la posterità seppe apprezzare. Sopra la mensa 

(a) Fantozzi Guida di Firenze e. 369. 

(b) Gargiolli Déscrip. de Florence, toni. 1. e. 4^. 
(e) Richa lez. xviii. e. 178. 

(d) Rastrelli Firenze ant; e mod; toni. 4- e. i38 e Richa toni. 
7. lez. XVIII. 

(e) Gargiolli e Richa loc; cit; 



6 GENNAIO 

del primo altare a destra riposa il corpo di S. Giu- 
lio senatore Romano e Martire, dal Vescovo Lorenzo 
Della Robbia collocato in un deposito di marmo bian- 
co con vari intagli, e alle parti laterali le armi di 
quel Vescovo inquartate con quelle di Papa Urbano 
Vili, leggendosi in mezzo T appresso iscrizione: 

D. O. M. 

D. JUL1I SENATORIS ROM. ET MÀRT. CORPUS 

E COEMETERIO CALEPODII ERUTUM 

AC URBANI Vili P. M. BENIGNITATE ACCEPTUM 

LAURENTIUS ROBBIA EPISCOPUS FESUL. ET COMES 

PIUS IN DONUM AC IN MUNER1S AUCTOREM GRATUS 

HOC SARCOPHAGO INCLUSIT 

XVI. KAL JUNII MD. CXXXXIH. 

c nei due spazi laterali a detta iscrizione si leggono 
le seguenti parole: 

EX MÀRTYROLOGIO ROMANO 

SENATOR1AM PURPURAM IN SANGUINE 

AGNI DEALBAVIT 

SUB COMMODO IMPERATORE ANNO 

A PARTU V1RG1NIS CLXXXX1I 

XIV. KAL. SEPT. 

Il terzoni infatti nei suoi diari! storici parlan- 
do del corpo di S. Giulio ecco quanto ne dice: « 1 7 
« di Maggio del 1643 per il corpo di S. Giulio Se- 
te natore Romano e Martire dato da Papa Urbano 
« Vili al Vescovo di Fiesole Lorenzo della Robbia, 
« fu fatta una solenne traslazione con processione 
a dal monastero di Annalena sino a S. Maria in Gam- 
« pò 5 tre giorni stette esposto in questa cliiesa e 
« poi collocato sotto V altare in una cassa di cri- 
« stalli. » 

Allato all'ultimo altare dalla parte destra della 
chiesa, havvi Tarme ed il busto in marmo del Ve- 



GENNAIO 7 

scovo Luigi Maria Strozzi, e dirimpetto al suddetto 
si vede quello del Vescovo Roberto Strozzi, con arme, 
eiligie in marmo, e lungo epitaffio. 

Sopra la porta laterale, appresso allo Strozzi, 
affissa si vede una lapida in memoria della consacra- 
zione della chiesa che fece Monsignor da Diacceto, 
e finalmente di fronte alla già riferita iscrizione del 
Vescovo Lorenzo della Robbia, trovasi l'effigie ed 
epitaffio di sua madre con apposita iscrizione. An- 
che nel pavimento sono da osservarsi molte lapidi 
d"* illustri famiglie, come dei Gherardini, de' Capi- 
tani, e de' Soldani (a). 

In proposito di questa chiesa il novelliere, Frati" 
co Sacchetti narra un fatto curioso, che, o vero 
o falso che sia, (b) merita di esser qui riportato per 
la sua singolarità, ed anche perchè da chiarissimo 
indizio delT indole faceta dei Fiorentini. Il ristretto 
del fatto è il seguente, e certamente non potrei narrar- 
lo meglio che con le parole del Proposto Lustri. Era 
un' orsa in Firenze domestica tanto e mansueta che 
andava sciolta e libera per la città. Questa appartene- 
va al Potestà, che aveva il suo palazzo nelle vicinan- 
ze di S. Maria in Campo, anzi quello stesso che 
dicesi ora del Bargello. Appunto in questi contorni 
cenava una sera d' inverno una brigata di cervelli 
bizzarri, sotto la mensa dei quali, più volte andò 
r orsa a vogliam noi fare un bel fatto? disse uno di 
loro )) conduciamo quest'orsa a Santa Maria in Cam- 
po, dove il Vescovo di Fiesole tien ragione, che sa- 
pete che non vi s'incatenaccia mai la porta, e le- 
ghiamoli le zampe dinanzi, Y una a una campana » 
1' altra a un' altra, e poi ce ne venghiamo. Così fu 
fatto; l'orsa sentendosi così legata, cominciò a ten- 
tar di sciogliersi, e tirando e tempestando, le cam- 
pane sonarono senza restare. Non è da dire se il 



(«) Mann! SigHli tom. 4 e. 80 e Rastrelli tom. (\ e. i3g. 
\b) Novella 200. 



8 GENNAIO 

Priore ed il cherico della chiesa si spaventarono. La 
gente del vicinato e specialmente quegli di S. Marti- 
no, dov'era uno de'conventi così detti, deirarte della 
Lana, crederono sonasse a fuoco. Si gridò dunque in 
tutto il contorno, al fuoco al fuoco, si trasse la gente 
a spegnere, si radunarono armi e strumenti, e non si 
seppe ancora dove bruciasse. Finalmente iti alla chie- 
sa, trovarono dopo le molte l'orsa legata, che era sta- 
ta la cagione di tutto questo romore. Tale era altre 
volte lo spiritoso brio di cui condivano i fiorentini 
le loro piacevoli conversazioni ed insiem col Villa- 
ni («) dirò « Di così fatto abito e costume e grosso 
« modo erano allora i fiorentini; ma erano di buona 
« fede e leali tra loro, e al loro comune; e colla 
« loro grossa vita e povertà facieno maggiori e più 
« virtudiose cose che non sono fatte ai tempi nostri 
«e con più morbidezza e con più ricchezza. » 

(a) Ann, 1260. 



FEBBRAIO 



PIAZZA DEL DUOMO 

Ha la storia in questa piazza di che meditare sul- 
l'indole di quei tempi, nei quali non dalla soverchia 
ricchezza di un privato, né dair ambizione di un po- 
tente, ma sibbene dal patriottismo dei cittadini trasse- 
ro tanto lustro le belle Arti. Arnolfo , Giotto, e l' Or- 
gagna non ebbero mecenati, ma intesero con l'ingegno 
a tradurre in opera il concetto di un popolo libero 
e dovizioso per le arti dell'industria e che in mezzo 
alle guerre ed alle discordie donar sapeva il frutto 
dei suoi sudori perchè la fiorentina Repubblica orna- 
ta fosse di monumenti che il fastoso principato me- 
diceo non potesse giammai emulare. 

Molto angusta fu in principio questa piazza, in 
più, tempi venne poi ampliata, e nel 1826 atterrata 
essendo dalla parte di Mezzogiorno una parte della 
Canonica che occupava quello spazio circoscritto per 
memoria con i piccoli quadratini intarsiati nel mar- 
mo bianco, venne ad avere una superficie quadrata 
di braccia 37618. Facendoci dal lato di Levante 
troveremo 

TIA BUJA 

E il primo tronco di strada dal laU^jneridio- 
nale di questa piazza, in linea retta a via dell* Ori- 
volo. In principio si disscTWa degli jilbertinelli da 
questa famiglia che vi ebbe le sue case, la qual 
casata die pure il nome alla porta del secondo cer- 
chio delle mura al principio di essa strada (a). Il 

(a) Ved. Calend. del 1845 e. no. 



IO FEBBRAIO 

nome di via Buja che deriva dalla di lei angustia ed 
oscurità incomincia dalla piazza del Duomo, e fi- 
nisce al punto dove ha origine la via delle Pappe. 
Dicesi poi via dell' Orivolo il tratto di strada che 
dalla via delle Pappe conduce dX Arco S. Piero, 
perchè fu quivi costruito il primo orivolo che si fab- 
bricasse in Firenze, e che fu posto nella torre di Pa- 
lazzo Vecchio (a). La porta del giardino dei Pazzi, 
che riesce quasi in faccia a Via delle Pappe, è la- 
voro di Donatello, e quella casa con gli sporti che si 
vede alla fine della parte opposta, e riesce anche in 
Via di S. Egidio è celebre per essere stata abita- 
zione deirAvv. Agostino Coltellini fondatore di una 
Accademia della quale a suo tempo parleremo. Le 
case dei Renuccini furono in questa via, ma in se- 
guito i loro palazzi si videro in vari punti della città. 

Il lato orientale della piazza, che circonda la 
Tribuna del Duomo, è occupato dal Palazzo Bic- 
cardi e dall' Opera del Duomo. V antichissima fa- 
miglia Bischeri che occupò un tempo quel palazzo 
die il nome al canto ove sboccano le vie Buja e 
Balestrieri, come pure le case Falconieri e Tedaldi, 
facienti cantonata con la strada che conduce alla SS # 
Annunziata diedero il nome a questa via. Resta ora 
a trovarsi V etimologia del nome di Forni dato a 
questo lato della piazza. Siccome tutte quelle case 
avevano anticamente, come vedesi ancora ai nostri 
giorni, un loggiato non interrotto con archi a mezzo 
circolo sotto il quale stavano le botteghe dei mercan- 
ti^ e poiché Fornici si chiamarono nei primi tem- 
pi i portici sottostanti alle case, essendo noto che 
la parola fornicare, designati va di una delle azioni 
peccaminose, venne appunto dai fornici o portici, 
sotto i quali nei pubblici anfiteatri di Roma e delle 

(a) In un manoscritto si legge che nel i35i. ai 1 5 di Marzo 
suonarono le ore la prima volta al Palazzo dei Signori. 

(b) Ademollo Spettacoli dell' Antica Roma. 



FEBBRAIO II 

altre città stavano le meretrici (Z>); così potrebbe 
essere presumibile che la parola Forni potesse es- 
sere il suo primiero nome ridotto. 

PALAZZO RICCARDI, GIÀ GUADAGNI 

Furono un tempo le case dei Bìscheri, che co- 
me dicemmo, diedero il nome all'angolo di via Bitja 
e dei Balestrieri. Dall' architetto Gherardo Silvani 
vennero nel modo presente ridotte quelle case («). 
La porta principale di questo palazzo è di stile as- 
sai buono e di graziosa composizione, ma le finestre 
sono alquanto goffe e pesanti. L'interno ne è beri 
repartito ed ha comodissime scale. 

OPERA DEL DUOMO 

Sotto la direzione dell' Arte della Lana, ebbe 
vita quest' Opera. La sua prima residenza fu nelle 
case Berardi dal lato settentrionale del Duomo tra 
la vìa dei Servi e del Cocomero, passò in seguito do- 
ve attualmente dimora, prendendo porzione delle case 
Falconieri. 

A ricevere le oblazioni dei fedeli, a presedere 
all' insigne fabbrica della nostra Metropolitana fu 
destinato il Magistrato dell' Arte della Lana, perchè 
tale era il costume della Repubblica di deputare al- 
cuno dei suoi Magistrati, ogni volta che si trattasse 
di fare qualche pubblico edilìzio sacro o profano. 
Ma poiché questo Magistrato, atteso le molte incom- 
benze per P affluenza di quel traffico, non poteva 
prestare tutta quella assistenza che richiedeva il 
bisogno agli interessi della chiesa, dependentemente 
dalla Repubblica si creò un Magistrato che soprin- 
tendesse non solo al proseguimento della fabbrica, 
ma ancora alla conservazione per l'avvenire del ma- 
gnifico edifizio. Gli uffiziali componenti tal Magi- 
strato furono alcuni cittadini estratti dalla borsa dei 

(«) Gargiolli déscript. de Florence e. 49* 



io» FEBBRAIO 

Consoli di detta arte, aventi una pienissima autorità 
sopra gli interessi della chiesa; e si chiamarono gli 
Operai di S. M. Del Fiore ovvero i Deputati della 
Fabbrica di Santa Reparata* Infatti all' anno 1396 
al libro grande ci Leggi, Provvisioni e Concessioni, 
esistente nella Cancelleria deir Opera di S. Maria 
del Fiore leggonsi alcune ordinazioni circa detti ope- 
rai come alla pag. 34 « 1369 per deliberazione dei 
« Consoli dell' Arte della Lana, si ordina, che gli 
« estratti dalle borse, esercitino Y uffizio per 1 3 me- 
<c si » e nel 1392 ai 27 di Giugno altra della Re- 
pubblica come appresso « Dai Signori Priori e Gon- 
« falonieri di Giustizia fu determinato a pieni voti 
« che per tutto il tempo avvenire gli Operai di S. 
« Maria del Fiore, indipendentemente da ogni altro 
« provvedano a bisogni della chiesa, e che il governo 
« di quella in tutto e pertutto appartenga ad essi. » 
Ma quali mezzi si adoprarono per formare il cu- 
mulo di tanto denaro necessario per una fabbrica co- 
tanto grandiosa? Per tacere delle pingui eredità, dei 
legati, e delle oblazioni dei benefattori, dirò con 
Tommaso Forti (Foro Fiorentino) che per ogni 
lira che usciva dalla Camera del Comune si rilascia- 
vano denari due alla detta Opera, e si pagavano pa- 
rimente denari quattro per lira da ogni appaltatore o 
Gabelliere che avesse comprato le gabelle del Comu- 
ne, le quali due imposizioni si vuole che ascendesse- 
ro a lire 12000. E da avvertirsi inoltre che ogni fon- 
daco della Città di Firenze veniva obbligato a tenere 
una cassetta nella quale ogni qual volta vende- 
va, o comprava, doveva riporvi un denaro, il quale 
chiamavasi denaro di Dio, il che soleva ammontare 
per lo più a lire 2000 Y anno. 

A tali imposizioni si devono aggiungere altri 
donativi generosamente fatti dalla Repubblica Fio- 
rentina alla chiesa nel 1 442, come sono per cagio- 
ne di esempio le grandi tenute che possiede Y opera 
nella Romagna e nel Casentino. Il del Migliore ri- 



FEBBRAIO l3 

porta pure alla pag. 170 una legge del 1392, là 
quale ordinava che qualunque testatore fosse tenuto 
a lasciare a favore della stessa Opera un sussidio 
almeno di soldi 20. Quella lt gge fti confermata più 
volte e si conserva tuttora, coli' obbligo però di un 
sussidio di mezza piastra e colla penale stabilita fin 
dal 1477 che nel caso di trasgressione il testamento 
rimanga di niun Valore, (a) Grandi indulgenze e per * 
doni poi rilasciarono i vescovi fiorentini a chi in 
generale facesse aiuto e littiosine. 11 Villani infatti 
dice (b): « E il detto legato ( Cardinale Pietro Va- 
« leriano) e Vescovi vi lasciarono grandi indulgenze 
« e perdoni a chi vi facesse aiuto e liniosine. ti 

Ma passiamo all' opere d' arte esistenti in qùe-* 
sta residenza. Sopra la porta esterna è una nicchia 
ovale contornala da dei festoni di frutta e foglie che 
contiene il busto del Granduca Cosimo li, sopra del 
quale due bellissimi putti alati reggono la* regal co- 
rona. In un diario infatti alla Magliabechiana si legge! 
« 22 Novembre del 1572 si scoperse il busto del 
« Granduca collocato sulla porta dell' Opera. » $el 
cortile si vede una porzione di una colonna miliari;.! 
di Travertino del genere di quello che i Romani po- 
nevano per le strade maestre, che fu trovata a Mon- 
tepulciano sulla via Cassia (c\ 

Questa colonna dice il Èosselli ebbe le sue vi- 
cende. « sono parole di quello scrittore » Dopo essere 
« stata sepolta per lo spazio di 70 anni nel secondo 
« cortile dell' Opera di S. M. del Fiore sotto una 
« massa di calcinacci o frammenti di altri marmi, 
« ne fu levata Tanno passato e posta in questo luogoy 
« dopo avere il soprintendente con fatica et amore 
« più che mediocre fatto riconoscere le lettere che 
<( vi sono dentro intagliate quasi rose dall'antichità 
« e riportate di nuovo nella base che vi hanno mes- 
ti sa sotto, scorgendosi essere stata messa da Adriano 



(a) Rio.ha 1 
ìb) Lih. 8. 
(e) Del Mi 



tom. 6. Lez. 7. 
. cap. IV. 
Migliore pag. 63. 



1.4 FEBBRAIO 

k Imperatore nelF anno terzo del suo Consolato, e 
<* 1 inscrizione dice come appresso: » 

IMP. CAESAR. D. TRÀJANI PARTH1CI 

FlL. D. NERVAE NEP. TRAJANUS 

HADRIAN AUG. PONT, MAX. TRIB. 

POT VII. COS. III. 

VlAM CASSIAM VETUSTATB COLLAPSAM 

A CLUSINORUM FINIBUS FLORENTIAM 

PERDUXIT MILLE PASSWM 

Havvi pure in questo cortile una colonnetta di 
pietra con capitello corintio nel quale è una figura 
puerile di marmo, che sta nuda sopra una botticella 
p altro simil vaso, ed è questa d'ignoto autore ma 
non di mediocre scultura. 

Fin da qualche anno esisteva in questo cortile 
una statua colossale di Michelangiolo abbozzata e non 
finita, rappresentante S. Pietro , nella quale come 
dice il Biadi (a), scorgevasi la franchezza eia maestria 
dello scalpello nello scoprire la figura. Dovea Miche- 
langiolo scolpire unitamente a S. Pietro li altri undici 
Apostoli per collocarsi su dodici pilastri nel Duomo. 
Lo attesta Ascanio Condivi suo discepolo, ce Ha fatto 
« Michelangiolo un S. Matteo ( che però si crede 
« da tutti S. Pietro ) il quale cominciò, volendo 
« fare 12 Apostoli, quali dovevano andare dentro 
« a 1 2 pilastri del Duomo. » (b) Il motivo per cui il 
Buonarroti lasciò in tronco la statua si fu per le 
troppe occupazioni, le quali non gli permettevano 
( dice qualche suo biografo ) di concedere al ri- 
poso che pochi momenti notturni, gettandosi al letto 
senza nemmeno togliersi di vesti. 

Scendendo a parlare dell'Archivio dell' Opera 
non devo tacere che comunque un incendio distrug- 
gesse molti pregevoli codici, con tutto ciò vi sono 

(<.) Vita di Michelangiolo pag. 65. Cappurro I&a3. 

(i; Questi Statua è attualmente all'Accademia delle Belle Arti. 



( 

FEBBRAIO l5 

ancora diversi libri antichi di conti, spese e ordinan- 
ze degli Operai per la fabbrica di S. M. del Fiore, 

ragguagli d' entrate, istrumenti di donazioni e cora- 
no n i . . . 
pre, come pure alcuni passionari e sacramentari 

scritti verso il nono secolo ed un calendario ripor- 
tato dal Ridia nel tori. 6. delle Chiese Fioren. 

ANTICHE CASE DEI FALCONIERI 

Quelle case che partendo dall' Opera vanno a 
congiuugersi con il palazzo Naldini sulla cantonata 
della via che conduce alla SS. Annunziata, furono un 
tempo le case dei Falconieri , la di cui arme, consi- 
stente in una scala diritta a tre gradini fatti di scac- 
chi azzurri e bianchi in campo rosso, vedesi quivi 
scolpita anche ai nostri giorni. 

La famiglia Falconieri discese da Fiesole van- 
tando cittadini che si segnalarono nelle cose saere. 
Infatti appartennero a questa famiglia, già spenta 
nella persona di Alessandro Cardinale morto nel 
1734, Chiarissimo Falconieri splendido benefattore 
della SS. Annunziata, Beato Alessio Falconieri uno 
dei sette fondatori dell ordine dei Serviti^ e la Beata 
Giuliana Falconieri, fondatrice delle monache del- 
l' isiessa religione chiamate le Ammantellate (a). 

ANTICHE CASE DEI TEDALDI, 
E VIA DEL LORO NOJUE 

( PALAZZO DI ABITAZIONE DEI SIGG. NALDIx\I N. 1418. ) 

Le principali case dell' antichissima famiglia 
Tedaldi vennero atterrate per aumentare il luogo 
all'edifìcio della cattedrale, la cui via rasentava anti- 
camente la tribuna della pieve di S. Reparata. Por- 

(a) Brocchi Vite dei Santi e Beati Fiorentini in cui trovasi 
l'albero della famiglia Falconieri disteso dal celebre Antiquario R. 
Prete Lorenzo Mariani. 



l6 FEBBRAIO 

zione delle case de Tedaldi furono ancora dove è 
oggi il palazzo Naldini che fa cantonata con la Piazza 
del Duomo. Questo palazzo, incominciato sul disegno 
di Pier Francesco Silvani e condotto a fine da Pier 
Giannozzi (a) nel 1726, all' eccezzione della scala 
per introdurvisi che è molto bella, nulla offre di 
rimarchevole. 

Anticamente le case Tedaldi occuparono dentro 
il secondo cerchio quella strada che partendosi dal 
Corso (b) conduceva alla porta a Balla dove ora tro- 
vasi il palazzo dei Naldini testé nominato. 

Con fondamento possiamo asserire col Gamur- 
rini che la famiglia Tedaldi discendesse da Fiesole 
e forse assai prima di quello lo dice il Villani. 11 
Verino infatti parlando di questa famiglia così si 
esprime (e). 

A Faesulis certum est soboles Antiqua Tedaldi 
Praestantes deduxit Auos ditissima quondam 
Argentis et magnos late possederat Agros 

i quali versi furono poeticamente, e non troppo ele- 
gantemente, tradotti nell' italiano idioma dal Cardi- 
nale Ippolito de Medici come appresso: 

E de Tedaldi la famiglia antica, 
E i nobil avi suoi da Fiesol ebbe; 
Già ricchissima fu questa d' argento 
Ed avea molte possessioni e ville, 
E di larghe campagne era Signora. 

L'arme dei Tedaldi era di uno scudo dorato con 
alcune liste azzurre ^orizzontali tramezzate da palle 
azzurre. Quando vennero ascritti agli onori della Re- 
pubblica i Tedaldi adottarono Y arme di un leone 

(«ì Baldiimcci T. 18 pag. i83 nota (a). 

\b) Ora via dello Stuaio. 

(e) De illusi. Urbis Florent. lib. 3. 



FEBBRAIO ! 7 

rampante dentro campo d'oro sbarrato in sghembo 
da fregi rossi (7z). Ebbero i Tedaldi le loro sepolture 
in S. Piero Seheraggio, e Bartolo Tedaldi vissuto nel 
secolo XVI. per testamento del 22 Novembre 1538, 
rogato da Ser Zanobi Buonaventuri, lasciò alcune ter- 
re e la metà del Castello di Montalbano alla Chiesa 
di S. Andrea a Rovezzano; (b) Y altra metà nel se- 
colo XVIII. pervenne alla famiglia Morelli dalla qua- 
le nel principio di questo secolo lo comprarono i 
Della Ripa, che con i grandiosi lavori fatti qui e in- 
torno alla villa del Lordino, 'hanno ridotto questo 
luogo deliziosissimo (e). 

Il lato settentrionale della piazza fino alla via 
del Cocomero era anticamente occupato dalle 

CASE BERARDI 

I Berardi occuparono il fabbricato dell' antica 
Opera del Duomo dove tuttora si vedono in alto le 
armi della Repubblica fiancheggiate da quelle del- 
r arte della Lana, che ebbe cura dell' Opera o fab- 
brica di S. Maria del Fiore. 

Dalla Liguria pervenne in Toscana la famiglia 
Berardi. Guglielmo di Bernardo fu uno dei Capitani 
che combattè nella guerra di Arezzo e morì a Cam- 
paldino. Lorenzo di Giovanni Berardi fu Y ultimo 

(a) Prior. delle famig, fiorentine, 

(b) Gamurrini famiglie Toscane. 

(e) Questo castello fu tenuto dice il Gamurrini in gran pre- 
dio dal divin Michelangiolo per il suo sito e per la sua maraVH 
filosa architettura. Quando passò nella famiglia Morelli aveva un 
pratello in quadro sorretto da muraglia merlata che serviva di 
basamento particolarmente nel lato di ponente. A mezzogiorno 
aveva un prolungato torrione, al basso fortificato da barbacani, e 
coronato in alto da galleria merlata. Altra più piccola torre sor-? 
geva a, settentrione ed a queste attcstava 1' intermedio corpo della 
fabbrica, nel centro dominato da una terza torre più elevata del-* 
r altre. Posteriore all'antica costruzione del castello era un basso 
fortilizio che vi attestava a settentrione, e l'aspetto di tutto il 
fabbricato, coronato di merli e interrotto da torri, era grave e im* 
ponente. 

4 



i8 FEBBRAIO 

dei priori di sua famiglia, e Antonio Berardi andò 
in ostaggio alla fine dell' assedio e quindi confinato 
in jSchiayona. 

ANTICHE CASE DEGLI UGHI 

ORA I. E R. TEATRO BEL COCOMERO, 

E VIA DI TAL NOME 

L' antichissima origine della famiglia Ughi, il* 
lustre per chiarezza di sangue sin dai tempi del con^ 
solato si comprova da non poche autorità dei nostri 
più. accreditati storici. Prescindendo infatti dal Ma- 
lespini (fi) dice questo storico che Ugo, uno dei Ro- 
mani compagni di Uberto mandati da Cesare Augu- 
sto a fondare la colonia fiorentina e ad essere i primi 
abitatori di questa patria, fu nobilissimo Gentiluomo 
Piomano, e che da lui ne discesero gli Ughi. 

Se delle torri fabbricate dalle famiglie le più 
potenti per loro privata sicurezza, ci facciamo a di- 
scorrere, quelle degli Ughi in primo luogo si con- 
tano « Malespini e Villani. » Se della rovina di 
Fiesole, base della fiorentina grandezza, si spiega 
il racconto, tra le grandi casate che consigliarono 
una tale impresa fanno bella mostra gli Ughi « Mini 
famig.Jior. » Se della divisione delle maledette parti 
Guelfe e Ghibelline si deplorano i funesti avveni- 
menti, T albero degli Ughi si riconosce tosto in se 
stesso scosceso « ammirato. » Se finalmente dei tre 
vari stati in cui in diversi tempi si resse la città 
nostra parlano le storie, subito si riconosce aver gli 
Ughi in tutte tre fatte le prime figure e sostenute 
le dignità le più sublimi. « ammirato. » 

Il gentil poeta di Vieri, chiamato comunemente 
il Verino, tra le famiglie di cui ad illustramenlo 
della patria prese a cantare, degli Ughi cos} si 
esprime : 

(a) 8|orìa Fiorentina cap. 3a. 



FEBBRAIO 19. 

Inter patri lios Romani Sangui nis Ugos 
Fama refert, spretis faesulis et monte relieto 
Vicino primos posuerunt aequore muros. 

Dante pure nel suo divinissimo poema, siccome 
nato aneli* egli di gran sangue teneva in alto pregio 
la marca di stima e di onore che seco porta la no- 
biltà, introducendo Cacciaguida, uno dei suoi ante- 
nati, a far catalogo delle vere antiche famiglie fio- 
rentine, come primaria mentovò quella degli Ughi (a) a 

Io vidi gli Ughi e vidi i Catellini, 
Filippi, Greci, Ormanni ed Alberichi 
Già nel calare, illustri cittadini 

Quelchè più di ogni altra cosa rende però gli 
Ughi gloriosi e distinti, è 1' esser eglino considerati 
sin da tempo immemorabile, per non interrotta con^ 
suetudine sin quasi ai tempi nostri, Avvocati, Patro- 
ni e sotto qualunque altro titolo custodi, difensori, e 
Guardiani del Vescovado ora Arcivescovado Fio- 
rentino suoi beni, ragioni e pertinenze, ed aver goduto 
sino ali* ultimo della famiglia , Carlo Filippo, oltre 
]a preminenza di prestare il giuramento di fedeltà 
al nuovo prelato 11 eli' atto di consegnar le chiavi 
del suo palazzo, quella ancora di accompagnare il 
medesimo in alcune solennità dell' anno alla chiesa 
Metropolitana ed in altre occasioni, e di riceverne in 
detti giorni alcune vivande detti Ensenj (&). In tem- 
po di sede vacante prendevano il possesso del palazzo 
e di tutti i beni del Vescovado usandone liberamente 
piuttosto da padroni che da economi, senza l'obbligo 
di render conto a veruno, al che allude Dante al 
canto XVI del Paradiso: 



(a) Paradiso cant. 16. 

(b) Questi tali enseni o vivande si portavano ogni volta dopo 
il mezzogiorno a tutte le case Ughi sopra una tavola ad uso dì 
barella apparecchiata, e portata da due uomini in uniforme tur- 
chino coli' accompagnamento di due donzelli della Curia del pre-w 
detto prelato, aventi in mano una mazza tinta di più colori, 



20 FEBBRAIO 

(( Così faceti lì padri di coloro , 

Che sempre che la vostra Chiesa vaca 

Si fanno grassi stando a Concistoro. » 

Facendoci a parlare delle abitazioni di questa 
cospicua famiglia, in vari punti della città ebbero 
gli Ughi case torri e palazzi. S. Maria degli Ughi, 
chiesetta situata dietro il palazzo Strozzi fu di pa- 
tronato di questa famiglia. In via Larga possedè un 
palazzo che fu già dei Medici; altri ne ebbe nel po- 
polo di S. Michele Berteldi, e case ebbe pure in 
Porta Rossa, e finalmente nella via del Cocomero il 
locale occupato dal teatro degli Accademici Infuo- 
cati, furono un tempo le case di questa famiglia. 
E qui è pure da avvertirsi che dai castelli, e pos- 
sessi che ebbe questa famiglia, col loro nome di 
Montabili si chiamò un colle situato presso Firenze 
tra Ponente e Settentrione. Il Villani infatti al lìb. 
1F. cap. 11 della sua storia scrive <c Gli Ughi fu- 
« rono molto grandi e antichissimi, e furono fonda- 
(( lori della chiesa di S. Maria Ughi e tutto il Pog- 
<c gio che si chiama Montili fu loro. » 

Passando ora a parlare del teatro e delle varie 
stanze nelle quali furono cangiale le case di questi 
magnati, dirò che mancato di vita Fanno 1648 il Prin- 
cipe Don Lorenzo dei Medici figlio di Ferdinando 1., 
sotto al quale una conversazione di persone la più 
parte addette al servizio della Corte, si addestrava 
nella ginnastica e nella declamazione, ed essendo per- 
ciò stato venduto il suo casino di Parione, si trasferì 
la detta conversazione sotto la protezione del Cardi- 
nale Giovanni Carlo de Medici in una casa presa in 
affitto dalla famiglia Ughi in via del Cocomero, e fu 
quella stessa ove tuttora è il teatro. Crescimi i soci in 
numero troppo grande si divisero in due diversi corpi, 
uno restò nella detta sua residenza col titolo d' 'Infuo- 
cati, coli' impresa di una bomba accesa, e col motto 
a tempo infuocali. Tal irò si stabilì in via della Per- 



FEBBRAIO 2 i 

gola in un fondo stato uh tiratoio dell' arte della 
lana, che poi venne convertito in un magnifico 
teatro chiamato tuttora degli Immobili (a). 

1/ accademia degli Infuocati divenuta in seguito 
proprietaria dello stabile, gli dette forma più con- 
veniente di teatro che nel 1830 abbellì e ridusse 
tutto a lustro. La platea è lunga braccia 25 compresa 
r orchestra, e larga braccia 20 nel maggior diame- 
tro ; il palco scenico è profondo braccia 21 e largd 
braccia 28, contiene ottantuno palchi repartiti ili 
quattro ordini che possono contenere compresa la 
platea 1500 spettatori al più (7>). 

Al disotto del teatro; ossia al pian terreno, si 
trovano varie stanze nelle quali si raduna giornal- 
mente e seralmente una scella società di nobili e 
cittadini, alle quali sono pure ammessi quei forestieri 
di civil condizione che si sono premuniti di un bi- 
glietto di nomina da uno dei componenti la respet- 
tiva accademia (e). 

Venendo óra a dire alcun che dell' etimologia 
del nome dato a questa strada, che per Tavanti sì 
diceva via dei Frenai 9 non saprei a dir vero darne 
una più probabile di quella che nò ha data un mo- 
derno scrittore, (d) 

Che siccome molte delle nuove strade aperte 
tra il secondo ed il terzo cerchio delle mura e par- 
ticolarmente nel lato settentrionale della città riten- 



(a) Biadi notizie sulle fabbriche antiche e. 23^. 

(b) Zuccagni Atlante Geografico delia Tose tav. X. 

(e) Non è qui da passarsi sotto silenzio che questo locale si 
vuole servito dal 1229 a ^ '376. ad uso di spedale, dedicato a Sj 
Giovanni , essendovi stato eretto secondo l'eruditissimo Lami 
miando, per ingrandire la chiesa di S. Repaiata, fu distrutto lo 
spedale ad essa unito, e che si ordinò riedificarsi nella Vìa dei Fre- 
nai tra le porte a balla e degli Spadai corrispondenti la prima 
verso via dei Servi, la seconda nella via dei Martelli. Ingrandita 
la città con il terzo cerchio delle mura ed eretto il vasto Spedale 
lIì S. Matteo il vicino spedale di S. Giovanni fu soppresso e ri-» 
flotto ad abitazioni le quali, come dicemmo, nella metà del secolo 
XVII. furono cangiate nel teatro degli Infuocati. 

(ci) Ademollo nel suo erudito romanzo della Mariella de Ricci. 



M FEBBRAIO 

gono il nome di qualche albero o di qualche piatita; 
e siccome il popolo suole per lo più designare i luo- 
ghi dall'oggetto che in questi più gli colpisce i sensi 
e 1' immaginazione, così si vuole che dalle piante di 
ciliege, di mandorle, di rose, di stipe, di noci, di al- 
loro, di olmo, avessero origine i nomi di quelle stra- 
de così chiamate, come via del Ciliegio, via del Ro- 
saio, via del Mandorlo, "via della Stipa, via di 
Borgo la Noce, via dell' Alloro, Piazza deW Olmo 
e simili. E per una simil ragione si vuole che si 
chiamasse col nome di via dell' Olmo la porzione 
di strada oggi occupata dalle Belle Arti, e col nome 
di via del Cocomero X altra fino al principio di via 
dei Frenai, il qual nome venne poi dato a tutta 
T estensione della strada cominciando dalla Piazza 
del Duomo sino a quella di S. Marco. 

E qui da non tralasciarsi di avvertire che nella 
casa Orsi, dirimpetto al teatro del Cocomero fu- 
rono disotterate nel decorso secolo alcune antichità 
Romane consistenti in un ripostiglio di medaglie pa- 
trizie e consolari Romane (a) e checche siasi della que- 
stione ripetuta più volte dagli storici nostri se Firenze 
sia città Etrusca o Romana*, certo si è che noi calchiamo 
vestigia Romane, d' Etrusco ben poco, tempj dedi- 
cati a pagane divinità, terme, acquedotti, anfiteatro * 
campidoglio ed altre fabbriche ad uso romano lo 
provano. 

VIA DEI MARTELLI 

Riuniti trovandosi una volta in questa strada 
gli artefici di spade si disse via degli Spadai o Lan- 
ciai* Martello Ghetti gentiluomo dovizioso, fermala 
la sua dimora in questa strada, e acquistate avendo 
tutte quelle case che vi si trovano fino alla via dei 
Biffi o Biffoli, die origine alla famiglia Martelli la 
quale die poi il nome alla strada. 

{a) Ved. Memorie per servire alla vita di N. M. Gasparo 
Paoletti, Firenze Carli 1818. 



MARZO 



LA METROPOLITANA FIORENTINA, 
O S. MARIA DEL FIORE 

1/ aspetto imponente di questo maravigliosd 
edificio rendendo attonito lo straniero gli fa conce- 
pire sovra ogni altro monumento Toscano la più 
alta e grandiosa idea della potenza e della ricchez- 
za del popolo Fiorentino, Cresce poi la sua am- 
mirazione se consultando la storia vi legge il decreto 
con che la Signoria nel 1294 ordina 1 inalzamento 
di quella gigantesca fabbrica « Attesoché* la som- 
« ma prudenza di un popolo di origine grande sia di 
« procedere negli affari suoi di modo, che dalle ope- 
« razioni esteriori si riconosca non meno il savio 
« che magnanimo suo operare; si ordina ad Arnolfo 
a capo Maestro del nostro Comune, che faccia il rao- 
« dello o disegno della rinnovazione di Santa Repara- 
« ta, con quella più alta e sontuosa magnificenza, che 
« inventar non si possa, ne maggiore, né più bella 
« dall' industria e poter degli uomini, secondoche 
« dai più savi di questa città è stato detto e con- 
ce sigliato in pubblica e privata adunanza non do- 
« versi intraprendere le cose del Comune, se il 
a concetto non è di farle corrispondenti ad un cuo- 
ce re, che vien fatto grandissimo, perchè composto 
<c dell'animo di più cittadini uniti insieme in un 
«e sol volere. » («) Chi non crederebbe leggendo tali 
<( generose sentenze di aversi avanti agli occhi un 
« decreto del Senato Romano che vinto e soggiogato 

(a) Tal decreto è stato da me riportalo colle parole del Mi- 
gliore, che dice averlo letto nel Libro delle Riformagioni segnato 
1294. 



£{ MARZO 

(t mezzo ¥ Universo ordina Y erezione d' un tempio 
« a Giove. » Eppure tanta nobiltà di pensare capiva 
neir animo di quei cittadini ai quali il pubblico 
decoro fu sempre incitamento a magnanimamente 
operare. 

Cosa facile ne potrebbe riuscire il far parola 
di questo tempio se ci facessimo dal 1296, ed al 
contrario malagevole impresa sarà mai sempre se a 
cercare di esso le vicende addivenute anteriormen- 
te ci facciamo. Nulladimeno essendo d' avviso che 
aggradite potrebbero per avventura essere le notizie 
anteriori all' attuai fabbrica non ne parve ben latto 
il lasciarle sotto silenzio. 

Il luogo ove fu eretta la chiesa di S. Reparata, 
che air attuale preesisteva^ si vuole secondo il pare- 
re delT Abate Follini (a) e di molti altri eruditi, una 
porzione del vastissimo Campo Marzio, ove pare che 
lino dal tempo degli Etruschi esistesse un tempio 
dedicato a Norzia cioè alla Fortuna, il quale nell'in- 
vasione dei Romani dovette probabilmente andar 
distrutto per dar luogo a quello del Dio Marte, e 
siccome di tutto questo vi ha forte a dubitare per 
mancanza di autorevoli documenti che ce lo attesti- 
no, tralascerò di qui riportare quei non pochi au- 
tori che destituti di documenti scrissero lontani dal 
vero su questo oscurissimo punto. 

Mess. Vincenzio Borghini e Leopoldo del Mi- 
gliore ambedue scrittori eruditi dell'antichità nostre 
quanti altri mai, i quali poco o nulla dissero che 
avvalorato non fosse da autorevoli scritture, mi sa- 
ranno guida e sostegno nella mia narrazione. 

Sia pure oggetto di contrasto fra gli Storici 
T epoca della erezione di questo tempio, fa d'uopo 
però convenire che troppo tostamente vuole Giovanni 
"Villani edificata la chiesa di S. Reparata dopo la fuga 
e morte di Radagasio. Imperocché sino al prin* 

(a) Firenze antica e moderna toni. II. e. i« 



MAR Z 20 

cipio del secolo Vili, noti trovasi sia rotta menzio- 
ne di Chiesa o di Cattedrale di S. Reparata, e la 
prima volta che questa si trova ricordata si è in ini 
diploma presso il Capitolo Fiorentino fatto da Spe- 
cioso Vescovo di Firenze nel 724 nel quale si legge: 
infra Plebem et Episcopium Sane ti Ioaiinis Bapti- 
stae vel Sanctae lìeparatae. 

Un tal silenzio di detta chiesa per tre secoli, 
incominciando dal 407., anno della morte di Rada- 
gasio, rende dubbie le parole del Villani, che al 
cap. 61. del Lib. 1. della sua storia dice « K poco 
(( dopo fu rimosso il nome dalla Chiesa grande di 
« S. Salvadore in S. Reparata. » 

Che S. Reparata sia poi stata l'antica cattedrale 
di S. Salvadore, che preesiteva alla vittoria di Rada- 
gasio, è questo ancora un punto intorno al quale di- 
scordano gli storici*, alcuni vogliono che questa chie- 
sa esistesse prima della vittoria di Radagasio col ti- 
tolo di S. Salvadore, e che dopo il 407. si cangias- 
se unicamente il medesimo titolo nelT altro di S. 
Reparata*, altri che fosse fabbricata nel secolo V. 
Tale ne è l'autentica del Baldinucci che dice: (a) 
« Che questa Cattedrale fnsse intitolata S. Salvadore, 
u è chiaro per cinque testimonianze cavate dalla 
« vita di S. Zanobi scritta da S Simpliciano Vescovo 
« successore di S. Ambrogio » (b) Ma come potrem- 
mo noi dare piena credenza a questo storico se S. 
Zanobi sopravvisse molti anni a S. Simpliciano? 

Più a ragione d'ogni altro adunque sembrami 
che dicessero il del Migliore, e il Borghioi, mentre 
sostengono che non prima di tre secoli dopo la vit- 
toria contro Radagasio si costruisse ad onore di S. 
Reparata un Santuario, sul fondamento che fin d' al- 
lora non si conosceva calendario che facesse menzione 



(a) Vita di And. Tafi e. 13. 

(b) Trovasi questa vita alla Lai) r anziana al br.nco XVTI. in 
un libro in cartapecora il Cui titolo t „ Vìtat Sunciorum putruitt 
incera authori ec ,» 



0t6 MARZO 

di questa Santa; e di fatto Ricordano MalespinLi 
scrittore più antico del Villani, al cap. 39. della sua! 
storia, chiama la chiesa maggiore col titolo di S. Gio- j 
vanni e non già di S. Salvadore, e ciò che più av-I 
valora il detto di questo storico secondo il Richa, si 
è che in tutte le vetuste scritture presso il Capitolo! 
Fiorentino si trova il vescovo relativo al nome ah 
sua cattedrale chiamato Episcopus S. Ioannis, o Sl\ 
Joannis Baptistae Servus, o indignus Episcopus SA 
Ioannìs e Dante pure, che delle cose nostre tanto) 
vide addentro, chiamò la città nostra la Citta' dei 
Batista*, e Ovile di S. Giovanni i cittadini suoi: (a) di 
che semplice pieve fosse la chiesa di S. Reparata nejj 
724. lo attestano il Borghini (h) e il del Migliore (c)\ 
più il Borghini aggiunge che nell'anno 745 un col-jj 
legio di canonici vi esercitava il sacro culto, e che in 
progresso di tempo aumentatosi il novero dei cattoli-j 
ci, e così la chiesa di S. Giovanni rendendosi di trop-j 
pò angusta alla celebrazione dei vescovili uffizi, Idi 
più vasta di S. Reparata fu all' uopo prescelta: seb-l 
bene però 1' esercizio di tali funzioni non toglieva! 
per reciproco consentimento il grado di cattedrale) 
al tempio di S* Giovanni. fi 

Dunque S. Reparata non fu in principio che! 
semplice pieve; e non si dichiarò cattedrale chd 
nel Secolo XII. il che comprova pure un contratto, 
che si conserva nel Capitolo Fiorentino, rogato nel! 
1128. ai tempi di Lotario, nel quale si legge: « IoanM 
» nis Archipresbyter et Praepositus Ecclesiae et\ 
« Cartonicele S. Beparatae eoncedit in emphyteuA 
« sim ec* » 

Premesse tali osservazioni e pareri, ci faremo 
a parlare dell'antico edifizio di S. Reparata, che 
certamente noti potremmo meglio ravvisare, se non 

(a) Dante Inferno Canto i6. 
((,) T. i. pag. 353. 
(e) pag. 4 

(d) T: i pag; 181 



MARZO $7 

riportassimo quello che ne ha detto Stefano Rosselli • 
« Nel 1298 ella era assai grande e magnìfica, aven- 
« dosi per tradizione che S. Reparata fosse della 
« lunghezza dalle prime alle seconde porte del fianco, 
« e poco meno di quanto tiene la nave dì mezzo 
« della presente chiesa. La forma sua, e come stesse 
« per appunto non è così facile rinvenire, ne io fin. 
(( (Jtii non ne ho trovata altra notizia di quello 
a ne dice il Borghini nel trattato delle chiese, e 
« dei Vescovi Fiorentini-, cioè che ella era simile 
« alla Cattedrale di Fiesole, e alla chiesa di S. Mi- 
« niato al Monte. -E più sotto -Tengo bene che 
« la faccia sua fosse volta come queììu di S. Maria 
<( del Fiore, e che però fosse, come all'erma il Ber- 
te ghini, murata la porta principale dì S. Giovanni, 
« che secondo lui era anticamente verso il Veseova- 
« do, e dove era il coro, e ne fu levato per farlo 
a rispondere a quello di S. Reparata ec. » 

Ecco un idea dell' antica chiesa, or ne sembra 
Ornai tempo di far menzione di S. Maria del Fiore, 
così chiamata, dice il del Migliore, per alludere al 
nome ad all' arme della città, che è un gìglio, o 
fors' anco, aggiunge il Follini> allo stato florido in 
cui si trovava la Repubblica a quel tempo. 

Correva Tanno 1298. allorquando il Comune di 
Firenze, superbo di un' origine grande, e della po- 
tenza alla quale nel concetto dei popoli vicini e 
lontani era salito, intendeva a dimostrare con solen- 
ne indelebile monumento qual fosse la magnificenza 
che nudriva lo spirito de' suoi cittadini; per lo che 
commetteva ad Arnolfo di Lapo, unico vanto di Ar- 
chitettura de' tempi suoi, il disegno, e la direzione 
d' un tempio di cui Firenze non solo, ma Italia 
tutta potesse averne di eguali. Ben corispose l'opera 
di Arnolfo all' alto concetto de' grandi che la edi- 
ficavano, e agli 8 del Mese di Settembre del 1298* 
si celebrò la solenne cerimonia della benedizione 
della prima pietra per opera del Legato Cardinale 



S$? MARZO 

Piero Valerianò da Piperno, {a) con Y intervento di 
più Vescovi e Prelati, della Signoria e dei Magistrati, 
essendo allora |(jonfaloniere di Giustizia Borgo Mi- 
gliorati. Due iscrizioni antiche, delle quali una affis- 
sa alla parete esteriore della chiesa dirimpetto al 
campanile; l'altra composta dal Poliziano ad un lato 
della Sagrestia dei Canonici, danno conto della splen- 
didezza fatta in simile festività, (b) Sventura! già a 
decantare il generoso ardimento e la dovizia de Fio- 
rentini sorgevano le tre principali navate di questo 
Tempio, mercè il senno e Y opera del celebre Ar- 
nolfo, allorquando la morte nel 1300, e secondo 
altri, alcuni anni dopo, cotant' uomo toglieva alle belle 
speranze. Non indebolito pertanto nel magnanimo 
pensiero il Comune della nostra città destinava a 
successori e maestri del superbo lavoro, Giotto, Or- 
gagna. e Brunellesco. 

A qual somma ascendesse la totale costruzione 
di una tal fabbrica impossibile còsa è il rintraccia- 
re, imperocché perduti andarono, o per incuria dei 
custodi degli appositi archivii, o consumati dalle 
fiamme, i libri appartenenti a tale amministrazione, 
E poiché mi è avvenuto rintracciare alcune notizie 
delle quali non si tenne parola nel parlare dell'Opera 
di S. Maria del Fiore, giunge a proposito qui par- 
larne, ed all' uopo si presenta il parere del Villa- 
ni: (e) « E ordinossi per lo Comune alla fabbrica e 
« lavorio della detta Fabbrica una gabella di quattro 
« denari per lira di ciò che usciva dalla camera del 
« Comune, e soldi due per capo d' uomo. Le pri- 
« me spese furono incominciate dalla Piepubblica, 
<( e ad un libro esistente nell' Opera detto Agnus 

(a) Da alcuni si vuole il Cardinale Latino Orsini, ma questi 
morì nel 1*29^. mentre tal funzione accadde nel 1298. 

(b) Se ho ritenuto il principio della fabbrica del Duomo di 
Firenze nel 1298 e non nel 1294 come scrissero il Villiani e della 
Tosale non nel 1296 come opinò il Lami, si è appunto per que- 
sta antichissima iscrizione in faccia al Campanile coeva alla fabbrica.' 

(e) Lib. Vili. Gap. IX, 



MARZO 29 

a Dei, sì legge quanto appresso: » La Repubblica 
« 12.%, a di 6. di Dicembre assegna alquanti dauari 
« per lira all'Opera di S. Maria del Fiore dalle per- 
« sone allibrate. » E nello stesso anno leggesi altra 
ordinazione del Comune che dà all' Opera qualche 
cosa ogni testamento o codicillo, (a) 

Però il vero preciso valore di questo grande edi- 
ficio malagevole è, come dissi sopra, il rintracciare 
senza certi e sicuri documenti, atteso le immense 
voragini d' oro, che andarono impiegate nella com- 
pra delle pietre, della quantità dei marmi, del ferro, 
del legname, ed in fine le grandi somme che abbi- 
sognarono per la mano d' opera dei lavoranti. Ma se 
il del Migliore, che mostra aver qualche, se non 
certo, probabile riscontro su queste spese, asserisce 
che il solo campanile importò 11. milioni di fio- 
rini cT oro; se l'Aretino, parlando della magnificenza 
del popolo fiorentino ebbe a dire che la Repubblica 
avea fatte maggiori spese nelle di lei fabbriche, ed 
in ispecie in quella della Metropolitana, che in 
tutte le guerre che avea intraprese con tanti prin- 
cipi e Monarchi; se al Rè di Danimarca nel suo 
passaggio del 1474 da Firenze per dirigersi a Roma 
bastò la sola vista della Metropolitana per argo- 
mentare la ricchezza e la generosità dei Fiorentini, 
possiamo agevolmente congetturare che ad una som- 
ma di danaro assai rilevante giunse V importare della 
nostra Metropolitana, (b) 

(a) r Vedi a e. i3. 

{b) E curioso un' aneddoto di Leopoldo del Migliore su que- 
sto proposito. Quando già Y Edilìzio di §. Maria del Fiore faceva 
in sulla Piazza bella mostra, e che si era messo mano al Campa- 
nile, passò dì lì un cittadino di un' agiata fam'glia di Verona, il 
quale compresa la qualità dell'edilìzio, ed a che sijcsi arrivato 
sarebbe quando tutto fosse ultimato, preso da maraviglia disse non 
esser quella Fabbrica corrispondente alle forze della repubblica 
nostra. Sentitesi queste ed altre cose da lui proferite con un cer- 
to disprezzo al paese, fu posto in prigione ove dimorò per due 
mesi e reiteratamente chiedendo egli di qual reità fosse colpevole 
perchè venisse si a lungo detenuto, fu condotto alla presenza di 
Giovanni Ruggieri allora Gonfaloniere, il quale prese a dirgli 



3o MARZO 

Ma già bastantemente parlammo sulle diverse 
congetture e notizie intorno alla fabbricazione di 
tale edilizio, or fa di mestieri, che discendiamo in 
particolare a considerarne le sue bellezze. 

Non vi ha, per vero dire, cosa più ricca ed 
elegante di queir incrostatura a marmi di varialo 
colore che adornano tutto Y esterno. La sua politura 
e il suo brillante, quando è illuminata dal sole dan- 
no all' insieme una tal qual leggiadra vaghezza, che 
non è dato esprimere con le parole. L' immensa cu- 
pola, della quale sarò in breve a parlare, si alza 
centrale fra il coro, e due cappelle leggiadramente 
arcuate che le sì addossano: e dal quarto lato esten- 
desi la navata, avendo il tempio figura di croce la- 
tina. 1/ ampia pianga che lo circonda lasciandolo 
isolato fa mirabilmente risaltare la nobiltà della sua 
torma da qualunque parte si consideri, ma la mag- 
gior magnificenza rappresenta dalla parte del coro. 

Sopra pertanto ad un piano, ossia area di brac- 
cia quadre 22, 152* aUò 1* architetto la grande ba- 
silica in forma di croce, piantando la porta maggio- 
re con due altre a lato verso Ponente, e due altre 
per ciascun fianco. Distese il corpo della chiesa lungo 
in tutto braccia 260. e divise le tre navate con pi- 
lastri raddoppiati, e grossi braccia 4. e mezzo allar- 
gossi nelle crocerò braccia 166. affinchè si riducesse- 
ro le braccia della croce a figura proporzionata alla 
fabbrica, collocando tre tribune in forma ottagona (a) 
Oltre ai fondamenti, dice il Richa, fece cou molta 
considerazione ad ogui angolo delle otto facce quei 
dodici sproni di muraglie che rinfrancano gli angoli 
delle tre tribune, e doveano assicurare il peso della 



,, Conducete costai a veder© i! nostro erario acciò impari a par* 
,, lare, e conosca la potènza di questo popolo, che non un cara- 
,. panile, ma tutta la città potrebbe a suo talento adornare di 
,, marmi; e Sép Humco Mova << diteci a quel tempo INotaro della Si* 
„ griori.i, dic« cue allora seppe la causa delia sua detenzione. 
(a) Vasari , vita di Arnolfo e. o/j. 



MARZO 3l 

cupola che lo stesso Arnolfo vi avea disegnata, e 
she poi voltò il Brunelleschi. 

E qui è d' uopo avvertire che non essendo state 
trovate concordi le relazioni di parecchi che scris- 
sero su tal proposito sulle lunghezze, larghezze ed 
altezze di ciascun membro del? edilizio non trala- 
scerò di riportare quel che ne disse il Senatore Gio, 
Batista Nelli, (a) che al patrimonio di scienza, di cui 
fu mirabile posseditore, unì una intelligenza perfetta 
ielle fabbriche. « Dalla principal porta lino al 
I muro interno dell' ultima cappella sono braccia 
(( fiorentine 257., il muro in questa parte è grosso 
« braccia 3, e soldi 18. dimodoché tutta la sua lun* 
t( ghezza è braccia 260. e soldi 18. La sua larghez- 
[( za interiore nelle sue navate è di braccia 67, e 
[( soldi 2., e compresa la grossezza delle mura brac- 
J eia 73. e soldi 2. La navata di mezzo è braccia 
[( 28., le navate minori braccia 13., e braccia 4. e 
1 mezzo sono i pilastri di pietra che sostengono la 
r< volta. Nella croce, da un muro all'altro delle cap- 
t< pelle di mezzo sono braccia 154. e comprese le 
« mura braccia 160. e tutta l'area occupata da qtie^ 
« sto tempio comprese le mura ascende a braccia 
« quadre 22,1 52. » Avverte di più questo storico che, 
Arnolfo sotto questa fabbrica avea fatti scavare molti 
pozzi profondi per difenderla dai terremoti, i quali 
si credevano in allora cagionati dall'acque sotterra- 
nee: e di qui nacque la volgar tradizione dei Fioren- 
tini che Arnolfo scherzando dicesse. Dai terremoti 
t'ho guardai io y da fulmini ti guardi Dio. (b) 

Erroneamente poi pretendono alcuni, che l'ar- 
chitettura dell' interno del tempio pecchi in propor- 
zione per difetto del disegno d'Arnolfo. Non dissi- 
mulo che confrontando le navate coll'altezza della 
cupola e colle 160 braccia di spazio che occupano 
le tribune, queste navate compariscono molto corte} 

(a) Descrizione di S. Maria del Fiore carte £2. 

(b) Valéry voyages de Livourne Pise et Fiore lice e. 79. 



32 MARZO 

ma egli è da osservare, come pure avverte ed il! 
Lustri ed il JP. Jìicha (a) che cinque e non quattro 
furono gli ardii che disegnò lungo la navata quel-i 
r architetto', poiché pensava di giungere colla fab-ì 
brica fin dove esistevano i forni presso V ufizioj 
dell'opera. Invece dell'errore involontario di Arnol-i 
fo si addebiti piuttosto la villana pertinenza dei Fal\ 
conierì^ e de Bischeri, ohe ad onta di grandi offerte 
di danaro, non vollero ceder le case che possedeva- 
no dalla piazza del Duomo, e segnatamente dietro 
T attuai cappella di S. Zanobi. (b) 

Come naturalmente è agevole immaginare, una 
fabbrica così grandiosa non fu condotta a termine 
durante la vita di un uomo. Morì Arnolfo, e la per- 
dita di tant' uomo fu causa di un fatale troncamento 
al lavoro, il quale durò fino al 1 332., epoca in cui 
successe Giotto nella direzione del superbo edificio.! 
Nelle memorie del Rondinelli infatti si legge « 1331 
« si ricominciò la Fabbrica di S. Reparata già da più 
anni sospesa » e poco dopo havvi quest* altra me- 
moria « 1332. si provvisiona Giotto eccellente 
« Architetto perchè seguiti la Fabbrica di S. Maria 
« del Fiore, e non parta da Firenze. » Nuove in-* 
terruzioni seguono anche dappoi, e all' archivio del- 
l' opera si legge <c 1360. Vivendo in pace i Fio- 
« reatini si riprende a finire S. Maria del Fiore. » 



(a) Osserv. fiorent. tom. I. pag. 4- e Richa Lez. 3. tom. 6.. 

(b) Tuttavia che le navate compariscano corte in proporzione 
dell* altezza della cupola non sono superate nella loro lunghezza 
che da quelle della basilica Vaticana e di S- Paolo di Londra, 
come rilevasi dal seguente confronto ricavato dalla guida metodica 
di Roma del Melcìnoiii 

S. Sofìa di Costantinopoli lung. - - - Palm. 49 2 « 
S. Paolo sulla via Ostiense - h - - * - yy 5^2. 
S. Petronio di Bologna -------- t , 6^5* 

Metropolitana di Milano - - - - - - - ^ 5o6. 

Metropolitana di Firenze - - - - . - - ,, 669, 

S. Paolo di Londra --------- ,,710. 

Basilica Vaticana dalla porla alla cattedra * „ 837, 



MARZO òò 

Il tempo che fu impiegato nel compir tutta la 
fabbrica fu di circa 166, Anni, e molto prima si 
sarebbe essa terminata se, come dice il Villani, non 
si fosse richiesto qualche volta di tralasciarla a ca- 
gione delle intestine fazioni, e disastrose guerre che 
ebbero i Fiorentini. Da tal lunghezza di tempo ne 
derivò che quando in Firenze si voleva spiegar qual- 
che cosa che non giungesse mai a fine, teneasi T usa- 
to proverbio: - La non sarà t* opera di 5, Maria 
del Fiore. - 

Tal periodo di anni diede luogo ancora ad altre 
mutazioni di architetti chiamati dalla Repubblica a 
succedere a quei che di mano in mano mancarono, 
A Giotto successe Taddeo Gaddi, Andrea Orgagna, 
Lorenzo Filippi o di Filippo e finalmente il famoso 
Brunellesco, (*i) cui fu dato lasciare alla patria un 
monumento di architettura, che sarà oggetto d* invi- 
dia per Y Universo, 



APRILE 



LA CUPOLA 



Tanto è magnifica questa cupola, che a buon 
dritto sì può chiamarla insiem col Gellini: « La. 
a maraviglia delle cose belle )) Trovasi nell' opera 
una deliberazione del 31. Dicembre 1436. colla 
quale si ordina al Brunelleschi la lanterna della 
Chiesa, e che piacemi di qui riportare (3) <c Deliberasi 
<c di dare la Lanterna a fare a Filippo Brunelleschi 
« preferito agli altri artefici, cioè Lorenzo di Bai> 
c< tolo, Antonio M anetti , Bruno di Ser Lapo Mazzei, 
<( e Domenico Stagna taio che presentarono i loro di- 
ce segnj alla presenza di Teologi di Dottori di Ar- 
ce chi tetti, che eleggono quello di Filippo, di mi- 
« glior forma, più. forte, più luminoso, e più difeso 
« dall' acqua. » 

L'Arcivescovo S. Antonino salito in alto con 
tutto il suo clero, compì il rito della benedizione 
della prima pietra. <c Quando a Filippo di Ser Brunel- 
lesco, ( scrive Cicognara ) fu data Y impresa di 
lanciare la gran cupola che aveva atterrito tutti gli 
altri architetti nazionali e forestieri, questo felice 
ingegno, più indipendente de' suoi contemporanei, e 
più fino osservatore di quelli che lo avevano prece- 
duto, non si lasciò sedurre dalle abitudini, e dal 
gusto dominante, né da tanti inferiori modelli, che 
trovò esistenti, quantunque accreditati. Il suo sguardo 
penetrante si elevò al di sopra di quanto intorno a 
se vedea di più insigne. I suoi antecessori aveano 
pure veduto gli avanzi dell' antica Roma*, ma poco 
profìtto ne aveano tratto a fronte di ciò che egli 
conobbe potersi a vantaggio dell' arte dedurre. Egli 



APRILE 35 

si fissò lungamente ira que' resti della grandezza e 
del gusto greco romano, e misurando i monumenti, 
e combinando i rapporti delle parti fra loro, ne 
trasse tutte le conseguenze che la costruzione, Tele- 
ganza, la grazia e le più simmetriche proporzioni 
presentano ad un occhio sagace indagatore di quelle 
Bellezze. Egli seppe conoscere praticamente la dif- 
ferenza tra gli ordini} ne vide le più costanti e 
motivate applicazioni. Considerate tutte le volte e le 
arcate, esaminato il taglio e la connessione delle pie- 
tre la forma e la disposizione de' mattoni, la par- 
simonia e la qualità de' cementi, si formò una teorica 
profonda e ben calcolata, colla quale potea fidarsi al 
più difficile cimento di cui la stessa antichità non 
gli offriva modello. E questa la prima cupola doppia 
che sia stata elevata, ed eccede considerata da se 
quella di S, Pietro a Roma, Non vi fu diligenza 
che T architetto non ponesse ad opera di si mirabili 
lavoro. Diede tutte le dimensioni di mattoni che 
dovevano costruirsi con forme calcolate, e determi- 
nate a spina di pesce segnando tutte le commettiture 
ed ugnature dei legnami con modelletti di cera. Egli 
visitava la creta, le forme, le fornaci, e ogni altro 
materiale occorrente. Portò a tal segno la sua vi- 
gilanza e il suo impegno che il lavoro non lascia- 
va mai di progredire colla solita rapidità, e fece co- 
struire sul sito osterie e cucine per comodo dei la- 
voranti, che non perdevano in tal modo il tempo 
necessario per salire e discendere da si lunghe scale, 
e tanto meno si distraevano dall' opera giornaliera. 
Lasciò anche il modello della lanterna che dovette 
pur fare in concorso di un numero infinito di emu- 
li, i quali non furono capaci di immaginare per ove 
egli avesse aperto Y adito a salire fino alla palla. In- 
terrogato su questa difficoltà, che pareva insormonta- 
tabile, tolse un pezzetto di legno che turava uno 
dei pilastri, e si vide la scala in forma di canaio 
con staffe di bronzo per dove agiatamente e con tutta 
sicurezza si ascendeva. » 



36 APRILE 

Immaginò doppia quest' insigne architetto la 
cupola all' oggetto di preservare le interne pareti 
dalle filtrazioni dell' umidità, che non piccol danno 
avrebbero arrecato alle pitture e mosaici che vi si 
fossero fatti per poter dare all' esterno una forma più 
acuminata onde maggiormente piramideggiasse e fa- 
cesse di se bella mostra, ed all' interno un sesto 
alquanto più vicino al semisferico, perchè gli ornati 
vi si potessero meglio situare, e finalmente per aver 
comodo di praticare nell' intervallo delle due volte 
scale, catene, contrafforti e emissarj per la pioggia. 
Il tamburo di questa cupola è alto braccia 21 e di 
tali pezzi di macigno è murato, o sivvero incatenato 
che alcuni tirano quanto è la lunghezza della fac- 
ciata di un ottagono, Il medesimo è vestito al di 
fuori di marmi appunto simili alle pareti, e dovea 
essere ancora più bello nel suo disegno, per un log-? 
giato che avea a formare una corona alla cupola. 

Il Brunelleschi ideati avea diversi disegui di 
questo esterno ballatoio o loggiato, ma per la incu- 
ria dei magistrati dell'opera, essendo slati smarriti, 
Baccio d' Agnolo ne improntò uno del tutto nuovo, 
ed incominciò ad eseguirlo nella parte rimpetto al 
Palazzo Guadagni, oggi Riccardi. Tornato da Roma 
a Firenze il Buonarroti,, e vedendo che per la fab- 
brica del ballatoio si tagliavano le morse lasciate 
fuori con giusta ragione dal BrunelJesco, non potè 
frenarsi dall' esclamare che se tagliavansi le morse 
]a cupola avrebbe diminuito in saldezza, che Baccio 
d'Agnolo avea formalo una gabbia da grilli anziché 
un ballatoio, e che la circonferenza della cupola ri- 
chiedeva altro più esteso lavoro, e con diverso modo, 
;»rte e grazia costruito. Tali accenti di indignazione, 
proferiti da un uomo giunto al colmo della gloria, 
furono a sufficienza a far si che sospeso restasse il 
proseguimento dell' intrapreso lavoro, ed a sollecitar 
Miehelangiolo a presentare un proporzionato disegno 
per il nuovo ballatoio al Cardinale Giulio De Men 



Aprile 3{f 

dici. Le molle dispute che si fecero su quel disegno 
ne produssero l'assoluto rigetto ed intanto quel capo 
d'opera è riinasto incompleto aJT esterno, (a) 

La pianta della cupola è ettagona, così, ove i 
lati si congiungono furono murati con somma mae- 
stria da costoloni di marmo per meglio incatenarli 
fra loro, e questi restringendosi a misura che si av- 
vicinano alla sommità, sono' ivi collegati insieme 
per mezzo di un ricingimento di marmo che for- 
ma il bordo della piatta forma, ove si eleva la su- 
perba lanterna che sola rimase imperfetta alla morte 
del Brunelleschi, e della quale più volte andava di- 
cendo il Buonarroti quando pensava a cotnporre 
quella del Valicano a Roma te Che si poteva imita* 
« re ma non fare più bella, j) 

Intorno alla lanterna ricorre uria ringhiera con 
parapetto di ferro, il primo ordine è formalo di otto 
pilastri corintii scannellati, i quali vengono con gra- 
zia fiancheggiati da altrettanti sproni di marmo 
forali da un arco che da luogo al passaggio delle 
persone. Otto mezze colonne dell' altezza dei pila- 
stri fanno ornamento alla luce degli otto fìnestroni 
e sostengono gli archi che arrivano sotto all' archi- 
trave, il quale posa negli angoli sopra i suddetti 
pilastri. SulT architrave è collocato un fregio con una 
ricca cornice diligenteinerite intagliata: e ornato di 
rilievi segue il secondo ordine della lanterna, vale 
a dire la volta che muovesi dalla cornice, e ter- 
mina in alcune nicchie separate Y lina dall' altra 
da otto candelabri. Ingegnosa è la scala che conduce 
fino alla sommità della croce, cavata in uno dei pi- 
lastri, fatta a pozzo còri due ordini di maniglioni di 
bronzo per i quali si può agevolmente ascendere* 
Ritornando alla cornice su questa s'inalzala perga- 
mena o cuspide composta di òtto porzioni di cono 
le quali vengono a costruire una piramide di marmo 

(a) Vasari tom. i. pg. qG. 3 3, 35. tom. 2. lag. 28. e Gì* 
tielli pag. 39. 40. 42. 



B8 APRILE 

fermata di dentro da un' armatura e collegaziohe i 
stupenda di cerchi, di spiaggioni^ di staffe di ferro I 
e di travi di castagno. Quattro pali di ferro passano ! 
nella palla per un' intelaiatura di bronzo alla quale i 
è raccomandato un' altro palo di ferro, che passa i 
nella croce, alta da terra braccia 196. sebbene il 
Vasari ed il P. Ridia portino l'altezza totale del- 
l' Edifizio a braccia 262. («). 

La palla con la soprapposta croce di rame, fu 
eseguita dal celebre Andrea del Ver rocchio ed il 
nodo da Giovanni di Bartolo (b). Secondo il del 
Migliore fu questa collocata al posto nel 1474. e 
secondo il Baldinucci il 28. Maggio 1472. epoca 
che a dire del primo Scrittore fu riguardata come 
quella che segnava il compimento della gran fab- 
brica, sebbene L autore della Metropolitana Fioren- 
tina la porti soltanto al 1 456., e Y autore della Fi- 
renze antica e moderna a cinque anni dappoi*, e 
siccome tutti possono aver ragione di dare a questo 
edifizio T epoca del suo termine, ( poiché bisogna 
intendere come lo considerassero finito ) mi limiterò 
soltanto ad accennare che nel 1466. i Arcivescovo 
Neroni con tutto il suo clero e con solenne Te 
Deum, celebrò la funzione per la consacrazione del- 
l' ultimo marmo. Nel 1602. pure l'Arcivescovo Ales- 
sandro de' Medici ( poi Papa ) con devota proces- 

(à) Il Sig. Fan tozzi nella sua guida storico=<nrtistica di Firenze 
ci da dettagliate le dimensioni di queslo edifizio, che dice ave* 
verificate con la più scrupolosa diligenza. 

Dal pavimento al ; iano del primo terrazzino Ove ha princi- 
pio il tamburo - - - - - _.,- - x - - - B. ni, — . 

Altezza del tamburo ---*-- ---_,, 21, ■»— . 

Detta della volta ------- - - - ^, 55. 

Idem dell' occhio della lanterna - - - - *• „ 6. i5- 

Idem della lanterna compreso la cuspide - - „ 33. 5. 

Idem del bottone ove posa la palla ■.--'*,, i. — . 

Diametro della palla --------- ,_, 4-5. 

Altezza della croce --------■*-„ 3. i5. 



Totale B. 196. 
(Jj) Vasari Pag, 396. 



•• 



APRILE 39 

sione salitovi vi collocò due cassette di reliquie ac- 
ciocché i Santi la guardassero dai terribili colpi del 
cielo, e lassù fu per memoria incisa un iscrizione 
che qui riporteremo tale e quale sta impressa: 

CLEMENTE Vili. PONT. MAX. 

ALEX! MEDICI EPI CARD: PRAENEST*. ARCH: FLOU! 

ET FERDINANDO MAGNO DUCE ETRURI 

SUPPL1CANTIBUS 

IN HAC PIXIDE SOLEMNI RITU REPOSUIT 

DIE XV. DECEMBRIS AN. SAL. MI3C1I. 

P0NTD7. SUI XI. UT FLORENTlAE IN CRUCEM 

AENEAM IN SUMMO MAX TEMPLI 

FORNICE ERIGENDAM AD REPELLENDOS 

FULMINUM IMPETUS INCLUDERENTUR 

E qui ne rimane a dire alcun che della palla 
composta di otto pezzi collegati insieme, e sebbene 
ne sembri a vederla cosa impossibile, pure dall'ap- 
presso calcolo resulta che la piramide sostiene un 
peso di libbre 7,174. tra ferro e rame 

Bottone &. 1290. — . - 

Palla „ 4804. ~. ~ 

Croce . „ 1080. — . - 

Peso totale £. 7,174. — . ~ 

Sebbene il Baldinucci citando i libri dell'Ope- 
ra (a) modifica quel calcolo come appresso: 
Bottone . &. 1 000. e vi capiscono St. 21 1/2 grano 
Palla . . « 4368. « « « 300. detto 
Croce . . « 791. 
Palo di ferro « 770. 

Peso Total e £. 6929. 

Conchiuderò di questa cupola dicendo: che ve- 
ramente pare che Brunellesco combatter volesse col 
Cielo, come par veramente che combatta la sua cu- 

(a) Tom. IV. pag. 27. 



4o Aprile 

pola; e certo può dirsi che gli antichi non levarono 
così superbamente le fabbriche loro (a), conciossia- 
chè ella siede maestosa in tanta altezza da domina- 
re i monti circondari a Firenze. Ma poiché questa 
mole immensa dovette pur troppo provare non po- 
che volte i colpi irreparabili di Cielo nemico, avan- 
ti che io venga a capo della mia narrazione soffra 
in pace il lettore che io riporti qui le più gravi 
percosse che ella dovette patire. « 1492. 5. Aprile 
« venne una saetta, che rovinò gran parte della per- 
« gamena, non senza presagio di quei futuri mali, 
« dice Amaddio Niccolucci, che vennero dipoi alla 
« città, nella morte del magnifico Lorenzo de' Me- 
« dici il vecchio » In un diario alla Magliabechiana 
Jeggesi quanto appresso: « 1 495. 9. d'Agosto un Ful- 
« mine ruppe una colonna della lanterna. » E nel seco- 
lo seguente raccontasi di altri più terribili accidenti. 
« 1578. 3. Novembre a ore 11. fu uno stranissimo 
a tempo: cascarono due fulmini sulla cupola di S. 
« Maria del Fiore con gran rovina di marmi, dei 
« quali uno, che cascò sul canto di via dei Martelli, 
ce pesava Libbre 800. » 

Otto anni dopo si ha notizia di altro fulmine 
caduto su questo edifizio il 28. Agosto che portò al- 
cuni rottami della lanterna fino in Borgo S. Loren- 
zo, e strepitoso poi fu quello del 27. Gennaio 1600. 
11 del Migliore a e. 1 4. della sua storia così ne parla: 
« Reiterovisi sulle cinque ore di notte simile acciden- 
te te con grandissimo strepito, e danno; venne a ter- 
« ra la palla e la croce con infiniti marmi con tal 
« veemenza e forza scheggiati, che corsero fino a 
« mezzo la via dei Servi} alle persone quivi vicine 
« abitanti tale fu lo spavento che chi racconta il 
« fatto asserisce, che restati sbalorditi, parve loro 

(a) Confrontando la cupola di S, Maria del Fiore con quella 
di v S. Pietro di Roma, e con la volta semisferica del Pantheon 
( le maggiori che esistono ) si trova che quella di Firenze le su- 
mera ambedue nell'altezza e nel feiicnetro della base. 



APRILE /[l 

« arrivata la fine del Mondo. » 1/ accademico fio- 
rentino Matteo Cutini compose il seguente ritmo 
sopra quella rovina (a). 

Valde magnum coeli fulmen 

Valde magnum Florae cui mei* 

Ista nocte teligit 

Debes florem flora fiere, 

Et conqueri, quare quaere 

Tanta moles concidit. 
Né qui ebbero termine le percosse delle quali 
fu bersaglio questa superba mole, poiché si ha noti* 
zia di una saetta quivi caduta il 23, Agosto del 
1699., la quale andata a percuotere nella pergamena 
per di dentro fece cadere molti pezzi di marmo, 
mentre si celebrava all'altare del coro la messa can-* 
tata dal Canonico Salviati in tempo appunto che si 
alzava la sacrosanta Ostia, ondechè trasportato il 
Sacramento sotto il baldacchino all'altare allato a 
quello della croce, la si finì di celebrare la Messa, 
Finalmente resta a parlare del ultimo fulmine dal 
quale fu investito questo tempio nel 1676. ai 13. di 
Giugno, il quale rovesciò parte della lanterna e di 
uno dei costoloni angolari, quello cioè che guarda la 
Casa dei Gondi, al cui risarcimento presedè Y Ar«* 
chitetto dell' Opera Zanobi Dei-Rosso. 

Breve digressione mi sia qui permessa. Se Til-* 
lustre Franklin a furia di osservare pervenne a fare 
scoperte insigni sulla elettricità, se giunse pur con 
lo studio a domare e padroneggiar le saette, come 
non si pose ogni studio fino dal primo principio 
di si utile scoperta a liberare il superbo edificio da 
siffatte percosse con dei parafulmini? Ardua ne sareb- 
be l'impresa, egli è vero, da apporre al di sopra della 
grande altezza quelle spranghe di ferro, ma dal sue- 



(a) Dopo tale avvenimento, il Granduca Ferdinando I. allora 
regnante, ne commise a Giulio Parigi e Gherardo Mechi la ri- 
para/àone, e la spesa si vuole superasse i i&. mila scudi* 



4^ APRILE 

ciato delle disgrazie ne' secoli trapassati avvenute, 
come non dovremmo noi superare ogni difficoltà affi- 
ne di tramandare incolume ai posteri nostri il ma- 
raviglioso edilìzio? 

Abbastanza avendo tenuto ragionamento su que- 
sta fabbrica, testimonio durevole della munificenza 
di un popolo, e della gloria che col proprio inge- 
gno si acquistò un cittadino, conchiuderò con un 
ingegnosissimo enimma composto dal Malatesti nel 
secolo 16. in lode della cupola del Duomo. 

« Se T abito ho vario, il quale costa un tesoro, (a) 
« Se all'opra si riguarda, e senza crine 
« Mostro sempre scoperto il capo d'oro. 
« Posso entrar nelle cose alte e divine, 
« E pur porto la croce, e non Tadoro, 
a Perchè all'ultimo questa è la mia fine. » 



(a) Pare che questo verso non già giunto a noi nella sua legit- 
timità, forse per colpa degli Editori, essendo esso di troppi piedi. 



MAGGIO 



FACCIATA 

Non sembri strano se io asserisco che sette fu- 
rono della Metropolitana le varie facciate or di le- 
gno, or di tela, or di pietra. Cinque, cioè la prima, 
seconda, quinta, sesta e settima > resiarono fisse al- 
quanti anni*, due, cioè, la terza e la quarta, furono 
provvisorie. 

PRIMA FACCIATA 

Gol disegno di Arnolfo venne incominciato 
innalzamento della prima facciata. Quel disegno (a) 
sembrava formare nelle incrostature e nei colori dei 
marmi un felice nesso col corpo della gran fabbrica. 
In ordinato spartimento erano intarsiati dei quadrati 
3 delle formelle simili in gran parte all'ornamento 
ssterno del Battistero del nostro S. Giovanni. Fra 
questi quadrati stavano le tre porte abbellite di ar- 
chitettura quasi eguale all'attuale che riveste le due 
porte di fianco, Tuna presso il campanile, l'altra in 
faccia a via del Cocomero. Nella stessa linea delle 
tre porte principali, quattro nicchie vuote erano sor- 
montate da due finestre oblunghe, presso le quali 
pedeansi due occhi di vetro, ed uno più grande iti 
mezzo della sommità. 

Cessò di vivere Arnolfo di Cambio, e la fac- 
ciata che da terra elevavasi almeno di un terzo restò 
incompleta. 

(a) Un disegno della facciata di S. Maria del Fiore principiata 
la Arnolfo prima di quella di Gioito trovasi iiell" Uffizio dei Bi- 
rillo nella stanza del Caliere. 



44 MAGGIO 

SECONDA FACCIATA 

La fama di Giotto tanto decantata dal Boccac- 
ci 0, (a) 

Noster quod suo aevo non fu.it 
cip e Uis s up e rio r 

produsse il di lui richiamo a Firenze pel disegnò 
del Campanile (0) Messo mano al lavoro formò tosto 
quest'architetto il concetto di rinnuovare la facciata, 
perchè per la maniera gotica, per le statue, colon- 
ne, rilievi nicchie e logge, essa accompagnasse piut- 
tosto il ricco campanile, che l'esteriore edilizio della 
chiesa. Al fine di dare un esatta descrizione di questa 
seconda facciata, non potrei meglio farlo che col 
riportare quello ne dice il Rondinelli in una colle- 
zione di scritture. « Era la facciata con architettura 
(e tedesca tirata su, condotta quasi al mezzo, tutta 
« piena di bellissime nicchie destinate per statue* 
« che ne' tempi posteriori si andarono collocando, 
« parte erano del famoso Donatello, e parte da altri 
« scultori artificiosamente lavorate* con bellissimo 
a ordine disposte e scompartite* vi si vedevano alcu- 
« ne cappelle sparse, divise e sostenute da bellissime 
« e variate colonne, altre lisce, e altre attortigliate* 
« talmente, che la varietà dei marmi* dei porfidi, e 
(( la diversità delle statue e delle colonne faceva una 
« molto ricca apparenza, e con maestà empiva la 
« vista de' riguardanti. Era la porta principale messa 
« in mezzo da quattro Evangelisti a sedere in quat- 
« tro nicchie di marmo grandi, e assai maggiori del 
« naturale, i quali furono poscia collocali nelle quat- 
<( tro cappelle della Tribuna del Sagramento. So- 
<c pra la detta porta veniva una vaga e bella cappel- 
« letta, nella quale era un'immagine di nostra Donna 
« di marmo a sedere con Cristo piccolo, che con 
« bella grazia le sedeva sopra un ginocchio, et ella 

(a) Genealogia degli Dei lib. XV. 



M \ G G I O 45 

ti aveva gli occhi lucenti, che parevano veri, percliò 
« erano di vetro, ed era messa in mezzo da una sta- 
« tua di S, Zanobi, e da un' altra di S. Reparata, e 
« due bellissimi Angioli aprivano un padiglione che 
« di panno appariva, sebbene era di marmo. Sopra 
« la porta che è allato alla principale dalla sinistra 
« mano all'entrare di verso alla via de Martelli in 
« altra cappella era scolpita la Natività di nostro Si- 
« gnore con molte figure di pastori e di animali, 
a Sopra all' altra porta che è di verso al Campanile 
« era con molte statue rappresentalo il Transito di 
a Maria, la quale si vedeva morta giacere, e Cristo 
« che T anima di Lei strettamente teneva in braccic; 
(( e tutti gli Apostoli che il corpo morto circondavano, 
a E per tutta la detta facciata tra le molte statue 
« die vi erano, altre rappresentavano alcuni santi 
« della Chiesa, come Santo Stefano, San Lorenzo, 
« San Girolamo, Sant'Ambrogio et altri simili. Al- 
ce tre dimostravano Y effige di uomini illustri di quei 
« tempi, e fra queste eravi quella di Papa Bonifazio 
« Vili, a sedere col regno papale in testa in mezzo a 
« due Diaconi parati e ritti Eravi parimente la sta- 
« tua di Messer Farinata degli liberti, che nel eon^ 
« siglio dei Ghibellini tenne egli solo che Firenze 
« non fosse distrutta (a) siccome ancora eravi la 
<c statua di Coluccio Salutati, di Giannozzo Manetti, 
« del Poggi e cosi molte altre simili (b) che se la 

fa) Vedi Calend: del 18/^. Ediz: 1. e. 90. gì. 

(//) Le statue rimosse da questa facciata, fortunatamente si ri- 
sparmiarono, ed oggi ci offrono grata memoria di Un' opera disgra- 
ziata, quanto magnifica. Quattro di queste statue vedonsi nel!' in-* 
temo della Cattedrale. La statua presso al deposito Ottoboni è scol- 
pita fi 1 Donatello, e rappresenta Poggio Bracciolini Canceili're 
della Repubblica Fiorentina; l'altra nella nicchia corrispon lente, 
parimente di Don tello, indica Giannozzo Manetti Cancelliere delia 
stessi Repubblica; quella accanto alla porta dei Canonici è il 
Re Ezechia; la quinta nella nicchia corrispondente ricorda il 
Re David incoronato. Un simil numero di statue che trovava usi 
pure nella facciata si vedono adesso nelle Cappelle presso la Tri*» 
buua di S. Zanobi; furono queste scolpite da Donatello e rappreseli-, 
tano i quattro Evangelisti. Che le altre quattro statue, oggi 



43 MAGGI Ó 

« detta facciata si fosse condotta alla sua perfezione, fcj 
<( sarebbe stata degna faccia della stupenda Fabbrica* 
« di quel Tempi oj uè punto inferiore alla magniti- ! 
u cenza del restante di quell'edilizio (a). » In tali 
guisa pel decorso di 253. anni, cioè dal 1334, 
a tutto il 1587. restò la facciata imperfetta, quando aj 
Benedetto Uguccioni, allora provveditore dell' opera, 
venne in desiderio d' impegnare il Granduca Fran- 
cesco de Medici a farne una più bella, e vuoisi chei 
tal manìa le fosse instigata dal consiglio di Bernardo, 
Buon talenti. Quest'Architetto, pel favore grande di 
che onoravalo il Granduca, si lusingò che a lui sa- 



visihjli al princìpio del Poggio Imperiale siano veramente nltrcl 
della f*icci«*ìa ? lo addita il vuoto che ciascuna ritiene dalla parte 
f)i dietro, segno manifesto, come n >ta l'Osservatore fiorentino, d\ 
essere state in tarile nicchie disposte. Rappresentano esse i quattrei 
celebri poeti Omero, Virgilio, Dante, e Petrarca; mentre all'op 
posto comparivano nella facciati* per i quattro profeti maggiori 
Era solenne costumanza presso i Greci il consacrare alla memoria 
de' virtuosi cittadini statue e ritratti; e tutte le contrade d'Alene» 
abbondavano ìli simulacri ( Ved. Corri. Nep. in vita Alcibiadis. 
La statua di Bonifazio VH1. essendo ridotta in pezzi, erasi da' 
»Sigg. Bartolini abbandonata sul suolo del loro giardino in Valfon-1 
da, oggi dei Si g. Stiozzi-Ridolfi, il qual giardino quando appaiteli 
ne alla giurisdizione del Senator Vincenzo Riccardi occupò 1; 
penna di Francesco Redi ( Dit: pag: 29. ) 
....... Nel bel giardino 

Ne* bassi di Gualfonda inabissato 
Dove tiene il Riccardi alto dominio, 
11 gran Palagio, e di grand' oro ornato 
Ride un vermiglio ebe può stare a fronte 
AI Piropo gentil di Mezzomonte. 
11 medesimo Senatore Riccardi provvide al restauro di questa 
Statua, die ancora ai giorni nostri sopra un imbasamento gran- 
dioso si vede murata. £ più giova forse notare, che se queste sta- 1 
tue furono lavoro di artefici vissuti nel secolo XV. e posterior 
a Giotto, conviene dire che tali statue si andassero facendo d: 
mano in mano, e che fossero di mano in mano collocate nella fac- 
ciata in luogo delle antiche, che certamente saranno esistite. 

(a) Chi brani asse vedere qual fosse il disegno e la forma di 
questa facciata si porti nel primo chiostro del Convento di S 
Marco, e tra le lunette del portico dipinte dal poccetti, dal Ros- 
selli, e da altri si volga ad osservare quella del lato meridionale. 
e troverà in quella rappresentante S. Antonino Arcivescovo di Fi-, 
renze } che nel i\fò. fa solennemente il suo ingresso in Duomo 
la cui facciata è il disegno di quella di Giotto esistita fino al i58n 



MAGGIO 47 

ebbe stata affidata la commissione di riedificarla, 
: si vuole che presso di lui sollecitasse il consenso 
>er questa vandalica operazione, eseguita in pochi 
jiorni per un cottimo stabilito in Scudi 225 pcrlo- 
me nulla si salvò ad eccezione delle statue princir 
)ali. 11 Rondinelli nelle sue scritture dice: « che 
( non vi fu marmo alcuno che si cavasse intiero, 
( fino alle colonne stesse furono spezzate, che fu 
t nel vero un compassionevole spettacolo, princi- 
i palmente nel rovinare la detta facciata, e secon- 
i diariamente nello spezzare que' bei marmi e por- 
( fidi con tanto artifizio lavorati, che se pure al- 
( meno si fossi no levati interi, avrebbono potuto 
( servire per ornamento di molti altri luoghi con 
e utilità dell' Opera, che gli avrebbe potuti ven- 
( dere qualche centinaio di scudi. » Non sono artista, 
na una breve riflessione. Fosse pure Tarchitettura 
lei sedicesimo secolo più moderna, giusta cosa non 
ira il por mente avanti di cingersi a rovinare quella 
Facciata, che presso il Campanile di gotico disegno 
aulla si potea di meglio adattare che quella di Giotto} 
I che qualunque altra sul gusto moderno ne fosse 
>tata inventata , avrebbe sommamente discordato, 

TERZA FACCIATA 

Questa facciata fu provvisoriamente eretta quan- 
do tuttora esisteva quella di Giotto incompleta. Nel 
1515. in occasione del ricevimento in Firenze di 
Papa Leone X. a di cui contemplazione furono date 
splendidissime feste, s' incaricò jàndrea del Sarto di 
fare una facciata di legname dipinta. E qui giova 
avvertire che Andrea non adorno di legnami dipinti 
la sola parte non terminata da Giotto, ma dice il 
Vasari che ei la costruì tutta di nuovo sovrapponen- 
dola all' altra di marmi. Sono parole del medesimo 
<i Nel 1515. ei (Andrea ) fabbricò tuttala faccia- 
<c ta di legname, e lavorò in diverse storie di cliia- 
<( ro-scuroj e Y archittura di quest* opera fu di Ja- 



48 MAGGIO 

« copo Sansovino; e similmente alcune storie d.| 
« basso rilievo, e di scultura con molte figure, Ftl 
« giudicato dal Papa ( Leone X. ) che non polevajl 
<( essere queli'edi tizio più bello, quando fosse stato di]] 
« marmo. E ciò fu invenzione di Lorenzo dei Medici 
« padre di quel Papa (a) » Compiute in Firenze le 
feste per il ricevimento di Leone X. fu tolta la prov«j] 
yisoria facciata di Andrea del Sarto sotto cui rimasta 
per anni 73. 1* antica di Giotto, finche verso i| 
1 j88. come abbiamo osservato non venne demolita: 

QUARTA. FACCIATA 

Doveansi nella Metropolitana celebrare nelji 
1589. li sponsali di Ferdiuando I. con Cristina di 
Lorena quando s' immaginò una provvisoria facciata) 
onde non lasciare alla vista dei RPv: Sposi, e dei 
pubblico in si fausta circostanza la parte principale! 
esteriore del tempio deformata. Sei quadri e sei stai 
tue di somma grandezza servivano ad occupare molti!] 
parte delle spogliate pareti. I quadri in tela mostra-j 
vano 1. il martirio di S. Reparata protettrice deliaca 
Repubblica, dipinto dal Passionano 2, di mano di 
érto. Batta- Poggi genovese il concilio tenuto in) 
Firenze da Papa Eugenio IV. 3. di Federico Zitc-i 
cheri TAnnunziazione di Maria, 4. di autore incerto! 
T adorazione dei Magi. 5. di Batista Naldini la vi- 
sitazione di Maria, e 6. di Gregorio Pagani la Na- 
tività di Cristo. Le statue formate di gesso e telajj 
denotavano Santi fiorentini: e dopo le dimostrazioni : 
di gioia per 1' effettuato real matrimonio, i dipinti ej 
le statue furono nell'interno della cattedrale situate.! 
I primi sulle porte principali, le seconde sopra un 
ppposito piedistallo lungo le navate minori, (b) 

(a) Il Vasari sostiene in altra parte che tal facciata si fece! 
per ordine di Giuliano dei Medici, figlio del Magnifico, e lo sol 
stiene giustamente, perchè Lorenzo nel 1 5 1 5 . era morto 

(Z>) Questi quadri e statue posti Dell' interno del tempio furo- 
no tolti ai nostri giorni Dell' ultima restaurazione della Chiesa. 



MAGGIO 49 

QUINTA FACCIATA 

Trascorsi circa 47. anni avanti che s' incomin- 
ciasse a fissare un altra facciata, piacque a Ferdinando 
II. di rinnovare Y impresa, e l'Accademia Fiorentina 
ricevè da quel principe Y incarico di comporne i 
disegni. Il 4. Novembre 1634. furono esposti in una 
Sala del Palazzo Vecchio, e quindi esaminati e man- 
dati a partito dall'Accademia, che dopo non pochi 
contrasti vinsero quelli dei Silvani e di Baccio del 
Bianco (a) Il Granduca ordinò che si prendessero le 
parti migliori di questi due disegni ed il Silvani le 
esponesse per Y esecuzione. L* architetto Pieratti fu 
prescelto ad effettuarlo in marmi, ed ai 22. Ottobre 
del 1636. dal Vicario Generale Rabatti, in assenza 
delT Arci vescovo Piero Niccolini, si benedl la prima 
pietra. 11 terzoni nel primo tomo de* suoi dìarj ma- 
noscritti porta la benedizione della prima pietra 
quattro giorni dopo « 26. Ottobre 1636. in questo 
« giorno per ordine del Granduca Ferdinando li. da 
« Monsignor Vicario Generale dell' Arcivescovo Piero 
« Niccolini fu benedetta la prima pietra, che dovea 
<c mettersi nella nuova facciata di S, Maria del Fiore 
« in assenza dell'Arcivescovo, e dopo la benedizione 
<( dal detto Principe fu gettata la pietra ne fonda- 
le menti » Dato però il Pieratti malamente principio 
air esecuzione del disegno dell'Accademia, e il pub- 
blico che meglio giudicava del Granduca, avendo 
unanimemente disapprovato quel pasticcio di facciata 
composta di pezzi di due diversi progetti, il lavora 
riallentò, e quindi andò del tutto a cessare. 

SESTA FACCIATA 

Le nozze del Granduca Cosimo HI. con la Prin- 
cipessa Margherita Luisa di Borbone, che ebbero 
luogo in Firenze nel 20. Giugno 1661, diedero luo- 

(a) Un opuscolo del Professore Giuseppe dei-Rosso riferita 
4 al S'g. Giuseppe Molini ( Metropolìtmia Illustrai;» pag. 28.) otV 
fre il preciso ragguaglio di tutte le discusse opinioni. 

6 



5') MAGGIO 

go a questa sesta facciata o prospettiva dipinta in 
tela ed appiccata alla muraglia. Restò questa postic- 
cia facciata fino a tanto che da un vento furioso in- 
vestita, cadde strappata in su la piazza. La m edesi-* 
jna era distribuita in tre ordini con rilievi, statue, e 
medaglioni allusivi alla nazione francese. 

SETTIMA FACCIATA 

Il Granduca Cosimo III. in espettativa della 
Principessa Violante di Baviera, che doveasi unire 
al di lui figlio gran Principe Ferdinando, richiamo 
da Bologna i più accreditati pittori della scuola del 
valentissimo Colonna, onde col disegno di Ercole Gra- 
ziane per r Architettura, e di Bartolommeo "Veronesi 
per le figure dipingessero affresco la facciata che noi 
oggi miriamo. Da un diario nella Magliabechiana si 
rileva quanto appresso. 

« A di 3. Agosto del 1688. si cominciò a fare 
<( i ponti alla facciata di S. Maria del Fiore per 
<( unirla di mattoni, e poi dipingerla in occasione 
« delle nozze del nostro gran Principe, e fu capo 

<c maestro della fabbrica Giovanni Ghelardelli. » 

• . ■ ■ 

(( A à\ 12. di Ottobre salirono per la prima 
« volta sopra i ponti i dieci pittori bolognesi per 
((dipingere la facciata del Duomo coir architettura 
u di Ercole Grazia ni, » 

« A dì 1 5, Dicembre restò finita la pittura 
« della facciata del Duomo dipinta da Bartolommeo 
ce Veronesi e compagni, e furono levati tutti i ponti 
a e stili, che aveano servito a tale effetto. 

Questa facciata che pur essa non conveniva colla 
forma del campanile, e colT insieme della fabbrica, 
non è più visibile a causa de' minneciosi elementi 
dell'aria, Avea espressa Y architettura con pilastri 
di ordine corintio che sostenevano Y architrave fre- 
gio e cornice. In mezzo ai vuoti dei pilastri erano 
rappresentati i Concilii celebrati in Firenze. Il pri- 
mo (sulla destra porta) adunato da Papa Vittorio 
il, nel 10j5. per le critiche opinioni di Berengario 



MAGGIO 5l 

da cui trasser soggetto Calvino e Lutero. Il secon- 
do ( nella sinistra porta ) tenuto da Papa Pasquale 
li. nel 1106. per abbattere il falso concetto che fosse 
nato l'Anticristo, e vicina la fine del mondo. Il terzo 
(sulla porta maggiore) rappresentava quel famoso 
Concilio Ecumenico de'Greci e Latini Padri sotto Eu- 
genio IV. nel 1 439. Le iscrizioni che denotavano 
i referiti concilii, e che sono state per colpa del 
tempo quasi perdute idearonsi dal Senatore Ales- 
sandro Segni operaio in queir epoca della Metro- 
politana. In alto della facciata sulle porte laterali 
si dipinsero sette grandi vasi donde sorgevano delle 
faci; nel mezzo le armi del popolo, della città e 
di Cosimo III. sotto le quali due statue rappre- 
sentanti la Religione e la Giustizia (a). 

Si vuole dal Ridia che Gio: Batista Clemente 
Nelli avesse umiliate preci a Cosimo IH. perchè si 
degnasse approvare la riduzione in marmi della 
facciata così dipinta, ma il Granduca non aderì alle 
sue brame. Neil' opera del Duomo si conservano 
alcuni disegni di questa facciata fatti da Gio: Bolo- 
gna, da Giovanni de J Medici, dal Silvani, dal Ci- 
goli, e dal Dosio. Nel 1822. un' abilissimo perso- 
naggio espose nell'accademia fiorentina un disegno 
di questa facciata*, altri ne sono stati esposti dai Sigg. 
Cav. Matas, Leoni, Silvestri, Falcini e Ricci, e seb- 
bene non sia artista, però meno piccole mende, mi 
pare con quest' ultimo disegno (è) risoluto il difficile 
problema di apporre una facciata ragionata ad una 
fabbrica, che oltre ad avere una fisonomia propria e 
del tempo, e dell' architettura, ritiene ancora i im- 
pronta, dirò così, delle diverse fasi subite dall'ar- 
chitettura da quel!' epoca fino a noi. 

Or che diversi sono i disegni fatti per una fac- 

(a) Firenze illustrata da anonimo autore Opitol ) Metropoli- 
tana e Ri ha tomo 6. e. 60. 

(b) Queslo disegno venne esposto nelP Accademia delle Belle 
Arti all' esposizione del i8/j4, Ancora quest' anno un' anonimo 
espose il disegno di una facciata per il «ostro Duomo. 



5?. MAGGIO 

piata degna di tanti monumenti, perchè, o cittadini,, 
iì ori si pensa a come eseguirla? perchè alcuno di 
voi non sentesi acceso dal nobile desiderio di patrio 
incremento, ne rompe per il primo i legami di uà 
inerte pigrizia? Ah! che nella mente di molti ger- 
mogliare io vedo il generoso pensiero, ma infermo 
si dimostra lo spirito dei più nel perfezionare un 
lavoro che devesi riguardare come prezioso retaggio 
della bontà, e della splendidezza degli avi. Uno 
zelo unanime adunque, un accendimento di gloria 
e infiammi. Poveri, e Ricchi, unite con le singole 
tendenze i cuori e la volontà di tutti per compiere 
quella magnanima impresa che la fiorentina Repub- 
blica decretava « dover essere di gran concetto, per- 
« che sia corrispondente ad un cuore fatto gran- 
fe dissimo, perchè composto dell'animo di più citta- 
« dini, uniti insieme in un sol volere .... » (a), 
Ricchi colla speranza della memoria duratura che 
seco recherà il monumento che Y arme gentilizia ed 
il nome vostro riterrà. Poveri, che una sorte più li- 
mitata laboriosi vi vuole negli esercizi del viver 
vostro, per l'amor di quel Dio che fa eguale il po- 
vero ed il ricco innanzi a se, non diffidate per la 
magnanimità dell'impresa; ognuno secondo lo stato 
di sua possibilità dia un tributo che bene a ragio- 
ne si deve all' adornamento di un edifizio così su- 
blime, e intanto superati gli ostacoli della difficoltà 
si dimostri che lo spirito dei Fiorentini non solo trae 
argomento di ammirazione, e d' elogio da quei mo- 
numenti preziosi che loro trasmessero gli avi, ma 
pur anco li accende alla perfezione di quei prodigi 
<Y arte, che sono agli stranieri oggetti di maraviglia, 
e di invidia. Ah! se un Franklin respirasse tuttora 
r aure vitali non verrebbe meno alla magnanimità 
dell' impresa l'animo di quel prode che per difesa 
della sua patria istituiva una Compagnia, alla quale 
si assoggettarono diecimila e più voloutarj. (4) 

(a) Vedi il decreto della Signoria \ky V erezione della fab= 
lirica a e, 25. 



GIUGNO 



CAMPANILE 

Poco distante dal lato meridionale della chiesa 
Sorge il Campanile, una delle più ornate, singolari, 
ed ammirabili torri d' Italia. // Palmieri, fra Do- 
menico da Corella, il Poliziano, il Mini, il Biondi, 
e molti altri, non esagerarono, né furono trasportati 
da soverchio amore della patria, quando decantarono 
questa torre coinè un prodigio di bellezza. Il decreto 
col quale la Repubblica fiorentina ne ordinava Tinal- 
zamento lo trasse il del Migliore dalle Riformagioni 
e così dice («) « Si vuole, che suparata Y intelligenza: 
« di chi fosse atto a darne giudizio, si costruisca 
« un Edifizio così magnifico, che per altezza, e 
« qualità del lavoro venga a superare tanti quanti 
« in quel genere ne fossero stati fatti da' Greci, e 
« da' Romani ne tempi della lóro più florida po- 
a tenza » A Giotto da Vespignano ne commise lai 
Repubblica il disegno e la direzione, ed ai 28. Lu- 
glio del 1334. si venne alla benedizione della prima 
pietra. 

Questo edifizio di forma rettangolare ha la pe- 
riferia di braccia 100. e la lunghezza di B. 144, 
oltre le fondamenta, (b) Giorgio frasari nella vita 
di Giotto dice a II fundamento del quale ( del 
ce Campanile ) fu, essendo stato cavato venti braccia 
« addentro una platea di pietre forti in quella par- 

(a) Vedi Firenze Illust. pag. 56. 

(b) Si vuole che le fondamenta di questo Campanile fossero 
aperte nel sito già occupato dalla Chiesa della Compagnia di Si 
Zannhi ove i sette Beati fiorentini fondatori dell'Ordine dei Servi 
di Maria furono miracolosamente chiamati alla vita contemplati va^ 
pQccìunti vite de' tette Beati Fiorentini, e Fanfaizi e. 3so* 



5$ GIUGNO 

<( te, donde si era cavata acqua e ghiaia. Sopta là 
« qual platea fatto poi un buon getto, che venne 
« alto 12. B. dal primo fondamente, fece fare il ri-* 
« manente, cioè le altre otto braccia di muro a 
« mano » Da un computo del Fabbri ministro del- 
l' opera (a) si rileva che il campanile abbia costato 
11. Milioni di fiorini d'oro, che sebbene sia questa 
cifra di una entità tale da non doverglisi così presto 
dar fiducia, nei libri dell' opera però si legge che 
ogni braccio quadro del campanile Y un per Y altro 
preso il vano per pieno, costasse mille fiorini, che 
con tal supposto moltiplicate le 25. braccia di ogni 
fronte, e colle braccia 1 44. e ciò ripetuto quanti 
sono gli angoli, si avrebbero in vece circa tre milioni 
e mezzo di più. 

Fiorini 1000. per 25 (larghezza di ciascun angolo) 

25000. per 1 44 r sua altezza ) 

3600000. per 4 (angoli del Campanile) 

Fiorini 14,400,000. (£). 

Veduto, dice Y Ammirato, questo Campanile 
dall' Imperatore Carlo V. che nel 1 536. erasi porta- 
to a Firenze fu sentito dire esser degno di star 
coperto, e mostrarsi dì rado, non dubitando allora 
che sarebbe per concorrere il popolo a vederlo da 
diverse parti del mondo . Il Poliziano pure lo decantò 
in versi greci e latini « bello come il campanile » e 
con un certo orgoglio patrio chiama fiero al pari 
di qualunque altra città d' Italia il popolo fiorentino 
nei suoi fabbricati. (5) Giotto per tale opera non solo 
venne ascritto alla fiorentina cittadinanza, ma prov- 
visto ancora dell' assegnazione di 100, fiorini d' oro 
all'anno dal Comune di Firenze. A questo insigne 
Architetto, non essendo vissuto tanto da poter vede- 

(a) Del Migliore pag. 6i. 

(b) Questa somma equivarrebbe a 5^6oo.ooo Zecchini corri-* 
putando il valore die oggi ha l' oro al confronto di quello che va* 
leva avanti la scoperta d'America. 



G I tJ G N Ò 5$ 

re cohipiuta T opera sua, gli successe Taddeo Gaddi, 
il quale lasciò di aggiungere una piramide quadra 
alta braccia cinquanta, che in vece dello stile dovea 
starvi, secondo il disegno di Giotto. 

Venendo ora all' esame dei bellissimi lavori dei 
quali questa torre va adorna, incominciando dalla 
facciata principale che guarda S. Giovanni trovere- 
mo ne' sette esagoni del primo ordine - la creazione 
di Adamo - la formazione di Eva - Adamo die lavo- 
ra la terra^ ed Eva occupata in muliebri esercizi 
- Jabel inventore della vita pastorale e de padiglio- 
ni e tende - Jubal il primo che cominciò gì' istru- 
menti a fiato, in attitudine di suonare - Tubàlcain 
primo lavoratore del ferro e del rame, che fatica 
intorno all' incudine - e Noè inventore del vino, 
giacente presso una botte* Questi bassirilievi sono 
opera di Andrea Pisano fatti col disegno di Giot^ 
to. Seguitando V ordine medesimo in quella faccia 
del campanile che guarda la chiesa dell' Arcicon- 
fraternita della Misericordia, vedesi un Cosmografo - 
un Muratore - un Medico o Speziale - un Cavaliere 
zo - una Tessitrice - un Legislatore ed una figura 
alata, che il Ridia dubitò rappresentasse il Tem- 
po, {a) Queste pure sono opere di Andrea Pisano* 
Nella facciata ov' è la porta d' ingresso si vedono 
una barca mandata a forza di remi, che rappre- 
senta la Nautica - Caino con grossa clava che ha 
ucciso il fratello per significare V origine della guer- 
ra - un bifolco con 1' aratro per 1' agricoltura - ed un 
carro tirato da cavalli, per dimostrare Y arte di do- 
mare quelle bestie e di servirsene utilmente. Dopo 
questa storia si trova la porta per cui si entra nel 
campanile, la quale ha nell' orlo f arme dell' arte 
della Lana scolpita in basso rilievo, e tre statuette 
rappresentanti Gesù Cristo trasfigurato in mezzo a 
Mosè ed Elia. Dopo la porta trovasi 1' esagono che 
contiene il basso-rilievo esprimente V architettura^ 
(a) Toni. G. e. C5. 



56 GIUGNO 

simboleggiata in un vecchio che sta prendendo ttlU | 
sure con un compasso*, e tutte queste storie, comprese | 
le tre statue della porta, furono fatte dal medesimo 
Andrea Pisano. Venendo alla facciata che guarda ; 
la parte laterale della chiesa, vi troveremo delle lu- 
nette assai migliori:, nel primo esagono venne rap- 
presentato Fidia per la scultura, nel secondo Apelle i 
per la pittura di propria mano di Giotto, nel terzo i 
è scolpito Donato che insegna la grammatica, nel ! 
quarto Platone ed Aristotile per la Filosofia:, nel 
quinto uno che suona un liuto per il suono degli 
istrumenti da mano, nel sesto Tolomeo ed Euclide 
per T Astronomia Geografia e Geometria ; e nel 
settimo un vecchio che batte sopra un incudine con 
due martelli per la musica: queste sculture sono di 
Luca della Robbia, (a) 

Ritornando ora alla principal facciata per con- 
siderare i mezzi rilievi che si vedono in quelle man- 
dorle soprapposte agli esagoni già descritti, in quelli 
della facciata di ponente pfesentansi sette virtù, nella 
seconda a mezzo giorno le sette opere di misericor- 
dia, nella terza i sette pianeti, e nella quarta i sette 
sagramenti; ma non sono che sei perchè uno trovasi 
mutilato da quella porticciuola ornata neir arco con 
una figura della beata Vergine, e dalla quale, me- 
diante un ponte levatoio comunicavasi in antico con 
la chiesa. Tutti questi lavori scolpiti in questi rom- 
bi o mandorle sono opera parte di Giotto, e parte 
di Andrea Pisano, dal quale probabilmente furono 
scolpite le teste di leone che si vedono agli angoli 
del campanile. 

Salendo coli' occhio più in alto vedremo in ogni 
facciata del campanile quattro intiere statue in al- 
trettante nicchie. Nella facciata principale, in quella 
cioè che guarda S. Giovanni, si scorgono i quattro 
Evangelisti, e sono opera di Donatello: dei quali i 

(a) Follili ì Firenze antica e moderna tom. 2, pag. 368. è 
Rìcha tom. 6. pag. 65. 



OÌUGNO 57 

due del mezzo, cioè S. Matteo, e S. Marco sono i 
ritratti di Giovanni di Barduccio Cherichini, e di 
Francesco Soderini suoi amici. La statua di S. Matteo, 
che per esser calva, fu dall' autore stesso chiamata 
lo Zuccone, è così eccellente che ei V amava sopra 
tutte le sue opere. Narra il Vasari « che per esser 
« tenuta cosa rarissima che facesse mai, soleva Do* 
<i nato, quando voleva giurare si che gli si credesse, 
« dire, alla fé che io porto al mio Zuccone^ e men- 
« tre che lo lavorava guardandolo gli diceva, favel- 
« la, favella che ti venga il cacasangue. » 

Nella facciata che guarda la misericordia sono 
quattro statue, che rappresentano profeti} tre delle 
quali sappiamo per il Vasari essere state scolpite 
da Andrea Pisano scultore ed architetto che mori 
di 75. anni nel 1345. e fu sepolto in Si Maria del 
Fiore, (a) ed una da Tommaso di Sufano detto 
dottino (b) che morì di anni 32. nel 1 356. Nella 
terza facciata sono parimente in quattro nicchie sta- 
tue di Santi del vecchio Testamento, delle quali le 
due del mezzo, che rappresentano Abramo che sacri- 
fica Isacco ed un Profeta, opera di Donatello (e); 
le altre due che furono scolpite da Niccolò Aretino 
superarono in bellezza e magistero d' arte tutte 
quelle de' più valenti maestri, che fino a quel tem- 
po avevano, dopo il risorgimento della scultura, 
sparsa fama delle opere loro. Nella facciata poi 
della parte laterale della chiesa sonovi altre quat- 
tro statue che il P. Ridia dubita esser di Luca 
della Robbia, ma pare una di queste debba attri- 
buirsi a Nanni di Bartolo per ragione della me- 
moria originale, riportata dal Baldinucci nella vita 
di Lorenzo di Filippo e d' altri (d) colla qualer 

(a) Vedi vita di Andrea pisano. 

(b) Vedi vita di dottino. 

(e) Nei libri dell'arte trovasi aver dato a Donatello per que- 
sta statua a dì 3o: Mastio i^at. Fiorini 20. 
(d; Tonio 2. nag. 219. 



58 ó i v a n o 

mostra essere autore il detto Nanni di Battolò 
cT una delle statue che si trovano nella torre di 
Giotto. Non altro restandoci a dire su gli oggetti 
d' arte che adornano questo Campanile aggiungere- 
mo alcune poche parole in notizia sulle sette cam- 
pane che si trovano in questa torre. Nel 1704* si 
ruppe la campana maggiore, il di cui suono dicesi 
che si sentisse dalla lontananza di otto in dieci mi* 
glia^ e che il suo peso fosse di libbre 11,875. Que- 
sta Campana distingueva si col nome di Maria piena 
di Grazia e come tal rottura fosse avvenuta, e quan- 
do rinnuovata fosse, si rileva da un Diario nella 
Magliabechiana « A dì 25. Dicembre 1704. questa 
« mattina Girolamo Lippi Campanaio del Duomo 
« nel suonar Y ave Maria deir alba conobbe che 
« la campana maggiore era rotta e inclinata da 
a una parte$ e però dall' ora in poi non si suonò 
<( più. » 

« A dì 24. Ottobre del 1705. si gettò la carn- 
ee pana maggiore nuova del Duomo col modello di 
a Cosimo Cenni bravo Campanista » Le memorie 
però dell' opera dicono principiata dal nostro Petri, 
terminata dal fonditore Bruscolini, e dal Cerimo- 
niere Marini benedetta la fornace. 

ce A dì 12. Dicembre del detto anno si tirò su 
<( al suo luogo nel campanile di S. Maria del Fiore 
« di questa città la nuova campana per via di ar- 
gani la quale pesava libbre 15,860. » 

Il Cinelli nelle sue bellezze di Firenze (a) ra- 
gionando di questa torre dice che oltre venti miglia 
lontano si sente il suono delle sue campane poiché 
avanza la medesima i vicini colli ed i monti per la 
sua altezza. 

Il Senatore Gio. Batista Nelli die tutta la dire- 
zione al risarcimento di detta campana, la quale fece 
costruire molto più larga e più corta della prima, 

(a) e. 44- 45. 



giugno 5g 

e con un battaglio di 732. libbre di peso, il quale 
sporgeva per mezzo braccio fuori della campana af- 
fine di preservarla dalla consueta cagione di frangersi. 
Fin dal secolo decorso sulla vetta di questo 
campanile attaccato ad uno stile in molte feste del- 
l' anno vedeasi sventolare uno stendardo coli' arme 
del Granduca e fino a che vi stava inalzato s' in- 
tendeva la franchigia per i cessanti e debitori del 
pubblico» 



LUGLIO 



INTERNO DEL TEMPIO 

lì corpo interno del tempio si divide irà due 
grandi parti, cioè la navata, e la tribuna. Vien sud- 
divisa la navata in uno spazioso ambulatorio, e iti 
due portici laterali aventi al disopra una bella ter- 
razza con parapetto di pietra. Welle volte a sesto 
acuto è questa navata retta da pilastroni raddoppiati 
di pietra forte grossi braccia 3. e mezzo con capitelli 
intagliati a fogliami rustici; e quattro per lato sono 
le arcate della navata portando ciascuna in fronte 
le armi della Repubblica. 11 capo dei portici laterali 
privo di cappelle rappresentava un tempo le mura- 
glie di pietra quadre scolpite, e non intonacate. 

Facendoci dalla parie interna della facciata, so- 
pra la porta principale vi ha l'orologio la di cui 
mostra è stata ai giorni nostri rimodernata. 

Delle pitture, che Paolo Uccello vi espresse, non 
si conserva che quelle quattro teste di profeti fiera- 
mente espresse in que' tondi prossimi agli angoli, (a) 
Sotto air orologio ricorre un bel mosaico di Gaddo 
Gaddi rappresentante 1' incoronazione di nostra 
Donna; in quelli spazi che fra loro sono per colon- 
nette divisi, le quali sostengono degli archi a sesto 
acuto, furono molto ben dipinti da Santi di Tito 
diversi Angioli che in varie attitudini dimostrano 
di cantare e suonare, in questa parte della fac- 
ciata framezzo alle tre porte avanti Y ultima re- 
staurazione che si facesse a questo tempio, stavano 
due altari, V uno dedicato alla triade Santissima e 
1 altro alla Vergine Gratiaitim Pienissima detta la 

(a) Vasari pag. 232. 



LUGLIO flf 

Madonna dei Cherici. Sopra la porta a mano destra 
si presenta Y urna sormontata dalla statua equestre 
di Niccolò da Tolentino, il quale nel 1 4 53. venne 
in servizio de' Fiorentini (^). E questo lavoro di An- 
drea del Castagno, che T avea dipinto nella parete 
di settentrione, quando nell'ultima restaurazione fatta 
a questo tempio, per maggior simetria dei diversi 
capi d' opera quivi esistenti, fu dal Rizzoli con molta 
lodevole maestria, mercè la sua invenzione, traspor- 
tato sulla tela, e pel presente sito locato. 

NAVATA A SINISTRA 

Al principio di questa navata si vide un tempo 
una scaletta retta da mensole fitte nella parete^ che 
conduceva nel campanile mediante porticella e ponte 
levatoio che si congiungeva col campanile nella mura- 
glia; apparivano pure le iscrizioni ed i busti, che 
tuttora vi si vedono, e che furono quivi apposti in 
memoria di Giotto e Brunelleschì insigni architetti 
del grandioso Edilizio. 

Nel mezzo di questi due sepolcri havvi un taber- 
nacolo di legno verniciato ad imitazione del marmo 
mischio di Seravezza; è questo architettato di ordine 
dorico con molto buon gusto, e a rappresentare un 
Apostolo, vi sta entro la statua di Giannozzo Manet^ 
ti che fu un tempo nella facciata di fuori in memo- 
ria di così letterato cittadino. (6) (b) Da questo me-, 
desimo lato della chiesa al pilastro della gran navata 

{a) Niccoli da Tolentino fa con lattiero degli eserciti Fioren- 
tini nel 1/^33. Fra i Godici Ricca r dia ni al nuni. 44- secolo III. tro-t 
vasi un' orazione in di lai elogio fatta da Leonardo Aretino il 
giorno in cai a questo condottiero sulla ringhiera del palazzo e 
in presenza del Senato ^li fa consegnato il bastone del Comando. 
Vinto nel 14^4 da Niccolò Piccinino, Capitano del Duca di Milano, 
Fu fatto prigione e secondo il Poggio Uh. 7. morto di veleno; 
altri vogliono fosse precipitato da una rape. Tanto furono dolenti i 
fiorentini della morte di questo loro Generale che avutone il cor- 
po lo seppellirono con gran pompa in S. Maria del Fiore ordi- 
nando ad Andrea del Castagno che ne dipingesse in una parete 
}a statua equestre. 

(b) Richa Tom. 6- e. 119. 



62 LUGLIO 

sta appeso un quadro di legno in forma di taberna-i 
colo fatto restaurare a nostri giorni, e nel quale! 
vedesi il ritratto di S. Antonino Arcivescovo di Fi-I 
renze assiso in cattedra vestito di pianeta ed in atto) 
di benedire. Sul fianco .del pilastro medesimo è 
runica e bella pila dell' acqua santa che ebbe que-l 
sto tempio, la quale si crede opera di Arnolfo e di 
Giotto, (a) Sopr.i la porta laterale, comunemente detta 
la porta del Campanile, posa un' arca contenente le 
ceneri di Pietro Farnese valoroso condottiero dei 
Fiorentini, (b) Questo sepolcro fu quivi posto dai 
Fiorentini nel 1363. e si crede lavoro di Iacopo 
Orgagna. (e) La porta, alla quale furono riapposte 
le bande sul disegno di G. Cacialli, ha una deco- 
razione esterna di pilastri raddoppiati, sopra i ca- 
pitelli dei quali vi ha d'altri minori che terminano 
in due tabernacoli ornati di piccole figure e minuti 
intagli', in quello a destra è l'Angelo Gabbriello 
in atto di annunziare, e nelT altro la Beata Vergine 
in atto di essere annunziata, figure d' intiero rilievo. 
1/ arco della porta essendo murato, per essere, egual- 
mente che tutte le altre, la sua apertura messa 
in quadro, ha la sua lunetta ornata da una statua 
d'intiero rilievo della Vergine. Sopra della lunetta 

[a) La piccola statua dell'Angelo clic sta nel mezzo della pili 
in atto di versare acqua è di moderna scultura, poiché 1' antica fu 
tolta via per essere stata guasta. 

(b) Questo Condottiero assoldato nel secolo XIV. dalla repub- 
blica fiorentina militò contro ai Pisani, e ne riportò segnala t; 
vittoria. Perchè poi fosse effigiato sopra di un mulo siccome a va ni 
la restaurazione del tempio vedovasi sulla su \ arca sepolcrale, s 
trova ciò essere in allusione a quanto gli avvenne: Essendogli stai 
ucciso il suo cavallo in battaglia sul punto in cui la sorte pare 
favorire i Pisani non si perde punto di animo il prode Farnes 
e tolto tosto un mulo, che il caso gli offriva, vi montò sopra, e( 
animando i suoi che ornai disperavano della vittoria, si spins 
coraggiosamento tra i vincitori nemici^ e con eroica prò lezz 
giunse a ficcarli e disperderli. I Fiorentini, che tanto si erari 
esaltati per le vittorie del loro condottiero videro rovinata quell 
impresa alla morte di ini, ed in segno di riconoscenza quest 
memoria ponevano. 

(e) Baldinucci toni. 2. pag. i£5. 



LUGLIO 63 

si alza un gran frontespizio a piramide, nel mezzo 
del quale in un tondo è un Dio Padre, mezza figura 
di basso-rilievo e termina finalmente il frontespizio 
fa un tabernacolo ornato da piccole figure, (a) Pro- 
seguendo nell'interno della chiesa troveremo dopo 
la porla altro tabernacolo nel quale a rappresentare 
un Apostolo sta la statua marmorea del Re Ezechia 
scolpita da Donatello, (b) E finalmente scolpito in 
marmo da Andrea Ferrucci apparisce il busto di 
Marsilio Ficino celebre filosofo quivi situato per or- 
dine della Repubblica; (7) sussegue una gran fine- 
stra con vetri in colore, e quindi la porta detta 
iella Canonica. E questa neìY esterno riccamente 
ornata d* intagli, e termina con due statue di pro- 
Peti, e un angelo con ali di metallo*, il tondo che 
3 nel mezzo al frontespizio ha dentro una mezza 
figura rappresentante la pietà, ossia il Salvatore nudo, 
zon le braccia sovrapposte, di basso-rilievo, (e) 

Ritornando neir interno della chiesa e prose- 
guendone il cammino, al pilastro del gran pilone 
roveremo un tabernacolo di marmo mischio di Se- 
•avezza simile nella forma ai già descritti, e nel 
pale fa bella mostra la statua marmorea dell'Evan- 
gelista S. Matteo in atto di scrivere il Vangelo:, che 
u scolpita da Vincenzio de' Rossi. Sotto gli archi 
lei grandi pilastri che reggono la cupola, e prossi- 
namente alle porticelle di dove a quella si ascende; 
jrano un tempo due altari con ornamenti a foggia di 
cappelle, In quello dal nostro lato posava la statua 
li S. Giuseppe, e sull'altro in faccia la statua tolta 
lalla facciata di Giotto, rappresentante la Vergine 
illa quale il popolo aveva special devozione, (d) 



(a) Firenze antica e moderna tono. II. pag. 20n. 2o5. 

(h) Vasari pag. 535. 

(e) Fantozzi Guida di Firenze e. 336. 

(ci) L'Arcivescovo Piero Niccolini avendo proibito di ceie- 
rare a questi altari, si per la loro troppa vicinanza alle porte 
' ingresso, che per alcune irriverenze commessevi, gli Operai non 



AGOSTO 



TRI RUNE 



Prima di giungere alla Tribuna di S. Antonia 
Abate, così chiamata da una sua reliquia, che con 
altre molte esiste in un armadio dell'aitar principale, 
richiama la nostra attenzione un' iscrizione di Mon- 
signor Francesco Grazzini Vicario arcivescovile fio- 
rentino apposta nell'anno 1841. alla parete, la quale 
rammenta V assistenza del Pontefice Pio VII. nel 
1815. alla solenne processione del Corpus Domini 
di questa Cattedrale» Segue la statua dell' Apostolo 
S: Filippo in uno dei soliti tabernacoli di marma 
fatta da Giovanni Bandini, e tanto applaudita dal 
Borghini; e quindi si passa nella Tribuna di 5. An-t 
tomo comunemente detta della SS. Concezione* Fu 
dedicata a S. Antonio, come pensa il del Migliore in 
memoria di qualche segnalato favore ottenuto dalla 
Repubblica per intercessione di esso. Una raggila r-* 
devole memoria risguardante questa tribuna abbiamo 
dal del Migliore medesimo alla pagina 25. « Questo 
« fu r altare sul quale solennizzassi in Firenze la 
« prima festa di S. Filippo Neri, canonizzato che fu 
« da Gregorio XV, Lodovisi ne' 12. di Marzo del 
« 1622. non essendo per allora eretta in Firenze la 
« congregazione dell' Oratorio, ove far doveasi Tesi-* 
« bita dello stendardo con V effigie di lui, per de^ 
« gna ricompensa a quella patria, che era stata ma- 
te dre d'un si gran Santo, ed in questo si riconobbe 



esitarono a rimuoverli, e in luogo di questi sostituirono due piU 
per l'acqua Santa- Le due statue che ornavano ciascun'altare furo 
ijo trasportate nelT ufizio dell'opera; e poco dopo quella della 
Vetgine fu donata alla veneranti Compagnia della Misericordia. 



Agosto 65 

« avverata una delle sue Profezie; essendoché esor- 
« tato il Santo a venire a Firenze, almeno per rive- 
« dere una volta la patria sua, disse: Vi sarò una 
« volta appiccato*, il che si avverò, dice Y autore 
« della sua vita, dopo la canonizzazione, attaccatone 
« che fu lo stendardo in S. Maria del Fiore » Si 
adora pure in questo altare un* immagine di nostra 
Donna della Concezione, la quale fino dal 1796. fu 
traslata dalla via del Ciliegio. Le parti laterali di 
questa cappella sono adornate di due quadri, uno 
rappresentante la Nascita di Gesù Cristo, opera di 
Gregorio Pagani, 1' altro la visitazione della Vergine 
a S. Elisabetta, dipinto di Gio: Batta: Naldini. (a) 
Le piccole cappelle, che due per parte adornano il 
maggiore altare della tribuna, hanno nel mezzo un 
semplicissimo altare consistente nella mensa sorret- 
ta da quattro colonnette di marmo, secondo le an- 
tiche liturgie, e secondo la finestra gotica corrispon- 
dente nella facciata media di ogni cappella, si vede 
dipinto dal pennello di Lorenzo di Bicci il Santo 
cui è dedicata. 

Prima di uscire dalla Tribuna troveremo uno 
dei soliti tabernacoli di marmo, nel quale è una 
bella statua di Giovanni Bandini rappresentante S. 
Iacopo minore; viene di seguito una delle grandi pa- 
reti, sulle quali posa un* ottavo lato della Cupola, e 
nella quale si apre la Sagrestia vecchia o dei Ca- 
nonici* Sopra la porta di questa Sagrestia è da porre 
speciale considerazione ad un Assunzione di Cristo 
fatta di terra invetriata da Luca della Robbia; (b) 
ed in alto è situato l'organo, lavoro di Fra Erme- 
negildo di Lucchese degli Argenti che lo princi- 
piò nell'anno 1545. Molti fanciulli di marmo in 

(a) Papa Gregorio XIII. nel i586^ concedè ai Sacerdoti cele- 
branti a questo altare, la grazia speciale di liberare un'anima dal 
Purgatorio, qua! privilegio venne confermata da Clemente^ X. 

(b) Luca della Robbia porta il vanto di essere il primo che 
ponesse in uso l'invetriare i lavori di plastica con quello smalia 
che gli difende dall'atmosfera. 



66 AGOSTO 

atto di cantare furono un tempo ad ornamento della 
cantoria; e ne vennero tolti nella fausta circostanza 
delle nozze del gran Principe Ferdinando, il quale 
volle che si ampliasse il palco con sostituirne altro 
di legno, per cui fu guastata e mutilata in gran parte 
nel 1589, questa cantoria che trovasi nascosta da 
altro legname più sporgente. Entrando poi nella 
Sagrestia, le di cui porte furono nel 1834 foderate 
di metallo dal bronzista Giuseppe Gherardo osserve- 
remo uno stupendo arco di macigno che dimostra un 
piano perfetto, inventato con molto ingegno e solidità 
da Filippo Brunelleschi; come pure un bel lavamani 
di marmo, lavoro del Buggiano, due Statue di Santi 
Vescovi, un Crocifisso e un quadro in pittura in 
faccia alla porta. 

Ritornando in chiesa e seguitandone il giro, ai 
lati della porta della Sagrestia vedremo due cartelli 
neir uno dei quali sta registrata la memoria delle 
ceneri di S. Zanobi, e nelT altro l'epoca della fon- 
dazione della chiesa. Queste iscrizioni dettava il 
Poliziano, (a) 

Entrando nella Tribuna di S. Zanobi, (fi) o come 
chiamano alcuni del Sagramento, olire le due statue 
dei soliti tabernacoli di marmo, ( 1' una delle quali 
a destra per mano di Benedetto da Bove zzano l'al- 
tra a sinistra del Bandinelli ) sono degne di speciale 
osservazione le statue dei sacri Evangelisti scolpite 
da Donatello, ai quattro altari laterali assise coi 
loro proprii geroglifici. Di queste statue fa menzione 
il Cambi, il quale così ne parla « A dì 1 . di Feb- 
« braio si cominciò a mettere nelle cappelle di S. 
« Zanobi le quattro figure di marmo che rappresen- 
« tano gli Evangelisti che si levarono dalla facciata, 
« che si disfece in quest' anno 1586. » Avanzandoci 

(a) Gargiolli - Déscription de Florence tomo I. e. 23. 

(/;) La voce Tlibuna è antichissima; e Vitruvio nel Cap. i: 
del Lt!>, V. dice clic cosi si chiamava quel luogo dove i Cesari 
e i loio Luogotenenti avevano il Tribunale al quale nelle chiese 
cristiane successe poi la ìauia pontifìcia. 



AGOSTO 67 

all' altare dì S. Zanobi, merita la nostra considera- 
zione un quadro grande sotto il finestrone dipinto a 
tempera sul fondo dorato da Giovanni Balducci, e 
rappresentante un cenacolo. Alle pareti laterali si 
vedono parimente dipinte a tempera da Bernardino 
Poccetti due tele molto grandi', quella a dritta rap- 
presenta Gesù Cristo assiso a mensa con i due di- 
scepoli di Emaus, Y altra a sinistra Gesù Cristo che 
ordina agli Apostoli di battezzare e predicare il 
Vangelo alle Nazioni, (a) Passando a parlare degli 
oggetti ricchi di questa cappella, riscontro che per 
un legato di scudi quindicimila del Cappellano Tom- 
maso Rimbotti morto nel 1622. si posero qui i la- 
vori in argento deir Artefice Giuseppe Francesco 
Bambi detto Michelangiolo degli argenti, cioè il 
ciborio ed i sei candellieri: le sette grandi lampade 
di argento furono pure fatte con altro lascito del 
Cappellano Domenico Falconetti, il quale lasciò an- 
cora per due viticci d'argento collocati nelle due 
parti laterali dell' altare, e che furono involati nel 
secolo diciassettesimo da alcuni facinorosi che si ca- 
larono per una finestra. 

Sotto la mensa in un cassone di bronzo, alto 
braccia 2. e lungo braccia 3. e mezzo, si^ conser- 
vano le reliquie del Vescovo S. Zanobi. E questa 
cassa pregiabile assai pe' suoi rari rilievi*, nella fac- 
cia principale vi sta rappresentato il miracolo ope- 
rato da quel santo, resucitando un fanciullo ad una 
Dama francese nella via del Borgo degli Albizzi di 
Firenze, lasciatogli in custodia dalla madre ed essen- 
do morto mentre ella era in pellegrinaggio. Mirabile 
è la disposizione e l'espressione delle figure, la gran- 
diosità delle pieghe, e sopratutto la mossa della do- 
lente madre, quella del supplicante Vescovo e del- 
l' innocente fanciullo superstite (A). Nella facciata 

(a) Richa tomo 6. e. 166. 

(b) Nella via degli Albizzi nel palazzo detto dei Visacci, ai 
legge un' iscrizione quivi apposta in memoria di tal prodigio. 



68 AGOSTO 

a tergo, in mezzo ad un festone dì foglie sostenuto 

da diversi angioletti, si legge la seguente Iscrizione 

CAPUT 

BEATI ZENOBII FIORENTINI EPISCOPI 

IN CUIUS HONOREM 

HAEC ARCA INSIGNIA ORNATU 

FABBRICATA FUIT. 

Nei lati vi sono due altre storie di miracoli fatti dal 
Santo, e sono il richiamo in vita di un' uomo schiac- 
ciato sotto le ruote di un carro rusticale, e deir uno 
de' due uomini che erano stati spediti da S. Ambro- 
gio a portare ad esso varie reliquie di «.Santi. 

Per eseguire quest' urna colossale vi vollero S. 
3277. di ottone, libbre 330. cera, e & 122. tra rame 
e ferro. In una relazione di Cosimo Minerbetti data 
alle stampe da Francesco Cionacci nel 1685. così si 
« legge Fu data a fare la detta cassa nel 1432. a 
a Lorenzo di Bartolo, cioè al Ghiberù, come al più. 
« perito di quelle cose che in quella si ricercavano, 
« ma con obbligo di averla fornita in 42. mesi} ne 
« avendo adempito a tal condizione gli fu tolta. E 
« ben vero, che conoscendo non poter trovare chi 
« terminasse il lavoro con la perfezione che era co- 
« minciato, gli fu di nuovo ai 1 8. Aprile 1 439. re- 
« stimila con obbligo di finirla in 10. mesi come 
« seguì. Io non ho veduto quello che precisamente 
« fosse pagato questo bellissimo lavoro, so bene che 
« il bronzo l'Opera lo comprò dall'Arte della Lana 
« alla quale era avanzato dalla figura di S. Stefano 
« che aveva fatto fare a Or S. Michele^ e ovlendosi 
« dar fede ad un ricordo scritto di quei tempi, o poco 
« dopo, che è nella Libreria Strozzi dice: che costò 
« fiorini 1314. non distinguendo già se la sola 
« fattura, oppure tutta la spesa insieme. La qual cas- 
« sa dipoi fu fatta indorare nel 1590. in circa dalla 
« pietà e devozione verso questo Santo del buon Sa- 
ie cerdote e Cappellano della detta chiesa Vittorio 



AGOSTO 69 

« dell'Ànòisa Fondatore delle Fanciulle Stabilite 
<* in via della Scala. » 

Da tempo immemorabile celebra la chiesa fio- 
rentina la festività del suo patrono S. Zanobi con 
tutto quel rito e culto che immaginar si può in una 
nazione ben colta, e alla religione di Cristo troppo 
inchinevole, vo' dir di Firenze. Da un manoscritto 
che nell'Opera vien conservato col titolo Mores et 
Consuetudines Canonicae Fiorentine si rileva che 
nel giorno in cui ricorreva la solennità del Santo 
suddetto la Signoria con i capi dell'arti andava pro- 
cessionalmente ad offerta: e nel 22. Maggio del 1336. 
si trova una deliberazione, che tutti quelli che il 
giorno di S. Zanobi offerivano in S. Reparata ceri 
o torcetti fossero obbligati a lasciarli all'opera, salvo 
i Consorti di S. Zanobi (a). Sotto all' altare cor- 
risponde un sotterraneo nel quale discesi trovere- 
mo tre altari: al maggiore, che ha sotto murate molte 
casse di pietra contenenti corpi di Santi, pontefici, 
e vescovi, vedesi una tavola antichissima dipartita in 
cinque sezioni, nelle quali in fondo d'oro sono effigiati 
i Santi Zanobi, Eugenio, Crescenzio e Miniato con 
Ja Vergine Madre; sotto agli altari laterali seguono 
altre urne nelle quali si vogliono contenere reliquie 
de' Santi Andrea, Maurizio, e Poggio Vescovi. 

Nota il Vasari essere stata questa catacomba 
incominciata a lavorare a mosaico dal Ghirlandaio (b) 
a spese di Lorenzo de' Medici. 



ore- 



(a) Relazione di C. Minerbetti pubblicata dal Cionacci. 

(b) Questo insigne artista fu figliuolo di Corrado Gordi u* 
fice chiamato il Ghirlandaio, perchè fu il primo inventore della 
ghirlanda d'oro e d'argento che portavano le fanciulle fiorentine 
nel secolo XV. Domenico suo figlio si disse comunemente del 
Ghii landa jo dal soprannome del Padre. Dopo aver lavorato nel» 
l'arte dell'Orafo si die alla pittura, e moltissimo grido mossero 
lo storie di S. Francesco nella cappella Sassetti in S. Trinità dove 
sono ritratti di suoi contemporanei; si ammirano pure le sue pit - 
ture nella cappella maggiore di S* M. Novella, e nella sala -dell'Ori» 
volo in Palazzo Vecchio. I suoi mosaici sono ammirabili; morì dì 
44 anni nel 1 Ì95. e fu sepolto in S. M. Novella. 



*JO AGOSTO 

Per mezzo del gran lato a settentrione sul qua- 
le posa un ottangolo della Cupola, usciremo daHa 
già descritta cappella, e e' introdurremo nella Nuo- 
va Sagrestia - detta ancora delle Messe. Prima 
pero restano alcune cose a vedersi. In alto è un 
grand' organo eseguito dal valentissimo Maestro No- 
feri da Cortona nel Secolo XIV. La cantoria ne era 
ornata, come all' altro pilastro opposto , di bassi 
rilievi del celebre Luca della Robbia. Fu spogliata 
nel 1688. di questi pregiabili lavori per vaghezza di 
adornare con essi i parapetti del Coro, e renderli più 
visibili, (a) L'attuale ornamento della Cantoria e del- 
l' Organo fu eseguito nel 1774. a spese dell' Arcive- 
scovo Incontri dallo Scultore Giovanni Boni. La porta 
sottoposta che introduce nella Sagrestia è di bronzo, 
divisa in dieci quadri contenenti istorie, e nel suo 
telaio veggonsi, parimente di bronzo, molte teste di 
uomini opera di Luca della Robbia. Di questo la- 
voro così parla il biografo Aretino {b) « Fece in ogni 
« quadratura delle cantonate una testa di uomo, ed 
« in ciascuna testa variò facendovi giovani, vecchi 
« di mezza età, e chi con barba, e chi senza*, ed in 
« somma in diversi modi tutti belli in quel genere; 
« onde il telaio di quest' opera ne restò ornatissimo. 
« Nelle storie poi dei quadri fece per cominciarmi 
« di sopra, la Madonna col figlio in braccio con 
« bellissima grazia, e nell'altro Gesù Cristo che esce 
« dal sepolcro. Di sotto a questi, in ciascuno dei 
« primi quattro quadri è una figura, cioè un Evange- 
« lista; e sotto questi, i quattro dottori della chiesa 
« che in varie attitudini scrivono. E tutto questo 
« lavoro è tanto pulito e netto, che è una maravi- 
« glia e fa conoscere che molto giovò a Luca essere 
« stato Orefice. » Fra Domenico da Corella lodò 
questa porta in questi versi 

Splendida quae Lucas auri percussor, et aeris 
Hostia componit Robbius arte pari. 

(a) Sono oggi nella R. Galleria* 
(ò) Pagina aa5. 



AGOSTO 71 

Neil* arco della medesima porta vedesi il superbo 
bassorilievo del suddetto artista esprimente la resur- 
rezione del Signore: e alle parti laterali osserveremo 
due grandi lapidi di marmo che fanno menzione del 
concilio generale celebrato in questa chiesa sotto Eu- 
genio IV. e della consacrazione della medesima. 

Introducendoci in Sagrestia, oltre la volta piana 
dal Brunelleschi costruita, evvi pure un bell'acquaio 
di marmo eseguito dal Buggiano, come all' altra sa- 
grestia in faccia. Due cose ancora si trovano da os- 
servare, e sono gli armadi di legno intagliato com- 
messo, eseguiti da Giuliano e Benedetto da Maiano, 
ed un fregio di bellissimi putti con festoni di fiori 
e frutta disegnate da Donatello. Fu in questa Sagre- 
stia dice il Del Migliore che alla presenza dell'Ar- 
civescovo S. Antonino, di Giovanni d'Angiò Duca di 
Calabria, del Senato, e dei Dieci di guerra venne 
stabilita con solenne contratto e giuramento la pace 
col re d'Aragona, e perchè uno di quei dieci cui non 
parevano giuste le convenzioni, delle quali per altro 
venne grand' utile alla Repubblica, spaventato con 
un' occhiata che gli dette il Santo in viso, si quetò, e 
non disse altro, quasiché egli tosto ammutolisse, (a) 

Usciti dalla Sagrestia e continuando il giro della 
chiesa viene la terza tribuna detta della Croce, per 
conservatisi una considerabile reliquia del legno 
della Santa Croce. In questa Cappella, oltre a presen- 
tarsi degni di osservazione due tabernacoli, uno dei 
quali situato a destra rappresentante S, Andrea, opera 
del Ferretti, e 1' altro posto a sinistra rappresentante 
S. Tommaso, scolpito dal De-Rossi 9 è da ammirarsi 
nel mezzo del pavimento un tondo di marmo sul quale 
percuote il Sole co' raggi, passando per un anello 
fermato nella lanterna della cupola affine di conoscere 
il punto della maggiore altezza che possa aver questo 
pianeta in tutto Y anno, vale a dire il solstizio estivo 

(a) Del Migliore citato dal Richa toro. 6 pg. i5o. 



7& AGOSTO 

che accade tra il 20* e il 21. di Giugno, Questo cele- 
bre Gnomone, riguardato come il più grande mecca- 
nismo di Astronomia che fino allora si fosse veduto, 
fu tracciato nel 1 468. dal Medico Filosofo Astrono- 
mo, e Matematico Paolo Toscanelli di Firenze, spi- 
rito bizzarro e corrispondente scientifico di Colom- 
bo che profittò delle di lui ricerche: eppure Colombo 
invitato dal Toscanelli a tentare i viaggi dell' Indie 
dovette a questo insigne Fiorentino almeno in qual- 
che parte la sua grande scoperta! (a) 

A Fra Ignazio Danti fu per qualche tempo at- 
tribuita questa ingegnosa meridiana, e questa opinio- 
ne durò fino a tanto che il P. Leonardo Ximenes 
geografo imperiale (8) potè rinvenire essere stata in- 
venzione del chiarissimo Toscanelli. Nel 1 755. il so- 
prallodato Gesuita tirò la meridiana in un Regolone 
per servire alle osservazioni estive solstiziali; la qual 
meridiana, dice il Richa, fa conoscere che Y antico 
tondo era fuori del vero piano del meridiano, come 
leggesi ncir erudito trattato che il medesimo Gesuita 
diede alle stampe nel 1757. E qui appunto cade 
in acconcio il far parola della mirabile solidità della 
nostra Fabbrica. Grandissime diligenze debbono al 
certo essere state usate nel gettarne i fondamenti: 
poiché una mole siffatta, è tale da essere stata con- 
siderata da qualche nostro fisico come un monte arti- 
ficiale a danno almeno della salubrità delle circostanti 
abitazioni (6); non si può supporla giammai in tutte 
le parti del terreno di egual resistenza e durevolezza; 
e per conseguenza non avendo più il necessario equi- 
librio doveva certamente accadere, o che la fabbrica 
si distaccasse parte da parte, o che, quand' anche 
ella fosse perfettamente collegata insieme piegasse 



AGOSTO 73 

verso quel punto dove la pressione preponderava 
all' elasticità del terreno. 

Questo esame faceva il celebre abate Ximenes 
Mattematico di S. A. fi. nel suo erudito libro del 
Secchio e nuovo Gnomone fiorentino, nel quale, 
mediante il soccorso astronomico ritrovò che il 
Duomo intiero è inclinato di un poco più di 11. 
linee verso Mezzogiorno, e che il campanile, sebbe- 
ne isolato, pende verso la parte meridionale, ed an* 
cora assai più della Chiesa. 

Varii spaventi poi suscitarono negli animi dei 
cittadini due principali fessure che nel secolo de- 
corso si videro alla cupola. Rompevano queste nel 
mezzo i due occhi del tamburo, e seguitavano «ni 
terzo terrazzino suir imposta di essa cupola. Si de- 
terminò subito la cerchiatura di ferro, come un espe- 
diente sicuro a salvare quelT insigne edifizio. Ma da 
moltissimi Architetti e Matematici fu sostenuto che 
le piccole fessure che apparivano nella cupola eron 
di poco momento, antiche, e cagionate da qualche 
poco di sedimento che avean fatto i fondamenti 
del pilone a scirocco, posto sopra un terreno che 
fin da principio avea dato segni di molta compres- 
sibilità. Nel 1694. e 1695. poi fu trovato l'espe- 
diente d incastrare diversi tasselli di marmo o 
codette nelle due crepature della cupola con questo 
intendimento, che dovessero servire di riscontro ai 
moti che avrebbe fatto la fabbrica ne tempi suc- 
cessivi» Nel 1755. finalmente a persuasione del ci- 
tato matematico Ab. Ximenes colla presenza del 
Provveditore, Cancelliere, ed Architetto dell' Opera 
ne fu fatta formai visita, e tutti i tasselli ( che si 
tengono guardati da altrettanti sportelli serrati a 
chiave ) si trovarono interi e senza rottura, eccet- 
tuati due tre i quali erano rotti da sottil pelo, 
e fu si crede, effetto delle oscillazioni di qualche ter- 
remoto, o della violenta percossa di qualche fulmine, 
piuttoitochè di nuova incostanza nei fondamenti. 



y4 AGOSTO 

Passando agli altari di questa tribuna-, sopra 
T aitar principale posa un tabernacolo di marmo 
contenente varie reliquie, e segnatamente quella della 
S. Croce ( d' onde prende nome la tribuna) conte- 
nuta in un ricchissimo reliquiario, (a) Alla prima pic- 
cola cappella a dritta vedesi un tabernacolo contenen- 
te una tavola sul legno antichissima, ed in cui è di- 
pinta Maria col bambino in grembo In mezzo a 9 
Gio. Battista, e S. Biagio, (b) Si vedono nelle parti 
laterali di questa cappella due quadri V uno dei! 
quali rappresentante la tomba di Luigi Marsili Ago-; 
stiniano, (e) l'altro di Pietro Corsini Cardinale 

(a) In proposito delle relìquie che si adorano in questa chiesa 
è cui ioso un annedoto accaduto per la pia credenza di una di que* 
ste. Il fatto lo ha descritto Matteo Villani {Storia fiorentina pa^ 
i5o ) Dovette la Signoria nostra mandare ambasciatori a Napoli 
per' complimentare il Re Lui-i e la Regina Giovanna per la loro 
solenne incoronazione. Quindi prendendo V opportunità, incartai 
quei medesimi, acciò dimandassero al Monarca un braccio di b 
Reparata, stante il ritrovarsene allora il corpo presso il celebri 
Monastero di Tiano nello stesso suo regno. Il Re lo concesse, m 
la badessa chiese tempo, perchè la cosa andasse segretamente, 
senza saputa del popolo che ne sarebbe stato dolente. Finalment; 
fu consegnato il braccio destro della Santa, e portato a Firenze fi 
ricevuto dal Vescovo con solennissima processione, ed il 22. Giugni 
del i35*. collocato in Duomo traile altre insigni Reliquie. Dui j 
la pia credenza quattr' anni ed alcuni mesi; finalmente avvenne ! 
Che volendo il comune accomodate il detto braccio in un reliquia j 
rio più ricco, trovarono i maestri che la badessa invece del vero j 
ne aveva sostituito un altro industriosamente fatto di legno, e co \ 
perto di gesso. Fu ordinato allora che si segasse pel mezzo acci, i 
si vedesse se ninna reliquia fosse entro ma tutto fu invano. Dell 
buonarietà dei fiorentini non disse male Dante che 

Pecchia fama al mondo «li chiama orbi 
Però se a tutti quei popoli che sono stati sorpresi da strattagetn 
mi simili si dovesse dare un tal nome, il mondo sarebbe orb 
quasi tutto. 

(h) Richa Tom. 6. e. 170. 

(e) Luigi Marsili, Frate Agostiniano, fu filosofo, teologo ed ora 
tore cotanto eccellente, che la Repubblica, come scrive l'Aie ti no, 
ricorreva sovente a lui per averne consiglio nelle più gravi hi so 
gne e lo spediva pure legato in serie e difficili ambascerie. Scriss ' 
costui molte opere che ner lo svolger de' tempi, e per trascuran 
za non sono giunte a noi; una sola ne rimane nella libreria de 
PB. di S. Spirito, scritta in versi sopra la sacra Bibbia. Dell 
rare qualità di questo Agostiniano fa onorevole menzione il Pe 
trarca nel Lib. i5. Epistolarum senilium. 



AGOSTO 76 

Vescovo di Firenze (a) Queste tombe si vedevano di- 
pinte al muro della navata a mezzogiorno, quando 
mercè la commendata invenzione del rammentato 
Giovanni Rizzoli furono trasportate sulla tela, e 
nel presente sito locate* 

Dirimpetto a questa cappella troveremo quella 
li S. Giuseppe, nella quale in vago tabernacolo si 
conserva una bella immagine del Santo suddetto, di 
Lorenzo Credi. Alle pareti sono pure due tavole, 
r una delle quali rappresenta lo sposalizio di S, 
Giuseppe con Maria, dipinta dal Soderini, e Tal tra 
la morte di questo Santo Patriarca, dipinta da Do- 
tnenico Ferretti. 



SETTEMBRE 



CORO 

DELLA METROPOLITANA 

Era il Coro anticamente di legno sul modello 
di Brunellesco. Prende equivoco il Cinelli (6) soste- 
nendo che gli Operai avessero intenzione di variarlo. 
Fu, come dice il frasari, Baccio Bandinelli, che 
voglioso di operare per avidità di guadagno fece di 
modo che il Granduca Cosimo I. gliene affidasse 
r incarico. Inesperto il Bandinella nell' Architettura 
chiamò in suo ajuto Giuliano di Baccio d' Agnolo > 
che non essendo migliore di lui nella parte filosofi- 
ca dell'arti, eseguì un opera piena di errori senza 

(«) Il Cardinale Pietro Corsini mori li 16. Agosto i4o5. nella 
ritta di Avignone, e d'ordine della Repubblica venne il suo corpo* 
li là trasferito in questa chiesa, con la condizione che niun altro 
li quella casa se non era Cardinale vi si potesse seppellire. Il se~ 
)olcro di questo insigne personaggio venne dipinto da Lorenzo di 
Baccio a chiaro scuro, giacente sul sepolcro in abito vescovile e coi 
:ap[>ello cardinalizio ai piedi ,, Vasari vita di quel pittore» „ 

{b) pag. 5a. 



76 SETTEMBRE 

gusto, grafia, e proporzione. Nel 1547. peraltro, 
come parlano le memorie degli Operai, s' incomin- 
ciò a lavorarne i marmi, quando per avventura es- 
sendo stata scoperta a Seravezza una cava di mar- 
mi ricchissimi, dal predetto Cosimo nel 1 569. si or- 
dinò che dei nuovi marmi si rinnuovasse il coro, e 
che le colonne già collocatevi di marmo bianco fosse- 
ro trasportate in via della scala per servigio del nuo- 
vo Monastero. 

E il Coro tutto di marmo misto, e commende 
voli sono le 88. figure a basso rilievo che si vedo-i 
no negli specchi dei piedistalli del basamento, che! 
stanno a rappresentare Profeti, Apostoli, Virtù e Sim- 
boli, le quali incominciate dal Bandinelli, furono in 
gran parte condotte da Giovanni dell' Opera suo» 
discepolo, attesa la morte che lo sorprese prima che 
fossero ultimate. 

Avanti l'ultimo restauro fatto in questo tempio/* 
ricorreva sopra l' imbasamento un ordine jonico di 
colonne di marmo misto con capitelli e soliti mem- 1 
bri di architrave fregio, cornice e una ringhiera, che : 
si tolsero via stante il diminuire la magnificenza 1 
di questo tempio, che è uno dei suoi pregi mag-j 
glori, (a) 

Non ostante che nel 1549. fosse terminato ili 
cerchio del Coro, il disegno di Baccio d' Agnolo 



('0 U Cardinal Francesco Soderini tentò nel quindicesimo se- 
colo di far togliere affatto questo coro, ed invece sostituirvi una 
Cappella sotier.inea per il corpo di S. Zanobi, in quella guisa che 
vedesi quella di S. Pietro in Roma: e questa idea avrebbe avuto 
pienezza d'effetto se il fratello del Cardinale, come quello a cui 
spettava darne l'ordine non fosse stato dalla Repubblica mandate 
in esilio, e privato della : preminenza della medesima. Altro puri 
fu di parere del Soderini; e questi fu il Cav. Bernino Romano, il 
quale interrogato dal Granduca Ferdinando II. a dire che cosa gli 
paresse della fabbrica di S- Maria del Fiore prese a dire a quel 
principe v che tutto era mirabile, e se avesse a dare un eccezione 
,, era quella del coro; perchè oltre all' impedire notabilmente il 
Jt transito, apportava anche un gran pregiudizio alla fabbrica 
„ coangustiandone la magnificenza. „ 



SETTEMBRE 77 

non fu totalmente adempito. Doveano nelle parti 
laterali essere sollevati due grandi pergami di mar- 
mo destinati all'uso di orchestra ed a comodo delle 
sacre funzioni. Ci avverte il Vasari (a) che i bassi 
rilievi di Donatello e di Luca. della Robbia (9) che 
aliavano i due organi, e che rappresentavano varii 
[ruppi di fanciulli con carte di musica in mano, 
:d in azione di canto, furono tolti via per arri echi - 
e il nuovo coro, e formare i parapetti dei perga- 
ni. Non mi oppongo al Vasari, ma certamente in 
)arte e non tutti debbono essere stati rimossi questi 
)assorilievi: poiché si ha contezza che i medesimi non 
i tolsero in parte che quarant" anni dopo il termi- 
te del Coro, cioè nel 1 589, allorquando il Grandu*- 
:a Ferdinando I. neir occasione del suo matrimonio 
irdinò che più ampia per mezzo di legname fosse 
ostruita l'orchestra sopra la Sagrestia de' Canonici. (b) 

Passando all' altare, nel tergo del medesimo 
[ inalza il bel Crocifisso di Benedetto da Maiano, 
; sotto T arco del Coro dietro ad esso altare evvi 
ma patetica scena che rappresenta Giuseppe d'Ari- 
uatea sostenente Cristo deposto di Croce. Questo 
ruppo non terminato venne trasportato da Roma, e 
Wichelangiolo lo aveva destinato per la sua tomba 
n S. Maria Maggiore. In luogo di questo gruppo 
ituato aveva il Bandinelli le statue di Adamo ed 
iva, che nel 1 722. furono rimosse perchè sembra- 
ono ad alcuno indecenti. Anche la figura del Re- 
lentore estinto sostenuta da un Angiolo, e il Dio 
padre sedente in atto di benedire si videro ai nostri 
;iorni sull' altare, e furono lavori del Bandinelli. 

Questo altare che è il più grande di quanti fin 
[ul se ne abbia veduti in Firenze, ebbe la Rieusa 
pezzata da un fulmine, ondechè postavi dagli Opt- 



(u) Tom. 1. pag. 339. 



è) Vedi e. 55. Queste sculture dopo aver giaciuto nel cortile 
«IP Opera fanno oggi bellissima mostra in un corridoio della 
ubbltca Galleria. 



78 SETTEMBRE 

rai quella che oggi si vede fu consacrata dall'Arci- 
vescovo Marzi Medici negli 8. di Ottobre del 1614 # 
come leggesi nella qui appresso iscrizione 
Alexander Martius Medices 
Archiepiscopus Florenlinus. 
Altare hoc fulminis ictu confractum 
Pristino Decori restitutiun Dei Optimi Maximi 
Cultui dicatum Sanctorum reliquiis 
Pietate auctum 
ad Sacra peragenda deputavit 
Anno Domini MDCX1V. Vili. ID. Octobris. 



OTTOBRE 



PITTURE NELLA CUPOLA 

DELLA METROPOLITANA 

Varie furono fra gì' intendenti di Architettura 
le questioni se di pitture dovesse o nò essere adorna; 
la cupola*, ma Giorgio Vasari, il beneaffetto pittore 
di Cosimo I., ansioso di tramandare a' posteri un! 
opera che non fosse in magnificenza uguagliata, tan- 
to adoprossi, che dal Granduca glie ne fu commesse 
l'incarico (10) Concepito il pensiero del disegno ai 
26. Febbraio del 1572. vennero subito eretti i ponti 
e nel 11 Giugno giorno natalizio di Cosimo I., fatu 
celebrare solennemente la messa dello Spirito Sante 
in Duomo, salì por la prima volta il Vasari sol pii | 
alto palco a delineare quella corona di Santi, Profeti, 
Evangelisti e Re che vedesi sotto la lanterna. Sor 
preso questo pittore dalla morte due anni dopo 
quando cioè aveva appena compita quella bella co- 
rona di Profeti e Seniori che si vedono all' intorn( 
dell' occhio della lanterna con poche altre cose, m 



OTTOBRE 79 

\i affidata la còtitinovazione al valente pittore Fe- 
ierigo Zuccheri, il quale aiutato dal Passionano da 
dndrea Bruscoli, e da Bartolommeo Carducci variò 
nolte cose del disegno del Vasari. Morto essendo 
r Aretino nei 27. di Giugno del 1574, per invito 
lei Granduca Francesco 1. si riprese il lavoro nel? 
5 Agosto dello stesso anno, e si finì in 5. anni, es- 
;endosi scoperte le pitture della cupola nell'Agosto 
lei 1579. 

Premettendo un cenno del disegno di queste 
Ifture così si esprime il Richa « la disposizione di- 
i stribuita in otto facce, nelle quali si veggono le 
e figure che principiano dai sopralJodati Evangelisti, 
( Profeti e Rè i quali dal Vasari chiamansi seniori, 
( principiasi poi da un mistero della passione di 
( Cristo, viene un coro di Angioli, una classe di 
e Santi, e un gruppo di figure rappresentanti le 
i virtù, i doni dello Spirito Santo, e le beatitudini, 
( e per ultimo Y Inferno dove veggonsi tormentate 
( sette sorte di peccatori corrispondenti ai sette 
i peccati capitali, « 

La spesa di quest* opera ascese air incirca a 
L 70000, e riportò censure or troppo acri or troppo 
nalediche. Raffaello Borghini nel suo Riposo la chia- 
nò opera della vita intera di un uomo, e così si 
esprime « (a) Federigo Zucchero da Castel S. Agno- 
i lo in Vado apparò l'arte della pittura da suo fra- 
( tello Taddeo, e tornato in Italia se ne venne in 
( Firenze dove dal Serenissimo Granduca Francesco 
( gli fu dato a fare la grandissima opera della cu- 
< pola cominciata già da Giorgio Vasari, e per la 
i sua morte poco tirata innanzi. Laonde il Zucchero 
t T ha poi condotta in termine, che oggi si vede, 
i in pochi anni, comecché per la sua grandezza non 
( fosse stato sconvenevole che ella avesse occupato 
i tutto lo spazio della vita di un uomo, » 

(a) e 65. 



8o OTTOBRE 

A sentimento degl" intendenti è questa cupola 
commendevole per l'invenzione e per la esecuzione, I 
e le figure che vi sono espresse non colpiscono ve- 
ramente T occhio che per la loro estensione. Que- 
ste figure hanno 50. piedi d'altezza e quella di Lu- 
cifero anche più, ed è tale come lo scrive Zuccari I 
Si smisurata che fa parere le altre figure bambini. 

Questa cupola, che assai più era piaciuta nella 
sua antica bianchezza, occupò la penna di Anton 
Francesco Grazzini detto il Lasca (a) 

Io parlo per ver dire 

Non per odio d'alcun, né per disprezze, 

Ma ben Giorgin d'Arezzo, 

Giorgin, Giorgin debb' essere incolpato, 

Giorgin fece il peccato 

Prosontuosamente il primo è stato 
La Cupola a dipingere, 
E mensole e cornici ivi entro a fingere . . . 
E per tutto gridando ad alta voce 
Giorgin d'Arezzo metterebbe in croce. » 
Conchiude poi il poeta così: 
E *1 popolo Fiorentino 

Non sarà mai di lamentarsi stanco 

Se forse un dì non se le da di bianco. 

Però il darle oggi di bianco, come da molti si 
è varie volte progettato, nou so qual lodevol cosa 
sarebbe* 

(,v y Sue rime madrigalesse e. 4** 4& 



NOVEMBRE 



NAVATA DESTRA 

DELLA METROPOLITANA 



Uscendo dal Coro per riprendere il giro della 
chiesa, ci fermeremo dinanzi al tabernacolo che ve- 
desi nel pilastro del grand' arco della navata mag- 
giore per osservare la statua dell'Apostolo S. Iaco- 
po fatta dal Sansovino* Entrando sotto il primo arco 
della contigua navata troveremo la porta detta dei 
Servi, avente in alto uno dei soliti finestroni con 
vetrata a colori eseguita dal Ghibertr, venuti alquan- 
to fuori, lia la medesima sopra i capitelli dei primi 
pilastri due tabernacoli con due statue di profeti, e 
sopra i pilastri superiori due altre statue parimente 
di profeti ed una nella sommità. Nel mezzo al fron- 
tespizio piramidale vedesi di basso rilievo in una 
mandorla, che forse rappresenta un fregio di luce, la 
B. V. portata dagli Angioli in varie attitudini in 
Cielo, ed è notabile che in quest' atto ella porge una 
cintola a S. Tommaso Apostolo, che sotto la man- 
dorla a destra sta in atto di riceverla. Dalla parte 
opposta a S. Tommaso ha scolpito il capriccioso ar- 
tefice un orso che sale sopra di un pero, della qual 
cosa non si è potuto giammai sapere il significato 
- così f autore della Firenze antica e moderna. - Di 
Donatello sono le due teste che vedesi a basso, e del 
Ghirlandaio il bel mosaico della B. V. Annunziata. 

Risalendo in chiesa la prima cosa che si pre- 
senta a considerare è 1* urna marmorea appesa so- 
pra^ la porta, e sorretta da mensole con alcune aquile 
ed una croce scolpita nella cassa. Comunemente si 
è detto che^ qui riposassero le ceneri di Currado 

o 



8*2 NOVEMBRE 

figlio di Arrigo III. (a), ma è più probabile che 
una volta racchiudesse il corpo di Aldobrandino Ot- 
tobuoni (b). Bensì I arca è tuttora vuota, come fu 
verificato nel secolo passato, e così esser doveva 
perchè il cadavere del virtuoso Aldobrandino, fu 
estratto dal sepolcro e gettato nel fiume Arno dal 
furore dei Ghibellini (e). Il Borghini dice che si 
oprisse una volta questo sepolcro e non vi si trovasse 
se non che poche ossa rinvolte in un drappo. Un' al- 
tra visita vi si fece ancora nel secolo decorso, e fu 
trovata divisa in tre spartimenti, nel primo vi erano 
poche ossa, in quel di mezzo un teschio dentro un 
panno, e V ultimo voto. Altri poi per le congetture 
dell* autore della Firenze antica e moderna (d) 9 lo 
vogliono per il sepolcro che fece inalzare la Repub- 
blica alla memoria del celebre suo benaffetto scul- 
tore Andrea Pisano -r- E qui conviene riparare ad 
una omissione fatta nella descrizione della di con- 
tro navata} sopra la porta dei Canonici nell' ul- 
tima restaurazione fatta a questo tempio fu insieme 

(a) Si dice che nel iioi. Currado, Primogenito d : Arrigo III. 
Imperatore e aio di quel Currado sotto cui militò Cacciaguida an- 
tenato di Dante Alighieri, fuggendo l'ira dei padre morisse in 
Firenze e fosse rinchiuso in questa Cassa situata nella pieve di S. 
Reparata ved. del Migliore e. 36. 

(b) Villani lib. VI. cap. 56. 

(e) Aldobrandino Ottobuoni fu celebre per la sua integerri- 
ma lealtà nel trattare gli affari della Repubblica, ed anzi ne fu 
talmente acerrimo nel difendergli che si vuole che i Ghibellini 
ritornati in Firenze dopo la sconfitta di Montaperti, cavato il 
corpo dal suo sepolcro morto di tre anni, lo trascinassero per tutta 
la città e quindi gettassero al vento le sue ceneri. Furono offerti 
«IT Ottobuoni dai Pisani quattromila fiorini d'oro ( che oggi equi- 
varrebbero a sedicimila Zecchini. ), se avesse fatto prevalere in 
consiglio una certa opinione da lui suggerita alla Repubblica ed 
alla medesima perniciosa. Il dono statoli offerto lo insospettì e si 
avvide, che non ostante il suo amore per Ja patria, aveva favorito 
un partito ad essa pernicioso e desiderato dai nemici, Andò il vir- 
tuoso Cittadino in consiglio, e con tanta eloquenza perorò per 
1* opinione contraria che pervenne a farla adottare. Quando si sep- 
pe 1' offerta che le era stata fatta ebbe lodi grandi poiché era noto 
a tutti quanto fosse povero. Alla sua morte gli furono fatti fune- 
rali pomposi, e nella pieve di S. Reparata onorevole sepoltura. 

(d) Tom. II. pag. 328. 



NOVEMBRE 83 

con la già descritta, collocata sopra essa porta l'urna 
sepolcrale di /intorno d'Orso Vescovo di Firenze, del 
quale vi ha la statua sopra sedente al naturale, (a) 
Riprendendo il cammino della navata a tramon- 
tana, segue dopo la porta, un modesto quadro antico 
restaurato e ornato d' intagli ai nostri giorni', sul 
quale Mariolto Nipote di Andrea Orgagna vi effigiò 
Dante in toga rossa alla civile coronato di lauro, e 
tenente in mano un libro aperto. Fu per istigazione 
di un certo Fra Maestro Andrea frate di S. Francesco 
e pubblico espositore della Dottrina di Dante in 
questo tempio, che qui si mettesse una memoria di 
quel Grande (&). La sua fisonomia è Y impronta della 
dolcezza e della bontà} da una parte di questo di- 
pinto vi ha la veduta dell' antica Firenze colle mura 
del secondo cerchio che appunto ricorrevano dietro 
S. Reparata, dall' altra vien figurato le tre parti del 
suo celebre poema (e) con un iscrizione singolare 
in latino di Bartolommeo della Scala stata tradotta 
da uno dei nostri migliori letterati così: 

Quel che lo Inferno, il Purgatorio, e il Cielp 
Cantò e discorse col sublime ingegno, 
Dotto Alighieri è qui, da cui Fiorenza 
Ebbe spesso consiglio e amor di Padre: 
Morte non nacque a tanto vate*, Ei vive 
In sua virtù, nel canto, e in questa immaga. 

(a) Antonio d'Orso Vescovo di Firenze, fu talmente amatore 
della libertà della sua patria che quando nel i3i2. l'Imperito: e 
Arrigo VII. si pose ad assediare Firenze, il vescovo adunalo il 
suo clero, 1' eccitò alla difesa della Patria, ed il pi imo con i suoi 
preti montò sulle mura dimostrando litt coraggio così intrepido, che 
dal suo esempio animati i Fiorentini giunsero a cacciar*- svergogna- 
to quel potente Monarca. Antonio d'Orso icori nel i3ai e gli Fu ereU 
to questo monumento inesplicabile e senza iscrizione, che avanti la 
restaurazione del tempio vedevasi allato della porta del Campanile. 

(b) Manoscritto di Bartolommeo Ce (Torri alla Riccardiana. 
(e) Prima di questo quadro ve ne fu altro ass.i più meschino 

in tavola, ma simile al presente per la pittura. Venne questo qui 
collocato poco dopo la morte del Poeta. Sotto l'antico quadro sta- 
vano scritti quei versi che og^i si attribuiscono a Col uccio Salu- 
tati, e poiché molti eruditi non fanno questa distinzione delle 
scritture, sono caduti nell* equivoco di attribuii»; al presente 
quadro ciò che sparì con l'aulico. 



gi NOVEMBRE 

Aveano i Fiorentini, per espiare l'oltraggio dei 
loro maggiori, decretato nel 1 396. di erigere in questo 
tempio un bellissimo sepolcro al Divino Alighieri, 
non che al Petrarca ed al Boccaccio. 11 decreto 
della Signoria è così motivato <( Considerando la 
« Signoria Y onore che apportano alla Città e Re- 
« pubblica di Firenze Y opere nobilissime degli il- 
« lustri e celebri suoi cittadini ordina . . . ec. ec. » 
Un si lodevole desiderio non ottenne però il suo ef- 
fetto, poiché dai Ravennati furori loro negate le ce- 
neri dell' Alighieri. Misera Firenze, come non ti 
converrebbe quel detto di Scipione quando fu scac- 
ciato da Roma 

« Ingrata Patria nequidem ossa habebis. » 
Proseguendo il cammino della navata al di sotto 
di un finestrone simile ai descritti, è un tabernacolo 
di marmo, nel quale sta la statua del S. David che 
supplisce per altro Apostolo. Sopra la vegnente porta, 
detta della Via del Cocomero esiste un sepolcro di 
legno, e benché non vi abbia nessuna iscrizione si sa 
che fu fatto erigere da Cosimo I. alla memoria di Don 
Pietro di Toledo Viceré di Napoli e suo suocero. Que- 
sti alloggiato nella Fortezza da Basso, e onoratissima- 
mente dal Genero trattato si mori nel 1553, chi dice 
per aver mangiati molti beccafìchi, o altra intempe- 
ranza, o come altri pensano di veleno. La cosa pare 
strana, ma diverrà naturalissima, quando si sappia che 
Don Pietro o Pedro, vedendo le amarezze di sua figlia 
Eleonora, ne facesse dimostrazioni di rammarico a Co- 
simo, e questi rispondesse con lo stiletto o col veleno. 
11 Galluzzi infatti, sebbene in alcuni punti de- 
voto alla casa Medici, al tom. 3. e. 51 . della sua storia 
del Granducato prende a dire « Siccome la pompa 
(( funebre fu ordinata con molta parsimonia, e il 
« cadavere era stato trasferito alla Metropolitana di 
<c notte con poco seguito e molta segretezza, il vol- 
te go, informato di ciò che era successo a Pisa, im- 
« maginò che per opera del Duca gli fosse stata 
a accelerata la morte » Mandato che ebbe Cosimo 



NOVEMBRE 85 

all'altro mondo il suocero gli eresse questo monumen- 
to in Duomo nel quale si vede Tarme dei Toledo che 
all'occhio rappresenta un mescuglio di armi gentilizie. 

L esterna decorazione della porta, alla quale 
come si è detto, è soprapposto il mentovato sepolcro, 
è ornata di colonne spirali diligentemente intagliate 
che posano sopra a leoni; sopra le colonne sono i 
pilastri che vanno a terminare in due statue di pro- 
feti; L' ornamento superiore è altissimo, ed ha due 
piccoli tabernacoli sopra la punta del frontespizio pi- 
ramidale con entro delle statue. Nel mezzo al sud- 
detto frontespizio è un Dio Padre e nella lunetta è 
una statua della B. Vergine, che dice il fUclia appar- 
tenne a Jacopo della Quercia. 

Al prossimo pilastro della navata è la pila del- 
l'acqua, santa, la di cui vaschetta di granito si crede 
fosse 1' urna cineraria del Vescovo S. Zanobi (ci)* 
Inoltre vedesi appesa a questo pilastro un'antichis- 
sima immagine di S. Zanobi, ai nostri giorni restau- 
rata, rappresentante questo santo seduto in cattedra 
vescovile con abiti pontificali riccamente istoriati e 
con in mano il pastorale che finisce in un fiore, e 
che sembra il giglio arme di Firenze. Gemono sotto 
i di lui piedi i due vizii principali, la superbia con 
un corno in capo, e l'avarizia che succhia il sangue 
di un fanciullo. Assistenti al Santo Vescovo sono i 
due Santi Eugenio e Crescenzio coi loro abiti di Dia- 
cono e Suddiacono, il primo tenente un turibolo l'al- 
tro un libro. Finalmente è nel frontespizio il Padre 
Eterno coli' Alfa e l'Omega, e sotto, nell'imbasamento 
del tabernacolo, si vedono due miracoli del Santo. 

Dopo la già descritta porta trovasi l'ultimo ta- 
bernacolo di legno verniciato a marmo ove sta la 
statua del Chiarissimo M. Poggio Bracciolini di Ter- 
ranuova Cittadino e Segretario Fiorentino (11) nella 
quale per le belle attitudini scorgesi essere opera di 
Donatello e servì; come l'altra in faccia, ad ornare due 
(a) Firenze antica e moderna tom. 2. pag. 203. 



86 NOVEMBRE 

nicchie della facciata del Duomo incominciata da 
Giotto. Mettono nel mezzo questo tabernacolo, come 
dalla banda a Mezzogiorno, due busti il primo dei 
quali di Arnolfo del JP. Costoli appostovi ai nostri 
giorni nell'ultima restaurazione del tempio; è espres- 
so questo insigne architetto nelT atto che pensa corri- 
spondere con opera sublime alla grandezza del concet- 
to espresso nel decreto della Repubblica (a). Arnolfo 
tanto seppe che niun può emularlo, e neppure adesso 
nel secolo dei lumi, in mezzo a tanti esempi dell'in- 
gegno dei nostri maggiori, adesso che si vuole esser 
la stagione della perfezione dell'Arti medesime, -r- 
L'altro busto a destra del tabernacolo è di Antonio 
Squarcialupi chiamato degli Organi, che si dice 
lavorato in marmo da Benedetto da Majano per or- 
dinazione del Magnifico Lorenzo de' Medici di cui 
è composizione l'epitaffio che vi si legge (è). Final- 
mente fa bella mostra sopra la porta di fianco ili 
sepolcro equestre di Giovanni Aguto (e) dipinto nella 

fa) Vcd. e. 2 3. 

(b) Antonio Squarcialupi fu così eccellente nella musica vo- i 
cale e strumentale, che da lontani paesi venivano a gustare la; 
melodia di questa. Fu molto caro a Lorenzo de* Medici, che aven- 
dogli fatto fi: e un* organo per S- Giovanni ed altro per il Duomo, 
alla sua morte lece apporre la sua memoria sorto quest'ultimo. 
Nella cacciata dei Medici per odio della famiglia fu disfatta quella 
memoria e ripianato il muro non altrimenti che se mai stato vi 
Fosse. In un riordinamento dei monumenti della chiesa, riconti-'] 
parve questa memoria iti fondo alla navata dal lato settentrio- j 
naie dove tuttora si vede. Valéry nel parlare di questo epitaffio 
( Voynge à Florence ) prende a dire „ Le buste du fameux or* I 
ganiste Antoine Squarcialupi par Benoit da Majano et sa gracieuse 
epitaphe par Laurent de Medicis son ami attestent Penthousiasme, 
la passion des Florentins pour la musique, et l'importance de cet 
art dans leur cité alors si philosophique et si litteraire. „ 

Gli Squarcialupi furono signori di Poggibonsi e di Montanara, 
appartennero al ceto dei grandi ed in conseguenza pochi furono gli 
onori che dalla Repubblica godettero. La loro arme si compone- 
va di uno scudo diviso orizzontalmente, sopra d' oro con un lupo 
azzurro, e sotto rosso con sei palle d'oro. 

(e) Giovanni Auguto o Aguto, detto in alcune storie Falcon 
del Bosco, fu celebre e valoroso condottiero, e come dice l'iscri- 
zione a basso del suo sepolcro nella cattedrale Dux aetatìs suae 
Cautissìmus» Con tradire i Pisani ai quali rubò il soldo, divenn» 



NOVKMBRE 87 

A parete di tramontana da Paolo Uccello e che l'abile 
;,1 Giovanni Rizzoli della Pieve di Cento applicò so- 
li pra la tela senza menomamente alterarla, né tampoco 
guastare lo stesso muro su cui era dipinta. Una tale 
operazione qualche secolo indietro avrebbe a dir 
vero sentito del diabolico. 



DICEMBRE 



PAVIMENTO 

DELLA CHIESA METROPOLITANA 

Ricchissimo di marmi colorati, e in vago e bel 
disegno scompartito, appare il pavimento di questa 
chiesa," gradevole poi riesce la vista del medesimo 
quando si osservi di testata dal ballatojo sopra l'arco 
della Tribuna; poiché si scuopre quivi in quasi tutta 
la sua estensione e si perdono di vista quelle linee 
di commenti che vedute d' appresso generano una 

?[ualche confusione. Come ce ne avverte il Vasari 
u Baccio d! Agnolo il primo a darle incomincia- 

capitano dei Fiorentini che lo comprarono dicesi mediante lo sborso 
di ii^. mila fiorini d'oro. Militò in principio sotto la scuola di 
un suo zio nelle guerre tra i Francesi e gli Inglesi; passato al sol- 
do della Repubblica Fiorentina comandò per più di 20. anni nelle 
armate della medesima e si meritò per il suo valore onori che a 
niun altro furono mai fatti. Per pubblico decreto venne ascritto 
alla cittadinanza ed ebbe V annua provvisione di tremila fiorini 
d'oro. Morì ai 17. Maggio del i3o,4, ed il Comune assegnò alla 
Vedova mille fiorini d'oro l'anno se restava a Firenze, e a due 
di lui figlie la dote di duemila fiorini d* oro. Il Rondinelli dice 
che l'esequie dell' Aguto furono sorprendenti, la di lui bara, or- 
nata di drappo d'oro e velluto vermiglio, stette sulla piazza dei 
Signori pienissima di popolo, levata di la fu portata a S. Giovan- 
ni ed il cadavere vestito di drappi d' oro collocato sui fonte bat- 
tesimale dove fu pianto da tutte le matrone di Firenze. Traspor- 
tato in Duomo le fu fatta orazione funebre, e per ordine della 
Repubblica dipinta la di lui effige a cavallo. 



8à DICEMBRE 

mento, (a) ma prevenuto esso da morte, soggiunge 
il suddetto scrittore che da Giuliano suo figliuolo 
fosse ultimato. Il ditelli la pensa diversamente, 
e con questi si unisce Stefano Rosselli ed il Senator 
Nelli, facendo i medesimi autori del pavimento della 
navata di mezzo Francesco da S. Gallo e ponen- 
done il compimento nel 1660, Di più il Cambi nel 
suo diario manoscritto assicura che quello intorno al 
Coro sotto la cupola fu lavorato e finito nel 1 526. \ 
dal Buonarroti, e gli altri tre delle tribune furono 
fatti in diversi tempi e da diversi artisti dei quali 
non sappiamo il nome. Il citato Cambi così si espri- 
me « 1526. ultimo di Luglio si finì il pavimento 
a di marmo nella Tribuna di S. Zanobi siccome 
« nel mese di Ottobre si cominciò quello della 
« tribuna della Croce, e in calende di Novembre 
<fc là terza tribuna di S. Antonio. « 

Ma passiamo a dar contezza dei cospicui per- 
sonaggi che sotto questo pavimento hanno sepoltura* 
La prima lapida che si presenta agli occhi nostri è 
quella di Silvestro de' Medici uno dei grandi della 
Repubblica, che sebbene la legge vietasse dar sepol- 
tura a chi si fosse in questa chiesa, per il Suo va- 
lore di cui die prove non dubbie nella difesa di 
Scarperia, dall'Arcivescovo di Milano assediata, lo rese 
degno di onorevol memoria in questo tempio. Intor- 
no al chiusino di questa sepoltura havvi la seguente 
iscrizione 

SILVESTER MED. H. ÀDQUE ITA DE REPk DOMI 

FORISQUE MERITUS EST UT Étf EQUESTRI ORDINE 

ET ÀMPLISS. DONIS ET LOCO SEPULTURE MAXIMO 

CONSENSU CIVITATIS DECORATUS SIT. 

Proseguendo il cammino della chiesa al terzo 
arco troveremo altro chiusino per dove si ascende 
nella sepoltura degli Arcivescovi Canonici e Sacer- 

(a) Vedi la sua vita pag. 671. 



DtCEMBRE SQ 

dòti di questa cattedrale. Sopra al chiusino è scol- 
pita la seguente iscrizione 

ZENOBIUS EPISCOPUS IIIC SITUS ERAT 
QUO IN CAEL1TES RELATO SEPULCRUM Atì 

SACERDOTES TEMPLI Hl/IUS TRANS11T 
QUOD COSMUS MED, II. DUX MARMOREO 

PATIMENTO INSTAURÀNDUM CURAVIT. 

É qui non ci dispiaccia di entrare per alcun 
poco in questo regno della morte. Alzato adunque 
il tondo di marmo troveremo una comoda scala per 
dove si discénde nel vaso della sepoltura; ha la me- 
desima nell'intórno un muricciolo, fuorché dalla par-* 
te di Ponente, doVe Vi ha invece un trogolone mura-* 
to, e fatto per trasferirvi le ossa dei corpi disfalli. 
Verso mezzodì giacciono gli Arcivescovi e i Canonici 
in casse, pochi eccettuati che sono murati, come il 
Decano Gianni còh lapida di marmo nel dinanzi 
che dice 

A, M. D. G. 

IL VENERABILE 

LORENZO MARIA GIANNI 

DECANO FIORENTINO 

Da questa sepoltura ci s' introduce in un corridore 
che va verso Tramontana senza sfogo-, ha il medesi-* 
mo alcune finestre di pietra serena, aventi ancora i 
gangheri di ferro arrugginiti; queste finestre danno 
in tre stanzini contenenti poche casse di cadaveri. 
Il Richa è di parere che a queste finestre scéndes- 
sero i Fiorentini per adorare il corpo di S. Zanobi 
e dei due SS. Eugenio e Crescenzio, i cui corpi 
Vicino al S. Vescovo furono sepolti. 

Risalendo in chiesa nel pavimento a tramontana 
vi ha la sepoltura di Filippo dell'Amelia stato Ve-^ 
scovo di Firenze coli' appresso iscrizione 

PHIL1PPI AN1ELLENSK? EPlw FLORENT. 
SEPULCR. 

obii* Anno domini mcCcl&i. 
gentiles anno post clxxvi1ì. instaurare nt 



pò DICEMBRE 

Nel mezzo poi della chiesa al quarto arco viene l'ul- 
tima sepoltura di Vieri dei Medici, la di cui discen- 
denza si estinse nel 1780. Agli angoli di questo 
sepolcro havvi V arme dei Medici ma diversa dalle 
solite-, perchè a riguardo di essere egli stato amatore 
della libertà e della pace ricevè la croce del popolo 
collocata nella più alta delle sei palle medicee ac-; 
cerchiata per di fuori da una grillanda di ulivo (a)* 
Attorno al chiusino havvi la seguente iscrizione 

VER1US MEDICES EQUES OPIBUS ET 

GFNTIS NOBILITATE CLARUS SED ET 

PREBITATE ET PVB. QUIET1S STUDIO 

CLARIOR HAC QUIESC1T HUMO LOCUS 

MERITI HONORIS EBGO UNI ET VIVENTI 

DATUS OPTIMO CIVI OBIIT AN. SAL. 

MCCCVC. VIX1T ANNOS LXXII. Mi. Vili. D. XX. 

Restano finalmente da osservarsi i primi due 
finestroni finti a ciascuna navata laterale, con ve-J 
tra te eseguite in si bel modo col talco da Antonio* 
Beité, che chi Y ignora resta al primo vederle in-n 
gannato comparendo vere e reali. 



La mole del libretto non permettendo di var- i 
care il limitare del magnifico tempio, pongo qui 
termine al calendario del 1846, implorando dal 
Pubblico benigno e cortese quel compatimento che 
si deve a colui, che senza pretensione, ma col mo- 
desto fine di ben fare, dedicò i suoi ben limitati ozii 
a questo genere di studii. 



(a) Per farsi un* idea delle ricchezze di questo illustre citta- 
dino basti vedere il suo testamento che trovasi nell'Archivio dei 
PP. di S. M. Novella. 



NOTE DI GENNAIO 



(l) BERNARDO BUONTÀLENTI 

Questo pittore scultore ed architetto nacque a Fi- 
renze nel i536, ed una specie di prodigio il liberò dalla 
morte agli n anni. Nel i547* Sl na notizia dal Baidi- 
nucci (a) e dal Manin (b) della rovina di alcune case del 
Poggio S. Giorgio nelle quali abitava la famiglia Buon- 
talenti. Il Manni medesimo da contezza di questa rovina, 
in cui rimase prodigiosamente salvo il Buontaleuti ri* 
portando un manoscritto di un contemporaneo forse di 
Casa Nasi che è alla Magliabechiana „ Essendo il gior- 
no 12 di Novembre in Sabato, mi levai per tempo, per 
rispondere a molte lettere, secondo il solito mio, e me 
n' entrai nello scrittoio. E sebbene avevo visto molti 
anni innanzi, che la casa alquanto pativa rim petto al 
Poggio, non avrei mai pensato, che in un subito rovinas- 
si, e cosi attendevo a scrivere con posato animo. Era 
in casa mia uno di Canapiglia ammalato di febbre gra- 
vemente, il quale non si riposando la notte, senti tutta 
notte cadere calcinacci, e cricchiare i palchi; talché co- 
me fu di si levò, ed il meglio potelte si vestì, e va- 
gendo la casa in qualche luogo fessa, venne nello scrittoio 
ad avvertirmene. Io sapendo, e pensando sapere, che 
quegli fessi erano cosa vecchia, non ne tenni mollo conto, 
e seguitai di scrivere; ma lui non si assicurando per 
questo con gran fatica appoggiandosi, si parti di casa. 
In questo, ecco ch'io sento un gran rumore, con tre- 
mito di tutta la casa. Io allora esco dello scrittoio, cer- 
cando la cagione di tal rumore, e mi è detto che un 
grosso pilastro di pietra* eh/ è a pie della scala, si era 
rotto il che mi sbigottì assai. E mentre ch'io pensavo, 
se a tal cosa fosse rimedio, o se dovevo sgombrare o 
che partito avevo a pigliare, sento dinuovo altri romori, 
e tremori, e veggo fendere le soglie, li stipiti, e mura, 
di sorte che pensando a salvare le persone, con grande 
spavento, e sbigottimento cominciai a gridare, che ognu- 



(a) Tom. 4. Firenze i688 t 

(b) Sigilli tom, XXI. 



gi NOTE DI GENNAÌO 

ho meco fuggissi; é pigliando un bambino in Collo, ed 
altro per mano, e dandone ad altri, sempre chiamando i 
e gridando, corro verso le scale, dove veggo alcuni sca- 
glioni avvallati; e da ogni parte cader calcinacci. Allora 
più spaventato, correndo scendo le scale, ed uscendo di 
Casa, fuggo in S. Lucia, ed allato e dietro a me verna- 
no gli altri, e T ultima fu la mia donna, la quale es- 
sendo io già sull'uscio di S. Lucia ed ella nella via, 
presi per mano, per aiutarla a salire gli scaglioni della 
chiesa: è non \* ebbi a pena tirata dentro, che la nostra 
casa minò tutta ad un tratto, e con tanto impeto per- 
cosse nella taccia deXanigiani, e di S. Lucia, e tanto 
fu lo strepito, che io pensai , che la chiesa, e tutte le 
altre case da quella banda rovinassimo. Non restò in pie 
alcuna parte di muro che fussi alto da terra un braccio, 
e le volte sfondorno e ruinorno lino a' fondamennti. Re* 
Storno sotterrati in casa due cavalli, pannilini e lani, le- 
gnami, e masserizie d'ogni sorte; e fu grazia particolare 
di Dio, che essendo in casa diciasette persone, tutti ci saU 
vassimo, se tardavano più un credo a fuggire, o che S. i 
Lucia non fosse stata aperta, vi saremmo restati tutti. „; 

La famiglia intiera di Buontalenti soggiacque vitti- 
ma in quél disastro, eccettuato il giovinetto che ne ri- 
mase Vivo, benché sepolto sotto gli avanzi della casa 
patèrna. Le sue grida si fecero sentire a traverso le fes- 
sure dei muri ed attirarono l'attenzione della moltitudine 
compassionevole che quivi si affollava con industre pietà, 
prodigando al misero quei soccorsi di che abbisognava! 
in quel terribile disastro. Passò in quel trambustio uno 
staffiere del Duca Cosimo e al palazzo ne riportò la tri- I 
sta notizia, e come questo fanciullo avesse scampato dal 
cjuella rovina. Die quel principe gli opportuni ordini onde! 
con tutta l'accuratezza si estraesse dalla rovina quel 
fanciullo e si trasportasse al suo palazzo. La disgrazia di 
quell'orfano rese quel principe interessante, la sua genti- 
lezza ed il suo intendimento lo fecero amare. 

Avendo veduto quel principe che le naturali di-j 
Sposizioni di quest'orfano inclinavano allo studio dell'arte 
del disegno, lo collocò successivamente nelle scuole di 
Francesco Salviati, del Bronzino e del Vasari. Ma il fe- 
lice giovinetto passando sempre più in la con l'ingegno 
e col desiderio di apprendere esercizi nobili, attese al- 
tresì alla scultura ed all' architettura, ed imparò dice 



NOTE DI GENNAIO 9$ 

il Baldinucci (a) «lai lo stesso Michelangiolo i grandi 
Brinci pii clie lo guidarono poi nell'esercizio di quelle 
due arti. 

Non aveva che i5 anni il Buon talenti quando il 
Granduca Cosimo il fece Maestre di disegno, o piuttosto 
compagno di studio del suo figlio Francesco, e in quel- 
la adolescente età ordinò tante e tante cose per tratteni- 
mento del giovine Principe, che die veramente prova del- 
l'elevatezza del suo ingegno e dei suoi variati talenti, [à) 

Diedesi di ogni proposito alle Matematiche ed a 
cose d' ingegno, riuscì maravigliosissimo in trovare stru- 
menti da muovere ed alzar pesi, far salire acqua, ordinar 
fontane e macchine per comhattere e lavorar di fuochi 
artifiziati, gettar ponti ed ogni sorta di fortifica ziouL 
Pretendesi che egli perfezionasse le martelline dei fucili, 
e che nella Guerra di Siena in una sola notte fabbricasse 
cannoni di legno, che furono sufficenti per battere in 
breccia un bastione della città e che ne facesse in se- 
guito gettare in bronzo di ogni calibrio. 

Nel i563. accompagno il principe Francesco in Spa- 
gna, e lasciò pure in quel paese prove dei suoi talenti, 
tornato in Firenze e comprata avendo quel principe la 
terra di Pratolinp nell'appennino, ordinò al Buontalenti 
di fabbricargli un palazzo in quel luogo remoto e sel- 
vaggio. V artista nella costruzione delle fabbriche, nella 
disposizione dei giardini, e nella distribuzione dell'acque 
che li irrigavano tutti adoprò gli accorgimenti che il suo 
ingegno d'invenzione gli suggeriva, e quel luogo, alla gui- 
sa dei giardini d'Armida, fu abbellito dalle meraviglie del- 
l' arte delle più rare produzioni della natura (e). Il Tasso 
lo decantò con i seguenti versi 

Dinanzi all'ombra di fama occulta e bruna 
Quasi giacesti, Pratolino, ascoso, 
Or la tua donna tanto onor t' aggiunge 
Che piega alla seconda alta fortuna 



(a) Tom. 4. Firenze 1688. 

(&) Si dice che il fanciullo Buontalenti ordinasse per il Prin- 
cipino Francesco una capannuccia che fu stimata cosa singolaris- 
sima e nuova, attesoché non solo vedevausi aprire \ cieli, calai- 
nuvole volar gran quantità di angioli, ma tutte le innumerevoli 
figure camminavano alla volta del S* Presepio. 

(e) Milizia Memorie degli Architetti tom. IJ, 



94 NOTF DI GENNAIO 

Gli antichi gioghi V Appennin nevoso; 
Ed Atlante ed Olimpo, ancor si lunge, 
He confin la tua gloria asconde e aerra; 
Ma del tuo piccol nome empi la terra. 

C Rime Madrigali e. 36o tom. IL J 

Buontalenti ebbe la sorte rara per un' artista di 
effettuare a Pratolino i soggetti della brillante sua im- 
maginazione, ma costarono al Principe 782,000 scudi [a). 

Questo architetto fu piuttosto il padre che il maestro 
dei suoi allievi, gli ajutò coi suo credito e con la sua 
borsa, e lungi dall'esser geloso dei loro successi procurò 
loro i mezzi di farsi onore. e di proCttare dei loro ta- 
lenti. Fu disinteressato ed anche prodigo, ed ancorché 
i suoi talenti e le grazie del Sovrano gli porgessero oc- 
casione di accomular danaro lo dissipò ad esperimenti 
talvolta inutili. Nella sua vecchiaja ed infermità si trovò 
in tal disordine di fortuna che i\ Granduca Ferdinando 
1., a cui molto fu ixoto lo stato di lui, comandò che gli 
fosse cancellato ogni debito che egli avesse contratto 
colle Fortezze, Galleria, e pubbliche fabbrichete di più 
assegnò i5o scudi l'anno alla figlia di lui finche ella vi- 
vesse, ed alle figliuole di lei 70 durante lor vita. 

Chiuse gli occjii a questa luce il giorno 6. di Giu- 
gno del 1608. all'età di 72. anni, la dolcezza dei suoi 
costumi e del suo carattere il fecero amare dai suoi 
contemporanei, e gli assegnarono una sede onorevole nella 
memoria degli artisti. Tra i suoi avi in S. Niccolò Ol- 
trarno fu data al suo corpo onorevole sepoltura. 

(«) Fu detto questo luogo anticamente F Uccellatojo, dove el>* 
hero la loro villa gli Uqnccioni. Comprata Francesco I. la mede- 
sima nel i56<). vi edificò col disegno del Buontalenti la famosa 
villa di Pràtoliko dove fu la più graziosa raccolta di macchine e 
di giuoch i d'acqua. Minacciando rovina, fu preso il compenso di 
rasarla fiuo ai fondamenti, espediente suggerito da uà tedesco 
per evitare le spese dei restauri. 



NOTE DI MARZO 



(2) GIOTTO 

Presso a Vespignano, piccolo castello vicino al Bor- 
go S. Lorenzo ed ora diroccato, nacque nel 1276. ad 
un certo Bondune lavorator di campi un bambino cui 
pose il nome di Giotto [a). Il buon padre allevò sulla 
norma di buoni costumi il figliuolo; e questi per la sua 
straordinaria prontezza d' ingegno fu carissimo ai geni- 
tori e a chi Io conobbe. 

Appena Giotto ebbe compiti due lustri, che il pa- 
dre gli affidò la custodia del gregge. Il buon fanciullo 
vagando in qua e in là colle sue pecorelle nei prati, 
piuttosto die starsene ozioso prendeva diletto a deli- 
neare nell'arena o sulle pietre i contorni delle cose natu- 
rali che più gli ferivano la fantasia {b). Cavalcava un giorno 
Cimabue presso Vespignano, quando vide questo giovinet- 
to disegnare il contorno di una pecora sopra una lastra 
di pietra; allettato quel ristoratore della pittura dalla, 
manifesta disposizione all'arte, e dalle pronte risposte 
del fanciullo, lo cinese al padre, e seco preselo in Fi- 
renze qual suo figlio. 

Dall'opportuna occasione ebbe campo di svilupparsi 
questo genio, che in pochi anni superato il mecenate ed 
il maestro, gli fece compire tant' opere che forse alcun'al- 
tro mai ne lavorò. Pervenne con i suoi studi a spogliare 
le sue figure dai rozzo della scuola, a ben vestirle ed a 
farle esprimere con molta forza le passioni ed i movi- 
menti, componendo le. sue storie con vaga proporzione, 
cosa non mai veduta prima di lui, e per il che Dante 
ebbe a dire: 

(a) 11 nome di Giotto ebbe origine dall'uso dei Fiorentini 
di dividere, accrescere e corrompere i nomi propri delle persone. 
Così il nome di Angiolo si disse Angioletto e poi Gioito', cosi il 
nostro artista ebbe nome non Giotto ma Angiolo» Da Giotto poi 
ebbe vita la famiglia Giottini o da Vespignano della quale fu il 
Bealo Giovanni ed altri uomini illustri. 
(b) Vasari tom. 2. e. 68. 



9$ NOTE DJ MARZO 

Credette Cìmabue nella pittura 

Tener lo campo, ed ora ha Giotto il grido, 

Sicché la fama di colui oscura. 

Giotto dipinse in Assisi in Pisa in Firenze in Avi- 
gnone in Milano ed in Napoli e bellissimi sono i suoi 
flipinti in S. Croce; e nel palazzo del Bargello vedesi 
tulio di il ritratto genuino di Dante, opera del suo pen- 
nello (a). 

Sparsa per ogni dove la fama di questo Artista, Pa- 
pa Benedetto IX. volendo ornare con magnifiche pit- 
ture la chiesa di S. Pietro mandò in Toscana un suo 
famigliare a visitare i più eccellenti maestri d'Italia ed 
insieme a veder che uomo fosse Giotto e quali le ope- 
re sue. Venuto il famigliare in Toscana, ed avendo 
parlato a più maestri e da loro avuti disegni, ultima- 
mente trovò Giotto che lavorava, gli espose la mente 
del papa, e gli domandò un disegno per mandare a sua 
Santità. Giotto senz' altro dire prese un foglio, e sopra 
quello con un pennello tinto di rosso fermato il brac- 
cio al fianco, quasi come compasso, girata la mano, 
vi fece un tondo cosi pari di sesto e di profilo che 
fu cosa maravigliosa: e sorridendo disse al famigliare, 
eccovi il disegno. Colui tenendosi beffato disse: Ho io 
n avere altro disegno che questo? Assai è pur troppo 
cotesto, rispose Giotto; mandatelo insieme con gli altri,» 
e vedrete se sarà conosciuto. Il famigliare vedendo noni 
poter avere altro, il mandò insieme con gli altri disegni, 
narrando come era passata la bisogna: laonde ne nacque) 
poi il proverbio: Tu se* più tondo che VO di Giotto. (c)> 
Il papa conobbe la virtù dell'Artista, mandò per lui, e 
gli fece molto onore. 

Morì questo Artista Tanno i336 adorno di un am-i 
pio patrimonio di gloria, lasciando a testimonio della sua 

(a) Vasari tona. a. e. 69. 

(b) Altro annedoto curioso ài questo pittore con il suo Ma ©ni 
stro Cimabue si legge nella sua vita. Uscito un giorno Cima-; 
bue fuor di bottega, dipinse Giotto in un ritratto dipinto dal mae*^ 
stro, una mosca cosi al naturale che allorquando Cimabue tornò] 
a casa e vide la mosca si mise, a scacciarla con \a mano pensando 
fosse viva, dei che molto ebbe a ridere l'autore, della burla ed il 
compagni suoi. 

(e) Antologia del Monterossi e. i35. 



NOTE DI MARZO 07 

virtù il Campanile del Duomo, opera celeberrima, pel 
qual lavoro fu ascritto fra i Cittadini di Firenze ed eb- 
be l'annua provvisione di cento fiorini d' oro. 

Benemerita la Repubblica di Firenze a cotanto uomo, 
gli die onorato sepolcro nel Duomo, onore al quale fu- 
rono inalzati quei pocbi die si distinsero dal ceto comune. 

Lorenzo il Magnifico fece scolpire da Benedetto da 
Majano la sua eflìgie, e da Angelo Poliziano fece appor- 
re T elogio che si legge nella parete al punto dove fu 
sepolto. 



NOTE DELL' APRILE 

(3) FILIPPO BRUNELLESCHI 

Dagli Aldobrandini discese questo celebre architetto, 
poiché Lapo Aldobrandini fu lo stipite della famiglia 
La pi da cui discese Tura, poi Lippo e quindi Brunelle 
sco, il quale unitosi in matrimonio con Giuliana Spini, 
ebbe nel 1^77. un figlio che fu il celebre Filippo {a). 

Volea Ser Brunellesco padre, che il di lui figlio 
Filippo seguitasse la sua professione del notariato, ma 
invece questo genio sublime fin da fanciullo ebbe incli- 
nazione grandissima alla meccanica. Quando suo padre 
se ne accorse, invece di indirizzarlo alla professione di 
notajo e a quella di medico come da primo bramava, lo 
pose volentieri ad imparare il disegno e lo istradò nel- 
l'arte dell'Oreficeria. Da questa passò a far lavori di 
niello, che erano in gran voga ai suoi tempi e che con- 
sistevano ne II' incavare pietre ed ornamenti di metallo, 
riempiendone poi gli incavi con varie composizioni pa- 
rimente metalliche. Si diede poi a far busti e piccole sta- 
tue ed in poco tempo imparò ancora l'Architettura. 

Ebbe a maestro di Geometria Paolo Tosca nelli, 
e nel terreno classico di Roma si pose a studiare a fondo 

(a) Non bisogna confondere la famiglia Brunelleschi Signora 
di Petraja ( Castello prossimo a Firenze ed ora Villa del Grandu- 
ca ) la quale ebbe case e torri oggi comprese nel Palazzo Ricci 
sulla piazza dei Brunelleschi e comunemente detta dei Marroni* 
Questa famiglia non ba che vedere col celebre architetto. 

9 



98 NOTE DI APRILE 

l'archi lettura. Quei rovinosi avanzi delle eleganti fab- 
briche romane lo resero abile a formare quello stile bello 
e solido, di cui Fiorenza nostra ammira la maestà e la 
gentilezza insieme congiunte. Sotto le discipline dell'ot- 
timo Brunelleschi, l'arte rigenerata nei salutarii sistemi 
della natura ricevè un interessantissimo cambiamento, 
e se nella scultura non superò Donatello, se rivale del 
Gbibertinon ebbe mezzi da mostrare che lo superava nel- 
la creazione della prospettiva, se nell'intaglio in l^gno, 
j)ell' invenzione delle macelline, nella perizia idraulica, 
nella poesia* andò pari agli uomini del suo secolo, vinse 
però nell'architettura tutti quelli che lo antecederono e 
seguirono, non escluso il DlVlN MICHELANGELO. E a chi 
pur si avvisasse che per amore soverchio del nostro sog- 
getto alterasse la verità nel ridire le virtù del celebre 
archi tetto, vedetene diremo, vedetene la maestosa cupo- 
la di S. Maria del Fiore come ella superi in sveltezza e 
solidità quella d» S. Pietro di Roma, sebbene un secolo 
prima la edificasse Brunelleschi, ed in conseguenza man- 
cante di molti ajuti e scoperte. 

E tanto fu superiore al secolo l'ingegno di Filippo, 
che è fama ebe nel Consiglio del Magistrato dellOpera 
composto degli Architetti primari dell' Europa, esso Fi- 
lippo fosse cacciato, e a forza portato fuori dai donzelli 
come pazzo, non comprendendosi da alcuno ancora il 
suo sublime progetto. — Però se la Repubblica volle ve- 
dere inalzata quella niaravigliosa cupola dovè affidarne 
la cura a quell'unico che proclamava possibile un im- 
presa da tutti creduta impossibile; e come quelf artista 
tarpasse le ali alla proterva presunzione di quelli ar- 
chitetti si ha dal seguente annedoto. Essendo sicuro 
il Brunelleschi del fatto suo, asseriva francamente che 
gli sarebbe riuscito di voltar la cupola senza armatura. 
Gli artisti, suoi competitori, lo circondavano perchè mo- 
strasse loro il modello, e spiegasse i mezzi che avrebbe 
adoprato. Volevano essi carpirgliene il segreto, coli' in- 
tenzione di valersene per ottenere il primato al concor- 
so e far credere al tempo stesso di esserne parimente 
capici. Ma Filippo cosi prese a mortificarli — Un gior- 
no che gli artisti erano insieme, egli prese in mano un 
uovo e ponendolo sulla tavola disse: Chi sa farlo star 
ritto sopra questo marmo piano, costui abbia la direzione 
della fabbrica. Sì provarono quei maestri, ed a nessuno 



NOTE DI APRILE 99 

essendo riuscito -fermatelo voi o Brunelleschi - presero a 
dire quelli architetti „ Prese il Brunelleschi l'uovo, e 
battutolo leggermente sulla tavola rompendolo da un 
lato ve lo fermò. Vedendo ciò esclamarono unanime- 
mente che sarebbero stati buoni anco essi, se avessero 
pensato a romperlo „ Neil* istessa maniera soggiunse il 
Brunelleschi vi sarebbe facile il voltar la cupola quan- 
do io ve ne avessi mostrato il modello. 

Ne sol nella cupola rifulse il genio di questo artista; 
poiché a testimonianza della sua virtù, esempi inarriva- 
bili dell'arte lasciò nelle nostre chiese di S. Lorenzo 
e S. Spirito ed in altri edilizi della Città, da lui o con 
i suoi disegni eretti. — Mori nel i444 # > e P er decreto 
pubblico fu data alle sue ossa onorevole sepoltura in S. 
Maria del Fiore, dove ad eterna ricordanza leggesi una 
memoria nell'epitaffio scritto da Gregorio Marzuppini 
segretario della Repubblica, e nel busto scolpito dal 
Buggiano. E ben volea ragione che alle spoglie mor- 
tali del Brunelleschi desser ricetto le auguste pareti 
di quel tempio tutto ripieno di lui. 



NOTE DI MAGGIO 



(4) BENIAMINO FRANKLIN 

Nella terra scoperta dall'italiano Colombo e deno- 
minata dall'italiano Americo Vespucci, fu fondata la città 
di Boston, ove ai 17 Genoa jo del 1706 da povera e 
numerosa famiglia nacque Beniamino Franklin, uno degli 
uomini che contribuirono maggiormente ai progressi 
della civiltà in America. Il padre ed i fratelli suoi fu- 
rono semplici artigiani, e poiché non era quella famiglia 
al caso di tenerlo sulle scuole, appena ebbe imparato 
leggere e scrivere, di io anni lo riprese il genitore in 
casa per aiutarlo nel suo mestiere che fu di fabbri- 
car sapone e candele. 

Non potè però il fanciullo acquetarsi a quel lavoro, 
poiché fin da quell'età primaticcia ebbe tale smania 
di leggere, che quando non poteva il dì, vegliava la 



IOO NOTE DI MAGGIO 

notte, beato qualora potesse ottenere un qua Idi' util 
libro. La primitiva inclinazione del Giovine Franklin 
per la lettura, trasformossi in una vera passione, ed i 
viaggi sopratutto e l'istoria il dilettarono. Del poco da- 
naro die aveva ricevuto in assai tempo per la sua mano 
d'opera, comprossi alcuni libri; avea letto avidamente 
tutta la piccola biblioteca del padre suo e sebbene non 
contenesse ebe pocbi e soli libri di controversia, vi 
trovò nulladimeno due opere ebe banno dovuto, come 
egli stesso lo dice, avere influito di molto sul suo destino; 
r una era le vite di Plutarco, Y altra il saggio sui pro- 
getti di De-Foe autore del Robinson Crosuè. 

Il suo trasporto per i libri decise il padre suo a 
farne uno stampatore, e un fratel suo ebe faceva quel 
mestiero il tolse all'età di i% anni con se a bottega alla 
condizione di lavorarvi come semplice operaio senza toc- 
carne veruno stipendio per allora. 

Disgustato però dei modi rustici e sgarbati ebe gli 
usava il fratello , come egli stesso nella sua vita {a) 
v Mais il se regardait toujours cornme mon maitre et 
me traiait en apprenli . . . . et je pensais qu il etait trop 
exigeant dans bien des cas^ et que f avais droit a plus 

d J indulgence de la part d J un frère Mais mon 

pere etait violent et souvent il s J importait jusqu* ci me 
donner des coups, ce que je prenais en très mauvaise 
part ...... si risolse di andare a cercar fortuna, e col 

favor di un buon vento si trovò presto a Filadelfia. Ma 
per allora il Giovinetto vi entrava tutto solo, non cono- 
scendo nessuno, mal in arnese, con cinque lire in tasca 
e tre pagnotte una sotto ciascun braccio e la terza 
sbocconcellandola (b); recava però con se la buona voglia 
di lavorare e di risparmiare, onde allogatosi presso uno 
stampatore, si guadagnò di che vivere onoratamente „ 
Un buon lavorante è un tesoro al padrone e questi se 
ha giudizio lo tien ben da conto. „ 

Perfezionato il Giovine Franklin nell'arte sua tornò 
in America, ove conosciuto quale egli si fu, trovò chi lo 
sovvenne per mettere in piedi una stamperia e gii pro-^ 
cacciò commissioni; giovine attivo e temperante crebbe 
in fortuna, e desideroso di far bene agli altri e rendersi 

(a) Vie de B. Franklin ècrite par lui mème. 
(ò) Idem. 



NOTE DI MAGCtO 101 

utile in quella società in cui viveva, senti la necessita 
di far popolari i principi eli onesta e di morale, e 
n»l ìj3i. prese a pubblicare l* Almanacco del buon uomo 
Riccardo, dove i più saggi consigli e le verità più gravi 
sono presentate con un originalità di espressione ed in 
frase proverbiali ebe le rendono Tacili ad apprendere ed 
impossibili a dimenticare (a). 

Fino alla gloria d' inventare sali questo genio a 
furia di osservare ed insigni sono le sue scoperte sul- 
l'elettricità. Conobbe il potere ebe le punte posseggono 
d' indurre lentamente e da lontano allo scorrimento 
l'elettricità; ed immediatamente, siccome dal suo ingegno 
era tratto alle applicazioni, concepì il progetto di far 
discendere in tal modo sulla terra T elettricità delle nu- 
vole. Un semplice giuoco da fanciullo valse all'ardito 
giovane di risolvere un tal problema. Inalzò un cervo 
volante in tempo di burrasca, appese una chiave in fondo 
alla corda e tentò di trarne scintille. In sulle prime i suoi 
tentativi tornarono vani; alla fine essendo sopraggiunta 
una pioggia minuta, ella bagnò la corda, e le comunicò 
in tal guisa un debol tratto di conduttibilifà e con 
gran gioia di Franklin il fenomeno segui come aveva 
sr erato: se la corda fosse stata più umida o la nuvola 
piò intensa egli sarebbe stato ucciso e la sua scoperta 
perita con lui. Qualunque altro avrebbe potuto fermarsi 
la; ma l'utile Franklin vide il partito ebe si poteva 
trarre da tale scoperta per preservare gli edilizi dal 
fulmine. — Quel ebe non fa lo studio ! 

A queste ed altre belle opere trovò Franklin il 
tempo di dedicarsi, sebbene molti plici fossero le occu- 
pazioni e le faccende in vantaggio della sua patria. 
11 Governo gli conferì impieghi importanti e amato- 
re delia patria, zelante ma saggio, non trasandò nessuna 
delle occasioni ebe poterono assicurare i diritti politici 
e costituzionali dei suoi concittadini. Quando già vecchio 
fu mandato dalla nazione sua in Europa a cercare soc- 
corsi, fu accolto da per tutto con ammirazione ed amore; 
letterati, principi, e popoli intieri fecero a gara d'ono- 
rarlo. Si osservò, si ammirò la sua riserva la sua paziente 
fermezza, la sua moderazione, e V unione assai rara di 

(a) Questo suo libretto venne talmente In pregio e tanto ri- 
cercato, che in un' anno in America si dispensarono dieci mila e j 
più copie. 



10*2 NOTE DI MAGGIO 

un criterio soljdo congiunto ad uno spirito delicato ed 
ingegnoso. Piacque il suo nobile aspetto, per i suoi capeU 
li bianchi era ancora più venerando. Le sue risposte fu- 
rono sovente piccanti e sempre originali: incaricato di 
chiedere al Ministero Inglese 1' abolizione dell' insultante 
uso d' inviare nelle colònie americane i malfattori di 
Europa, il Ministro gli allegava la necessità di purgare 
T Inghilterra „ Che direste voi, gli rispose se per la stessa 
ragione noi vi mandassimo i nostri serpenti a sonaglio? » 

Sottoscrisse finalmente a Parigi nel i ;83. la pace 
della sua patria; e tornando a questa fu accolto fra le 
lagrime e gli applausi di un popolo beneficato, ed entrò 
nel più glorioso trionfo in quella Filadelfia dove sessant' 
anni prima era arrivato rosicchiando una pagnotta asciut- 
ta. Colà visse onorato attendendo con rassegnazione il 
termine della sua corsa mortale. Fu assalito da febbre, 
e da un acesso nel petto, e terminò la sua vita ai 17. 
Aprile 1790. in età di 84. anni. 

Da molti anni fu Franklin toi mentalo crudelmente 
dalla gotta e dalla pietra, e tale malattia il tenne con- 
finato nel letto gli ultimi 12. mesi di sua vita. Espri- 
meva sovente all'Essere Supremo la sua riconoscenza per 
averlo da una situazione umile ed oscura, condotto alla 
gloria ed all'opulenza ed in grado si elevato, e perchè 
i suoi benefizi non cessassero colla vita, molte somme 
disponeva Franklin per durevoli istituzioni, fra le quali 
5o,ooo franchi che aveva guadagnato negli impieghi li 
lasciò per fornire piccoli prestiti a garzoni artigiani che 
si fossero portati bene, onde aiutarli a rizzar bottega e con 
F interesse del 5. per cento che questi pagano, essi denari 
in cento anni diventeranno sei miglioni e mezzo,e dei 
quali la più parte dovrà spendersi in far ponti, acque- 
dotti, bagni strade, canali ec. il resto impiegarsi al modo 
stesso in piccoli prestiti agli. artigiani che cominciano la 
loro carriera poveri e laboriosi, come egli era stato. Al- 
lorché la morte di lui fu nota agli Stati Uniti ed in 
Francia, si vestirono tutti a lutto per due mesi e nel 
resto deir Europa fu generalmente compianto. 



NOTE DEL GIUGNO 



(5) ANGELO BROGINI POLIZIANO 

Negli annali della letteratura merita certamente un 
posto assai distinto ANGELO BROGINI POLIZIANO, come 
quegli che si segnalò nella (olla degli eruditi e dei Fi- 
losofi del XV. secolo. Egli nacque in Montepulciano il 
^4» Luglio 1454. da Benedetto Ambrogini Dottore di 
legge, uomo assai povero di beni di fortuna. Nella sua 
fanciullezza menato a Firenze fu intromesso in Corte 
di Lorenzo de' Medici, il quale avvedendosi dell'eccelso 
ingegno di lui, commiserandone V estrema povertà, lo 
amò tanto cbe in sua casa gli die ricetto Lo stesso Po- 
liziano in una sua epistola dice ,, Sono stato nutricato 
,5 in casa del gran Lorenzo de 9 Medici e in questa sua 
„ floridissima repubblica sin dal tempo della puerizia 
,, mia ,, Cogli ajuli del Magnifico si die pertanto a stu- 
diare la lingua latina sotto Cristoforo Landino e la 
Greca presso Andronico da Tessalonica. Ancor giovanet- 
to il Poliziano scriveva versi elegantissimi in Greco in 
Latino ed in Italiano. La sua Elegia Latina sulle viole, e 
le sue Stanze scritte per la giostra di Giuliano de' Medici 
mostrano la nitidezza e V eleganza della poesia portata 
all'apice. Lo studio della lingua greca poi lo coltivò in 
modo cbe divenne il primo grecista dei suoi tempi (a) k 

Traslatò pure in latino diverse opere e opuscoli e 
compose ancora varii epigrammi ed epistole. Scrisse poi 
latinamente Lettere Orazioni j la Congiura de* Paxzi e 
i libri col titolo di Miscellanee, opera assai erudita in cui 
l'autore disamina e corregge infiniti oscuri luoghi di 
poeti latini. Nella filosofia ebbe a maestri Giovanni Jr- 

(«) Ai tempi del Poliziano la lingua greca appena cominciavasi 
a comprendere, poiché tranne Marsilio Ficino, Demetrio CiUeon- 
dita, l'Argiropolo e pochi altri, a tutto il resto ignote erano le 
opere di quei sommi uomini di cui il nostro Dante volendo espri- 
mere r eccellenza fa dire a Virgilio 

Lascia parlare a me, ch'io ho concetto 
Ciocché tu vuoi, che ei sarebbero schivi 
Perchè ei fur Gì «ci, Iòide dei tuo netto. 



I04 NOTE DI GIUGNO 

giropolo e Marsilio Ficino, ma principalmente allettato j 
da li amena e deliziosa letteratura, segnalossi più fra il 
numero degli eruditi e de poeti, che in quello deiFilosoti. I 

Di 29. anni fu promosso alla cattedra di eloquen- 
za Greca e Latina nello studio Fiorentino, sostenuta ti- 
no allora dagli uomini più celebri d'Italia,* e le sue pa- 
role illustrate di vivissima chiarezza, germogliarono 
frutti di sapienza sullo spirito dei suoi discepoli,, e celebri 
furono infatti i discepoli che dalla scuola sua sortirono. 
Lorenzo de' Medici pure gli commise la cura del figliuol 
suo Piero, il quale però non corrispose ne alle cure del 
Precettore, ne alla espettazione del Pubblico. — * Molto 
deve la Repubblica nel progredimento delle Lettere al 
Poliziano, poiché con la sua dottrina fece risplendere 
di nuova luce gli antichi esemplari, che l'ignavia dei 
posteri avea sepolti nell'oblivione, come eziandio gli 
deve riconoscenza non poca per la correzione delle Pan- 
dette di Giustiniano , e di quella delle istituzioni di 
Teofilo. 

Qual secolo fortunato per gli uomini d'ingegno! Pon- 
tetìci e Monarchi lutti facevano a gara di promovere la 
gloria delle lettere e con benefica mano sollevare i ta- 
lenti. Tempi felici! E il nostro Poliziano fiori in quelli 
imperocché gli furono conienti dive si onori. Ricevè cit- 
tadinanza fiorentina, fu eletto Prior secolare della Colle- 
giata di S. Paolo, Canonico della Metropolitana Fioren- 
tina, e finalmente ambasciatore della Repubblica presso 
il Pontefice Innocenzio Vili. 

Fu t'Ambrogini di austero aspetto, il naso lungo ed 
aquilino e losco nell'occhio sinistro. Conosceva la pre- 
minenza sua ed in conseguenza esser dovea come lo fu, 
disdegnoso di carattere da tenere a vile gli altri e mal 
volentieri soffrire che ne venissero lodati. Gli si ascriverà 
ad orgoglio; ma però è da considerarsi che chiunque 
ba scolpita nello spirito Y idea del bello e del grande, 
torce lo sguardo a ciò che è gretto e deforme L'Aba- 
te Mehus prova contro l'autorità di Paolo Giovio che 
egli fini di dolore il s*4 Settembre i494- nell'età di 4° 
anni per l'infelice situazione della casa Medici con i quali 
si era affratellato. Fu sepolto nel presbiterio di S. Marco, 
dove prima che fosse tolta, per causa dell'adornamento 
della cappella maggiore, si leggeva l'appresso iscrizione 



NOTE DI GIUGNO lo5 

POLITIANUS 
IN HOC TUMULO JACET 

ANGELUS UNtfM 
QUI CAPUT ET LINGUAS 
RES NOVAS TRES HABUIT 
OBI1T AN MCCCCXC1V 
SEP: XXIV AETATIS 
XI. 
Per la invida natura dell' uomo volgare, necessaria- 
mente doveva il Poliziano tirarsi dietro il livoredei medio* 
cri letterati, e cosi avvenne» Una furia di saccenti gli si 
scagliò addosso, ma siccome l'invidia non giunge scor- 
nata e confusa laddove governa uno spirito di perfetta 
sapienza, cosi fugli imputato a colpa qualche effetto di 
stravolta passione» Ma il miserabil destino dell'uomo è 
costretto ad «ndar soggetto agli sfrenati accendimene 
del cuore ed è forza riguardare con benevolo compa- 
timento alle altrui macchie. Gli uomini grandi furono di 
tutto segnati a dito, perchè sempre hanno cresciuto gli 
invidiosi ed i detrattori. 



NOTE DEL LUGLIO 

(6) GIANNOZZO MANETTI 

Giannozzo Manetti nacque in Firenze il 5 Giugno 
1396. da un' antica e nobil famiglia. Suo padre 1' avea 
destinato alla mercatura, e nell'età di io anni il collocò 
presso un banchiere da cui vennegli confidata la cura 
dei libri; trascurò però i libri di questo per tenere quelli 
dei letterati, e nelle erudite adunanze che tener si so- 
levano nel Convento di S. Spirito, soleva sempre il nostro 
Giannozzo passar gran parte del suo tempo; geloso di 
acquistare reputazione piuttosto che fortuna, renunziò 
ai vantaggi che gli si offrivano per darsi intieramente 
allo* studio delle lettere. 

Abbandonate affatto le cure della mercatura diedesi 
indefessamente allo studio; imparò dai migliori precettori 
le lingue Latina, Greca ed altre Orientali, ed in partico- 
lare r Ebraica. Studiò pure Rettoriea e Filosofia, quindi 
la Teologia e la Matematica. I suoi progressi uguaglia- 



106 NOTE DI LUGLIO 

rono il suo ardore, ed iti pochi anni sorpassò in sapere 
i suoi precettori. 

Dato termine ai suoi studi, consenti a dare egli 
stesso lezioni pubbliche di Filosofia, e i personaggi i 
più distinti per lor nascita e talenti ebbero ad onore 
il mettersi nel numero dei suoi allievi. Se però in Gian- 
uo/zosi ebbe un grati letterato si ebbe ancora uno dei cii- 
tadini più attivi ed utili al governo di Firenze; più di 
una volta fu eletto membro del Consiglio, più di una 
volta sostenne ambascerie e alla Corte di Roma e alla 
li e pubblica di Venezia. 

Nei servigi che rese alla Repubblica sempre si am- 
mirò il suo zelo, il suo disinteresse e la sua destrezza. 
Invidiata la reputazione e la grande stima che si era 
acquistata Giannozzo anche nell'altre città ebbe dei ne- 
mici, e perchè con il tuono di fermezza dettato dalla ve- 
rità e dall'integrità si oppose alle vedute di quel Cosimo 
pater patriae fu costretto a lasciare la sua patria. Nic- 
colò V. fu il suo gran Sostenitore; ed i fiorentini, vergo- 
gnandosi della debolezza loro, il richiamarono creandolo 
del Magistrato dei Dieci. Svelò le mire de' Medici, conob- 
be la Repubblica pericolante, ed appunto per fuggir la 
vendetta di quella famiglia abbandonò la patria e tornò 
a Roma da Niccolò V. che lo dichiarò suo Segretario. 

Morto questo suo beneaffetto pontefice si volse vt:r- 
so Napoli, ove Alfonso più generoso di Cosimo il fece suo 
Consigliere, ed ebbe in Marietti non un suddito, ma un 
amico. Mori nel 26 Ottobre del 14^9. all'età di 63. 
anni, lasciando scritte molte opere, tra le quali le vite 
di Dante, del Petrarca, del Boccaccio e di Niccolo V. 
suo protettore. Lasciò una ricchissima biblioteca che vo- 
lea render pubblica, ma fu dispersa avanti la sua morte. 

(7) MARSILIO F1C1NO 

Nel giorno decimonono di Ottobre dell'anno i433. 
ebbe Firenze ad allegrarsi della nascita di Marsilio Fi- 
cino, uno dei più insigni letterati e filosofi del secolo 
decimo quinto. 

Fino dagli anni più teneri caro a Cosimo de' Medi- 
ci, che in lui scoprì elevatezza di animo ed ingegno non 
comune, ebbe nel di lui palazzo protezione^ alloggio, 
e diligente educazione; lo applicò sulle prime con gran- 
de ardore allo studio delle lingue Greca e Latina; 



NOTE DI LUGLIO IO? 

e nelle umane lettere istruito dai più valenti precettori 
del suo tempo, contrariamente al desiderio del Patire* 
che medico di Cosimo, voleva il figlio allevare nella sua 
professione, seguì il giovinetto volenteroso la letteraria 
carriera; elle con tanto amore e predilezione gli veniva 
dal suo protettore disehiusa. 

Ne il Ficino riuscì minore dei bendi zi dei Medici; 
che sotto la scuola di Niccolò Tignoso da Fu Tigno pub- 
blico professore di filosofia nella università di Firenze, 
tanto avanzò in quella scenza da uguagliare il Maestro, 
e rivaleggiare di merito cogli uomini più profondi del- 
l' età sua. 

Morto Cosimo, non cessò per esso la protezione 
della Casa Medici; ma presi da lui nell'età di l\i. anni 
gli ordini ecclesiastici, ebbe da Lorenzo il Magnifico il 
rettorato di due Chiese in Firenze, e venne dal mede- 
simo innalzato al grado di Canonico Metropolitano — ■ 
P «colmato di sempre nuovi favori dalla famiglia Medi- 
cea, non fu ingrato, ma ricambiolli con altrettanto di 
amore, e ne eternò negli scritti la sua riconoscenza. -— 

Di mediocre statura, ebbe delicatissima complessione 
ed incerta salute, sovente travagliata da morbose affezio- 
ni — Affabile con tutti, soave nel conversare, fu largo 
del suo e trovò il suo contento nel dividerlo cogli altri: 
pago della fortuna che i suoi talenti avean saputo pro- 
cacciargli, abbandonò ai fratelli la sua parte delle so- 
stanze paterne. Moderato nelle passioni, e sopratutto inac- 
cessibile all' ambizione, fu amante della quiete e del ri- 
tiro, e di una vita riposata e tranquilla. 

Come quasi tutte le anime grandemente sensibili, 
fu spesso assalito da violenti accesi di profonda malinco- 
nia, che ingigantita dall' immaginazione sua pronta e vi- 
vace, si spinse talvolta fino al delirio — Solo la potenza 
dell' armonia poteva toglierlo ai suoi terribili accessi; 
e questa regina del cuore umano scendendo irresistibile 
su quello di Marsilio Ficino, restituiva coi soavi suoi 
accordi agli studi e a se stesso il Filosofo Fiorentino. 

Gran letterato, profondo filosofo, cittadino leale, cal- 
do amatore della Patria e dei suoi Concittadini, come 
la sua vita fu cara a tutti coloro che lo conobbero,, 
così fu la sua morte conpianta. 

Cessò di vivere questo filosofo insigne il primo di 
dell'Ottobre 1 49.9* ne -- a sua Villa a Coreggi; né la sua 



foH NOTE DI LUGLIO 

memoria scese con lui nel Li Tomba, ma trasportato- 
le decorosamente il corpo in Firenze, e quivi sepoltolo 
in S. Maria Del Fiore, 12 anni dopo la sua morte gli 
«era innalzato, a testimonianza della pubblica stima clic 
ancor durava di lui, onorevole monumento, con un 
busto in marmo che rammentasse ai posteri Y effigie 
<lelT uomo benemerito. 

Molti poeti ne celebrarono il nome nei versi loro, 
ed il Poliziano gli consacrava i seguenti: 

., Mores, ingenium, musas sopiamque supremam, 

,. Vis uno dicem nomine? Marsilius! 



NOTE DELL'AGOSTO 



(8) LEONARDO XIMENES 

Leonardo Ximenes celebre geometra ed astronoma 9 
nacque di nobili ed agiati parenti in Trapani nella Si- 
<cili*) il 27 Dicembre 1717. Ancor fanciullo die segni? 
di sottile intelletto, di felice memoria, di naturale atti- 
tudine alle virtù* gli parvero vanissimi i sentimenti, e le 
sollecitudini del secolo* bramò di uscirne, e nell'età dij 
anni 17 vesti l'abito di S. Ignazio. Compiuto il noviziato 
fu destinato ad insegnare belle lettere nel collegio di 
Firenze e di Siena. Egli avrebbe più volentieri voluto 
finire i suoi studi; ma ben presto gli se ne porse occasio- 
ne. Il Marchese Vincenzio Riccardi, gentiluomo d'ottimi 
sentimenti, domandò in grazia al Provinciale de' Gesuiti 
un abile soggetto che non avesse altro impiego, se non 
quello d' istruire i figliuoli di lui nelle Matematiche. 
Gii fu accordato il P. Ximenes, che venuto a Firenze 
ideile molte ore libere dalla sua incombenza lasciategli, 
jiotè perfezionarsi, o piuttosto riformarsi del tutto negli 
studi Filosofici, e acquistare nuove cognizioni. La bre-f 
vita che conviene al presente elogio, ci farà solamente 
ricordare alcuni degli impieghi che occupò quest'uomo 
insigne, e delle opere che egli compose. 

Ebbe per mezzo del Ministro Conte Emmanuel le 
di Richecourt il titolo di Geografo di S. M. Imperiale, | 



NOTE DI AGOSTO ICK) 

ì la Cattedra di Geografìa nello studio Fiorentino. Fu 
spedito a regolare gli affari vertenti colla Repubblica di , 
Lucca a motivo dell' acque, clic ambedue gli stati no- 
tabilmente danneggiavano. A. lui commise il Granduca 
li Toscana la riduzione delle Maremme Senesi. Lui in- 
orno al regolamento della Brenta interrogarono i Vene- 
ziani. Vollero udirlo i Roman» Pontefici, prima che o 
lecretassero T inalveazione dell'acque Bolognesi, o col 
lisseccamento delle Volsche paludi prendessero ad emu- 
are, o a sorpassare piuttosto Teodorico e Cetego. Egli 
\ V autore del vecchio e nuovo Gnomone Fiorentino, dei 
orimi Elementi di Geometria, — della raccolta di pe- 
rizie ed opuscoli idraulici, ec. e di tant* altre opere 
:he tralascio di nominare per la ristrettezza, come ho 
ietto dell'elogio. Ancor troppo lungo sarebbe il rammen- 
tar qui tutte le piante disegnate e tutti i progetti da essa 
nventati. Impiegò i denari ohe riceveva dai suoi diver- 
»i impieghi e le rendite del suo patrimonio, ad or- 
nare la città di Firenze di uno dei più bei monumenti 
die dalla Scienza possa esser latto. E desso l'osservatorio 
li S. Giovannino, famoso specialmente pel suo grani 
juadrante murale. Del rimanente era egli da 3o anni 
? più, prima della sua morte ad un continuo moto 
*A esercizio per operazioni proprie delle sue facoltà, 
jra in osservazioni e calcolazioni d' Ecclissi , ed altri: 
celesti fenomeni,^ ora in visite, progetti, esecuzioni, 
lavori di strade, di archi, di ponti, di acquedotti, di 
arginature, di cateratte, di porti ec. Il veder solamcnle 
la quantità de' suoi manoscritti fa spavento, essendo egli 
stato sempre d' una maravigliosa diligenza nel notare 
in carta i suoi pensamenti, per cui sembra appena aver 
potuto bastare la vita d' un uomo ancor fièli ' esteriori 
l'accende soverchiamente occupato. Ma anche agli uomini 
grandi non è dato il rimanere sulla terra. Egli menava 
la sua preziosa vita occupandosi de' suoi lavori, e mentre 
che preparatasi ad osservare il passaggio di Mercuria 
sul disco solare , che dovea seguire it di 4« Maggio 
del 1786, il giorno antecedente fu colpito da un fiero 
colpo d'apoplessia, che in brevi momenti lo tolse di 
vita con universal dispiacere. La Sicilia ove nacque,, 
o più ancor la Toscana ove fiorì, potrà gloriarsi ancor 
ne* secoli da noi più remoti, come d' uno di quei va-, 
leot uomini, che nel felice stato, a cut giunscr le Bla--, 



I io NOTE DI AGOSTO 

tematiche nel secolo XVIII. con sottili ricerche e con 
vantaggiose invenzioni abbiali contribuito al manteni- 
mento, anzi all'avanzamento delle medesime. Le opere 
sue cioè i lavori sotto la direzione dello stesso fe- 
licemente eseguiti, come ancora gli scritti da lui pub- 
blicati ne formano e ne formeranno il più ragguardevole 
perchè il meno arbitrario elogio. Generalmente par- 
lando erano maggiori, e di gran lunga maggiori nel 
numero e nel peso, le pregevoli che le difettose qualità 
del suo carattere. Bea possiamo da tante e tante glo- 
riose destinazioni argomentare e un raro sapere, e un 
infaticabile vigilanza, e una singolare integrità, e co- 
nosciuto avendo quant' egli fosse onorato, conoscere al- 
tresì, quant' egli meritò di esserlo 



NOTE DI SETTEMBRE 



(9) LUCA DELLA. ROBBIA. 

Fiori questo scultore fiorentino nell'anno i388; fu 
bravo orefice poiché il padre suo lo aveva messo in 
principio ad imparare l'oreficeria con Leonardo di Ser 
i nova imi, tenuto allora per il miglior maestro iti Firenze. 
Sotto costui avendo imparato Luca a disegnare ed a 
lavorare in cera si die a fare alcune statuette di marmo 
e di bronzo, le quali riusciteli assai bene furono cagio- 
ne che abbandonato il mestier dell' Orefice si die allat- 
to alla scultura, nella quale divenne esimio; e con tale 
studio ed assiduità attese all'arte del disegno che il 
Biografo Aretino prende a dire „ E ciò fece con tanto 
„. studio, che molte volte sentendosi di notte agghiac- 
j, ciare i piedi per non partirsi dal disegno si mise per 
„ riscaldarli a tenerli in una ciesta di bruscioli cioè di 
j, quelle piallature che i legna job levano dall'asse quan- 
>, do con la pialla le lavorano. „ Fu Luca della Rab- 
bia mollo ammirato nei cinque bassi rilievi che scolpì 
per il campanile del Duomo, e divenne celebre il suo 
none nella storia dell'Arte per il ritrovamento di una 
vernice o invetrata per coprire le terre colte in Firenze, 



NOTE DI SETTEMBRE III 

:he non paventando le ingiurie dell' intemperie le reso 
pili resistenti del marino senza alterarne V eleganza dei 
contorni delle figure {a); La lama di questo suo ritro- 
vato essendosi sparsa in quasi tutta l'Europa ed aven- 
doli procurato moltissime commissioni, levò dallo scal- 
pello Ottaviano ed Agostino suoi fratelli per ajutarlo. 
In prima Luca faceva bianche le sue figure dipoi le co- 
loriva^), mori di anni 6% e lasciò il segreto della sua 
pernice ai nepoti, la figlia di uno dei quali lo portò 
I dote ad Andrea Buglioni che con la morte di Santi 
li lui figlio, si perse si pregievole ritrovato che dopo 
quattro secoli ci fa godere le sculture di quell'artista 
come se recentemente fossero scolpite. 

Sì spense la famiglia della Robbia nel i645. per la 
[norte del Vescovo Lorenzo (e), ed i suoi eredi ne fu- 
rono i Viviani. 



NOTE DELL OTTOBRE 



(8) GIORGIO VASARI 

Giorgio Vasari insigne architetto, nacque in Arezzo 
nel i5i2. da una famiglia che da lungo tempo aveva 
sempre coltivato le arti. Imparò il disegno sotto Andrea 
del Sarto ed il Buonarroti. Protetto dal Cardinale 
Ippolito de' Medici cominciò la carriera fortunata della 
sua vita pittoresca ed egli stesso nella sua vita lo dice „ 
,, Ma non si tosto ebbi compiuta quell'opera, che passan- 
„ do il Cardinale Ippolito de' Medici per Arezzo in poste^ 
„ mi condusse a Roma a suoi servigi la dove ebbi como- 
„ dita, per cortesia di quel Signore, di attendere molti 
„ mesi allo studio del disegno ,, Lasciò molti dei suo't 
lavori a Cama Idoli, in Rimini, in Bologna, in Napoli, in 
Ravenna, in Perugia, in Venezia, in Roma ed in Firenze. 
Se fa buon pittore fu ancora esimio architetto e non 
comune scrittore. Quanto valesse Dell' architettura serva* 

(a) Vasari e. 47* 

(b) Vasari e, 48. 
(e) Ted. e. 7. 



! 1 1 NOTE DI OTTOBRE 

T osservare 51 fabbricato degli uffizi. Le vite dei pittori 
e la sua propria fino al 1567. dimostrano quanto tosse 
ripieno di cognizioni storiche e filosofiche. Nel i555. 
stabilì la sua dimora in Firenze per volere di Cosi- 
mo 1. che lo impiegò continuamente; ne qui conviene 
dimenticare un obbligo importante che le arti hanno a 
Vasari, ed è V accademia del disegno fondata per sue 
cure a Firenze verso l' anno i56i. dove educaronsi 
ad una perfetta scienza tanti artisti che onorano la nos- 
tra patria. Il difetto rimproverato al Vasari, e che i 
suoi scritti fanno conoscere di esserne riprensibile è l'ave- 
re nei suoi lavori anteposto la celerità alla finezza, e per 
averne una scusa lodava sempre metodi compendiosi e 
il tirar via di pratica. Aveva cominciato a dipingere 
la cupola del Duomo in Firenze quando nel ì5j^ nel 
scssantadoesimo anno dell' età sua mori. Il suo corpo fu 
portato ad Arezzo e seppellito in quella Pieve. 

Giorgio Vasari fra le tante sue opere ridusse a bel- 
lissimo quartiere alcune stanze del Palazzo Vecchio da 
lui ornate di stucchi ed egregiamente dipinte. Nelle sue 
opere rende ragione e delle composizioni e dei personaggi 
quivi ritrattati e della diligenza da lui usata per ritrovare 
1 effigie di tanti personaggi illustri Italiani, specialmente 
Fiorentini, che fiorirono dal tempo dì Cosimo il vecchio 
(ino a quello di Cosimo I. Granduca li. Si vuole che il 
più indecente annedoto tra Cosimo ed Isabella dei Medi- 
ci di lui figlia accadesse sotto il Ponte del Salone di 
Palazzo Vecchio, dove inosservato e quivi non veduto 
lavorava Vasari. -^ Ebbe sommo giudizio l'accorto pit- 
tore a non farsi sentire. — Chi sa se il pugnale di Cosimo 
lo avrebbe scampato dopo essere stato testimone di 
queir eccelso, 



NOTE DEL NOVEMBRE 



(il) POGGIO BRACCIOLINI 

Poggio, figlio di Guccio Bracciolini, nacque nel i38o. 
nella piccola città di Terranuova presso Firenze. Suo 
padre fu notajo e godè discreta fortuna, ma poscia provò 
disavventure grandi, poiché ridotto, o per propria im- 
prudenza ó per infortunio, quasi in angustie fu costretto 
a prender volontaria fuga. Studiava Poggio allora in 
Firenze , dove Giovanni da Ravenna insegnava lingua 
Latina e Emanuel Crisolora le lettere Greche; presso 
questa illustre scuola si applicò il discepolo, e talmente 
sopra di lui si sparse la celebrità dei due precettori che 
allorquando all'anno ventiduesimo dell'età sua abban- 
donò Firenze per recarsi a Roma, fu accolto colà come 
letterato distinto ed insigne. Non passò molto tempo 
che per la reputazione sua venuto a notizia del Re- 
gnante Pontefice Bonifazio IX., il fissò presso di se no- 
minandolo Segretario Apostolico. Una cotal carica se- 
guitò ad esercitare sotto altri sette pontefici ed ebbe 
credito tale che fece conferire un impiego dell' istesso 
genere all'amico suo Leonardo Bruni di Arezzo, che 
durante il suo soggiorno in Firenze era stato suo col- 
lega negli studi; e suo compagno nelle ricreazioni e nei 
giovanili esercizi. 

Otteneva Poggio durante le occupazioni del suo 
impiego diritto all'eterna riconoscenza degli uomini di 
lettere, mercè la scoperta di un numero grande di ma- 
noscritti preziosi. Ritrovava dodici Commedie di Plauto, 
parecchi discorsi di Cicerone, di Ascanio-Pedarico, Silio 
Italico, Valerio Fiacco, Ammiano Marcellino e di altri. 
Rinvenne anche una copia di Giulio Frontino de Aquae- 
ductis ed otto libri del trattato di Firmico sulle ma- 
tematiche, negletto ed obliato negli Archivii del Mona- 
stero di Monte Cassino. Attive ed indefesse furono le 
cure sue nel procurarsi da ogni parte le opere degli 
antichi, un gran numero di esse copiò di proprio pugno, 
occupando gran parte del suo tempo in decifrare ed 
emendar manoscritti spesso inintelligibili ed oscuri; opere 
tutte che esperimentarono la sofferenza, la pazienza sua, 

10 



Il4 NOTE DI NOVEMBRE 

e la dottrina non comune che possedeva. Nel declinar 
dell'età si mostrò spesso irritato dall'indifferenza con la 
quale riguardavansi dai grandi dei suoi tempi le fatiche 
da lui sostenute per recuperare \ perduti scrittori dell'an- 
tichi tà. Nell'introduzione al dialogo De infelicitate Princi- 
pimi pone in bocca di Niccolò Niccoli le seguenti rampo- 
gne della loro condotta „ Allorché molti antichi classici 
., furono resi alla luce dal nostro amico Poggio e si 
„ avevano le più fondate speranze di recuperarne altri 
„ di forse maggiore importanza, nessun Pontefice o So- 
„ vrano lo soccorse, o lo ajutò anco in minima par- 
„ te a togliere quei preziosi scritti dalle prigioni dei bar- 
„ bari. Spendon essi il tempo, e l' ore in piaceri, in 
5 , imprese poco lodevoli, in guerre desolatrici, e tanta! 
„ è la cecità delle loro menti, che nulla può scuoterli, 
„ ed eccitarli alla ricerca di quei sommi ingegni, dalla 
„ sapienza, e dalla dottrina dei quali apprender può 
„ il genere umano la via della vera felicità. „ É ben vero 
che il dispendio di queste^letterarie escursioni, come egli 
stesso il racconta, fu assai grave per Poggio, e troppo 
superiore al patrimonio suo. 

Lo scisma d'Occidente lacerava la chiesa dal 1378 
in poi, e quando la calma si ristabilì lasciò al nostro 
Segretario ii tempo di pascere le sue inclinazioni. Pub- 
blicò un dialogo sull'avarizia e diverse satire contro 
ì frati ed i predicatori del suo secolo. E questo infatti 
un soggetto sul quale ritorna sempre volentieri nelle 
sue lettere, nelle sue facezie, negli altri suoi opuscoli. I 
suoi sarcasmi non risparmiarono ne vescovi ne membri 
del Sacro Collegio; amò meglio esporsi alla loro disgra- 
zia, che perdere l'occasione di dire un'arguzia. La li- 
bertà con la quale vi parla dei vizi, non solo degli 
individui, ma ben anco delle intiere classi degli ipocriti, 
sorprende (a). 

Correva l'anno i434- quando Eugenio IV,, tormen- 
tato ed umiliato dal Concilio di Basilea, abbandonò 
la Corte Pontificia e si trasportò in Toscana; Poggio 
interrotto nel suo Segretariato Apostolico si mise pure in 
cammino per far ritorno alla patria sua, e dopo aver 
sofferti dispiaceri e peripezie grandi nel suo viaggio, 
giunse in Firenze dove da qualche tempo avea diritto di 
Cittadinanza. L' uomo in cui poste avea le più care sue 

(a) Ved. Rev. G: Shepherd Vita di P. Bracciolini tom. 1. pag, 
368. e »eg. 



NOTE DI NOVEMBRE Il5 

speranze Cosimo dei Medici, era stalo da poco bandito 
da quella Repubblica, posta in apprensione dal suo cre- 
dito e dalle sue ricchezze. Poggio gli indirizzò da Firen- 
ze lettere consolanti ed assunse la sua difesa, sopra tutto 
contro uno dei suoi più violenti nemici Francesco Filelfo. 
Compiva il Bracciolini Tundecimo lustro dell'età sua, 
quando stanco del celibato e di una vita poco regolare 
sposò nel i435, Vaggia o Selvaggia, figlia di Ghino Ma- 
nente dei Buondelmonti. Sembra cbe prima di contrarre 
un tal matrimonio pesasse con maturità i vantaggi e gli 
inconvenienti che poteano resultare dalla disparità del- 
l'età sua e di Vaggia, che non aveva ancor compito il suo 
diciottesimo anno. Avendo egli riunite le sue idee sulla 
questione Art seni sit uxùr ducendo, in un piccolo trat- 
tato che porta questo titolo, è a dolersi non sia stato 
reso di pubblica ragione. — Qual rimorso però non do- 
vè egli provare dell'antecedente sua licenziosa condotta, 
essendo costretto a incominciare la sua riforma con un 
atto di durezza, congedando una donna che gli aveva 
partorito quattordici figli, dodici maschi e due femmine. 
Siccome portava l'abito ecclesiastico, i suoi nemici ed i 
suoi amici gli rimproverarono tale paternità. Ecco come 
in una lettera ad un dotto ecclesiastico si esprime in 
proposito del suo recente matrimonio (a) „ Tenni come 
,, sapete sin qui un incerto corso di vita, ne in tutto 
„ lontano dal secolo, ne in tutto ecclesiastico. Ma avendo 
„ sempre avuta per il sacerdozio una insuperabile re- 
„ pugnanza,ed essendo ormai giunto a quel periodo della 
,, vita nel quale conviene adottare un sistema invaria- 
„ bile di condotta, risolsi di non passare il resto dei 
„ miei giorni nella solitudine, e nell' orbita. E sebbene 
„ sia ormai sul declinare degli anni scelsi in consorte 
,, una giovine di rara bellezza, e che tutte possiede le 
p virtù, ed i pregi per cui si acquista lode il suo sesso. 
„ Direte forse che più tardi di quello che avrei dovuto 
„ mi son risoluto. Lo accordo: ma è antico il proverbio 
„ meglio tardi che mai. „ 

Per la morte di Carlo Aretino, avvenuta nel dì ^4 
Aprile del i453 il posto di Cancelliere della Repubblica 
Fiorentina essendo rimasto vacante, la reputazione JetteA 
raria di Poggio da lungo tempo stabilita, e il favore della 
casa Medici, concorsero a far cadere sopra di lui la 
scelta dei suoi compatriotti, e fu eletto all' impiego che 

(a) MS. Ricca) dia uo ^5g pjg. l33. 



H6 NOTE DI NOVEMBRE 

aveano successivamente occupato due dei suoi più cari 
amici (a). Gli rincrebbe abbandonare la Curia Romana 
nella quale aveva in impiegbi di somma fiducia per 
cinquantun' anno vissuto. Lasciò Roma nel Giugno del 
i453, e trasferita in Firenze la sua famiglia, tutto col 
suo solito impegno ai doveri del nuovo impiego si ri- 
volse ; poco dopo i suoi concittadini lo ascrissero al 
numero dei Priori dell'Arti, de' quali era uffizio di ve- 
gliare alla conservazione del buon ordine, dei buoni 
costumi, e della libertà pubblica. 

Negli ozi che gli lasciavano i doveri del suo uf- 
fizio e le sue contese, il cancelliere di Firenze com- 
pose un dialogo intitolato De miseriae humanae Coti" 
ditions ed una traduzione dell'Asino di Luciano. L'ul- 
tima fatica letteraria nella quale Poggio esercito il 
suo ingegno fu l'istoria Fiorentina, che ei potè scri- 
vere meglio di qualunqu' altro per i documenti pre- 
ziosi che erano nelle sue mani, quanto perchè 1 im- 
piego da lui occupato gli offriva tutti i mezzi di ottener 
notizie sicure e precise suir andamento dei pubblici 
affari (ft); si proponeva di ritoccar tal opera allorché il 3o. 
Ottobre i45p. in età di 79. anni si morì, ed il suo corpo 
seppellito con pompa in S. Croce. I di lui figli ^ot- 
tennero il permesso di sospendere nella sala pubblica 
del Proconsolo il suo ritratto dipinto dal Pollaiolo. 

Parecchi scrittori ci lasciarono notizie sulla vita del 
nostro Segretario. Può consultarsi utilmente in proposito 
la Storia della Letteratura Italiana del Gitigliene ( toin. 
III. pag. 3o3 326: ); ma un lavoio piti considerevole e 
dovuto all' Inglese Shepherd — Life of Poggio stampato 
nel 1802 a Londra, ed elegantemente voltato nel nostro 
idioma dal benemerito Sig. Cav. 4**> Tommaso Tonelh 
*- L'erudito Traduttore, ponendo a profitto molte notizie 
da lui raccolte anche in oltramontane biblioteche in- 
torno alla vita e agli scritti del Bracciolini, ha corredato 
una tal opera di note tanto istruttive ed interessanti, che 
dallo stesso autore Shepherd ebbe a meritare non pure 
elogi, ma ringraziamenti sinceri. 

(a) MS. Riccardiano 769. pag. 3f. " 

(b) Questa storia è divisa in 8 libri ed abbraccia un impor- 
tantissimo ed interessante periodo degli annali della Toscana in- 
dipendenza, contenendo il ragguaglio degli avvenimenti nei quali 
i Fiorentini ebbero parte, dall'epoca della prima guerra con Gio- 
vanni Visconti cioè dal i35o, sino alla pace di Napoli che lu 
conclusa nel i455* 



INDICE DEL TOMO L° 

CHE SI COIMPONE DEI CALENDARI 
degli armi 1844. 1845. 1846. 

— A -* 

Acuto Giovanni, Capitano insigne . 1846 86 87 

Al berighi famiglia . . 18 {5 \ii 

Alfieri- Strinati famiglia ...... 1 844 1 09 ( ed 11 1 1 3 ) 

Alighieri famiglia ....... é . . i845 1^3 

Alighieri Dante „ ii$ e scg. i845 83 84 

Archivio dei Contratti . . . . . . . i844 5i {ed lì 5i e seg.) 

archivio Diplomatico i845 ^4 

drch. del Tribun. di Pm«. Istanza ., 24 

Armi della Repubblica Fiorentina i844 92 {ed lì 94 # 96) 

Arnolfo di Cambio „ 90 {ed ligi) 1846 86 

— suo monumento in Duomo i846 86 

Arti maggiori e minori in Firenze* i844 106 {ed u iog no ) 

Arte della Lana „ 53 {ed 11 5|) 

•— sue ricchezze. . : i845 XXXI 

— dei Linajoli; sua residenza i844 79 {ed n 81 ) 

— deiVinattieri,suaresidenza i845 6 

Ascensione /"Festa dell* J „ XX 

4ve Maria del Mezzogiorno e delia 

SerJj sua origine . „ XVI II 

me Maria delle Trentun a id. i846 xxix. 
(ve Maria delle Ventitré id. „ XXIX 
(ve Maria dell* Un* ora id. „ XXIX 
ève Mar. dell* otto e mezzo id. „ XXix 

_ B — 

ìandinelli Baccio i844 98 (ed 11 101 ) 

ìardi famiglia i846 ix 

ìeccheriaCard ; leg. apost: aFìren. i845 5o 

— Sua trista morte „ 5o 5i 






XII 








«7 
3 7 








111 


a n3 






77 


78 ( ed 11 


79 


80; 


nò 


e seg. 






97 








97 

IX 


e seg. 






9o 


a 92 






9> 


e *eg. 







It 

Befane suo principio 18 {5 

Berardi famiglia. ........ . i846 

Bilenchi famiglia i845 

Bos coli famiglia . . . „ 

Bottega di Burchiello ....... i844 

Bracciolini Poggio 1846 1 13 e seg. 

Brunelleschi famiglia ....... )9 

Brunelleschi Filippo )} 

Buondelmonti Ippolito . . 1846 

Buonomini di S. Martino i845 

Buontalenti Bernardo 1846 

— G — 

Caffé Lorandini i845 *4 

Calendimaggio é „ XX 

Campana del Bargello „ 65 

•— della Cavolaja „ XVI 

Campane di Palazzo Secchio . . . i844 7 8 {ed 11 i4 i5) 

-— del Duomo 1846 58 a 5g 

Campanile del Duomo. ...... „ 53 e seg. 

Campidoglio i844 7 1 \&à 11 j'x) 

Canto alla Croce Bossa ...... i845 97 

— • dei Diavoli i844 74 ( ec ^ u 76) 

wj* al Diamante „ 36 {ed 11 38) 

— - alle Farine „ . *5 [ed 11 27) 

— del Giglio „ 56 {ed u 58) 

— dei Pazzi . . i845 I! 4 

Cappella del Bargello „ 76 

Carabinieri BR: loro residenza . . » 26 

Carceri pubbliche ,, 63 a 82 

Carestìe in Firenze „ 27 a 28 

Carnevale; origine di questo nome „ XI v 

Carro del Sabato Santo 1846 Xv 

— di S. Gio. Batista „ 4 

Carroccio dei Fiorentini 184482 1 1 1 (edir8k)ì8fó 2, 

Carrozze; loro origine in Firenze i845 9 

Case degli Agolanti i844 6° 



HI 

Case degli Alfieri Strinati .... i844 67 ( ed ir 68 ) 

Case degli Alighieri. . • i845 H4 a 87 

C#.ye rfeg/i Alisei „ 85 

Case degli A Intieri o Amieri . . . i844 ^7 ( e< ^ T£ ™ ) 

Ctf^e t/eg/i Amidei „ 87 ( ed 11 9o ) 

&we dei Bandini * . „ 37 ( ed u ko ) 

Ctf^e 4M Baldovinetti . ....... 1 845 6 

Case rfei Bardi ♦ . 1846 XI 

Case dei Bellandi i845 6 

Case dei Berardi 1846 77 

Case dei Bondel monti i845 6 

Case dei Boscoli. ,, 64 

Case dei Caponsacchi i844 67 ( ed ri *>9 ) 

Case dei Castellani . i845 i5 

Case dei Cattani . 1 844 67 ( erf // 68 ) 

Case dei Cavalcanti i845 p5 96 

Case dei Cerchi „ 95 e seg. 

Case del Corno „ 35 

Case dei Donati „ 107 

Case dell'Esecutore 1844 5 - i845 3* a 33 

Case dei Falconieri 1846 i5 

Case dei Gir ol ami i845 6 

Case dei Gherardini i844 83 84M J/86) i8456 

Case dei Giuochi i945 109 

Case dei Gondi ...... „ £5 

Case dei Greci „ 3*J 

Case dei Lamberti i844 84 (ed // 8G) i845 6 

Case dei Lamberteschi . „ 87 - 184 5 1 

Case dei Medici „ 68 ( ed 11 69 ) 

Case dei Nerli. . . . . „ 67 ( ed 11 68 ) 

Case dei del Palagio i845 82 

Case dei Pandolfini. „ 83 

Case dei Pazzi «... „ 1 «4 

Case dei Pecori • i844 63 ( e(i IJ 6t ) 

Case dei Pulci i845 9 

Case dei Bicci . . •, „ 101 

Case dei Salviati;ora da Ceppar elio „ iao 



IV 

Case dei Tedaldì ,.>.....>. i846 i5 16 17 

Case dei Tosinghi 1844 68 

Case dei Vecchietti ........... 18 j4 67 (ed n 68) 

Case degli Ughi. .......... 1846 20 

Caserma dei RR. Carabinieri. . . i845 16 

Catene del Porto Pisano . . . . . i#44 9$ (ed 11 101) 

Chiasso degli Sgolanti 4> 60 (ed tt 62) 

Chiasso del Buco ♦ ,> 27 (ed lì 29) 

Chiasso dei Lanzi .•.♦■>* , ltj (ed lì 29) 

Chiasso della Malvagia ...... „ 6*2 (ed ri 63) 

Chiasso del Porco . „ 59 (ed it 61) 

Chiesa di S. Andrea . „ 78 (ed 11 80) 

Chiesa (l'ant.) di S> Apollinare . . i845 48 a 5o 

Chiesa e Convento di Badia .... , 9 52 a 62 

Chiesa (l'atti.) diS. Bartolo mmeo . i844 55 (ed 11 56) 

Chiesa di S. Carlo Borromeo . . „ 4° (ed il 4a) 

Chiesa (l'antica) di S. Cecilia ... >, 27 (ed //. 3o) 

Chiesa di S* Maria in via dei Bardi 1846 Xlii 
Chiesa di S. Maria in Campo . . 1 845 3 t seg. 

Chiesa di S. Margherita. . . . . • l8.45 107 

Chiesa (l'ant) di S. M. Nipotecosa i844 ^7 ( e ^ n ^9) 

Chiesa di Or. S* Michele. ..... „ fyi ( e ^ 7/ : W) 

Chiesa dei Ricci . i845 102 a 107 

Chiesa (l'ant.)diS. Romolo in Piaz. i844 a 4 ( c ^ 7/ a 7) 
Chiesa di S. Pier Bonconsiglio o 

S. Pierino in Mercato ... * ,> 7^ 74 
Chiesa (l'ant.) di S. Piero Scher aggio 184$ *t e seg. 

Chiesa (l'antica) di S. Reparata . ! 846 23 e *eg\ 
Chiesa dì S. Stefano. . . ..... i845 1 

Chiesa di S. Tommaso* .....* i844 ^9 ( e{ t ** 7°) 

Cinghiale in Mercato Nuovo . . ■• „ Si (ed // 85) 

Colonna di Mercato ........ „ 75 (ed ir 77) 

Commissariato di Guerra . . . . * i845 2 5 

Concilio del i^ig. „ XXIV 

Condannati j come assistiti „ 77 a 79 

Congiura dei Pazzi „ i32 a i38 

Congregazione di S. Gio. Batista 1844% G8 7980 (erf 7/69 81) 

Corso delle Maschere . ; i845 Xiv 



V 

Cortile di Palazzo faccino l844 8 é 9 (tó // 7 8) 

Cristo/ano (S)suagigantescajigura ,, 61 (ed ir 6* 63) 
Cupola del Duomo 1846 34 e seg- 78 e seg. 

— E — 

Eim; /oro wswré .444...*.. i8i4 65 (e^ // 66) 

— loro distintivo nel vestire » „ 66 [ed ti 67) 
Epifania, origine di questo nome i84o xiì 

— sua festa baccanale . ♦ » * ,. xn 
Esecutore; sue qualità e suo uffi- 
cio in Firenze ' A . . „ 33 

— sua residenza* „ 3i 33 

_ F — 

Facciata di S* Jtf» del Flore » . . i846 4^ 

Falconieri famiglia » . . „ i5 

Falliti; loro disonore ». 4 i84i 82 (ed u 84) 

Ferragosto i846 XXili 

Festa dell* Assunzione . . „ xxill 

*— della Befana . . . . . 4 . . i845 xil 

— della Concezione i846 Xxxi 

— </£ *£. Francesco; suo origine „ XXVII 

— di S. Rocco ......... „ xxiii XXV 

— di Tutti i Santi. •♦.44* „ xx ix 
Feste di S. Giovanni. • ..*... i845 xxii 
Feste di S> Romolo • .*....*. „ xxiP* 
Fiera di S> Martino * „ XXXII 

— di S. Simone e Giuda* . * „ XXX 

Fiorino d'oro ...» „ 17 18 

Fiesole; sua distruzione . „ xxiv 

Fierucolont, (festa baccanale ) . . „ xxvni 

Fulmini; caduti in Firenze . . . . „ 55 - i846 }d ji 

— G — 

Galleria i845 i3 14 

Jfotfo 1844 64 (ed rt 65) 

— suo significato . . ♦ „ 64 (ed li 65) 



VI 

Giglio, stemma di Firenze .... i845 46 

Giotto pittore ,8/j6 95 e seg. 

Girolami famiglia . . . . i845 6 

Giudicidi Ruota; loro residenza . „ a5 

Giuochi famiglia w 1 Q g 

Gnomone in Duomo 1846 73 

Gondi famiglia 1845 45 

Gonnelli Giovanni, scultore cieco . „ 3 

Gualtiero, Duca d'Atene 18U 104 ( ed rr 107) 

Incendii in Firenze 1844 no (ed 11 1 14) i845 2^ 

— • in Palazzo Secchio . . . . i8|5 XXXI v 

Incorruzione di Cadaveri 1844 61 {ed ti 63) i845 

Intamburazioni 1845 33 

— L — 

Laboratorio farmacia dei Medici i844 57 (ed rr 5g) 

Lanificio in Firenze i845 XXXU 

Legazione di 12. Ambasciatori fio-» 

r enti ni a Bonifazio rm. . i844 io 

Leoni famiglia i845 29 

Leoni; loro coraggio magnanimo . „ 29 
Leoni; amati dalla naz. Fiorentina » 3o 
Leone stemma della naz. Fiorentina „ 3o 

Librerìa Magli abechiana „ i4 

Loggia dei Cavalcanti i844 ( e ^ SI 40 

Loggia dei Cavicciuoli o della 

Neghittosa „ 58 (ed // 60 ) 

Loggia dei Gherardini „ 83 84 (ed rr 86) 

Loggia dei Pulci „ i845 9 

Loggia dei Cerchi „ 96 

Loggia del Grano i845 26 

Loggia dei Lanzi i844 '6 17 (ed rr 1 8 a 19 

Loggia di Mercato Nuovo .... „ 81 (ed rr 83 a 85) 
Loggia del Pesce „ 70 (ed ri 71) 1845 



VII 

— M — 

Maest : Manente , cerusico del sec>xv. i844 56 {ed ti 5j e 58) 

Magliabechi Antonio i845 i\6 a 118 

Malespini famiglia . i844 97 ( e ^ ir fo °) 

Malvagia; specie di vino* . . . . . i844 ^o ( e ^ JI ^j 

Manetti Giannozzo . t846 io5 

Marzocco della Repub. Fior. . . . i844 9 1 9 2 ** *845 3i 3* 
Medici Cosimo, \. Q Granduca . . „ c)Seseg.(ed u xoieseg.) 
Medici Don .Giovanni Cardinale* „ 102 K ed 11 i«>5) 

Medici Don Garzia „ 102 io3 {ed 11 io5) 

Medici Lorenzo, detto il Magnifico „ 107 (ed ir no e seg.) 

Mercato Secchio „ 67 e seg. (ed 11 68 e seg.) 

Metropolitana Fiorentina 1846 23 a 92 

Monaci Benedettini i845 52 a 62 

Mura di Firenze, I.° e 11.° cerchio „ 1 18 a 121 

— N — 

Nerli famiglia * . i844 io 9 ( etì ^ lt ,1 3) 

— O — 

Opera del Duomo 1846 \\ a \5 

Oratori Fiorentini a Venezia . . i844 97 ( ec ^ ** ,o0 ) 
Oratorio di S. Filippo Neri . . . i 845 4 2 a 44 
-— dei Buonomini di S. Martino „ 88 a 92 
Ordine Equestre di S. Stefano . i844 * 01 (eduiO^) 18 45 xxvi 

— ^wa Residenza 1 845 xx vi 

Orologio di Palazzo Secchio . . 1844 8 ( ed ji i5 ) 

•— del Duomo . . 1846 60 

Orso (d') Antonio ....... „ 83 

Osteria delle Bertuccie i844 55 (ed 11 5j) 

. — della Neghittosa ..... ,, 58 (ed ir 60) 

— del Porco » 5g (ed 11 Qi) 

Ottobuoni Aldobrandino 1846 82 

_ P _ 

Palagio ( Del ) famiglia i845 82 

Palazzo del Bargello „ 63 a 81 



Vllt 
Palazzo da Cepparello . % * . . i845 ito 

Palazzo Gondi * . • . „ 4^ 

Palazzo Naldini 4 • 1846 i5 16 

Palazzo Noti-Finito „ 1 2 

Palazzo Quaratesi i845 n4 

Palazzo Riccardi già Guadagni . 1846 1 i 

Palazzo (V antico J dei Tosinghi i844 68 {ed II 69) 

Palazzo Secchio . . ♦ , >> 3 

Palazzo Vguccioni » ^5 (erf li 28) 

JPa/i'o di S. Gio> Batista 1845 98 a 100 

Palio di S. littorio i844 9 8 ( ed m ì01 ) 

Pandol fini famiglia i845 83 122 

Pazzi famiglia , » t3* a i33 - i845 xv 

« — loro congiura coni Medici ,, i33 rt t38 

Perdono a S. Giovanni. ...... 1846 IX XI XIII 

Pestilenza del i348 18U io3 (erf II 107) 

.Piano di' Firenze rialzato . . . . „ 69 (erf li 70) 

Piazza degli Adimari „ 62 {ed li 63) 

Piazza di S. Apollinare i845 35 36 

Piazza dei Cerchi . * ' „ 95 

Piazza dei Donati >r 107 

Piazza del Duomo 1846 9 io 

Piazza di S. Firenze i84i 35 36 

Piaz. dei Giudici o dei Castellani „ *5 

Piazza dei Giuochi • • » *°9 

Piazza del Granduca • • i844 2^' (ed II 26) 

Piazza del Lino „ 68 (ed li 69) 

Piazza di S. Martino ....... i845 88 

Piazza dei Tavolini* ..»..., ,» 9^ 

Pisani loro guerre coni Fiorentini i844 98 (ed li 101) 

Potestà di Firenze . . . i845 63 

Poliziano Angelo i846 io3 

Pratolino ( Villa dì) • >, W 94 

Presto dei Pazzi *845 n3 

Priori loro trattamento i844 «9 ( ed n 9») 

— loro abitazione „ 89 (ed li 92) 

Proconsolo (\MagisL in Firenze ). 1845 83 84 



IX 

Proconsolo; sua residenza. , - . i845 83 
°ulci famiglia „ 116 

- Q- 

\uarconia (antico Ospizio della) i845 94 9^ 

— R — 

lesidenza dell'arte dei Linaj oli , i844 79 (ed 11 S\) 

Ucci famiglia . . , 184^ i3i i3* 

ìinghiera di Palazzo Secchio . i844 5 
lobbia (Della) Luca . . 184S iiq 

- s - 

Sacchetti famiglia ........ i< Q 45 121 122 

Sala del Consiglio . . . i844 9 # 12 (ed 11 8 a l%) 

Salone dei Dugento „ 12 a i3 

Savonarola, e la suasfida fanatica i844 94 (ed 11 97 a 99) 
Sepolture dei Bartolommei . . , i845 5 

Scolopi PP , i844 39 (ed 11 40 

Spezerìa del Giglio , , 56 (ed 11 58) 

Squii leti Tiberio, assassino famoso i845 75 

Squar ci alupi Anton . organista cele: \ 846 8 3 

Stampa; suo principio in Firenze i845 46 a 48 

Stamperia Granducale . ib44 37 (ed ir 3g) 

Statua della Giuditta di Donatello „ \j (ed 11 19) 

— dell' Ercole che uccide Cacca „ 29 (ed 11 3i 3s) 
— . del David di Miehelang. „ 29 (ed jj 3a 33) 
•— del Perseo di Cellini* . • „ 19 (ed il 20 ?|) 
•— */e/ Nettuno, volgarmente 

il Biancone* „ 3i (ed ij 33 e seg.) 

•— Gruppo dell' Jjace. . . , „ 21 (erf // 23 e 24) 

— Gruppo del Centauro. , . „ 21 (erf // 23) i845 i3 

— Gruppo delle Sabine ... „ 20 (erf 7/22) 

— equestre di Cosimo I. . , „ 32 e seg. (erf // 19 e^eg.) 
Statue sotto la Loggia dei Lanzi „ 22 e seg. (ed // 19 e seg ) 

— nell'esterno della chiesa 

di Or. S. Michele .... „ 47 e * e o* i e( l J1 fòeseg.} 



X 

Statue della facciata del Duomo i84^ 45 

Statue nel Campanile del Duomo. 1846 56 e ;eg. 

Stinche dei Debitori i845 5i 

Strozzi; loro ambascerìa onorev. 1844 97 [ed ir 100) 

Strozzi Filip; sua prigionìa e morte ,, 100 [ed 11 io3 e \o\ 

— T — 

Tabernacolo in Mercato i844 7 5 (ed 11 77) 

— dallo Sdrucciolo di Or S Michele „ 54 (ed 11 55) 

Teatro (V antico J Mediceo* . , . i845 i5 

Teatro Leopoldo „ g5 

Teatro del Cocomero , o degli 

Infuocati 1846 20 21 

Teda! di famiglia „ 16 17 

Terme (V antiche J 1844 85 86 {ed 11 87 e 86 

Tolentino {da) condot: al ser. dei fio 1 846 6 1 

Torre del Bargello i845 65 a 67 

Torre dei Bisdomini ....... i844 $9 {ed 11 61) 

Torre dei Boscoli . i845 65 

Torre dei Gi rotami, o di SZanobi i844 ^7 ( e ^ IT $ J ) 

Torre dei Magalotti 184$ 35 36 

Torre di S. Michele • i844 4^ e seg. (ed 1 1 /±{± e seg 

Torre dei Mancini ........ i845 35 36 

Torre di Palazzo Secchio .... i844 4 7 ( ee ^ JI 4) 

Torri degli Adi/nari ....... ,, 59 {ed 11 61) 

Torri degli Sgolanti „ 60 [ed 11 62) 

Torri degli Amidei „ 87 {ed 11 90) 

Torri dei Castellani i845 25 

Torri dei Ricci „ 101 

Tortura in Firenze „ 70 a 72 

— quando abolita .... „ 70 

— U — 

liberti famìglia 1844 9<> 9» {ed 11 g3 9 4) 

liberti Farinata . ,, 90 91 (ed 11 g3 94) 

£7$7r/ f fabbricato degli J .... i845 11 

lesici de/ Bollo . i844 26 (ed n 28) 



XI 

T (fi zio della Posta ....... . i844 9 ^ i e d u 3o) 

r go (Conte) fondai, della Badia. i845 53 

whi famiglia 1846 18 e seg. 

r sura degli Ebrei ■ . . i844 65 (ed ir 66) 

— • dei Fiorentini ...... ry 65 (ed 11 66) 

— V — 

asari Giorgio 1846 ni 

"ia dell' Anguill ara i845 44 

la de^li Antellesi i844 ty 

la degli Albertinelli ..... . i84fi 9 [ed 11 39 ) 

la degli Àrchibusieri 184 5 7 

la Baccano i844 38 ( ed u 40 ) 

la dei Balestrieri 184Ó 1 

r ia Baldracca i845 1 1 28 

L Buja i . . . 1846 9 

la dei Caciajoli '844 3j) ( erf // 4i ) 

la Calimala „ 77 ( ed 11 y9 ) 

r ia Calimaruzza „ 29 ( ed ji di ) 

la dei Calzajoli „ 54 ( ed u 55 ) 

la delle Carrozze . i845 9 

la dei Castellani „ i5 

r ia dei Cerchi „ 95 

la dei Cimatori ......... 1844 39 ( ed n 4i ) 

la del Cocomero , 1846 21 22 

la del Corno i845 35 

la del Corso „ 97 

la del Corso degli Adimari . i844 58 (ed 11 60) 

la Francesca „ 77 ( erf // yg ) 

la del Fuoco „ 80 ( ed 11 82 ) 

la del Garbo , „ 36 ( ed ji 38 ) 

la dei Gir ol ami i<S45 8 

la dei Giudei 1844 64 ( ed 11 65 ) 

la Lambertesca „ 87 ( ed 11 90 ) 

la del Leone i845 29 

la dei Leoni „ òo 

la dei Libra; „ 4^ 



Fìa dei Martelli »845 21 

Pia della Ninna .* ... 18 (5 i5 

Via dell* Orivolo i84'J io 

Via del Palagio i845 82 

Via dei Pandolfini „ 83 

Via dei Pecori . . . , i844 63 ( ed 11 6{ ) 

Via dei Pittori „ . , „ 55 ( ed 11 56 ) 

Via Pur S. M.j odi Mercato Nuovo „ 81 a Si (ed ji 83 8^ 

Via del Proconsolo i84-J 83 

Via Ricciarda „ 84 

Via degli Spadai, o Lanciai • 1846 11 

Via dei Tavolini • • . 18^1 93 

Via dei Tedaldi i846 f5 16 

Via delle Terme . . * . 18H 85 ( ed 11 Pj 88) 

Via Vacchereccia ,, ^ {ed 11 99 ) 

Via Borgo SS. apostoli ..... „ 86 ( ed u 89 j 

Via Borgo dei Greci .•.,,.. i${5 3j 

VìoqIo della, Seta ....,.,, 1844 ( e ^ n 98.) 

— X — 

Ximenes Leonardo ,.,,.,,.« i84'3 108 e seg % 

— Z — 

Zecca ,..*,»..,,. i845 17 e seg. 





ERRATA. 


CORRIGE 


P>g- 


verso 






xxvm 


36 


funajoli 


di lanajoli (*) 


i3 


4 


soldi 20 


soldi 20 (a) 


3t 


35 


fr£ 


5 9 5 


47 


36 


arebittura 


architettura 


68 


3o 


orlendosi 


volendosi 


9° 


i4 


Ebgo 


Ergo 


96 


24 


questo ? 


questo? (6) 


100 


21 


frajatf 


tr aitali 







ISTITUITO 



NELLE COSE DELLA SUA PATRIA 



(B&k3M!j)&aa(D 



PER 



L'ANNO 1847 



Mira da questi colli il dolce piano 
Ch'Arno divide, e l'alte mura ov' io 
Fui nato e lieto vissi. 

« Varchl » 



Swnna J^puai/a 



NELLA TIPOGRAFIA DI G. B. CAMPOLMl 



.... Ncque enim fwcundior ulla 
Urbs futi ingeniis claris, sludioquc Minerva: * 



sia 



AL LETTORE 



Sebbene le ragioni del mio Uffizio ostinatamente 
mi tengano distratto in cose del tutto eterogenee alla 
Storia della mia patria , nonostante il desiderio di 
pubblicare il mio solito libretto , confortato dal gene- 
roso compatimento di che Concittadini benevoli mi fosti 
cortesi nei tre antecedenti, mi persuade a porvelo sotto 
gli occhi pure nell'Anno 1847. Per vero dire , la 
scarsezza del mio ingegno , la povertà dei miei studj, 
la piccola è quasi insufficiente porzione di tempo de- 
stinata a tale uopo , furono tre fortissimi ostacoli che 
mi tennero in qualche incertezza da prima, ma la 
compiacenza che io provava nella meditazione delle 
patrie vicende , e V idea che mi diceva quanto disdice- 
vole cosa sarebbe stata il non proseguire a norma 
degli anni passati la pubblicazione di un nuovo lavoro 
che, ad onta di essere così meschino avea incontralo 
V accoglimento degli amatori delle notizie della nostra 
| Firenze , mi insegnò ad utilizzare fino i momenti per 
jj cui venni a soddisfare quello impegno reso ornai indi-* 
j spensabile dall'uso. 



Ecco pertanto che sorge a vedere la luce del 
nuovo Anno il Calendario del 1847, ricoperto deli umile 
veste di una semplicità povera e disadorna. Qual ne 
sarà T accoglienza che egli è per ricevere dal pub- 
blico ? io non lo so ; ma siccome io sono persuaso 
della vostra bontà, o miei amatissimi concittadini , e 
ben noti mi sono i tratti di generoso favore che sì 
benignamente risplender faceste sulle mie passale fa- 
tiche , spero che le pagine di un nuovo libretto non 
che riuscirvi discare , concilieranno la vostra bontà 
per colui che, secondo il modo di sua possibilità, cerca 
di presentarvi in Compendio le amate reminiscenze 
della patria vostra. 



J o/toulo te 
E. G. BACCIOTTL 



APPARTENENZE DELL' ANNO 



-«sa^xss— 



FESTE MOBILI 

Là Settuagesima 31 Gennajo 
Le Ceneri 17 Febbrajo 

La Pasqua di Res. 4 Aprile 
Le Rogazioni 10 11 12 Maggio 
L'Ascensione 13 Maggio 

La Pentecoste 23 Maggio 
La SS. Trinità 30 Maggio 
11 Corpus Domini 3 Giugno 
La I. Doni. dell'Av. 28 Novero. 
Le Dom. dopo la Pen. sono 26 

QUATTRO TEMPORA 

Febbrajo 24 26 27 

Maggio 26 28 29 

Settembre 15 17 18 

Dicembre 15 17 18 

COMPUTO ECCLESIASTICO 



Aureo numero 


5 


Epatla 


XIV 


Indizione Romana 


V 


Lettera Domenicale 


G 


Ciclo Solare 


8 



Lettera del Martirologio p 



ECCLISSI 



Vi saranno in quest'anno due 
Ecclissi di sole. Il primo totale 
avrà luogo il di 15 Aprile e sarà 



mat. V Grand- 
» > . digiti 
» ) ii, 07 



invisibile alle nostre regioni ; 
l'altro accaderà il di 9 Ottobre 
e sarà visibile colle seguenti 
circostanze: 

Principio o. 7 m. 9 mat. \ Grand- 
Mass, ose. o. 8 m. 30 
Fine o. 9 m. 38 

Quest'Ecclisse sarà anulare per 
una gran parte della Francia e 
della Svizzera. 

Vi saranno poi due Ecclissi 
parziali di Luna. Il primo vi- 
sibile per noi accaderà il di 31 
Marzo ed avrà principio a o. 9 
e m. 9 da sera; massima oscu- 
razione o. 10 e m. 11 da sera, 
fine o. il e m. 15 de sera. La 
parte della Luna ecclissata sarà 
digiti 3, 4. L'altro Ecclisse che 
avrà luogo il 24 Settembre sarà 
invisibile a noi. 

INGRESSO DEL SOLE 
NEI PUNTI CARDINALI 

Equin. di Primavera il di 21 
Marzo ore 6 e m. 18 da matt. 

Solst. d'Estate il dì 22 Giugno 
a ore 3 e m. 4 da matt. 

Equin. d'Autunno il di 23 Set- 
tembre a ore 5 e m. 8 da sera. 

Solst. d'Inverno il di 22 Dicem- 
bre a ore 10 e m. 51 da matt. 



LUNAZIONI 



GENNAIO 

1 L. P. ore 3 m. 25 da sera. 
9 U. Q. ore 7 m. 18 da sera. 

17 L. N. ore 1 m. 19 da mail. 
23 P. Q. ore 5 ra. 11 da sera. 
31 L. P. ore 9 m. da matt. 

FEBBRAIO 

S (J. Q. ore 2 ni. 9 da sera. 
15 L. N. ore 11 ria. 56 da mail. 

22 P. (). ore 4 ra. 30 da raatt. 

MARZO 

2 L. P. ore 5 m. 4l da matt. 
io U. Q. ore 5 m. 13 da matt. 
J6 L. N. ore 9 rn. 47 da sera. 

23 P. Q. ore 6 m. 19 da sera. 
31 L. P. ore 9 m. 57 da sera. 

APRILE 

8 £/. (). ore 4 m. 9 da sera. 
15 L. ÌV. ore 7 ra. 7 da matt. 
22 P. Q. ore 9 ra. 55 da raatt. 
30 L. P. ore 2 m. 14 da sera. 

MAGGIO 

7 U. Q. ore 11 ra. 38 da sera. 
14 L. N. ore 4 ra. 13 da sera. 
22 P. Q. ore 2 ra. 47 da raatt. 
30 L. P. ore 3 m. 34 da raatt. 

GIUGNO 

G U. (?. ore 4 m. 54 da raatt. 
13 L. JV. ore 1 m. 38 da matt. 
20 P. Q. ore 7 ra. 39 da sera. 
28 L. P. ore 2 m. 5 da sera. 



LUGLIO 

5 Z7. Q, ore 8 m. 37 da raatt. 
12 L. N. ore m. 17 da sera. 

20 P. Q. ore 1 ra. 32 da sera. 
27 L. P. ore 10 m. 48 da sera. 

AGOSTO 

3 U. Q. ore 2 ra. 39 da sera. 
IL L. N. ore 1 m. 9 da raatt. 
19 P. (). ore 5 ra. 43 da matt. 
2G L. P. ore 6 m. 53 da raatL 

SETTEMBRE 

1 U. Q. ore 10 m. da sera. 

9 L. N. ore 4 m. 35 da sera. 
17 P. Q. ore 8 ra. 11 da sera. 
24 L. P. ore 3 ra. 19 da sera. 

OTTOBRE 

1 U. Q. ore 8 m. 43 da raatt. 

9 jL. iV. ore 11 m. 4 da raatt. 
17 P. Q. ore 8 m. 46 da matt. 
24 L. P. ore ra. 36 da matt. 
30 U. Q. ore 10 ra. 57 da sera. 

NOVEMBRE 

8 L. N. ore 4 m. 12 da matt. 
15 P. Q. ore 7 ra. 15 da sera. 
22 L. P. ore 10 m. 3 da raatt. 
29 U. Q. ore 5 m. 18 da sera. 

DICEMBRE 

7 L. N. ore 9 m. 24 da sera. 
15 P. 0- or e 4 ra. 15 da matt. 

21 L. P. ore 10 ra. 56 da sera. 
29 U, Q. ore 2 ra. 31 da sera. 





AVE 


MARIA 


AVE 


MARIA 


LEVARE 


TRAMONTARE 


MESI 


dell'Aurora. 


della Sera. 


del Sole 




del Sole. 


Gcnnajo 


Gior. 
11. 
27. 


Ore 

5. 
5. 


Q- 
3. 
2. 


Gior. 
20. 


Ore 
5. 


1. 


Gior. 
11. 

27. 


Ore 

7. 
7. 


Q. 
2. 
1. 


Gior. 
11. 

27. 


Ore Q. 
4. 2. 
4. 3. 


Fcbbrajo 


8. 
18. 

28. 


5. 
5. 
4. 


1 
3. 


2 

13'. 
23. 


5. 
5. 
6. 


2. 
3. 


8. 

18. 
28. 


7. 
6. 
6. 


3. 
2. 


8. 
18. 
28. 


5. 

5. 1. 
5. 2. 


Marzo 


10. 
20. 
30. 


4. 
4. 
4. 


2. 
1. 


5. 
15. 
25. 


0. 
6. 


1. 
2. 
3. 


10. 

20. 
30. 


6. 
0. 
5. 


1. 
3. 


10. 

20. 
30. 


5. 3. 
6. 

6. 1. 


Aprile 


9. 
20. 

30. 


3. 
3. 
3. 


3. 
2. 
1. 


4. 
14. 
25. 


7. 
7. 
7. 


1. 
2. 


9. 
20. 
30. 


5. 
5. 
5. 


2. 

1. 


9. 
20. 
30. 


6. 2. 
6. 3. 

7. 


Maggio 


13. 
30. 


3. 
2. 


3. 


6. 
21. 


7. 
8. 


3. 


13. 
30. 


4. 
4. 


3. 
2. 


13. 
30. 


7. 1. 
7. 2. 


Giugno 


14. 


2. 


2. 




8. 




14. 


4. 


1. 


14. 


7. 2. 


Luglio 


13. 

30. 


2. 
3. 


3. 


22. 


7. 


3. 


13. 
30. 


4. 
4. 


2. 

3. 


13. 
30. 


7. 2. 
7. 1. 


Agosto 
Seltembrc 


12. 

23. 

3. 
13. 
23. 


3. 
3. 

3. 
4. 
4. 


1. 
2. 

3. 

1. 


5. 

18. 
28. 

7. 
18. 
28. 


7. 
7. 
7. 
6. 
6. 
6. 


2. 
1. 

3. 
2. 
1. 


12. 
23. 

3. 
13. 
23. 


5. 
5. 

5. 
5. 
6. 


1. 

2. 

3. 


12. 

23. 

3. 
13. 
23. 


7. 
(5. 3. 

6. 2. 
6. 1. 
6. 


Ottobre 


3. 
13. 
23. 


4. 
4. 

5. 


2. 

3 


8. 
18. 

28. 


6. 
5. 
5. 


3. 
2. 


3. 
13. 
23. 


6. 
6. 
6. 


1. 
2. 
3. 


3. 
13. 
23. 


5. 3. 
5. 2. 
5. 1. 


Novembre 


2. 

15. 


5. 
5. 


1. 
2. 


8. 
22. 


5. 
5. 


1. 


2. 

15. 


7. 
7. 


1. 


2. 

15. 


5. 
4. 3. 


Dicembre 


2. 


5. 


3. 




5. 




1. 

15. 


7. 
7. 


2. 
2. 


1. 
15. 


4. 2. 
4. 1. 



GENNAIO 



II Sole entra in Aquario il 21. 
I giorni crescono m. 50 in tulio il mese, 

^ 1 Ven. Circoncisione di N. S. Gesù Cristo Gala. 

2 Sab. s. Macario abate. 
>3< 3 Dom. s. Antero papa e in. 

4 Lun. s. Cristina Menabuoi v. 

5 Mar. s. Telesforo papa. 

>ì< 6 Mer. Epifania del Signore. 

7 Gio. s. Andrea Corsini vesc. 

8 Ven. s. Massimino vesc. 

9 Sab. s. Marcellino v. e m. 
^ 10 Dom. s. Tecla verg. 

11 Lun. s. Igino papa e m. 

12 Mar. b. Angiolo Bonsi. 

13 Mer. Perdono a s. Giovanni. 

14 Gio. s. Ilario vesc. 

15 Ven. s. Mauro abate. 

16 Sab. s. Marcello papa e m. 

>J< 17 Dom. SS. Nome di Gesù e s. Antonio abate. 

18 Lun. Cattedra di s. Pietro. 

19 Mar. s. Canuto re. 

20 Mer. ss. Fabiano e Sebastiano mm. 

21 Gio. s. Agnese v. e m. 

22 Ven. ss. Vincenzo e Anastasio mm. 

23 Sab. Sposalizio di Maria V. 
>|< 24 Dom. s. Timoteo v. 

25 Lun. Conversione di s. Paolo. 

26 Mar. Traslazione di s. Zanobi. 

27 Mer. s. Giovanni Grisostomo vesc. 

28 Gio. s. Agnese la 2a volta. (*) 

29 Ven. s. Francesco di Sales v. e m. 

30 Sab. s. Martina v. e m. 

>J< 31 Dom. Settuag. s. Pietro Nolasco conf. 

(*) L'anno 1771 nella notte veniente il 29 seguì l'orribile incendio di tutta la Chiesa 
del Carmine. Erano pochi giorni che si aveva condotta a termine una bella soffitta 
intagliata da Pietro Portici quando senza conoscersene la causa (ma fu detto per in- 
curia dei lavoranti che lasciarono del fuoco ) un veemente fuoco arse ed incenerì non 
solo le travi e soffitta ma tutto quello che aveva di vago e bello questo tempio. In 
tal disastro rimase incendiato il crocifisso che parlò a S. Andrea Corsini, il corpo del 
13. Angiolo Mazzinghi, e una gran parte di capi d'opera delle tavole degli altari; Il 
corpo di S. Andrea Corsini e cinque tavole che erano in sagrestia rimasero salve in 
quell'incendio. Rastrelli Firenze antica e moderna tom. 8 e. 81. 



NOTIZIA PER IL MESE DI GENNAJO 






Come la vita sociale, cosi le feste, i sollazzi pigliarono 
aspetto differente da quello di prima ; ora abbiamo ah ri 
usi e altre maniere di ricrearsi .... 

Gino Capponi, Memor. letta all'Accademia 
dei Georgofili il \ Q Maggio 4835, 

Nessuna idea resta ai giorni nostri delle diverse feste Car- 
nevalesche che un tempo si praticarono in Firenze , e dei 
celebrati giuochi ginnastici delle fiere zuffe e giostre che oc- 
cuparono la nazione Fiorentina, usata ad alternare le opera- 
zioni utili e necessarie al divertimento. Ci faremo dal dare una 
qualche notizia dal celebre giuoco del Calcio che pur si praticò 
dai Fiorentini nella stagione di Carnevale. 

Sappiamo essere stato questo in uso ancora presso i Ro- 
mani, ed il Conte Giovanni De' Bardi in un discorso che fece 
nell'Accademia degli Alterati dà un lungo ed esteso raggua- 
glio sopra questo divertimento, che tanto tenne in moto la 
fiorentina Gioventù. 

Consisteva questo giuoco in far passare di posta al di là 
dello steccato nemico un pallone pieno di vento , al quale si 
dava con pugno e col piede , che però si denominò il Calcio. 
Quanto poi al pallone, di cui si servivano in tal giuoco, non 
potrei meglio definirlo che con i versi del Chiabrera in lode 
del giuoco ordinato da Cosimo II nel 1618. 

Cuoio grave rotondo, 
In cui soffio di vento è prigioniero (a); 

I Giuocatori solevano essere venticinque o ventisette per ischie- 
ra, non minori di 18 anni né maggiori di 45; ogni schiera si 
divideva in quattro classi dirette da un Alfiere. 

(a) Roma 1718 parte I pag, 162. 



10 

FEBBRAIO 

// Sole entra nei Pesci il 21. 
/ 0Aorm crescono di ore 1 e m. 24 in JmMo &7 mes^ 

1 Lun. s. Verdiana, v. 
>X< 2 Mar. Purificazione di Maria Vergine. 

3 Mer. s. Biagio vesc. e m. 

4 Gio. s. Eustachio. 

5 Vcn. s. Agata v. e m. (*) 

6 Sab. s. Dorotea v. e m. 

^< 7 Doni. Sessuag. s. Romualdo Abate. 

8 Lun. s. Pietro Igneo conf. 

9 Mar. s. Appollonia v. e m. 

10 Mer. s. Scolastica verg. 

11 Gio. I 7 Beati Fondatori. Berlingaccio. 

12 Ven. s. Gaudenzio m. 

13 Sab. s. Caterina de' Ricci. 

*fa li Dom. Quinquag. s. Valentino pr. 

15 Lun. s. Faustino m. 
* 1G Mar. s. Giuliana v. e m. 
- 17 Mer. b. Alessio Falc. e. Le Ceneri, 

18 Gio. s. Simone v. e m. 

19 Ven. s. Gabino prete. 

20 Sab. s. Leone vesc. 

%i 21 Dom. I di Quaresima s. Maurizio m. 

22 Lun. s. Margherita da Cortona. 

23 Mar. s. Romana v. Vig. 
f 24 Mer. s. Mattia Apostolo. 

25 Gio. s. Felice III. papa. 
20 Ven. s. Andrea vesc. Fior. 
27 Sab. s. Faustino vesc. 
>J« 28 Dom. II s. Romano abate. 



(*) Il Clero della Metropolitana va processionalmcntc ai quattro quartieri della Città 
•appiccando piccole croci di cera benedette, cioè alla Colonna di S. Giovanni, al 
Canto dei Pazzi, sceso il Ponte Vecchio e sul Canto di Borgo Ognissanti e ciò per 
liberare la città dagli incendii. Rìcord. Storici pubbì. nel 1775 da Anonim 



SEGUE LA NOTIZIA PEI* IL MESE DI GENNAJO. 11 

Gli Innanzi o Corridori si chiamavano quelli che correvano 
la palla. Gli Sconciatori, i quali trattenevano i detti Innanzi 
quando accompagnavano la palla , e dallo sconcio che davano 
loro, prendevano il nome. I Datori innanzi quelli che davano 
gagliardi colpi alla palla. I Datori addietro, quelli che dietro 
ai primi stavano quasi alle riscosse. Sei Gentiluomini giuoca- 
tori antichi, cui spettava dar giudizio su qualunque controvesia 
nascesse, sedevano in alto a tre per lato, davano questi il se- 
gnale del combattimento e decidevano dell' ordine della vitto- 
ria, la quale si perveniva a quella schiera che più volte avea 
fallo passare la palla al di là del nemico steccato, e al suo 
alfiere se ne davano le insegne. Si diceva Giuoco Semplice 
quando facevasi senza livrea, era di Treno quando usavasi la 
livrea o divisa dorata per una parte, rosea per l'altra. In tal 
circostanza consisteva il vestito dei Giuocatori in calze , giub- 
bone, berretto e scarpe sottili, procurando ognuno averli assai 
leggiadri e belli perchè le donne più vaghe e gli uomini più 
gentili ne erano spettatrici. 

Si fece un tempo questa fiorentina Olimpiade nella piazza 
in faccia alla porta al Prato, e di ciò se ne legge un proclama 
nei Canti Carnascialeschi (a). 

Al Prato, al Calcio, su giovani assai 

Or che le Palle balzan più che mai. 

Non è giuoco più ricco, o bel di questo, ec. 
Si fece quindi sulla Piazza di S. Croce, e qui si poneva uno 
steccato lungo B. 8 172 largo 86 e alto B. a 2 (6). Aveva luogo 
questo spettacolo sempre al dopo pranzo, due ore avanti il 
tramontare del sole, ricco soleva essere l'apparato, grande 
la gara, e grandissimo l'interesse degli spettatori che per 
V uno e T altra schiera tenevano. Non fu giammai esempio 
che i Fiorentini desistessero dalla celebrazione di questo an- 
nuale spettacolo , che anche in occasione di pubbliche calamità 
come dovette esser pur troppo Firenze in quell'anno in cui 
fu cinta d' assedio dall'armi di Clemente VII, ebbe l* animo 
rivolto a queste ricreazioni. Anzi per esser meglio i Fioren- 

(o) Fir. 1559 pag. 3*9. 

(b) Nel Priorista a tratte di Niccolò Ridolfì, esistente in Palazzo Vecchio nella 
Guardaroba di S. A. I. sotto dì \0 Gennajo 1490 vi sono queste parole. « Il fiume d'Ar- 
so diacciò di sorto, che vi si fece sopra al Calcio fra il Ponte Vecchio, e quello di s. Trinità ». 



12 

MARZO 

II Sole entra in Ariete il 21. 
I giorni crescono di ore 1 e w. 33 in tutto il mese. 

1 Lun. s. Leone papa. 

2 Mar. s. Simplicio papa. 

3 Mer. s. Cunegunda Imp. 

4 Gio. s. Casimirro re. 

5 Ven. s. Adriano m. 

6 Sab. s. Cirillo Carmelitano. 

>J< 7 Dom. Ili s. Tommaso d'Aquino, 

8 Lun. s. Giovanni di Dio. 

9 Mar. s. Francesca Romana. 

10 Mer. ss. 40 Martiri. 

11 Gio. s. Candido m. 

12 Ven. s. Gregorio v. 

13 Sab. s. Sabino m. 

^ 14 Dom. IV M. V. del Soccorso. 

15 Lun. s. Longino m. 

16 Mar. s. Torello conf. 

17 Mer. s. Patrizio v. 

18 Gio. s. Gabbriello Arcang. 

>J< 19 Ven. s. Giuseppe Sposo di M. V. 

20 Sab. b. Ippolito Galantini. 
>J< 21 Dom. di Passione s. Benedetto abate- 

22 Lun. s. Paolo yesc. 

23 Mar. s. Teodoro papa. 

24 Mer. b. Berta de' C. di B. N. 

>J< 25 Gio. Annunziazione di Maria Vergine. 

26 Ven. Dedic. della Metr. Fior. 

27 Sab. s. Giovanni Erem. 

>J< 28 Dom. delle Palme s. Sisto III papa. 

29 Lun. santo s. Guglielmo vesc. 

30 Mar. santo s. Quirino m. 

31 Mer. santo s. Amos prof. (*) 



f) In questo giorno dell* anno 1766 nel Gran Salone di Palazzo Vecchio, ricevè il 
Granduca Leopoldo I: dal Senato e Consiglio dei Dugento, in nóme di tutto lo Stato, 
giuramento di fedeltà, 



SEGUE LA NOTIZIA PER IL MESE DI GENNAJO. 13 

tini veduti dai nemici, misero parte dei Suonatori sul comi- 
^nolo del tetto di S. Croce, dove da Giramontc fu loro tirala 
una cannonata, che per buona fortuna la palla andata in allo 
non offese nessuno (a). 

Del Calcio rimane ai nostri giorni una languida immagine 
nel giuoco del Pallone, e di questo trovansi ancora molti ap- 
passionali. Anche il Giuoco del Maglio , il quale consisteva 
presso a poco nello scagliare lontano una grossa palla con un 
colpo di maglio, è abolito ed ha solamente lasciato il suo nome 
allo stradone dove i giovani Fiorentini si davano a tale eser- 
cizio. 

I giuochi ginnastici tanto utili a tutti, ed in specie ai 
giovani sono andati affatto fuor d' uso ; però dobbiamo buon 
grado al maestro d'Arme Alberto Marchionni che mercè la 
sua instancabile attività nello studio deir esercizio ginnastico 
del corpo , ha introdotto nelle sue sale di Scherma alcune 
macchine a tale .uopo, che da qualche tempo hanno cominciato 
a trovar fautori. L' esercizio nutrisce le forze del corpo e que- 
ste danno allo spirito elasticità, attività, brio e copia d'idee. 
Diceva un bravo scrittore , che V ozio fa all' uomo lo stesso 
che la negazione del moto all' elemento dell'Acqua, taslri 
Oss. Fior. 



(a) Varchi Ist. Fior. lib. Xf. 



lì 

APRILE 

II Sole entra in Toro il 21. 
I giorni crescono di ore 1 e m. 17 in lutto il mese, 

i Gio. santo Stimate di s. Caterina. 

2 Ven. scm#o s. Francesco di Paola. 

3 Sab. santo s. Pancrazio vesc. 

♦ 4 Dom. Pasqua di Resurrezione e s. Isidoro v. Gala. 

t 5 Lun. s. Vincenzo Ferreri. 

f 6 Mar. s. Sisto papa e m. 

7 Mer. s. Epifanio v. e in. 

8 Gio. s. Dionisio v. 

9 Ven. s. Procopio. 

10 Sab. s. Ezzecchielle prof. 
>%* li Dom. in Albis s. Leone magno papa. 

12 Lun. s. Zenone v. e in. 

13 Mar. s. Ermenegildo m. 

14 Mer. ss. Tiburzio e e. mm. 

15 Gio. ss. Basilissa e e. mm. 
Iti Ven. b. Giovacchino e. 

17 Sab. s. Aniceto p. e ni. 
^ 18 Dom. b. Amideo Amideì e. 

19 Lun. s. Crescenzio e. 

20 Mar. s. Agnese di M. Pulciano. (*) 

21 Mer. s. Anselmo v. 

22 Gio. ss. Solerò e e. mm. 

23 Ven. s. Giorgio m. 

24 Sab. s. Fedele da Sigmaringa. 

^ 25 Dom. Patrocinio di s. Giuseppe , e s. Marco Ev. 

26 Lun. Appariz. della B. V. del B. C. 

27 Mar. s. Tertulliano v. 

28 Mer. s. Vitale m. 

29 Gio. s. Pier martire. 

30 Ven. s. Caterina da Siena. 



(*) La mattina di questo giorno, terminati i divini Uffizi, si recava il Clero della 
Metropolitana alla Chiesa di S. Pier Maggiore e vi cantava la Messa. AI ritorno pren- 
dendo per la via degli Albizzi si fermava al palazzo di quella famiglia cantando 
un' Antifona ed orazione in onore di S. Zanobi per aver quivi quel Santo reso vivo 
un fanciullo ad una Matrona Francese. (Vedi Calend. del 184(6. e. 67) Quivi si scio- 
glieva la processione ritornando ciascuno al Duomo. 



15 

NOTIZIA PER IL MESE DI APRILE 



R1CINE 

©tu aniHfl! i ktaassaanita 

in -fircnjc 

O Buondelmonte, quanto mal fuggisti 
Le nozze sue per gli altrui conforti ! 
Molti sarebber lieti che or son tristi , 
Se Dio t'avesse conceduto ad Ema 
La prima volta eh' a Città venisti. 
Dante, Paradiso Canto XVI. 

PASQUA DI RESURREZIONE. Questo giorno richiama 
alla memoria il fatto il più terribile per le sue conseguenze 
che legger si possa nelle Fiorentine Cronache : La Monte di 
Buondelmonte Buondelmonti , memoria funesta per la patria 
di Dante , per V Italia tutta ! 

Anche al meno versato nella patria storia è noto il tragico 
fatto, e come la città tutta si levasse a rumore per una pro- 
messa di matrimonio non tenuta , ce le tramandarono molte 
penne dei nostri storici. Buondehnonte, leggiadro e bel Cava- 
liere dell, casata Buondelmonti, avea nel 1215 promesso di 
torre in moglie una donna degli Amidei , famiglia nobile ed 
onorevole ancor essa nella Città. Mentre impiegavasi il tempo 
ad acconciarsi alle magnifiche nozze , avvenne che Beatrice 
figlia di Madonna Gualdrada e di Mess. Forese Donati, si in- 
vaghisse perdutamente del fidanzato Cavaliere senza che egli 
nulla sapesse. 

Madonna Gualdrada, amantissima della figliuola sua, volle 
tentare se vi era mezzo di consolarla , e mandò a chiamare 
Buondelmonte. Si portò il Cavaliere a Casa i Donati, e l'astuta 
donna dopo averlo allettato colle gentilezze e seducenti discorsi, 
venne a biasimarle l'imminente matrimonio, e come avesse 
posti i suoi affetti in donna uè per bellezza nò per altro a se 
dicevole; e come quella a cui toccava aguzzar l'ingegno se 
dove si era fissa avesse voluto riuscire cosi prese a dirle. 
« Cavaliere vituperalo che hai lolla moglie per paura degli 



16 



MAGGIO 



11 Sole entra nei Gemelli il 21. 
/ giorni crescono di ore 1 e m. 17 in lutto il mese. 

f 1 Sab. ss. Jacopo e Filip. Ap. 
4< 2 Dom. s. Antonino Arcivescovo di Firenze. 
f 3 Lun. Invenzione della S. Croce. 
h Mar. s. Monaca vedova. 

5 Mer. s. Pio V papa. 

6 dio. s. Giov. Ante P. L. 

7 Ven. s. Stanislao v. 

8 Sab. Apparizione di s. Michele Are. 
>ì< 9 Dom. s. Gregorio Nazianzeno. 

10 Lun. b. Niccolò Albergati. Rog. 

11 Mar. s. Giovanni da Vespignano Rog. 

12 Mer. s. Pancrazio m. Rog. 
^ 13 Gio. Ascensione del Sig. e s. Anastasio m. 

14 Ven. s. Bonifazio m. 

15 Sab. s. Isidoro Agricoltore. 

^ 16 Dom. s. Giovanni Nepomuceno. 

17 Lun. s. Pasquale Baylon. 

18 Mar. s. Venanzio m. 

19 Mer. b. Umiliana dei Cerehi. 

20 Gio. s. Bernardino da Siena. 

21 Ven. s. Valerio v. e m. 

22 Sab. s. Umiltà vedova. (*) 

>ì< 23 Dom. Pentecoste e s. Desiderio vesc. 

N i 24 Lun. s. Robustino m. 

f 25 Mar. s. Zanobi e s. M. Mad. de ? Pazzi. 

26 Mer. s. Filippo Neri. 

27 Gio. s. Giovanni p. e m. 

28 Ven. b. Maria Bagnesi. 

29 Sab. s. Massimo v. 

* 30 Dom. SS. Trinità' s. Ferdinando re. 
31 Lun. s. Petronilla verg. 



(*) Il Clero della Metropolitana si porta in questo giorno procissionalmente in 5. 
(iiovannì e vi benedice solennemente il fonte del Battesimo , in memoria dei SS 
Apostoli che ricevuto lo Spirito Santo cominciarono a ministrare ai nuovi fedeli 
questo Sagramento. 



SEGUE LA NOTIZIA DEL MESE DI APRILE. 17 

(( liberti e dei F i fanti , lascia lascia quella che hai presa e 
« prendi questa e sarai sempre onoralo Cavaliero. » 

Buondelmonte non seppe in principio che rispondere alla 
scaltra donna che non gli lasciò tempo a pensare, ma gli 
mostrò tosto la iiglia dicendole « Veli Cavalieri! credendo che 
oc non volesti tor donna cosi presto, ti aveva cresciuta su questa 
«. mia figlia che per lignaggio della mia Casa supera gli Ami- 
ti dei, e in bellezza non so se vada avanti alla donzella, ma certo 
« non credo che le vada dietro. » — L'incauto Cavaliere si sentì 
a quelle parole sopraffatto, e già il suo cuore aperto alle saette 
d' amore non ebbe parole in quel momento. Le bellezze della 
giovine Donati avean volto ormai i suoi pensieri in altro corso, 
la vagheggiò , la senti sua e sopra gli effetti e le conseguenze 
che ne sarebbero venute chiuse gli occhi. 

Guai se l'amore non dà luogo a ragione e non corregge 
i suoi voli ! r amore autor di piaceri senza lei è * spesso la 
sorgente dell' infelicità. Passarono veloci alcuni giorni, Buon- 
delmonti avea già risoluto e all'accorta Donati fece sapere che le 
cose non erano tanto innanzi che non si potessero frastornare, 
e che per questo si trovava ornai pronto a torre per moglie 
la sua figlia e si disponeva a farlo il giorno dopo 10 febbrajo. 

Così fu concluso il tutto, e si pose il dì alle nozze; si 
seppe , e sepperlo gli Amidei e tutti i loro parenti fra i quali 
erano gli Uberti , mandarono questi per i loro Consorti e 
parenti che lutti vi vennero , e vennervi Mosca Lamberti , 
Lambertuccio Amidei, Odèrigo Fifanti ed altri cavalieri ai 
quali bolliva in petto desio di vendetta la quale compensasse 
l'ingiuria della giovine delusa. Si riunirono tutte queste fami- 
glie nella chiesa di S. Maria sopra Porta (a), e sulla vergogna 
e scorno che era stato fatto loro dai Buondelmonti presero 
deliberazione. Vari furono i progetti di vendetta , e a tal 
segno era giunta la disputa di questi Consorti che pareva 
volessero straziare vivo Buondelmonti per trastullo e spetta- 
colo degli occhi più che disfarlo; s'interpose però malignamente 
Mosca Lamberti a quella contesa, ed essendo più di ciascun'al- 
tro infuriato prese a dire a Schiatta degli Uberti, che assunto 
aveva l' impegno di offendere Buondelmonti — Se tu il batti 
o il ferisci, pensa prima di fare la fossa ove lu ricoveri, ma 

(a) Oggi S. Biagio e soppressa. 



18 

GIUGNO 



li Sole entra in Cancro il 21. 
I giorni crescono dal 1 al 18 m. 26 dal 1 al 30 cai m. 3 

1 Mar. s. Procolo vesc. e m. 

2 Mer. s. Marcellino p. 

>%i 3 Gio. Corpus Domini e s. Pergentino ni. 

ì Ven. s. Francesco Caracciolo 

5 Sab. s. Satiro v. e m. 
>f< 6 Dom. SS. Trinità. 

7 Lun. s. Norberto vesc. 

8 Mar. s. Massimino vesc. 

9 Mer. ss. Primo e coinp. mm. 

10 Gio. s. Margherita regina di Scozia. 

11 Ven. s. Barnaba Apost. 

12 Sab. s. Giovanni da s. Facondo. 
>}< 13 Dom. s. Antonio da Padova. 

Nome di S. A. L e R. la Granduchessa, 
li Lun. s. Basilio vesc- 
lo Mar. ss. Vito e Modesto. 

16 Mer. s. Pelagio v. 

17 Gio. s. Ranieri confes. 

18 Ven. ss. Marco e Marcellino mm. 

19 Sab- Giuliana Falconieri. 
>J< 20 Dom. s. Silverio papa. 

21 Lun. s. Luigi Gonzaga. 

22 Mar. s. Paolino v. Vig. in Firenze. 

23 Mer. s. Zenone m. Vig. fuori di Fir. 
>J< 24 Gio. Natività' di s. Gio. Batista (-) Gala, 

25 Ven. s. Guglielmo Ab. e s. Eligio. 

26 Sab. ss. Giovanni e Paolo mm. 
>J< 27 Dom. s. Ladislao re. 

28 Lun. s. Leone. Vig. 

>i« 29 Mar. ss. Pietro e Paolo Ap. 
30 Mer. Commem. di s. Paolo. 

(*) Nel 1 5 i5 trovasi in un Diario del Marucelli , che il Duca Cosimo 1. fece fiordi 
nare ed abbellire le feste di S. Giovanni con vari cdifizi e rappresentazioni. 
"Nel 1549 trovasi pure nel medesimo Diario un'altra bellissima Cesta fatta in que- 
st'occorrenza che fu un combattimento di Davidde con Golìa, — Cambiagi (est, di 
S. Gio. pag. 91, 



SEGUE LÀ NOTIZIA DEL MESE DI APRILE. 19 

dalli tale che si paia, che cosa fatta capo ha — Bene a ra- 
gione gridò Dante 

Ricorderàti anche dei Mosca , 

Che dissi, lasso! Capo ha cosa fatta, 
Che fu '1 mal seme della gente Tosca: 
Dante. Inferno C. xxvui. 
In questo concerto si divisero gli offesi parenti dell'Ami- 
dei. — A quali eccessi non giunge la rabbia cittadinesca! quando 
gli animi della moltitudine sono riscaldati non vi è più freno. 
Il matrimonio di Buondelmonti con la Beatrice Donali era già 
stato concluso , e di sei giorni aveva preceduta la Pasqua , 
giorno destinato dai suoi nemici alla terribile vendetta ; sona- 
vano le campane a vespro, e la chiesa invitava i fedeli suoi 
ad inalzare in quel gran giorno preci a Cristo Redentor 
Nostro; vi volle andare anche Buondelmonti, e la giovine 
sua sposa volle in quel giorno affibbiarle una mezza armatura 
coperta da largo lucco , lo premunì di buona spada , di un 
pugnale e le chiuse il lucco con una correggia forte di cuoio, 
e in capo un casco mezzo guerriero mezzo cittadinesco. 

Come Tancredi, fiero guerriero nelle armi, ma debole in 
amore, e per cui Tasso ebbe a dire: 

Ma lui che solo è debole in amore 
Vano spirto deluse , e van lamento 
non fuggiva non temeva l'incauto fiorentino, e benché sapesse che 
i suoi nemici volevano vendetta dell'oltraggio fatto, non sapeva 
però ne quando né dove; onde pieno di bell'audacia buttatosi 
Buondelmonti con un salto sul suo bianco palafreno, passava da 
Por S. Maria ed andava verso il Ponte Vecchio , quando a piò 
del pilastro, ove allora era l'antica statua di Marte , usciti ad 
un tratto dalle case Amidei Schiatta degli Uberti e Oddo Arrighi . 
ed assaltatolo all' improvviso , ebbe dal primo un colpo si grave 
sulla testa che cadde tramortito dai cavallo, e tantosto Oddo con 
un coltello gli segò le vene e lasciollo morto. Povero Buondelmon- 
ti ! Povera Patria ! 

Questa morte tosto che fu intesa dagli aderenti dei Buon- 
delmonti corsero a prender V armi. Prese V armi la intiera 
città, si divise in due partiti, si sbarrarono le strade, si 
venne a continue ed accanite zuffe, si combattè dalle torri e 
durossi per più anni a combattere in tal crudel maniera, che 



20 



LUGLIO 

II Sole entra in Leone il 21. 
I giorni diminuiscono di 50 rn. in tutto il mese, 



1 Gio. s. Marziale. 

2 Ven. Visitazione di M. V. 

3 Sab. s. Ireneo m. 

>ì< 4 Dom. s. Ulderigo vesc. 

5 Lun. s. Domizio m. e s. Filomena v. e m. 

6 Mar. s. Romolo v. e m. 

7 Mer. b. Michele de s. Trin. 

8 Gio. s. Elisabetta Regina. 

9 Ven. s. Cirillo v. 

10 Sab. I 7 fratelli mm. 
>i< 11 Dom. s. Pio papa e m. 

12 Lun. s. Gio. Gualberto ab. 

13 Mar. s. Anacleto papa. 

14 Mer. s. Buonaventura conf. 

15 Gio. s. Cammillo de Lellis. 

16 Ven. M. V. del Carmine. 

17 Sab. s. Alessio confes. 

>^ 18 Dom. SS. Redentore e s. Sinfarosa v. e ni. 

19 Lun. s. Vincenzio de Paoli. 

20 Mar. s. Margherita v. e m. 

21 Mer. s. Elia Prof. 

22 Gio. s. Maria Maddalena pen. 

23 Ven. s. Apollinare v. 

24 Sab. s. Cristina v. e m. Vig» 
>ì< 25 Dom. s. Iacopo Apost. (*) 

f 26 Lun. s. Anna Madre di M. V. 

27 Mar. s. Pantaleone m. 

28 Mer. s. Vittorio Papa e m. 

29 Gio. s. Marta v. e m. 

30 Ven. s. Abdon e Senne n.. 

31 Sab. Ignazio di Lojola, 

O ( 25 S. Iacopo Apostolo ). Festa solenne a S. Iacopo dei Balbetti. Fino a! 
decorso secolo si usò in ta! giorno il palio delle barchette in arno. 



SEGUE LA NOTIZIA DEL MESE DI APRILE. 21 

Firenze non solo, ma Italia tutta divenne uno spettacolo di 
stragi , di ruine e di morii. Non è a descriversi qual fosse il 
dolore dell' infelice consorte del trucidato , ma sappiamo se- 
condo che ne assicura una cronaca manoscritta della fami- 
glia Buondelmonli, che messo in una bara l'amato sposo vi fosse 
assisa sopra tenente il di lui capo in grembo , e così scarmi- 
gliata , e intrisa di sangue fosse portata per la città a gridare 
vendetta. La vendetta fa conseguita , e vittima non ne furono 
i suoi nemici , ma la Patria. 

Le offese del bel sesso sempre produssero scandali e dis- 
sapori non lievi. Elena Lucrezia e Virginia sono nomi ab- 
bastanza noti , ed a ragione si può dire che le disavventurale 
bellezze della giovine Donati furono a dir vero per Firenze di 
non minor calamità di quelle della greca Elena all'antica Troja. 
Da queste malaugurate nozze e da questa uccisione ne ven- 
nero quelle fatali discordie che lacerarono a brani la no- 
stra Firenze, e da quell'ora ebbero origine fra noi gli infausti 
ed abominevoli nomi di Guelfo e di Ghibellino (a). Tutti i cit- 
tadini in due partiti diversi si divisero; quelli che seguirono ì 
Buondelmonli si chiamarono Guelfi, e gli altri che si associa- 
rono agli Uberti presero il nome di Ghibellini. Di settantadue 
famiglie che in quel tempo si conta essere state in Firenze di 
qualche fama, trentanove divennero Guelfe ed il rimanente Ghi- 
belline (b). Fatale divisione ! Per te la bella Firenze non ebbe 
più figli per la Patria , facendosi cosi i cittadini di essa ri- 
belli alla propria gloria. 

(a) Come ce ne avverte la cronaca di Giovanni Villani (Lib. V Cap. XXXYIII) 
siffatti nomi si crearono in Germania per cagione di due grandi baroni che ebbero 
accanita guerra tra loro. Ciascuno di questi baroni avea un forte castello l'uno 
incontro all'altro, e uno di questi si chiamò Guelfo l'altro Ghibellino; e tanto durò 
quella accanita guerra che tutti gli Alemanni si divisero tenendo chi per una parte 
chi per l'altra. 

(b) Ammirato tom. \ pag. \7% 



m 



AGOSTO 



Il Sole entra nella Vergine il 21. 
/ giorni diminuiscono di ore 1 e m. 33 in tulio il me$e. 

1 Doni. s. Pietro in Vinculis. 

2 Lun. Perdono d'Assisi. 

3 Mar. Inv. del Corpo di s. Stefano. 

4 Mer. s. Domenico eonfes. 
o Gio. s. Maria della neve. 

6 Ven. Trasfigurazione del Signore, 

7 Sab. ss. Gaetano e Donato (*). 
^ 8 Dom. ss. Ciriaco e comp. min. 

9 Lun s. Romano m. Vig. 

j 10 Mar. s. Lorenzo m. 

11 Mer. s. Tiburzio m. 

12 Gio. s. Chiara v. 

13 Ven. ss. Ippolito e Cassiano mm. 

14 Sab. s. Eusebio conf. Vig. 
>J« 15 Dom. Assunzione di M. V. 

16 Lun. s. Rocco eonfes. 

17 Mar. b. Angiolo Agostini in. e s. Gioyacchino e. 

18 Mer. s. Marnante m. 

19 Gio. s. Lodovico vesc. 

20 Ven. s. Bernardo ab. e dot. 

21 Sab. b. Bernardo Tolomci. 
>J< 22 Dom. s. Timoteo m. 

23 Lun. s. Filippo Benizi. Vig. 

f 24 Mar. s. Bartolommeo Ap. 

25 Mer. s. Luigi Re di Francia. 

26 Gio. s. Zeferino papa. 

27 Ven. Giuseppe Calasanzio. 

28 Sab. s. Agostino v. e doit. 

>ji 29 Dom. M. V. della Consolazione. 

30 Lun. s. Rosa di Lima. 

31 Mar. s. Raimondo nonnato. 



(*) ( 7 Agosto). Festa solenne in s. Gaetano e s. Michele degli Antinori. Nel \k\k 
in tal giorno sopravvenne in Firenze fiera scossa di terremoto, per la quale caddero più 
di 200 cammini e parecchi tetti e muri con indicibile spavento degli abitanti. 



23 

NOTIZIA PER IL MESE DI MAGGIO 



ACCADUTA IN FIRENZE L* ANNO 1304 



» . . . . L'appareil infernal de ce spectacle frappa 
tellement l'imagination du Dante qu'il fit naìtre en lui 
corame une première inspiration, comme une pensée 
anticipèe de 1' oeuvre immense de sa Divine Comédie 
que la solitude de l'exil devait plus tard accomplir. 
Valehy, Voyages Hist. en Italie. 

Diverse in diversi tempi furono le feste che si fecero nel 
nostro fiume e che diedero molto moto alle penne dei letterati. 
Ci faremo a ragionare in questo mese di una che fu data 
nel 1304. perchè accaduta nelle Calende di Maggio di quell'anno. 

Colale spettacolo, sebbene fosse diretto a sollevare il popolo, 
riusci di una fatale disgrazia. L' accaduto del fatto è racconta- 
to dal Vasari nella Vita di Buffalmacco pittore che diresse 
questa festa (a) , ma più dettagliatamente ce ne dà notizia il 
Villani (6) , da cui pure il Lastri ne trasse il racconto. 

Dicemmo già nel precedente libretto che le Calende di 
Maggio si celebrarono un tempo in Firenze con molta gioia (e), 
e le brigate e compagnie che in tale occasione si facevano , 
cercavano ciascuna a distinguersi nella foggia dei divertimenti. 
Fra V altre fecero una compagnia quelli di Borgo S. Friano 
e mandarono un bando per la città dicendo , che chi volesse 
aver nuova dell' altro mondo fosse nel di di Calende di Maggio 
sul ponte alla Carraja. Bizzarra immaginazione ! Avean falto 
in Arno sopra molte barche e navicelli una festa che rappresen- 
tava T Inferno con molte pene e martori. Vi erano molti uo^ 
mini che raffiguravano demonj , ed altri che a guisa di anime 
ignude stavano in diversi tormenti mandando grandissime 
strida. Il ponte alla Carraja allora di legname da pila a pila si 

(a) Roma 1759. tom. 2. p. 89- 

(6) Lib. Vili cap. 70. 

[e] Calendario del 18 io fog. XX, 



SETTEMBRE 



%k 



II Sole entra in Libbra il 21. 
/ giorni diminuiscono in tulio il mese di ore 1 m. 30. 

1 Mer. s. Egidio abate. 

2 Gio. s. Stefano Rè d' Ungheria. 

3 Ven. s. Eufemia v. e ni. 

4 Sab. s. Rosa di Viterbo. 

^ 5 Doni. s. Lorenzo Giustiniani. 

6 Lun. s. Eleuterio abate. 

7 Mar. s. Regina v. e in. 
*ì< 8 Mer. Natività' di M. V. 

9 Gio. s. Gregorio m. 

10 Yen. s. Niccola da Tolentino. 

11 Sab. ss. Proto e Giacinto nini. 
>ì< 12 Dom. b. Giuseppe Alberti e. 

13 Lun. s. Eugenia v. 

14 Mar. Esaltazione della s. Croce. 

15 Mer. s. Nicomcde ni. 

16 Gio. s. Cornelio m. 

17 Ven. Stimate di s. Francesco. 

18 Sab. s. Giuseppe da Copertina. 
>J< 19 Dom. s. Gennaro v. e ni. 

20 Lun. s. Eustachio m. Vig. 

f 21 Mar. s. Matteo Ap. 

22 Mer. b. Maria da Cervel. e s. Maurizio ab. 

23 Gio. s. Lino p. e m. 

24 Ven. s. Maria della Mercede. 

25 Sab. s. Tommaso da Villanova v. 
>ì< 26 Doni. s. Cipriano ni. 

27 Lun. s. Cosimo e Damiano mni. (*) 

28 Mar. s. Vinceslao m. 

f 29 Mer. Dedic di s. Michele Aucangiolo. 
30 Gio. s. Girolamo dott. 



(*j (27 Settembre ss, Cosimo e Damiano) Festa a s. Lorenzo della quale questi 
Santi sono contitolari. I! priore di quella Basilica vi celebra in quel giorno i Divini 
Uffizi pontificalmente, e dopo la messa solenne vi si fa da un nobile giovinetto del 
collegio di s. Giovannino degli Scolopi un discorso in lode di Cosimo pater patriae, 
che fece rifare detta chiesa dai fondamenti nella bella forma che si vede ai giorni 
nostri. 



SEGUE LA NOTIZIA DEL MESE DI MAGGIO. 25 

caricò oltremodo di gente accorsa a quello spettacolo che in 
un tratto rovinò. In questa catastrofe molti morirono e mol- 
ti ne sortirono feriti e come dice il Villani : « il giuoco da 
c( beffe avvenne col vero, e com'era il bando, molti per morte 
V « n' andarono a sapere novelle deir altro mondo con grande 
« pianto e dolore a tutta la Ciltade, che ciascuno vi credea 
<( avere perduto il figliuolo o '1 fratello. » 

Buffalmacco per fortuna non rimase vittima di quella ro- 
vina poiché come dice l'Aretino Biografo (a): « quando appunto 
« rovinò il ponte in su la macchina, che in Arno sopra le bar- 
« che rappresentava V Inferno , egli era andato a procacciare 
a alcune cose, che per la festa mancavano. » 

(a) Loco citato. 






2G 

OTTOBRE 

lì Sole entra in Scorpione il 21. 
/ giorni diminuiscono in tulio il mese di ore 1 e m. 25, 

1 Ven. s. Remigio v. 

2 Sab. ss. Angeli Custodi. 

*J< 3 Doni. M. V. del Rosario (*) e s. Candido ni. 
Nascita di S. A. I. e È. il Granduca. 

4 Lun. s. Francesco d'Assisi. 

5 Mar. s. Placido m. 

6 Mer. s. Brunonc conf. 

7 Gio. s. Giustina m. 

8 Ven. s. Reparata v. e m. 

9 Sab s. Dionisio m. 

*fr 10 Dom. Maternità' di M. V. e s. Francesco Borgia, 
il Lun. s. Germano v. 

12 Mar. s. Massimiliano v. 

13 Mer. s. Serafino da Monte Gran. 

14 Gio. s. Callisto papa e m. 

15 Ven. s. Teresa v. 

16 Sab. s. Gallo ab. 

^ 17 Dom. Purità' di M. V. e s. Eduvige vcd. reg. 

18 Lun. s. Luca Evang. 

19 Mar. s. Pietro d'Alcan. 

20 Mer. s. Massimino in. 

21 Gio. ss. Orsola e comp. inni, 

22 Ven. s. Donato \. 

23 Sab. s. Severino v. 

* 24 Dom. s. Raffaello Are. 

25 Lun. ss. Crespino e Crespignano mm. 
25 Mar. Traslazione di s. Andrea Corsini. 
27 Mer. ss. Cresci e e. mm. Vig. 

-J- 28 Gio. ss. Simone e Giuda Ap. 

29 Ven. s. Narciso v. 

30 Sab. s. Serafino v. 

>i< 31 Dom. b. Tommaso Bellacci fior. 

(*) (M. V. del Rosario). Questa festa dell? B. Vergine fu istituita da 'Pio V. col 
nome di S. M. della Vittoria per la memorabile sconfitta che diedero 'i Cristiani 
al Turco l'anno 1571 nel Golfo di Lepanto. Fu confermata da Gregorio XIII col ti- 
tolo del Rosario da celebrarsi la prima domenica d'ottobre per le molte vittorie 
conseguite dall'Armi Imperiali contro il Turco, nel tempo che si facevano le proces- 
sioni del detto Rosario. 



27 
NOTIZIA PER I MESI DI GIUGNO, LUGLIO E AGOSTO 



— wriUO@0<Cir»-» 

Con pompa tal festeggiano 
Il dì sacro a Colui, 
Che sul Giordano \idcsi 
Prostrato ai piedi sui 
Il Redentor degli Uomini, 
Il Sommo Ile dei Re. 
Va un Ode della Società di S. G. Batista 
alla Banda Volontaria Vanno 1837. 

Solenne fra le feste originalo dal culto è quella del no- 
stro Patrono e Precursore S. Giovan Batista. Questa festa 
d'anno in anno andò crescendo di pompa e partecipò, come 
era naturale, del carattere dei tempi e dei politici mutamenti. 
Nel Calendario del 1845 furono sommariamente notate le 
feste tutte ed i passatempi che si fecero un tempo in prepara- 
zione di tal festa; in quello del 1846 accennammo le feste ce- 
lebrate a tempo della Repubblica, in quest'anno non graverà 
il veder riportati al presente mese alcuni ragguagli sulle fe- 
ste che nella solennità del Santo Precursore, si fecero a tempo 
del Principato. 

La matlina del 20 Giugno cominciavano, come tuttora si 
pratica le solenni processioni dei quartieri in onore e prepa- 
razione della festa del nostro patrono ; circa a questa cerimo- 
nia non potrei farne miglior parola di quel che ha fatto il Cambiagi 
nelle sue Memorie Isteriche (a). « La processione parte sempre 
« dalla Metropolitana, e passa per S. Giovanni, e il primo giorno 
<( va alla chiesa di S. Spirito primo Quartiere della Città, ricevuta 
« alla porta di essa, e quivi aspersa con l'acqua Santa, ed incen- 
« sata ad uno ad uno come ò detto. In ciascuna Chiesa alla quale 
« va la Processione; in quei tre giorni, è cantata Messa solenne 
« da'Religiosi di quella con buona musica, ed è cominciata prima 
« che arrivi la processione, la quale vi suol giungere al Prw- 

p 83. 



23 

NOVEMBRE 

Il Sole entra in Sagittario il 21. 
I giorni diminuiscono in tulio il mese di ore 1 wi. 9. 

»J< 1 Lun. Tutti i Santi. 

2 Mar. Commern. dei Fed. Defunti. 

3 Mer. s. Uberto v. 
h Gio. s Carlo Borromeo. 

5 Yen. s. Zaccaria Profeta. 

6 Sab s. Leonardo conf. 
*x< 7 Doni. s. Ercolano v. 

8 Lun. ss. 40 Coronati. 

9 Mar. s Teodoro m. (*) 
10 Mer. s. Andrea Avellino. 
li Gio. s. Martino v. 

12 Ven. s. Martino p. e in. 

13 Sab. ss. Uomobono e Didaco. 
>J< 14 Dom. ss. Clemente e e. mm. 

15 Lun. s. Leopoldo conf. Nome di S. A. I. e R. il Gran. 

16 Mar. s. Eustachio e. 

17 Mer. s. Eugenio e. 

18 dio. s. Frediano v. 

19 Ven. s. Elisabetta reg. 

20 Sab. s. Felice di Valois. 

>5< 21 Dom. Presentazione di M. V. 

22 Lun. s. Cecilia v. e m. 

23 Mar. s. Clemente p. 

24 Mer. s. Giovanni della Croce. 

25 Gio. s. Caterina v. e m. 

26 Ven. s. Pietro Alessandrino. 

27 Sab. s. Leonardo da Porto Maurizio. 
>{< 28 Dom. s. Gregorio III. p. 

29 Lun. s. Saturnino m. Vig. 

7 30 Mar. s. Andrea Ap. 

(*) (j) Novembre) Nel 1612 in quosto giorno passò all'altra vita Bernardino Poe- 
retti pittore celebre e discepolo del Ghirlandaio. Questo pittore riposa nella chiesa del 
Carmine e nel trasporto che si fece del suo corpo alla sepoltura si diede una com- 
binazione assai strana. Abituato il Poccetti alla crapula frequentava spesso tra le 
altre l'osteria della Trave Torta sul Ponte alla Carraia. Morto che fu, certi gli acca- 
demici del disegno vollero onorare l' artista con una bellissima e numerosa associazio- 
ne di lumi che lo accompagnasse alla sepoltura ; tutto si dispose e la numerosa pro- 
cessione d'artisti traversava il Ponte alla Carraia, quando da uno stranissimo temporale 
fu la medesima dispersa cercando ognuno di salvarsi dove il meglio poteva. Quei che 
portavano il cadavere per non lasciarlo in strada si refugiarono col feretro nella so- 
praddetta osteria che vi dovette poi restare per alcun tempo. Cosi quel luogo che 
ora stato l'albergo quotidiano del Poccetti dovè per tale accidente esserlo per nece^j 
sita anche dopo morte, — Baldinucci, T. Vili. p. 201. 



SEGUE LA NOTIZIA DEI MESI GIUGNO, LUGLIO E AGOSTO. 29 
a falio, ma se per avventura al Prwfalio non vi fosse arrivata, 
« il Celebrante non tira avanti , ma aspetta , e giunta che 
« vi è, seguita a cantar la Messa. La processione vi sta ferma 
« fino all'Elevazione inclusive, e dipoi subito incomincia a 
« muoversi per andarsene , dimodoché la processione suol 
« finir di uscire tutta di Chiesa quando il Celebrante termina 

« la Messa Nel primo giorno come si è detto si va a 

« S. Spirito, e vi si canta la Messa delio Spirito Santo, nel se- 
« condo si va alla Chiesa di S. Croce, secondo Quartiere, e vi 
« si canta la Messa della Croce , nel terzo si va a S. Maria 
« Novella, ove si canta la Messa della Beatissima Vergine; e 
« siccome la Processione ne'sopraddelti tre giorni, parte sempre 
« dalla Metropolitana, alla Metropolitana ritorna, e quivi si 
« scioglie. » 

Il 23 vigilia del Santo circa le ore 5 cominciavano a suo- 
nare le campane della Metropolitana e quindi quelle di Palazzo 
Vecchio e duravano, come tuttora si pratica, la intiera gior- 
nata e quella veniente. Alle ore 8 di mattina si faceva solen- 
ne processione alla Metropolitana preceduta da 6 pubblici ban- 
ditori a cavallo , ne seguiva Io stendardo della Metropolitana e 
quello di Badia con molte altre compagnie di monaci, cleri, 
non che i fanciulli del Bigallo e degli Innocenti ; ne venivano 
in ultimo, come tuttora si pratica, quattro baldacchini aventi 
ciascuno sotto alcune reliquie di Santi, fra le quali un vaso di 
ceneri di S. G. Batista e la testa del nostro antico Pastore 
S. Zanobi, che vien portata sotto il quarto baldacchino. 

Soggiogata il Granduca Cosimo quella Firenze che tanto 
tempo vissuto avea libera, e veduto che le sue leggi aveano or- 
mai preso sopra di lei una tal quale stabilità, si compiacque di 
quando in quando rallegrarla con qualche nuovo spettacolo, e 
circa il 1540 inslitui che il dì avanti la festa di S. Giovanni 
si corresse ogni anno un palio di dommasco cremisi nella 
Piazza di S. Maria Novella dove volle che si erigesserafcdue 
guglie, nella guisa che negli antichi circi si costumava (a). 
— Questa festa che ancor si costuma passa per una delle mi- 
gliori d' Italia. Quando l' Anfiteatro di legname eretto sulla 
Piazza di S. M. Novella è pieno di gente , e le finestre e le 

(a) Queste guglie furono in principio di legno finche Ferdinando 1° non ordi- 
nolle di marmo misto di Seravezza come vedonsi tuttavia, gravitanti ciascuna su 
quattro testuggini di bronzo lavorate da G. Bologna. 



30 

DICE M BRK 

Il Sole entra nel Capricorno il 21. 
/ giorni dal 1 al 18 dim. m. 19 , dal 19 al 31 era. tfr. <i 

1 Mer. s. Ansano v. 

2 Gio. b. Lodovico Capponi. 

3 Vcn. s. Francesco Saverio. 

4 Sab. s. Barbera v. e m, 

^ 5 Dom. s. Pier Grisologo e s. Sabba, 

6 Lun. s. Niccolò v. 

7 Mar. s. Ambrogio v. Vig. 
^ 8 Mer. Concezione di M. V. 

9 Gio. s. Procolo v. 

10 Ven. Traslazione della s. Casa. 

11 Sab. s. Damaso p. 

>ì< 12 Dom. Invenzione del Corpo di è. Francesco» 
13 Lun. s. Lucia v. e ra. 
li Mar. s. Spiridione v. 
15 Mer. s. Ireneo m. 
10 Gio. s. Eusebio v. e in. 

17 Ven. s. Lazzaro vesc. 

18 Sab. s. Espilazione del parlo di M. V. 

Nascita di S. A. /. e R. la Granduchessa . 
>fa 19 Dom. s. Fausta ra. 

29 Lun. s. Giulio ra. Vig, 

T 21 Mar. s. Tommaso Ap. 

225 Mer. s. Demetrio m. 

23 Gio. s. Vittoria v. e m. 

24 Ven. s. Gregorio p. Fi*/. 
>*< 25 Sab. Natività' del Signorsì. 

>i< 20 Dom. s. Stefano Protomartire. 
f 27 Lun. s. Giovanni Ap. ed Ev. 
f 28 Mar. ss. Innocenti inni, 

29 Mer. s. Tommaso v. e m. 

39 Gio. s. Firenze v. 
f 31 Ven. s. Silvestro Papa. 

(*) (28 Dicembre ss. Innocenti). Per la potenza ed autorità che ebbe il Magnificai 
Lorenzo dei Medici fu fatto venire a Firenze da Costantinopoli, dove era refugiato, I 
Bernardo Bandini, clic nella congiura dei Pazzi aveva ucciso in S. Maria del Fiore j 
Giuliano de' Medici di lui fratello. (Ved. Calend. del 4843 e. 133j. E^li giunse nella notte I 
di questo giorno ranno 1 479, e siccome si era rifugiato prima di scappare da Firenze > 
nel campanile del Duomo, andando li sbirri per prenderlo si calò con una fune delle I 
campane e per di fuori il campanile gli riuscì sottrarsi dalla sbirraglia che Io inse-j 
guiva. Avutolo Lorenzo dei Medici nelle mani, con quella stessa corda della campana \ 
con cui si salvò, fu. impiccato alle finestre del palazzo del Bargello, •— Del Ifliglìors 
p. 60. 



SEGUE LA NOTIZIA DEI MESI DI GIUGNO, LUGLIO E AGOSTO. 31 
terrazze sono addobbate con tappeti , e tutte gremite di spel- 
latoli , il colpo d'occhio ne ò bellissimo; Montaigne letterato e 
iìlosofo celebre della Francia, quando vide questa corsa nel 1580 
nell'occasione di un viaggio per l'Italia intrapreso da lui (a) 
scrive : « Mi piacque questo spettacolo più che nessun' altro 
« che avessi visto in Italia per la sembianza del corso antico ». 

Corso il palio dei Cocchi soleva il Granduca prendere l'In- 
dulgenza a S. Giovanni, e fatta quivi orazione se ne tornava in 
Palazzo. Giunti a sera era costume illuminare , come tuttora 
si pratica, la cupola e campanile della Metropolitana, e ad un 
ora dì notte s' incendiavano diversi fuochi d' artifizio nella Tor- 
re di Palazzo Vecchio. In ricorrenza di questa pubblica ri- 
creazione aveva chiunque libero accesso nel Salone di Palazzo 
Vecchio, e le genti del contado, che in gran numero venivano 
a godere questa festa, formavano in questa gran sala diversi 
balli contadineschi con strumenti loro propri. Questo rustica! 
festino venne poi dismesso e convertito in tavole da giuoco 
che la vigilia del Santo si ponevano sotto il Loggiato degli 
Uffizi dove gran moltitudine di popolo vi s' intratteneva fino a 
notte avanzata (6). Quest' uso fu pure prudentemente di- 
smesso nel decorso secolo, ed ai giorni nostri, invece di fai 
baccanali , si fanno fino a notte inoltrata in vari punti della 
città piacevoli sinfonie. 

Un incendio sopravvenuto in Palazzo Vecchio appunto 
nello incendiarsi i fuochi artifiziati , fé apprendersi al savio 
provvedimento di trasportare questa festa in Lungarno. Si fece 
erigere all' ultimo ponte , col disegno del Sig. Cav. Giuseppe 
Dei Pvosso, una macchina dove si potessero incendiare i fuo- 
chi. Bellissimo è il colpo d'occhio del Lungarno vagamente 
illuminato in tal circostanza nel tempo che molte barchette, 
ornate in varii modi, vanno a diporto sulle acque fra i suoni 
delle bande della città e dei vicini subborghi. 

Resta ora a parlare delle feste che si praticarono il giorno 
dei Santo, ma queste formeranno materia alla nota di questo 
mese un altro anno. 

(a) Jaurnal du voyage tom. 3 pag. 132. 

(b) Cambiagi — pag. M2. 



32 

NOTIZIA 

PER I MESI DI SETTEMBRE, OTTOBRE E NOVEMBRE 



DELLE 



Cette féte d' ouvriers montre quelle de vai t ótre alors 
T aisance de la population industrielle de Florence, Ies 
villes de Fabriques les plus opulentes de France et 
d'Anglefcerre, trop souvent en proie à Temeute ou à 
la faim, sont aujourdhui bien loin d' offrir de tels spe- 
ctacles. 

Valéry , Voyage à Florence. 

Non basterebbero poche pagine a descrivere le molti plici 
ricreazioni popolari che usarono un tempo i Fiorentini; limile- 
rommi quest' anno ad accennarne una delle principali fra le 
antiche. 

Fiorirono un tempo in Firenze alcune compagnie del mi- 
nuto popolo che si denominarono Potenze; ciascuna di queste 
come x dice il Biscioni nelle note al Malmantile (a) ebbe una 
insegna e nome diverso ed obbediva ad un capo che si chia- 
mò Imperatore, Rè, Duca, Marchese o simile; vestivano queste 
di una medesima divisa , andavano ampollosamente per la città 
facendo comparse e armeggiando; però il lutto terminava in 
un solenne convito all' osteria. Il Del Migliore è di parere 
che tali festeggiamenti fossero una derivazione dei Saturnali 
Romani e che si celebrassero in Firenze fin dai tempi di Teo- 
dosio il Cattolico , P Ammiralo invece non la pensa cosi , ei 
dice che tali brigate furono introdotte dal Duca di Atene ti- 
ranno di Firenze affine di guadagnarsi la plebe e così asso- 
pirla nei divertimenti : però questo non va in coerenza con 
quello che ne dice il Villani (b). Poiché egli nel riferirci quella 
bella eroica comparsa chiamata dell' Amore che si creò in Bor- 
ia) Stanza 8 e. 234 ediz. del 4730. 
(b) Istor. Fiorent. lib, 81, 



SEGUE LA NOTIZIA DEI MESI DI SETTEM. OTTOB. NOVEM. 33 
go S. Felicita, e nella quale intervennero mille giovani tutti ve- 
stiti di bianco, bisogna credere che già dall' anno 1283 fossero 
in uso questi festeggiamenti o piuttosto popolari tumulti. Il 
Duca Alessandro tolse vìa questo giuoco, perchè formando cosi 
numerose ragunate di gente con tamburi , trombe ed insegne, 
dovettero metterlo in una certa apprensione; amava però di 
sollazzarsi lo stesso Duca, ed altronde essendo a lui necessario 
rendersi affetto quel popolo, a cui ora ora avea tolta la libertà, 
lo riammise, restituendo le insegne che queste Potenze si ave- 
vano avuto al tempo della Repubblica (a). 

Gli spettacoli delle Potenze consisterono in combattimenti , 
feste e rappresentazioni, né le solennità ecclesiastiche si esclu- 
sero, anzi un fatto curiosissimo di una delle Potenze detta 
della Città Rossa, lo racconta il Cambiagi , ma più diffusamente 
il Marini al Tom. XXL pag. 32 dei suoi Sigilli, che venne ci- 
tato ancora dal Becchi nel suo Illustratore Fiorentino, né ci 
graverà il vederlo qui pure riportato per avere maggiore idea 
di queste feste. « L'anno 1599 il di 9 di Gennaio, giorno in cui 
« ricorreva la festa della creazione del Duca Cosimo, Donalo 
<( Battilano Gran Monarca della Città Rossa fece parare la 
« chiesa di S. Ambrogio , e vi andò a risedere col Re delia 
<( Gatta, col Duca di Soffi, col Signore della Spalla, uniti al 
« Capitano della Mela, al Re della Spiga, al Duca del Pippio- 
« ne , al Signore del Monte , e al Duca della Guelfa coi loro 
<( Uffiziali; e fecero cantare una Messa dello Spirito Santo con 
<( musica eccellente , dove fu data la pace al detto Monarca ; 
<( e dopo la Messa il Priore benedisse la Corona , e messegliela 
« in capo avendogli dato V acqua santa. Andarono poi esse 
<c Potenze per ordine a S. Croce ad una Messa novella a suon 
« di trombe : e quivi distesi i cuscini, e sopra di essi un drappo, 
a vi s' inginocchiarono. Dettero buona mancia al Sacerdote 



(a) È curioso un annedoto riportato da Alessandro Ceccherelli. — Passeggiando il 
Duca per la città, portò il caso che incontrasse un uomo il quale veniva condotto 
! in carcere per causa di un debito di quaranta scudi. Appena che lo ebbe veduto, ad- 
ii dimandollo della cagione che avea dato motivo alla sua cattura, ed egli rispose, come 
essendo stato creato Imperatore dagli uomini del Prato nella festa di s. Giovanni, non 
solo per molto spazio di tempo avea trascurato il lavoro per darsi bel tempo, ma 
(aveva ancora consumato tutto il suo, e di più fatto un debito di quaranta scudi, 
iì onde raccomandandosi al Duca , ne venne tosto liberato, e al suo creditore pagati i 
I denari. 

3 



34 SEGUE LA NOTIZIA DEI MESI DI SETTEM. OTTOB. NOVEM. 
(( novello, Frate di quella religione. Il Vicario dell'Arcivescovo 
« che era stato in quel di fuor di Firenze, seguestrò tosto il 
<( Priore, e il Sagrestano di S. Ambrogio in camera. Il Mo- 
« narca col suo Alfiere fu catturato, e dopo cinque settimane 
« di carcere, esso Monarca fu mandato a confino per sei mesi, 
« e per sei altri fuori del popolo di S. Ambrogio. Il priore fu 
(( sospeso a Divinis con dovere stare per un anno fuor della 
a Diocesi. Chi cantò l'Epistola, e il Ministro fur privi di ufì- 
« ziare in S. Ambrogio. Chi cantò l'Evangelo sospeso fu a Divi- 
« nis. Il fattore delle Monache venne mandato via, e la Badessa 
« fu deposta. » 

Talora queste feste vennero ordinate dalla Corte; ed il 
citato Cambiagi racconta di quella che fece fare alle Potenze 
l'anno 1577 ai 20 Maggio per l'allegrezza di aver dato un suc- 
cessore alla Toscana (a). Si fecero in quella occasione feste stra- 
ordinarie, e fra queste quella delle Potenze. Donò il Grandu- 
ca in quella circostanza una rilevante somma di danaro, e fra 
le altre fece mettere sulla Ringhiera un buon numero di botti 
di vino, ed in tanta copia, che corse fino al Ponte vecchio; 
i Battilani lutti armati con pali e bastoni , corrono in piazza 
del Granduca la prendono per forza, e cacciato fuora ognuno, 
ne turano lutti i canti con balle di lana; finita la preda, com- 
batterono le Potenze dopo due giorni in quella stessa piazza, 
che era stata il teatro delle loro ubriachezze. 

Nel 1582 si ha notizia dal Lastri (6) e dal Cambiagi (e) di 
altra festa di queste brigate ordinata dallo stesso Francesco I 
Questo Granduca avendo fatta sposa a Don Vincenzio Gonzaga 
la Principessa Eleonora sua figlia, ordinò che si festeggiassero 
in Firenze le Potenze, e a tale oggetto fece loro un donativo di 
scudi ottocento. Dopo varie altre giostre e schiamazzi per la 
città, fecero ai sassi in Via Larga; da una parte dice il Cam 
biagi, vi era Y Imperatore del Prato, il Vice Imperatore di Ca- 
maldoli , il Rè della Colomba , e il Rè di Biliemme ; dall' altra 
erano il Rè dei Battilani, il Gran Signore de 9 Tintori, il Duca 
del Cardo ed i Purgatori. Ordinate le schiere si cominciò cru 
delmente a combattersi con delle sassate ; durò la zuffa più di 



(a) Dio volle però che questo germe reale fosse ridotto in un pugno di cenere. 

(b) Osser. Fior, tom. 5 e. 36. 
(e) P . 96. 



SEGUE LA NOTIZIA DEI MESI DI SETTER. OTTOB. NOVEftl. 35 

un quarto d'ora; molli ne rimasero feriti gravemente, molti 
se ne morirono , e eertamente pochi ne sarebbero rimasti 
superstiti, se la guardia dei Lanzi, armata di corsaletto, non 
fosse accorsa a sedare quelli animi riscaldati. Belle usanze 
l'ammazzarsi per trastullo degli altri! 

Il Campo di battaglia di queste Potenze , fu il più delie 
volte il Prato in faccia alla Porta di tal nome. Il Marnai [a) ci 
avverte che nel rifarsi il Pavimento di S. Lucia sul Prato si 
trovarono certi cassoni di quei prodi Imperatori, in uno dei 
quali vi era il Cadavere dentro con uno spadone appresso, e 
la seguente iscrizione : 

IMPERÀTOR EGO VICI PRÌELU3D0 LAPIDIBUS MDXXXXIV. 

Il numero di queste Potenze fu vario in diversi tempi. Il 
Villani ne nomina solamente 6; nei 1610 presso un ricor- 
do riportato dal Biscioni nelle note al Malmantile (6) eran 
giunte fino a 30 ; per altro ricordo riportato dal Lastri (e) 
che dice averlo desunto dall' Archivio della Camera della Co- 
munità, fino a 44; e nel 1629 per una nota che è nel Co- 
dice 455 della Classe 25 dei Manoscritti della Magliabechiana 
fino a 49. Riferiremo quest'ultima come la più estesa di tutte 
le altre : 

1. L'imperatore del Prato. 

2. Il Vice-Imperatore di Camaidoli. 

3. Il Gran Monarca della Città Rossa da S. Ambrogio. 

4. Il Rè dei Battilani da Or S. Michele. 

5. Il Rè di Biliemme dalla Cella di Ciardo. 

6. Il Rè del Covone al Canto alla Paglia. 

7. Il Rè della Macine al Canto alla Macine. 

8. Il Rè del Gallo alla Porta a S. Gallo. 

9. Il Rè del Tribolo al Canto di Via de 9 Servi. 

10. Il Rè della Gatta a San Pier Gatlolino. 

11. Il Rè Piccinino alla Neghittosa, 

12. Il Monarca Semplice dalle Convertite. 

13. Il Duca del Carroccio da Mercato Nuovo. 

14. Il Duca della Pecora da S. Martino. 

15. Il Duca del Diamante in Piazza di Sua Altezza. 



a) Sigilli tom. XXI pag. 31, 
(6) Canto III. stana. 8. 
(e) Tom. 5. q. 38. 



36 SEGUE LA NOTIZIA DEI MESI DI SETTEM. OTTOB. NOVEML 

16. II Duca del Forno, sua Provincia e vassalli. 

17. Il Duca della Mela al Canto alla Mela. 

18. II Duca della Luna fra Ferravecchi. 

19. Il Duca della Vacca da S. Leo. 

20. Il Duca dello Scodellino da S. Simone. 

21. L'Arciduca del Monteloro, al Canio a Monteloro da Candela 

22. Il Gran Maestro delle Rondini da S. Piero. 

23. Il Principe dei Monferrati ai Monferrato 

24. Il Principe della Dovizia in Mercato Vecchio. 

25. Il Marchese della Cornacchia da S. Pulinare. 

26. La Gran Signorìa della Guelfa da S. Bernaba. 

27. Il Gran Signor Capitano dal Presto dei Pazzi. 

28. Il Signor della Graticola da S. Lorenzo. 

29. Il Signor della Catena al Canto alla Catena. 

30. Il Signor della Sferza da S. Felice in Piazza. 

31. Il Signor del Piccione alla Porta alla Croce. 

32. Il Signor della Consuma al Canto alla Cuculia. 

33. Il Signor della Nespola dal Botti da S. Felicita. 

34. Il Signor delle Forbici dalle Farine o dai Cimatori 

35. Il Signor del Ponticello in Gualfonda. 

36. Il Signor della Biscia al Ponte Vecchio da S. Stefano, 

37. Il Signor della Spada da S. Paolo. 

38. Il Signor del Concio al Ponte alla Carraja. 

39. Il Signor dell' Olmo da S. Niccolò. 

40. Il Signor della Spiga sulla Piazza del Grano. 

41. Il Signor dello Scompiglio da 9 Peruzzi. 

42. Il Signor de' Tintori al canto agli Alberti. 

43. Il Signor de' Vagliati al Mandragone. 

44. Il Gran Signore della Torre Marmolina a S. Giovanni. 

45. Il Signor de'Garzoni e Baroni del Palazzo de' Pitti Ven- 

turieri. 

46. Il Signor degli Osti. 

47. II Signor de' Fornaj. 

48. 11 Signor de' Macellari. 

49. Il Signor de' Purgatori , lutti venturieri. 

Il citato Biscioni ne nomina tre altre non descritte nel 
manoscritto qui sopra riportato. 

Il Duca dei Rigagnoli in Piazza del Duomo. 
Il Duca del Cardo. 
Il Conte Mota m Renai, 



SEGUE LA NOTIZIA DEI MESI DI SETTEM. OTTOB. NOVEM. 37 
In un Manoscritto esistente nella Riccardiana fra le Po- 
lenze del 1545 si trovano anche le seguenti. 

Il Marchese della Rete in Via Gora. 

Il Conte dei Rocchetti in Via S. Zanobi. 

Il Tiranno Leporino in Borgo S. Pier Gallolino. 

Il Rè dell' Oro in Borgo S. Niccolò. 

Il Comandante Generale de' Cercini in Piazza del Duca. 

Il Rè delle Conce in Via Pelacani. 

Il Barone della Malacucina Vagli Ammazzatoi. 
L' anno in cui cessarono le Potenze fu il 1629 , e ciò ac- 
cadde sotto il Regno di Cosimo II , stante le molte spese che 
faceva il popolo , la dissipazione del tempo , e pia di tutto per 
le grandi inquietudini che cagionar dovettero ai Medici quelle 
ragunate di gente tumultuosa, pronta ad una sommossa se avesse 
trovato un capo. Di queste potenze sono restate in più luoghi 
diverse insegne consistenti in cartellette di marmo con l'in- 
segna allusiva a quella Potenza che vi si riuniva (a). Un' idea 
di queste Potenze si conserva tuttora in Siena sotto il titolo 
di Contrade. 

(a) Uno di questi marmi vedesi tuttora al Canto alla Mela, uno alla chiesa dì 
S. Ambrogio ed altro a Candeli. 



NOTIZIA PER IL MESE DI DICEMBRE 

Èmm m (bmnsmm (basmukbii 

(AVVENUTA IN FIRENZE IL 31 DICEMBRE 1638.) 



E se incontro un infelice, compiango la nostra sorte 
e verso quanto balsamo posso sulle piaghe dell' uomo; 
ma lascio i suoi meriti e le sue colpe sulla bilancia 
di Dio. 

« Foscolo. » 



Dolce provida e affettuosa è la donna quando assisa alle 
cure domestiche è governala da uno spirito docile e mansueto, 
ma allorché la gelosia e l'ambizione la invadono è da temersi; 
se ella provocata dalle offese viene a sdegno, sebbene diffìcil- 
mente in cuore femminile alberghi fierezza , non ha ribrezzo 
di intraprendere qualunque mezzo di vendetta. Fra i casi lacri- 
mevoli e tristi ritrovati in una raccolta di manoscritti di cose 
accadute nelle nostre mura, uno dei più strepitosi è quello che 
imprendo a raccontare assai in succinto. 

Primeggiava allora in Firenze nell'ordine dei Grandi la fami- 
glia dei Salviati, non tanto per esser congiunta alla regnante fami- 
glia Medicea, quanto ancora per le ricchezze che sopra le altre la 
distinsero. Fu di questa Jacopo Salviati Duca di S. Giuliano, Cava- 
liere oltre ogni credere affabile ed avvenente; si uni costui in ma- 
trimonio con Veronica Cibo dei Principi di Massa, donna tanto 
risoluta ed altiera, quanto gelosa e sdegnosa; e siccome le qua- 
lità personali di questa sua moglie non furono mai capaci ad oc- 
cupare lo spirito e le passioni di lui , concepì ardente passione 
per una giovine sposa per nome Caterina maritata a Giustino 
Canacci settuagenario, ed a cui restava un figlio già adulto di pri- 
mo letto. Questa donna, preclare per doti di spirito e per singo- 
lare bellezza, incontrò l'ammirazione di molti; e siccome Jacopo 
era assai fornito di gentilezza e beltà , così con facile via sin- 



SEGUE LA NOTIZIA DEL MESE DI DICEMBRE 39 

(rodusse nel cuore della bella amata, che ricambiollo di un'cgual 
copia d'affetti. 

Era venula frattanto agli orecchi della Duchessa la tresca 
di questi amanti; ed a misura che nel Salviali si accendeva vie- 
più l'amore, si accresceva nella Duchessa il furore ed il desi- 
derio della vendetta. È fama che in principio avesse tentato di 
fare avvelenare questa sua rivale: ma ciò non riuscitole, im- 
maginò un altro tragico modo per distorne il Consorte. 

Risaputosi dalla Duchessa come il figliastro della Canacci 
era molto irritato contro la matrigna , lo credè bene a propo- 
sito per i suoi fini, e corrottolo coll'oro, lo fece istrumenlo di sua 
vendetta, e lo rese consapevole di tutta la trama. Chiamò frattanto 
da Massa col mezzo di qualcuno della casa sua tre sicarii ar- 
mati come meglio potessero, ed avutili a sé in brevi note ma» 
nifestò loro a quale impresa aveali destinati. 

Concertato il tutto dovette questa prezzolala gente tratte - 
nersi in Firenze alcuni giorni per attendere , non so per quali 
circostanze , un momento favorevole alla loro premeditazione. 
Venne questo, e fu il 31 Dicembre ultimo deiranno, ed ulti- 
mo per P infelice Canacci. — Era sera assai avanzata , in 
tranquillo sonno se ne riposavano gli abitanti, quando quella 
spietata gente introdottasi nella casa di Caterina, in tempo ap- 
punto che la traviata sposa vegliava con gli amici del Duca Sai- 
viati, miseramente straziandola , la trucidarono e troncarongli 
la testa (a). 

Nò questa sola fu la vittima; si scagliarono contempora- 
neamente contro la serva di casa, la quale, fuggiti gli altri 
era restata Y unico testimone di si atroce misfatto , e barbara- 
mente l'uccisero (b). Compita l'infame opera con Pajuto di 
una carrozza furon segretamente levati di casa i cadaveri; 
quello della serva fu gettato in un pozzo li prossimo (e) , e 
quello della Canacci portato in Arno, fu il di veniente ritro- 
vato e riconosciuto sebbene mancasse della testa, che fu por- 
tata in dono alla promotrice di un tal misfatto. 

(a) Il Manoscritto del Rosselli che diffusamente narra questo fatto dice, che quando 
questa infelice donna fu trucidata avesse concepito di tre mesi una creaturina. 

(b) Si dice che Lorenzo Serzelli e Vincenzo Carlini, che erano in compagnia della 
Canacci quando questa fu assalita, si nascondessero per le scale al piano superiore e 
fi salvassero su dei tetti. 

(e) Àncora ai nostri giorni si vede questo pozza all'entrare nello Via dei Pentolini 



40 SEGUE LA NOTIZIA DEL MESE DI DICEMBRE 

Né qui finirono le vendette della Salviati perchè (secon- 
do il Manoscritto del Rosselli ) « essendo Ella solita di man- 
dare la Domenica mattina e gii altri giorni festivi in camera 
del Duca suo marito per una sua damigella in un bacile 
d' argento la biancheria , vi mandasse il giorno primo del 
nuovo anno invece della biancheria la testa della Canacci 
coperta con il solito drappo. Levatosi il Duca e accostandosi 
alquanto al bacile vide il tremendo spettacolo ; trasalì a quella 
vista e poco mancò che non cadesse per terra. Consegui 
donna Veronica la tramata vendetta, ma non l'intento che 
ella si era proposto, poiché per quanti fossero i preghi e ma- 
neggiati non la volle il duca Salviati mai più vedere. » 

Fattosi dalla giustizia il processo, il figliastro della Canacci 
fu decapitato sulla porta del Bargello, i sicarii si sottrassero con 
la fuga, e la Duchessa Salviati, non per il rigore delle leggi, ma 
per solo timore dell'odio pubblico, si prese volontario esilio da 
Firenze. 



GENNAIO 



CIMITERO DEL DUOMO 



« Dies nostri quasi umbra « 

La mole prefissa ai miei libretti non mi permise 
Fanno decorso di varcare il cimitero della Metropolitana, 
la cui descrizione avrebbe potuto bastare a somministrare 
da per se sola materia ad un ben grande volume. 

Questo cimitero, una volta famoso per le sepolture 
dei nostri Magnati e Cittadini, cominciava dalla spaziosa 
gradinata davanti alla facciata e girava nel lato Meridio- 
nale fino alla Tribuna. Ancor oggi chi attentamente os- 
serva scorgerà nelle gradinate di questo tempio, non che 
lungo il fianco meridionale del medesimo fino alla Tri- 
buna, gli avanzi di non poche iscrizioni ed armi delle fa- 
miglie a cui hanno dovuto un tempo appartenere ; e 
poiché una memoria di queste? di cui la maggior parte 
più non esiste, può interessare il lettore non parve ben 
fatto il non riportarle il meglio dettagliatamente possibile. 

Più accuratamente del P. Richa avendo il Follini 
nella sua Firenze Antica e Moderna dato un ragguaglio 
di questo Cimitero, non ci dipartiremo dal medesimo co- 
me il più sincero per i diversi documenti che con di- 
ligenza cita per far corredo a dette iscrizioni. 

Le seguenti sono allato della porta di mezzo del 
Duomo. 

1. S. DE FALCONIERE. 

2. S. CAVALCANTI» 

3. S. DE ABATI. 



42 GENNAIO* 

Riprendendo il lato destro del Cimitero della parte 
di Via dei Martelli 



4. S. MICHELE DI JACOPO 

CITADIM ET SVOR. 

5. DE BENRICEVVTIS. 

6. DE GVIDOTTI. 

7. DE RINALDI. 

8. DE PECORIS. 

9. DE CHELLINIS. 
DE BARGIACCHI. 
DE TORNAQVINCIS. 
DE PORTINARIS. 
ORLANDO DELLA LASTRA. 

ANTONIO DI GIULIANO 
RANGHINI ET SVOR. 
S. MANCINO SOSTEGNI. 



10. 
11. 

12. 
13. 
14. 

15. 



16. S. PIERI ET JACOBI MARTINI 

ET FILIOR. 

17. S. FRANCISCI RAINERII 

CHORBOLI. 

18. S. BERNABA DI LORENZO 
FIORINI ET SVOR. 1472. 

19. MANETTO MIGLIOROTTI. 

20. S. MATHEI S. JOANN 

DE RVBEIS CIVIS 
FLORENT1NI ET DISCEND: 
EJUS. 

21. S. DOMINI FRANCISCI 
D' EMPOLI ET SVOR. 



Girando la Chiesa dal lato del Campanile seguono 
alla parete fino alla Tribuna di s. Antonio le appresso se- 
polture. 



22. 
23. 
24. 
25. 
26. 
27. 
28. 
29. 

30. 
31. 
32. 

33. 
34. 
35. 



S. FILIOR. LAPI VIVIAKIS ET DISCENDENTIUM. 
S. DE BONIZIIS. 
D A DE PILGLIS. 
S. DE MALPIGLIS. 
>}< DE CORNACHINIS. 






S. 



RIGALETTI BALDESI SPEZIALE. 
GVGLIELMO DI BERNABA DI SANDRO ET SUOR. 
FILIO R1CEVVTI CL. AVIFICIS ET 

DE SCENDENTI UM. 
MICHl OLIM BVONAJVTI SPECIARII ET FILIOR. 
MICIIAELIS BETTVCCI ET FILIO. 

DM AMADORIS JVDICIS DE RABIA 

CANINA ET FILIO. 
RIERI BALDESIS ET FILIO ET . . . 
GIVTTE CIANI ET FILIO. 

SOCIETATIS LAVDENTIUM B. MARIE VIRGIMS 
QUI CONGREGANTUR IN ECCLESIA SCE 
REPARATE ANNO DOMINI MCCCX DE MENSE 
NOVEBER. 



G E N N A J 0. 43 

36. S. 1ACH0P0 DI GANNÌ gvidi vogato chaperozolo 

ET FRANCESCO DI BORGINO ET FILIO. 

37. >J< DNI DOGI ET LAPI ET CSOTIV D. GRVLLIS 

DE BVRG! SCI LAVRETI. 

38. >J< S. TESTE ET PERI FILIO; IOHIS ET DESCEND. 

39. ^ S. LOTTIERI RVBEI ET FILIO. 

40. >J< S. JOH1S RARTHOLI ET SVO. 

41. >J< S. NIGRI BENVENVTI ET FILIO. 

42. )J< S. . . . METTO TRCHI ET FILIO. 

43. )}< S. NERI RIDOLFI ET RIDOLFO RIDOLFI FILIO. 

44. >J< S. FILIO S; GIACHOPI GIACHINI ET SVOR. 

45. >J< S. DOMUS DE RICCIIS. 

46. >J< S. LOTTI BISCHERI ET FILIORVM. 

47. )J< S. MAGRI GHERARDI MAGRI ANTONI ET SVOR. 

48. >ì< S. TOSETTI BONFIGLIOLI ET FILIORUM. 

49. >J( S. LAPO DEL BVGLIAFFA ET SUOR. 

50. >J< S. GHETTI BENCIVENNI ET FILIORUM. 

51. >$< S. GVIDI BETTINI ET FILIORUM. 

52. >{< S. BARONE DI MARTINO M SANDRA SVA DONA. 

53. )J< S. JVNTE MAFFEI ET FILIO. 

54. >J< S. BUONAJVTI ORLANDINI DL MO ET FILIO. 

55. )J< S. DNI ROSSI ET DE EONITIIS ET FILIO. 

56. )J< S. S. CANTIS S$ GVIDONIS DE PVLICCIANO 

ET FILIO. 

57. >J< S. RIGALETTO MARTINI DE MONTE ET FRATRUM 

ET SUO. 

58. >J< S. G1VNTE CHORSI DE MORELO ET SVO. 

59. >}< S. AMANATI MANÉTTI ET SVO. 

60. >ì< S. BENINTENDI PACINI ET DESCENDENTIVM. 

61. >{< S. FRVOSINO D' ANDREA CREDI ET SVORUM. 
69. >{< FRANCESCO DONI ET SVO. 

63. >$< S. S. LOREZO DI S; BENAMATO DA GHIACCETO 

DE BERARDI ET FILIO. 

64. >J< S. XPIANI BONSIGNORI ET FILIO. 

65. S. FIRENZE SIMONI CHOLTELLARIO ET iTLIO. 

66. S. DE CHARVGI. 

67. MICHELE ET CECHO BOCIIINI ET FILIO DE CHARVGI 

DA CHAPALLE. 

68. PRIORI CHELI ET FILIO. 

69. >J< FRANCISCO D' ANDREA MPOLI ET FILIO SVO. 



44 G E N N A J 0. 

70. S. PAGOLO TOISDI FORNAIO ET SVO. 

71. S. GIESIS BENI GIESIS ET SVO. 

72. S. JOANNIS VANNIS RINGHI ET FILIO. 

73. S. PAGNVS BEBTINI ET BISCE N DENTIUJH EIUS. 

74. S. BINDO ET MICHELE DI VATO FVNAJOLI 

DA BARBERINO ET FILIO. 

75 ciesco (a) 

76. EGREGII VIRI PAVLI R1CC0LDI DE LVCO 

DE MVGELLO JURISPERITI ET EJVS 
DESCENDENT1UM. 

77. S. BUONAIVTO LANDI ET FILIO. 

78. S. CIENI BANBI CHALDERAJO ET SVOR. 

79. S. DONATUS CIENNIM CERVELLERARIUS FILIO 

ET DESCENDENTI. 

80. S. DOMINI IACOBI ET S. ; ARRIGHI GHIRARDl 

DE ROCCHI eor: DISCENDENTIUM 

La seguente iscrizione resta appunto dietro la 
Cappella di S. /anobi in un listello della cornice supe- 
riore al muricciolo. 

SEP. R. D. THOMAE CAROLI 

DE RIMBOTTIS HUJUS 

ECCLESIAE BENEFACTORIS OBIIT 

ANN. D. MDCXXII >J< (b). 

I Monumenti che seguono si trovano sul pavi- 
mento e cominciando dal lato del Campanile, il seguente- 
si trova dentro i Cancelli. 



(a) Queste lettere come lo avverte anche il Richa sono un 
avanzo dell' intiero nome Francesco, ma si ignora a chi sia appar- 
tenuta questa sepoltura per essere stato tolto il resto delle lettere. 

(b) È questa la sepoltura di quel Reverendo Tommaso Rim- 
botti cappellano della Metropolitana, che come ci avverte il Richa 
a e. 166, lasciò scudi quindici mila, con obbligo di tenere giorno e 
notte accese sei candele sopra i candellicri d'argento fatti a quest'og- 
getto sull'altare di detta cappella. — Vedi Calmd, del 1846. pag. 67. 



G E N N A J O. 45 

D. 0. M. 

ET MEMORIAE. 

ANTONII DE CONRADIS NEAPOLITANI 

QUI EXE1MPLA MAJORUM SEQYVTYS 

CUM PRO CAESARE 

IN GERMANIA HVNGARIA ITALIA A JVVENE 

EGREGIE MILITATVS ESSET ET IN MVNERE 

CENTVRIONIS INTEGRIS MORIBUS CONTENVISSET 

IN MILITIA PETRI LEOPOLDI ARCHIDVCIS 

AVSTRIAE M. DVCIS HETRURIAE MILES 

PIE VT VIXIT DIEM SUUM 

OBIIT FLORENTIAE ANNO SAL: CI3I3CCLXVIII. 

V KAL. MART. INNOCENTIA DOVPLESSIS YX MOERENS. 

HIP, 

Ne viene poi altra lapida di quei da Rabbia Ca- 
nina , e subito dopo seguono le sepolture della Compagnia 
della Misericordia con T arme della Compagnia , e le 
lettere che oggi più non si veggono, e che un tempo in- 
dicavano le qualità della persona che in ciascuna si 
seppelliva. 

Presso a queste sepolture sono quelle dei popolani 
con le lettere 

P A 

Sotto la sepoltura de Lottieri che è dalla parete 
havvi la presente che segue quella testò rammentata 

D M 

FRANCISCUS ROSSELLIVS 

LOTTERII RVBEI GENTIS POSTREMVS 

RESTAURAVIT ANN. S. MDCCXXHII. 

x\ppiè poi della porta di Chiesa detta del 
Campanile, vi doveva essere altra iscrizione, ma il 
tempo ed il continuo calpestio hanno dovuto fare sparire 
quanto il Rastrelli fedelmente riporta 



46 GENNAJO. 

G A 

ONVPHRIVS BRACCI ANTONI . . . 
IO BAPT FRATRESQ. BRACCI CAMBINI 
LEONARDI F. F. 
AGNATI UT DESCENDENTES 
RESTAVR. A. D. MDCCLX. 
Questa Sepoltura che pare aver dovuto appartenere 
agli Agolanti , è menata a dito per il fatto della Gine- 
vra Anneri negli Agolanti quivi viva sepolta; ed il di cui 
nome viene indicato dalle due lettere G A. — Il Marini 
nel Tom. VI delle sue Veglie piacevoli narra assai diffusa- 
mente questo fatto ; né sarà nel presente libretto omesso 
nel parlare che faremo della strada che da lei prese nome. 
Avanti alla rammentata porta trovasi pure Y antica 
sepoltura dei Cherici della Metropolitana; consiste la 
medesima in un marmo bianco con l'appresso iscrizione: 
COLLEGII EVGENIANII CLERICIS 
INSTAVRAYIT A. S. MDCCXLIII. 



P A 



QUI TRANSITIS ATTENDITE. 
Non molto distante da questa sepoltura si scorge 
quella dei Seminaristi ; Y iscrizione sopra scolpita è la 
seguente: 

P A 

SEMINARII FLOR. ALVMN : 

IN PACE 

AN MDCCXLVIII. 

Poco distante da queste due sepolture si trova quella 

dei fanciulli della Parrocchia con cartello sopra in cui 

è scritto : 

PUERORUM 
Come pure altra per le donne che dice : 

MULIERUM 
Davanti alla porta detta della Canonica si vedono 
tuttora due lastroni di marmo bianco , che non conser- 



G E N N A J 0. 47 

vando ai nostri giorni alcun vestigio dell' iscrizioni che 
hanno aver dovuto un tempo impresse , non si ha oggi 
certa notizia a chi abbiano appartenuto. Se si deve pre- 
star fede al P. Ridia il primo lo dice dei Buonclelmonti, 
ma però il Follini [a] glielo contende. L' altro appresso 
si vuole appartenuto alla famiglia Falcucci ed il detto 
Follini ne riporta la seguente iscrizione ; sebbene ai no- 
stri giorni non se ne scorga il minimo significato : 
D M 

NICOLÀO FALCVCCIO 

CIVI FIORENTINO PHILOSOPHIAE 

AC MEDICINAE LECTORI 

QUEM INTER ILLVSTRES PATRIAE VIROS 

INSIGNEM GRAVISSIMI 

AUCTORES D0CTISS1MAQUE EJUS 

VOLVMINA TESTANTUR 

ANNO DOMINI MCCCCXII VITA FVNCTO. 

PEREGRINVS FALCVCCIVS FRANCISCI F. 

SEPYLCR REST CVRAYIT MDCXV. 

TRITAVO OPTIMO 

Dopo queste sepolture ne segue altra memoria, ed 

e dei Fabbrini, famiglia antichissima della quale il Marini 

nei suoi Sigilli fa menzione. 

Riportati tutti i monumenti sepolcrali che ancor 
si trovano esistere in questo Cimitero e che certamente 
hanno aver dovuto darci notizia di non poche fiorentine 
famiglie che or più non sono (1) , passeremo dai morti 
ai vivi ed in conseguenza a parlare dei Marmi che co- 
prono quelli avelli e tutto V intiero Cimitero. 

I MARMI AL FRESCO D' ESTATE 

Gradito fu sempre e lo è tuttora il prendere quivi 
il fresco nelle sere d' Estate. I Marmi del Duomo erano 
un tempo in bocca di tutti , e non pochi scrittori li cele- 

(a) Fir. Ant. e Mod. T. 1. 



48 G E N N A J O 

brarono. Sulla piazza del Duomo, su quei freschi marmi, 
nelle estive serate, un tempo vi si udivano continuamente 
improvvisatori di versi amorosi o faceti, e numerose bri- 
gate vi si sollazzavano con lieti colloqui, « Fate pur conto 
ce ( dice il nostro Anton Francesco Doni nel suo libro dei 
« Marmi) ch'io ci abbia a venire ogni sera a questi Marmi; 
« oh che fresco , oh che vento mirabile ! io non credo 
ce che in tutta Italia sia il più dolce passatempo di que- 
« sto. Qua ci vien Musici , qua Poeti , qua Matti , qua si 
« ragunan savi, qua si dice dei garbetti, ci si contan delle 
« novelle, si da la baja a chi la tiene, e si dice tutte 
or le nuove del mondo. Mercato Nuovo è una baja, il 
« Tetto dei Pisani l'ho per una novella, per un sogno 
ce la pancaccia del Proconsolo, e il girar del Coro, a 
« petto ai Marmi rimane ai piedi. » 

Tale, come ce ne avverte il Doni, è stata un tempo 
l'idea del carattere del popolo Fiorentino al secolo XVI., 
fino a che la bettola per alcuni , le panche dei caffè ed 
il casino per altri, non furono preferiti ai freschi marmi» 



FEBBRAIO, MARZO E APRILE 

IRCICOPRATERNITA DELLA VENERABILE COMPAGNIA 

DELLA MISERICORDIA 



E al moribondo chi porge ajuto ? Chi fascia quelle 
aperte ferite ? Chi gli ridesta in seno il calor vitale? 
Sono uomini in ordinato drappello e tutti in bruna 
cappa ravvolti. 

« Mater » 

Di quanti Istituti la Religione e la Carità riunite in- 
sieme composero fra gli uomini, fu riguardata sempre 
la Misericordia di Firenze come uno dei più utili ed 
esemplari. Fondata sin dall'anno 1240, avea veduto as- 
sociarsi alla sua congregazione i più rispettabili cittadi- 
ni : i Sovrani medesimi si tennero ad onore di esservi 
ascritti, e sotto Fumile cappa dei Fratelli accorsero tal- 
volta ad esercitare sconosciuti le opere di religiosa 
carità. 

Grande fu sempre lo zelo di questi ascritti, grande 
T affetto, e la perseveranza grandissima; la campana del 
caso nunzialrice d'improvvise sventure ve li chiama; non 
vi ha giuoco, festa o banchetto che giovani o vecchi al 
rimbombo di quella squilla non lo abbandonino per re- 
carsi al penoso ministero. 

Questa Compagnia, cotanto benemerita , avrà sem- 
pre una qualche ricordanza nelle patrie storie; avrà 
una ricordanza per i suoi servigi in mezzo ai tanti fla- 
gelli di pestilenza dai quali fu pur troppo afflitta la cit- 
tà nostra ; avrà una ricordanza per aver prodigato in 

■4 



50 FEBBRAJO, MAÀZO E APRILE. 

quei tristi tempi le sue cure con tal generoso abbandono 
di se stessa, che a lei principalmente si dovette T allevia- 
mento e la fine di quelle tremende calamità. 

L'incominciamento di questa Compagnia trovasi in 
molte scritture e storie accaduto nell'anno 1244, e fu- 
rono appunto le frequenti pestilenze di quei tempi che 
persuasero alcuni zelanti cittadini ad istituire una Con- 
gregazione per esercitare verso il loro simile gli enun- 
ciali atti di carità. Per porre però in chiaro ciò, convien 
riportare gradatamente i fatti, e prima di tutto dire come 
ebbe origine il suo principio , che l'abbiamo dalla se- 
guente relazione del Cav. Gaspero Menabuoi Bibliotecario 
della Libreria Magliabechiana, la qual relazione fu pure 
riportata dal Richa, dal Rastrelli, dal Landini e da altri 
che presero a trattare di questo Istituto. 

« Essendomi venuto alle mani la origine e principio 
« della Compagnia da un libro di Messer Francesco Ghi- 
« slieri cittadino fiorentino, scritto in gotico, e tradotto 
« dal Rev. prete Lorenzo Fici l'anno 1605, convien ri- 
« portarlo tal quale è. — Correva gli anni del nostro 
(e Signore Gesù Cristo 1240, quando la Città di Firenze 
« e i suoi Cittadini erano intenti ed occupati al traffico 
« della mercatura, o dir vogliamo al maneggio d'ini- 
« pannare le Lane, che per la loro qualità e bontà con- 
ce divano tutte le Città del mondo, a talché faceasi due 
« fierel'anno, cioè per S. Simone, e S. Martino, a ciascuna 
« delle quali intervenivano Mercatanti ricchissimi d'Italia, 
ceche venivano di fuori a provvedersi d'ogni sorte di 
« lavori, e tanto era l'esito di tal genere, che il me- 
(( no che vi fosse corso per ciascheduna delle dette fiere 
c( era di 15 e 16 milioni di fiorini di questa Città, che però 
ce facevasi di mestiere esservi stati dimolti facchini , o 
« porti, che li detti panni, e lane portassero, e riportas- 
(( sero alle botteghe, Tintori, Lavatoi, tinte, ed altri luo- 
« ghi necessari, e convenienti alle fabbriche di essi panni, 
« il tutto per maggior comodo de' lavoranti , ai quali 



FEBBRAIO, MARZO E APRILE. 51 

ce compliva attendere a detto maneggio, e portare innanzi, 
a e indietro la detta pannina; che però la maggior quan- 
c< tità de'Porti si tratteneva sulla Piazza di S. Giovanni, 
ce o fosse S. Maria del Fiore, per ivi aspettare le occa- 
a sioni, che occorrevano continuamente di portare, come 
ce luogo assegnatoli dalla Repubblica di Firenze. 

« In detta piazza vi si trovava una cantina, con altre 
« simili unite con volta, quale si suppone fosse degli Adi- 
a mari; ma perchè stava sempre aperta, mediante essere 
« stata sottoposta all'inondazione, li detti facchini si servi- 
« vano delle medesime cantine per loro refugio, e special- 
« mente l'inverno per sottrarsi dall'acqua, e dai rigori 
a del freddo, trattenendosi al fuoco, ed a giuocare, quando 
« però non avevano da lavorare, il che di rado succedeva. 
« Accadde, che fra il numero di settanta o ottanta facchini , 
ce che ivi si trattenevano, un tal Piero di Luca Borsi, uo- 
(( mo di età avanzata, e molto devoto del SS. Nome d'Id- 
ee dio, che fortemente scandalizzato di sentire ad ogni poco 
a maltrattare con le bestemmie il Fattore di ogni beni? 
a dalli suoi malvagi compagni, risolse, come Decano di 
« essi, proporre loro, che ogni volta qualunque dei me- 
« desimi avessero ardito di proferire bestemmie contro 
ce di Dio, e contro la sua SS. Madre, dovesse immedia- 
ce tamente con ogni rigore porre una crazia in un cas- 
ce setto a tale effetto destinato, per penitenza di tale ec- 
ce cesso, e per estirpare in ogni forma sì pernicioso abuso, 
ce e peccato gravissimo ; onde piacque a tutti i suoi corn- 
ee pagni la disposizione, promettendo accettarla, e invio- 
ce labilmente mantenerla, conforme successe a maggior 
ce gloria di sua Divina Maestà. » 

ce Essendo passato dunque molto tempo in così devolo 
ce esercizio, cumulando buona somma di denaro in quel 
ce sopraddetto cassetto, parve bene al detto Piero di Luca di 
ce far loro altra proposizione, la quale sarebbe stata, con- 
ce forme fu, non di minore profitto della prima; poiché 
ce doveva servire di benefizio all' anima, e al corpo, prò- 



52 FEBBRAJ0, MARZO E APRILE. 

ce ponendo di fare sei zane atte, e capaci di potervi adat- 
« lare una persona di giusta misura e grandezza, e per 
« ciascheduno Sestiere della Città deputarne una, con eleg- 
« gere quel facchino o facchini , che dovevano portarla 
« settimana in settimana, dovendo esigere da quel cas- 
ce setto un giulio per ciascun viaggio, che avessero fatto 
ce in condurre i poveri ammalati a' luoghi di loro pia- 
ce cere ordinali, sì anche persone che fossero cadute da 
a fabbriche, che cadute morte, affogate, state ammazzate, 
ce o trovate in qualunque modo per le strade prive di 
ce ogni umano soccorso, o alli spedali a loro piacere, 
ce Piacque la saggia proposizione, e buon consiglio di Piero 
ce a tutti gli altri compagni, che con loro giuramento pro- 
cc messero attentamente osservare, e con ogni diligenza 
ce e carità mantenere, quando anche fosse convenuto loro 
ce il farlo senza tale onorario; poiché il frutto della ca- 
ce rità si deve esigere nell'altra vita per lo mani di Dio, 
ce giusto remuneratore. Sicché per lo spazio di molti anni 
ce continovarono ad impiegarsi nel suddetto esercizio di 
ce Misericordia, con tanto applauso delli Cittadini, che 
ce quando avessero voluto accettare grosse somme di de- 
ce naro a loro offerto, avrebbero potuto guadagnare anco 
ce tre giuli per viaggio, se Fotti mo conduttore di Piero 
ce non avesse ciò ricusato, sulla speranza di averne a ri- 
ce cavare un bene eterno. 

ce In questo tempo passò all' altra vita il suddetto 
ce Piero, e da un altro di loro fu promosso per ispi- 
ce razione divina di provvedere una tavola con un Cri- 
ce sto morto, a' piedi del quale avrebbe posto una cas- 
ce setta con iscrizione attorno , che dicesse Fate ele- 
ce mosina per i poveri infermi, e bisognosi della Città , 
ce e questa con detta tavola, e Cristo morto porla presso 
ce la Chiesa di S. Giovanni, il giorno del Perdono, che 
ce cade il dì tredici di Gennajo, con idea di disporre di quel 
ce denaro nella compra di qualche stanza per ridurla ad 
a uso di Oratorio o Compagnia, per ivi fare qualche ora- 



FEBBRAJO, MARZO E APRILE. 53 

<c zione, e per discorrere degli affari concernenti a quel 
a pietoso esercizio di misericordia. 

« Fu finalmente da tutti commendato il buon pen- 
te siero, e messo talmente in esercizio l'anno medesimo, 
ce che in quel giorno concorsero tanti devoti , che non fu 
« bastante la delta cassetta a ricevere la quantità del de- 
ce naro, che veniva sagrifìcato dalli fedeli ai piedi del Sai- 
« valore per i poveri bisognosi, di modo che ritrovarono 
« circa Gorini 500, quali furono bastanti a comprare al- 
ce cune stanze sopra dette cantine, e formarne uso di Corn- 
ee pagnia. 

« Si compiacque Monsignor Giovanni Vitelleschi, Pa- 
ce triarca d'Alessandria e Arcivescovo di Firenze, dopo alcu- 
e< ni anni di benedire loro la detta Compagnia, in onore e 
ce gloria di Maria Santissima, e di S. Pietro Martire, del Pre- 
ce cursore S. Giovan Batista, e in reverenza di S. Tobia 
ce loro protettore, e farvi celebrare la Messa il giorno 
ce di Purificazione di Maria SS., e ivi recitare ogni sera 
ce le litanie con altre preci per quei benefattori, che con 
ee le loro limosine provveddero al bisogno del luogo. » 

Il Richa però suppone delle incoerenze in questo 
racconto; ciò infatti consta da quanto ritrovasi nel tom. 7. 
pag. 245, delle sue Chiese Fiorentine, ce Primieramente 
ce diremo, come nel 1409 , movonsi i Facchini a tali 
ce opere di carità, quando in detto tempo era ancora in 
ce fiore la Compagnia della Misericordia vecchia, che non 
ce finì se non nel 1425. In secondo luogo, la loggetta ; , 
ce che dicesi comprata, e serrata per farne un Oratorio, 
ce non si sa come si debba intendere, se non fu finita di 
ce chiudere, se non a' tempi nostri? Terzo, non sappiamo 
ce come combinare l'anno 1432 nel quale la relazione 
ce dice, che l'Arcivescovo Vilelleschi benedice la Logget- 
ce ta,osia Oratorio, quando il Vitelleschi non fu creato 
ce Arcivescovo nostro, se non nel 1435, errore, che se gli 
ce potrebbe perdonare, per essere scorso a chi fece l'Iscri- 
ve zione a detto Prelato nella Curia Arcivescovile, ed anche 



54 FEBBRAJO, MARZO E APRILE. 

« ad altri. Quarto, cvvi ancora da notarsi una omissione 
a non piccola, qual è, che il libro nulla dice degli anni, 
« ne' quali la Misericordia nuova stette nella chiesa di S. 
« Cristofano; e finalmente ciò, che ci rende più che dub- 
« biosa la scrittura del prete Ficci, è il chiamare anti- 
« co, e Goltico il libro del Ghisilieri, donde asserisce averne 
a tratta la sua copia, non potendosi in verun modo ap- 
cx peliare antico, e Gottico un libro, che tratta cose acca- 
or date nel Principato del Granduca Francesco I.° » 

II Rastrelli, il Landini, e alcuni altri storici, fanno 
cadere a terra, e ci pare non senza ragione, le riflessioni 
del Padre Richa. Dicono che non nel 1409, ma sivvero 
nel 1240, si movono i facchini agli atti di Carità; ed infatti 
nella relazione qui sopra riportata, non trovo che si 
faccia menzione dell'anno 1409, ma del 1240, epoca in 
cui il benemerito Luca Borsi ordina ai facchini di porre 
nel cassetto la penale stabilita a colui che avesse bestem- 
mialo. Di Loggetta comprata e chiusa non trovo che se ne 
faccia parola , poiché la delta relazione altro non dice 
che con il denaro raccolto il giorno del Perdono ella 
comprasse qualche stanza sopra le cantine per ridurla 
ad uso d'Oratorio o Compagnia. In quanto poi all'ultima 
narrativa della stessa memoria in cui si dice V Arcive- 
scovo Vitelleschi aver benedetta la prima pietra , non si 
riporta questa cerimonia all'anno 1432, come cita il 
Richa; ma siccome il Vitelleschi non fu Arcivescovo 
che nel 1436, cioè circa 200 anni dopo la prima istitu- 
zione della Misericordia , questa convien dire essere 
stata un' aggiunta del trascrittore della stessa memoria , 
e che riguardi unicamente la riprislinazione della Com- 
pagnia, tanto più che come lo ha notato anche il Rastrelli, 
vi sono in quest'ultimo periodo parole interpolate che 
certamente figurare non potevano nella scrittura del Ghi- 
slieri. Dopo tutto ciò è da avvertirsi che nel secolo XV 
non era fuor d' uso il carattere gotico, come può cono- 
scersi dalle antiche scritture di quel tempo. 



FEBBRAJO, MARZO E APRILE. 55 

Confutale così le riflessioni del P. Richa, che pensò 
che la Relazione del Ghislieri , che ò del Secolo XV, 
trattasse dell' Origine della Misericordia Nuova, mentre 
ci dice a e. 244. « Ma innanzi che proseguiamo il ragiona- 
ci mento della nuova Società, mi si conceda di dare qui 
« un cenno di un libro antico, e Gottico presso di Mess. 
« Francesco Ghisilieri, dal quale il Prete Lorenzo Ficci 
« nel 1605, ne copiò una Storia della origine della Miseri- 
« cordia Nuova ec, » convien concludere che questa Com- 
pagnia è antichissima; e sebbene contemporaneamente a 
quella del Bigaìlo nascesse, e ambedue avessero quasi 
uno stesso fine, cioè di soccorrere i miserabili e far del 
bene ai poveri infermi, non per questo si devono insieme 
confondere, poiché nel suo principio furono non solo 
divise di luogo, ma anche di beni e formalità; ed infatti 
possono vedersi nell' Archivio del Bigallo alcune delibe- 
razioni antiche, in alcune delle quali si nominano sol- 
tanto i Capitani della Misericordia , in altre i Capitani 
di S. M. Del Bigallo» 

Al buon esempio pertanto di quelli zelanti cittadini, 
molti artieri ebber pensiero di entrare nella pia Società. 
Già aveva questa raccolto buona somma di denaro per le 
offerte dei cittadini ; già grande era la stima e la vene- 
razione in cui il popolo la teneva, quando Ella fu in 
grado di fare alzare sulla Piazza di S. Giovanni un 
Oratorio ed accanto ad esso una residenza. In tutti i 
Contagi che afflissero Firenze, questa Compagnia fece 
sempre prova di eroica virtù. L'anno 1348, nel tempo 
di quella terribile pestilenza che tanto eloquentemente 
descrisse il nostro Boccaccio (2), si adoprarono quei Fra- 
telli con zelo veramente ammirabile in soccorso dei miseri; 
— e chi porger doveva loro ajuto? chi sollevarli dal ter- 
reno? chi ajutarli in quei momenti di tristezza e di dolo- 
re? — Né in quella soltanto, ma in tutte le altre Pesti- 
lenze che afflissero la patria nostra, furono sempre quei 
Fratelli costanti nella pia opera, e ne riceverono da tutti 



56 FEBBRAIO, MABZO E APRILE. 

segni di gratitudine. Nell'ultima di queste che fa nel 1632, 
secondo il Rondinelli [a) e il Landini, dice quest'ulti- 
mo, che « nell'andare i medesimi a render grazie per 
« il cessalo flagello, alla SS. Nunziata e in altre Chie- 
« se , furono accompagnati dal suono di tutte le carn- 
ee pane della Città , e dalle acclamazioni del popolo 
a dalle finestre , e dalle strade sentendosi da tutti que- 
« sle voci : Viva, Viva la Compagnia della Misericordia; 
« come se la salute di lutti fosse riconosciuta dipendere 
« dalla sua carità, e diligenza » (6). 

Era pertanto grande il patrimonio della Misericor- 
dia, grande come dicemmo la stima e la venerazione 
in cui il popolo teneva questa società , che ciascuno 
creduto avrebbe immortale, quando nel 1425, o fosse 
perchè la ospitalità si credeva allora preferibile a qua- 
lunque opera di carità , o perchè si pensasse di potere 
in tal guisa accrescere lo zelo dei Confratelli , con prov- 
visione della Repubblica Fiorentina de' 21 Ottobre 1425 
venne questa soppressa, e le sue entrate furono riunite 
a quella del Bigallo. 

Se però si fece a tal fine, la cosa non andò punto 
così; poiché vedendo quelli zelanti confrati che le loro 
rendite si trovavano assorbite dalla predetta Compagnia, 
persero il loro fervore ; e quella del Bigallo male adat- 
tandosi a portare i malati ed i morti, accadde sì che una 
tal riunione riuscì svantaggiosissima a Firenze, perchè 
durante la medesima , doverono i particolari pagare 
acciò i loro poveri infermi fossero trasportati alli spe- 
dali, e morendo qualcuno in istrada a fatica andava il 
Parroco a farlo trasportare allo spedale. 

Continui lamenti promoveva nella Città un tal con- 
tegno della Compagnia del Bigallo, e ad addimostrarlo 
non convien tralasciare di qui riferire un avvenimento 



(a Relazione del Contagio. 
(6) p. xl. 



FEBBRAJO, MARZO E APR1LIL 57 

accaduto nel 1425, che riportò il Del Migliore, e che 
desunse da un libro di ricordi di Filippo Tornabuoni 
esistito fra le scritture del Senatore Carlo Strozzi : « Ai 
far 13 di Gennajo del 1425 , morì in Firenze là drcto a 
« S. Croce in Via de' Macci, oggi detta di S. Francesco, 
« un poverissim' uomo , passata Y ora consueta , secondo 
« il costume della Città del venirlo a seppellire , un di 
ce Casa preso animosamente quel corpo su le spalle 
ce coperto , lo portò in palazzo della Signoria. Il Gon- 
« falonicrc alla vista di quello spettacolo , sorpreso , 
« quasi fuor di se disse , che cosa è questa ! Quest' è 
« un effetto, rispose colui, dell'inosservanza delle Leg~ 
« gi, le quali a voi et a' vostri Antecessori, Capi e Di- 
rettori del Governo , toccava a farle mantenere , e 
« lasciato quivi a' suoi piedi quel Cadavero si partì; se 
« ne fece un gran discorrer per Firenze\, divulgatasi 
« la mattina la stravaganza del fatto » (a). 

Questo avvenimento mosse il Gonfaloniere ed i Priori 
a considerare l'importanza di quella Compagnia che ave- 
vano quasi abolita. « Allora fu ( dice il Landini ) , che il 
« Gonfaloniere fece suonare la campana grossa che non 
« suonava mai se non per cose importanti e di rilievo. » 
Adunato il popolo, la deliberazione fu presa; e certa- 
mente si dovè ripristinare quella Compagnia nel mede- 
simo piede che lo era stata per 1' avanti , ordinando che 
Ella si riunisse con settantadue uomini per esercitare 
atti di Carità, ed attendesse in seguito soltanto a seppellire 
morti ed a portare infermi agli spedali. 

Ampli privilegj e soccorsi die la Repubblica al nuovo 
Istituto, e il più volte citalo Del Migliore, riporta il 
seguente decreto, che gran fervore dice destò nei com- 
ponenti la nuova Confraternita : « Inteso i Magnifici, ed 
« Eccelsi Signori Priori di Libertà, per ricordo degli Otto 
« di Guardia, e balìa, della Città di Firenze, come essendo 

(a) p. 68. 



58 FEBBRAIO, MARZO E APRILE. 

ce stata lor conceduta la cura del rimediare, e provvedere 
« che nella Città non s' appicchi la Peste; e ricercandosi 
(( un de'più facili, e utili rimedj , son convenuti con i 
« Capitani e Uomini della Compagnia di S. M. Della Mi- 
« sericordia, che essi attendino a tal cosa in benefizio 
« de' Poveri tanto sani che infermi , e morti etiam di 
ce morbo , e di qualunque altra infermità. E desiderando 
« dar loro qualche aiuto, e sussidio, acciò più pronta- 
« mente possin' attendervi , ordinarono fosse assegnato 
« loro quattro denari per ogni partita da mettersi a 
a entrala da'Camarlinghi » [a). 

Molli dei Cittadini cominciarono nuovamente ad 
infervorarsi per gli esercizi di carità , e a poco a poco 
venne a nascere una società del tutto estranea all'antica, 
la quale col consenso del Comune di Firenze assunse il 
nome di « Misericordia Nuova » ed ottenne altresì di poter 
fare le sue tornate nell'Oratorio dei Capitani delBigallo, 
che già era stalo della Misericordia Antica. L' epoca di 
un tale avvenimento si ignora, ma dev' essere stata verso 
il 1490 , poiché i Capitoli di questa Compagnia furono 
approvati dall' Arcivescovo di Firenze Rinaldo Orsini 
l'anno 1491. 

Or fino al 1525 nell'Oratorio del Bigallo ebbe la 
sua residenza la Compagnia della Misericordia , ma cre- 
sciuto d'assai il numero dei Fratelli, si trovò quivi tanto 
angusta che più di una volta dovè farne le sue rimo- 
stranze al Comune di Firenze. Avuto infatti riguardo 
alle suppliche di quei Fratelli, assegnolle il Comune la 
Chiesa di S. Cristofano degli Adimari , ove trovarono 
un soggiorno assai più comodo [b). Sebbene molte e 
grandi fossero le spese che quei Fratelli vi fecero per 
renderla più comoda, ed anche per le gravi liti che 
ella dovette sostenere, come dice il Ridia, si vide però 



(a) p. 69. 

(b) Calend. del 1844. ed. II. e. 02. 



FEBBRAJO, MARZO E APRILE. 59 

ìcl 1576 la Compagnia della Misericordia nella neces- 
sità di far di nuovo istanza al Granduca Francesco 1° 
illora regnante, per avere un luogo più spazioso e aperto, 
ittesa la necessità di dovere i fratelli concorrere colà a 
:utle le ore del giorno e della notte. Conosceva il Mediceo 
Principe quella Compagnia sempre operosa senza stre- 
pito e senza riposo, sempre intenta e perseverante nella 
sua opera umanataria , onde non tardò un momento ad 
aderire alle sue istanze, cedendole il locale sulla Piazza 
del Duomo dove fin d' allora risieduto avea il Magi- 
strato degli Uffìziali dei Pupilli e delle Vedove [a). 

Nella carta di donazione dallo stesso Principe fir- 
mata , vi si legge queste pregevoli parole che furono 
pure riportate dal Del Migliore (6) : acciocché un' opera 

DI TANT' ESEMPLO , E CHE ALLA CITTA' APPORTAVA TANTO 
NOME NON STESSE RECONDITA, MA IN LUOGO COSPICUO, E VISI- 
BILE, volle ec. Di più nell'Archivio della Compagnia tro- 
vasi ancora uno stanziamento significato in questi termini, 
e trascritto ancora dal Richa (e). « Atteso il benigno 
« rescritto dell' A. S. del Granduca regnante di aver 
« concesso alla nostra Compagnia le tre stanze già del 
'< Magistrato de' Pupilli , diamo per arroto a' Fratelli , 
« Mess. Lodovico Martelli , Mess. Jacopo Aldobrandini , 
« Canonici Fiorentini, e a Carlo Pitti, e Lodovico Anti- 
:< nori tutte le facultà per ridurre la Compagnia nel 
c< modo, che giudicheranno a proposito. » 

Entrata in tal possesso la Compagnia, pensarono i 



(a) li Magistrato degli UGziali dei Pupilli e delle Vedove, risie- 
leva nel luogo occupalo presentemente dalla Compagnia della Mise- 
icordia. Aveva esso giurisdizione e rendeva ragione di tutto ciò che 
iguardava le dette persone, e si componeva di uomini che avessero 
ompiti i quarant'anni, e che avessero moglie e figli, onde fossero in 
;rado di conoscere la forza dell'amore dovuto alle persone a loro 
[alla Legge raccomandate. 

(b) P . n. 

(e) tom. 7 p. 246. 



60 FEDBRAJO, MARZO E APRILE. 

Fratelli a render capace per i loro usi quel luogo, ed a 
restaurarlo nel modo che anderemo indicando, fino a 
che nel 1720, non fu perfezionato da Pietro Leopoldo co- 
me vedesi ai nostri giorni. 

Richiamerà l'attenzione del riguardante avanti ogni 
altra cosa l'appresso iscrizione nell'architrave di pietra, 
che allude alla donazione del Granduca Francesco : 

MISERICORDIAE SOCIETATI 

FRANCISCUS MED : M AGNUS DUX 

ETRUR. Il DONO DEDIT AN. BOM. MDLXXVI. 

Come luogo di Tribunale vi ebbe un tempo sopra 
la porta l'arme Granducale, e quando ne prese possesso 
la Compagnia della Misericordia vi furono poste ai lati 
di questa, due armi della detta Compagnia, cioè una 
croce con le lettere F M. Oltre a queste armi Bernardi- 
no Poccetti con grazia e maestrìa vi dipinse le sette 
Opere di Misericordia le quali dovettero esser distrutte 
nel 1780 (a) , quando fu accresciuto il locale e tirata su 
la fabbrica, che come si osserva dal quadro della Peste 
fatto dal Cigoli ed esistente in Compagnia, non era anti- 
camente che di un sol piano (6). 

Come si vede nel quadro medesimo , ebbe nei suoi 
primi tempi la Compagnia un cancellato di legno at- 
torno al Cimitero, e una sola porta, cioè quella di chie- 
sa; nella sua restaurazione fu aperta quella dello spo- 
gliatojo ; e a denotare il riattamento moderno seguito 
sotto il Regno di Leopoldo d'Austria si leggono le ap- 
presso iscrizioni. 

Quella sopra la porta di Chiesa dice: 



(a) Una memoria di queste pitture si conserva nella stanza del 
Proweditore in piccoli quadri disegnati dal Sig. Antonio Fedi. 

(6) A detta del Landini fu per lungo tempo questo piano l' abi- 
tazione dei custodi e dei porli. 



FEBRRAJO, MARZO E APRILE. 61 

D O M 

PETRUS LEOPOLDVS 

ARCIDUX AUSTRIAE M. E. D. 

FRANCISCI I. MED. DONUM 

MAGMFICENTIORl 

A D MDCCLXXXI 

Quella sopra la porta dello spogliatoio è così con- 
cepita: 

D O M 

MISERICORDIAE SODALITIUM 

EX HAEREDITATE 

LAYRENTU GARRUGGIANI 

APODYTERIUM HOC 

A FUNDAMENTIS AEDIFCAVIT 

A D MDCCLXXXI 

C introdurremo in Chiesa e ci faremo a parlare del- 
l'aitar maggiore e delle altre cose avanti il restauramene 
della medesima, che accadde nel 1780. Era esso lutto di 
legno dorato [a] ; in una nicchia che gli stava in mezzo 
vi era una statua di marmo assisa rappresentante 
Maria col Bambino su di un ginocchio, lavoro di 
Benedetto da Majano , donato alla Misericordia dal 
Magistrato del Bigallo nel 1590, il quale le diede an- 
che la statua del S. Sebastiano (6). Ài lati dell' aliare 
si vedevano come ai nostri giorni le due figure dei Sanli 
Bastiano e Tobia, che si credono opera di Santi di Tito 
o di uno dei tre Bronzini ; e Pier Dandini , a spese di 
Orazio Panciatici Vescovo di Fiesole , dipinse nella 
volta il martirio di S. Bastiano. Dodici lunette forma- 
vano anticamente un vago ornamento intorno alle pareti , 
ed in undici di esse vedevansi effigiali da Antonio Mar- 
fa) Quest'altare fu dorato a spese dei Senatore Cammiilo Coppoii. 
(b) Trovasi presentemente la statua della Vergine sopra l'altare 
nella saia dello spogliatoio, e l'altra, accanto alla porta d'ingresso 
del medesimo. 



62 FEBBRAJO, MARZO E APRILE. 

tini e da altro ignoto pittore dei fatti della vita di To- 
bia, in altra che stava sopra la porta di Sagrestia era k 
antico dipinta la giustizia, perchè dalla porta si entrava 
nella stanza dell' Udienza del Magistrato dei Pupilli. 

Tale era lo stato, se non antico, almeno medio della 
Compagnia, quando nel 1780 dal Granduca Leopoldo 1 
venne abbellito coli' opera del Gucci e del Papi il dono 
di Francesco I. Cooperò e non poco air abbellimento 
e comodità di questo luogo un legato quivi lasciato da 
un tal Lorenzo Gabbugiani, del quale avendo i Fratelli 
ottenuto di potere erogare , fecero ancora il bellissimo 
spogliatojo che è accosto alla Chiesa, ed in tale occasione 
la Compagnia acquistò ed occupò un vicolo che le ri- 
maneva dietro, e che aveva la comunicazione dalla Via 
della Morte alla Via dei Calzajoli [a). 

Passeremo adesso a dar notizia della Chiesa attuale 
tal quale si trova ai nostri giorni per le innovazioni che 
a queir epoca si fecero. L' antico altare di cui abbiamo 
parlato fu trasportato nella nuova Sagrestia dei Capi di 
Guardia, dove si vede tuttora, e si sostituì il presente alla 
romana con gradini e pilastri simili. Su di esso fu posto 
altro quadro donato dal Granduca Leopoldo L, espri- 
mente una Madonna che molti vollero di Andrea Del Sar- 
to (6) , ma nel 1812 dovè questo cedere il luogo ad altro 
bel quadro di Nostra Donna in terra cotta di Luca della 
Robbia trasportato dalla Badia ai Roccettini. Ai lati di que- 
sto altare sono i due ovati testé rammentali; nella volta 
della Tribuna il Pittore Pacini fece sparire il dipinto 
che rappresentava S. Bastiano , e vi espresse Tobia e 
Tobiolo coir Arcangelo S. Raffaello. Nello sfondo della 
volta della chiesa il menzionalo Pacini dipinse ancora 

(a) Firenze Antica e Moderna. Tom. IV. pag. 232. 

(b) Questo quadro trovasi attualmente nella sala del Magistra- 
to , ed il Sig. Gaetano Dotticeli! , che pochi anni sono fu incaricato 
della restaurazione del medesimo, lo giudicò di mano di Francesco 
Grànacci. 



FEBBRAJ0, MARZO E APRILE. 63 

l'Assunzione di Maria e sotto di essa le tre virtù: For- 
tezza, Carila e Umiltà. Ai lati della Chiesa vi sono sei 
grandi quadri ridotti da sei delle migliori lunette di 
cui abbiamo parlato (a). 

Data così una idea dei principali oggetti esistiti un 
tempo ed ai nostri giorni in Chiesa, ci introdurremo nello 
Spogliatoio e vi osserveremo avanti ogni altra cosa i sei 
quadri simili ai descritti, che sono l'altra porzione delle 
lunette che si trovavano in Chiesa, eccettuato quello pros- 
simo alla Gnestra che si crede opera di Lodovico Cigo- 
li, e che rappresenta una veduta della Piazza del Duomo 
con la facciata della Compagnia della Misericordia ed i 
Fratelli che nella gran peste che afflisse la città traspor- 
tano i malati ai lazzeretti, ed i morti alla sepoltura (6). 
Vi ha inoltre in questo spogliatoio un altare in marmo, 
ed è quel medesimo che in antico era in Chiesa ; sopra 
di esso posa una Madonna pure in marmo di Benedetto 
da Majano, del quale è pure, come dicemmo già, il S. 
Bastiano, trasportato sulla porta d'ingresso che conduce al 
Cimitero. Sugli armadi ed in mezzo agli archi di questa 
stanza vi si leggono non pochi passi della S. Scrittura 
egregiamente adattati al piissimo scopo a cui son rivolte 
le cure di questa Arciconfraternita. 

Passando nella stanza contigua (vecchio magazzino, 
stato diviso per fare V altra stanza mortuaria dall' altro 

(a) Firenze Antica e Moderna. Tom. IV. pag. 230. 

(6) Fu questo un dono che fece alla Compagnia della Miseri- 
cordia il Capo di Guardia Gaspero Ciofi ; ed in memoria di un tal 
lono quando i fratelli fanno le loro tornate, fra le altre orazioni 
licono il salmo De profundis in suffragio della di lui anima. Eia au- 
reamente questo quadro nella stanza del Provveditore, e si espo- 
aeva per volontà del Testatore ogni anno nell' ottava del Corpus Do- 
mini alla pubblica vista nella facciata esterna della Compagnia, e 
Sno al 1757 veniva questo sorretto da un altare che si erigeva espres- 
samente sul cimitero in quel giorno. Dopo queir epoca fu dismesso 
juest' uso , e ai nostri giorni si para semplicemente la facciala 
iella Compagnia e si sparge di fiorita il cimitero» 



64 FEBBRAIO, MARZO E APRILE. 

Iato) vedremo in faccia gli avanzi dell'antico Altare di 
legno che si trovava in Chiesa prima della moderna re- 
staurazione. Gli altri lati di questa stanza sono occupati 
da vari armadi dove si conservano le vesti dei Nobili. 
Dalla parte sinistra vi è altro armadio diviso al di sotto 
in sette cassette grandi ed altre più piccole, in ciascuna 
delle prime vi ha sullo sportello scritto un giorno della 
settimana, e ogni capo di guardia di quel giorno vi depone 
la sua veste, rassegna ed altro; in quelle più piccole si 
conservano le cotte per gli ecclesiastici. 

Contigua a questa sagrestia è la stanza dove si aduna 
il Magistrato della Confraternita, e quivi è da osservarsi la 
bellissima Madonna che era in chiesa [a). Lateralmente 
a questo dipinto se ne vedono due altri, quello a destra è 
il ritratto del fondatore Piero Borsi, l'altro a sinistra quel- 
lo di Clemente Corsini; è da osservarsi ancora il ritratto 
di Clemente XII, non che le due tabelle alla parete della 
stanza contenenti il catalogo di tutti i Fratelli che hanno 
fatto parte del pio istituto dal 1383 sino ai nostri giorni 
dal medesimo si vede che Sommi Pontefici , Sovrani e 
distinti personaggi ebbero a pregio il farsi ascrivere al 
pio istituto. 

Dopo questa stanza ne viene 1' altra del Provvedi- 
tore; come apparisce da un contratto esistente nell'Ar-i 
chivio della Compagnia , fu questa aggiunta al locale , 
quando per la ristrettezza del medesimo il Senatore Cam- 
mino Coppoli provveditore, comprò da untai Francesco 
Casetti una casa ivi contigua [b). Dal pian terreno di 
questa fu levata la stanza per uso e comodo del Prov- 
veditore, nella quale introdotti, osserveremo dei grandi 
quadri con sua cornice esprimenti i ritratti dei defunti 
Sovrani della Casa Medici, come pure un ritratto del Gran- 



fa) Vedi questo Cai. e. 62. 
{b) Questa casa attualmente abitazione dei due servi, Ai V au- 
lico Albergo dei Leon Bianco. 



FEBIJRAJO, MARZO E APRILE. 65 

duca Leopoldo I , pittura di Giuseppe Malfeson dato alla 
Misericordia nel 1785 dal provveditore Baldovinetti; sono 
quivi pure appesi alle pareti di questa stanza i quadretti 
di Santi di Tito, rappresentanti Y opere della Miseri- 
cordia , di cui tenemmo già discorso [a] ; in quello 
ove si esprime la pietosa opera del seppellire i morti 
si vedono i Fratelli in veste nera , alcuni dei quali 
hanno Y arme della Compagnia nel cappuccio, altri nel 
braccio destro : forse come dice il Landini servì ciò per 
qualche distinzione fra le persone ascritte alla Compagnia 
medesima. Negli altri quadretti si vedono i Fratelli di 
questo Istituto ora con veste nera fino alle ginocchia, 
come pralicavasi in tempo di contagio, ora con veste 
parimente nera e talare, ora con abiti rozzi, per allu- 
dere forse ai tempi di Luca Borsi. Meritano la nostra at- 
tenzione anche i quadri in cristallo in uno dei quali vi 
è il privilegio dell' apertura delle porte, e nell' altro il 
sommario di tutte le indulgenze concesse dai sommi 
Pontefici, come pure il ben lavorato burò e la scrivania 
di noce, nella quale si tiene riposta la veste di S. Al- 
tezza il Granduca. 

Resta ora ad osservarsi l'Archivio trasportato dal mez- 
zanino sopra la Compagnia in alcune stanze contigue alio 
spogliatojo, statevi aggiunte in occasione dell'allargamen- 
to della via dei Calzajoli. Introducendoci nel medesimo 
troveremo una quantità di antichi e moderni libri di en- 
trate, di spese, di stanziamenti, di deliberazioni, e di cause, 
come pure altri riguardanti i diversi contagi che afflissero 
Firenze. Il Landini dà un' assai minuta descrizione di 
questo Archivio, in cui sono ancora molti Motupropri e 
Rescritti dei Sovrani della Casa Medici, ma per le diver- 
se innovazioni sofferte, non cammina l'Archivio nell' or- 



(a) È cosa veramente singolare che Santi di Tito per significar© 
r opera della Misericordia di dar mangiare agli affamati, esprimesse 
l'ultima Cena di N. S. con gli Apostoli. 



66 FEBBRAIO, MARZO E APRILE. 

dine medesimo in cui fu da lui descritto. Sono pregevoli j 
ed utili anche alla patria storia alquanti libri intitolali j 
« del Morbo » perchè riguardanti le due ultime pesti- 
lenze che flagellarono la Città nel 1630, e 1632 in cui sono j 
registrati i nomi di tutti gli appestati che furono dai piis - 
simi Fratelli trasportati ai lazzeretti e seppelliti, e dal | 
maggiore e minor numero di questi si può ad ogni giorno j 
rilevare l'aumento e la diminuzione del morbo. Il Varchi 
quel sincero storico, nel ragionare dei servigli prestati da 
questa Compagnia in quei calamitosi tempi prende a di- 
re [a). —> a Per la peste non meno famosa dell' altre per 
« la strage, che la fece di uomini quasi infiniti che du- 
ce rando assai ne morirono più eli 500 il giorno. Questa 
ce Compagnia avanzandosi più d' ogni altro luogo desti- 
a nato a così lagrimevol Magistero, sovvenne e ajutò gli 
ce oppressi di tale malattia in tutti i bisogni e necessità 
ce loro. » — Meritano pure di essere osservati i quattro 
grandi libri in cartapecora che cominciano all' anno 1361, 
destinati uno per quartiere a descrivervi il nome e so- 
prannome degli ascritti a questa Confraternita; altri libri 
destinati allo stesso oggetto cominciano all'anno 1506, e 
rispetto ai nostri tempi ve ne ha altro cominciato l'an- 
no 1763 nel mese di novembre, e porta l'appresso iscrizio- 
ne : ce Campione della Venerabil Compagnia di S. M. 
della Misericordia nel quale si descriveranno l'en- 
trature E TASSE DEI FRATELLI E SORELLE DEL NUMERO 

maggiore. » È notabile ancora l'altro libro coperto d'as- 
se che contiene i Capitoli della Compagnia, e che alla fine 
del medesimo vi ha un novero dei primi Fratelli: fra que- 
sti meritano di esser rammentati il Magnifico Lorenzo di 
Pier di Cosimo de'Medici, altro Lorenzo di Pier Francesco, 
Nardo di Silvestro Nardi, e Messer Sagramoro Ambasciato- 
re del Duca di Milano alla Repubblica. Sono di splendore 
alla Compagnia anche i nomi dei due Pontefici Leone XI, 

(a) Istor. Fior. Ub. 7. 



FEBBRAJ0, MARZO E AFRILE. 67 

Clemente XII, ed i Granduchi Ferdinando II e Cosimo III, 
che si trovano negli altri Cataloghi. 

Descritto il meglio che si è potuto tutto ciò che inte- 
ressar poteva la storia del pregevole Istituto, passeremo 
a parlare degli Statuti, delle consuetudini, e dei privile- 
gj del medesimo; e poiché possono esser questi di cor- 
redo alla noslra descrizione non ci graverà il vederli 
qui diffusamente dettagliati sotto la scorta del Landini, 
ove non siano accadute innovazioni ed errori. 

È composta la Compagnia della Misericordia di 72 
Capi di Guardia, il qual numero è formato di varie classi 
di persone, cioè dieci Prelati, venti Sacerdoti, quat- 
tordici Nobili e ventotto Artisti detti anche Grembiuli ; 
a questi si aggiungono 175 Giornanti divisi in venticinque 
per giorno (sebbene anticamente non fossero che dodici ), 
ai quali si uniscono altri quindici circa detti Soprannu- 
meri, che con i primi formano il numero di quasi quaran- 
ta , ed a cui corre l'obbligo di portarsi a far l'opera di 
carità due volte al giorno. Oltre al detto numero di Gior- 
nanti vi ha ancora un numero di circa 150 ascritti in 
qualità di Stracciafogli, i quali per la maggior frequen- 
za e puntualità al servizio dell' Opera di Carità ottengono 
dei titoli per essere promossi al giorno. Vi è inoltre un 
altro numero di Fratelli illimitato detti Buonevoglie (a), 
che alcuni di questi si dicono Buonevoglie Giornanti, 
altri Buonevoglie semplici, e per questi è a lor piaci- 
mento F intervenire a far V opera di carità» 

Oltre i giornanti secolari , vi sono annoverati ancora 
6 Sacerdoti al giorno, cioè 3 Capi di Guardia e 3* Gior- 
nanti ; la domenica però i Sacerdoti Capi di Guardia non 
sono che 2, poiché il loro numero insieme non è che 
di 20. Vi sono di più fra gli Ecclesiastici anche dei Gior- 
nanti Aggregati, e questi prestano per turno un servizio 
di quindici giorni; nel qual tempo son tenuti di portarsi al- 
fa) Il loro numero per Io più ascende dal 700 a 750, 



G8 FERBRAJ0, MARZO E APRILE. 

la Compagnia in quelle sere in cui vi sia da trasportare 
qualche defunto alla stanza mortuaria. Fanno pure parte 
della Compagnia molti Cherici ed altri Sacerdoti col grado 
di stracciatogli, i quali per il loro servizio si rendono me- 
ritevoli di esser promossi al giorno e ad una vacanza ai 
posto di Capo di Guardia, purché però siano fra i gior- 
nanti Sacerdoti del giorno e siano sempre in attività. 

Nessun giornante secolare può esser promosso in 
caso di vacanza al posto di Capo di Guardia se non sia 
nel numero dei 25, e se non abbia terminato anni 8 di 
servizio in qualità di giornante. La cosa cammina però 
diversamente con i nobili; poiché nella vacanza del posto 
di un qualche Capo di Guardia nobile, gli altri nobili che 
sono ascritti alla Compagnia ancorché abbiano poco servi- 
zio, ed anco ascritti di poco tempo, possono chiedere, e dal 
Corpo della Compagnia mandati a partito possono essere 
scelti a subentrare nel posto vacante. 

Hanno diritto i venticinque giornanti a dimandare il 
riposo dopo aver passata l'età di anni sessanta, o per 
qualche altro giusto motivo; in tal caso restano i primi 
nella loro carica, ed i secondi come giornanti di riposo. 
Vien però conferito il posto di questi ultimi per regola 
d'anzianità, senza perdere nessun emolumento e privile- 
gio che la Compagnia accordò loro. 

Cadendo malato un Fratello miserabile, Capo di Guar- 
dia o giornante che egli sia , gli stessi Capitoli della 
Compagnia prescrivono al medico, che essa tiene prov- 
visionato per servizio dei Fratelli (a), di portarsi con ogni 
puntualità alla casa del malato , e far V attestato della 
malattia, come resulta dai libri di uscita esistenti nell'Ar- 
chivio della Compagnia. Di questa beneficenza ne gode 

(a) Viene assegnato annualmente a questo medico dalla Compa- 
gaia una gratificazione, ma gli Statuti portano che ei doveva avere 
scudi 10 air anno fissi, e di più un'oca per la solennità d'Ognis- 
santi, un agnello per la Resurrezione di N. S., una candela di once 
sei per il giorno della Purificazione di M. SS. e la benedizione dei 
panellini por la festa di S. Sebastiano. 



FEBBRAJ0, MARZO E ÀfctULtf. 69 

il malato fino a che il medico continua a rilasciargli 
l'attcstalo della malattia, ed a trovarlo con febbre ; in tal 
circostanza gli vien pure passato dalla Compagnia me- 
desima, lire 6 la settimana se Capo di Guardia , e lire 4 
la settimana se giornante. — Molti altri privilegi e soccor- 
si ottengono quei Fratelli miserabili che hanno servito per 
lungo tempo questo santo luogo. Nella solennità del Santo 
Natale, in quella della Pasqua di Resurrezione ancora ed 
in altri tempi e circostanze, vengono soccorsi quei poveri 
Capi di Guardia e Giornanti che le loro cure dedica- 
rono all'opera umanitaria. Suole di più la Compagnia 
assegnare un' elemosina mensile a quei Fratelli Capi di 
Guardia ridotti in estrema miseria, ma in questo caso 
perdono essi la voce attiva nell'Adunanze del Magistrato- 

Né qui si arrestano gli ajuti ed i soccorsi che que- 
sta società presta ai Fratelli che assistono i malati nel- 
le mutature e nelle nottate, ma li fanno partecipare di 
alcune doti che annualmente si estraggono a sorte a fa- 
vore delle proprie figlie o di altre prossime parenti ; 
quelli poi non favoriti dalla sorte ricevono una gratifica- 
zione in cera proporzionata agli offici prestati. 

Questa bellissima istituzione che onora tanto il cri- 
stianesimo, suffraga ancora solennemente i suoi ascritti ; 
infatti, allorché passa all'altra vita uno dei Capi di Guardia, 
in contemplazione del servigio prestato vien solennemente 
trasportato dalla casa alla Compagnia con otto torce al cor- 
po e gran concorso di Fratelli tanto secolari che eccle- 
siastici; se egli sia di seggio o Conservatore si aggiungo- 
gono fino in dieci torcie. I cadaveri dei Giornanti ven- 
gon pure con l'istesso treno portati alla Compagnia con 
sole quattro e quivi associati ; se poi il fratello è sempli- 
cemente Stracciafoglio, viene accompagnato con sole due 
torce e senz' altri suffragi. I Giornanti han per contras- 
segno sopra la bara la veste nera ai piedi, ed i Capi di 
Guardia oltre la veste se sono secolari hanno ancora il 
cappello, e se Sacerdoti la berretta e stola in luogo del 



70 FEBBRAIO, MARZO E APRILE. 

cappello, essendo dismesso l'uso di portare dietro al cada- 
vere dei Capi di Guardia per distinguerli dai Giornanti 
una tavola coperta con una coltre di seta (a). 

A ciascun defunto Capo di Guardia la Compagnia del- 
la Misericordia fa celebrare una Messa solenne, diciannove 
Messe piane ed un Uffizio solenne di Requiem; se il defun- 
to è un Giornante la Compagnia pensa a fargli celebrare 
sei Messe piane, e la Congregazione dei Giornanti pa- 
ganti ( purché anche egli sia tale) glie ne fa celebrare altre 
dodici, e la sera della prossima Domenica, quando questa 
non sia impedita, gli si canta pure un Uffizio di Requiem. 

L'onorare la memoria degli estinti in qualche modo 
particolare non solo è opera meritoria ma influisce ancora 
sulla morale dei popoli , e la Compagnia della Miseri- 
cordia vi pose mente ; e se la pietà del Cristianesimo fu 
da noi capace di erigere un sontuoso camposanto in 
Pisa ed altro in Bologna , monumenti che attestano del- 
la riverenza che ebbero i nostri maggiori verso gli estinti, 
la Compagnia della Misericordia pure fece suo il pen- 
siero di erigerne uno per i suoi Fratelli. L'Arcidiacono 
Cav. Giuseppe Grazzini attuai Provveditore promosse con 
ogni zelo l' impresa , manifestò i suoi pensieri al Magi- 
strato della Confraternita, e fu applaudito il buon pensiero. 
Allora spontanee offerte si fecero tosto dai Fratelli della 
Compagnia per alleggerire all'erario della medesima una 
tale ardua spesa, ed era spirato appena un anno che 
la fabbrica si vide giunta al suo compimento [b). 

(a) Questa coltre è quella stessa che anche ai nostri giorni ve- 
desi sopra un catafalco alla porta di Compagnia in occasione della 
morte di un Capo di Guardia. Vedi il citato Landini. 

{b) Ebbe sempre FArciconfraternita della Misericordia delle se- 
polture destinate all' umanazione dei Cadaveri dei suoi confratelli. 
Queste le ebbe sempre vicino al tempio, ma quando dalle disposizioni 
della Legge del 1784 si proibì F umanazione dèi Cadaveri in Città , 
i Fratelli ottennero i loro sepolcri ora in un luogo ed ora in un 
altro; primieramente li ebbero a S. Francesco di Paola presso Bello- 
sguardo, poi alla Badia dei Canonici Lateranensi presso S. Domenico» 



FEBBRAJO, MARZO E APRILE. 71 

Altrove però ci si porgerà occasione di parlare di 
questo Cimitero in cui già tanti Capi di Guardia e Gior- 
nanti in pace riposano. Sapeva il savio Magistrato della 
umil Confraternita che V orgoglio dell' uomo tenta viver 
sopra la terra ancora dopo morte , e però decretò che 
nelle iscrizioni lapidali che quivi si apponevano nient'altro 
si rammentasse che il nome, il cognome, il grado e l'epoca 
della morte del defunto Fratello. 

Data così una lunga descrizione dell' ordinamento 
della Confraternita, non convien passar sotto silenzio il 
Regolamento a cui i Capitoli richiamano gli ascritti nel 
far l'opera di carità. 

Nell'occasione che qualche caso disgraziato avven- 
ga repentinamente, appena la Compagnia ne ha rice- 
vuto l'avviso manda uno dei servi a veriOcare il caso, 
qualora la persona che si fa ad avvisare la disgrazia 
non sia conosciuta; e tosto vestiti ed osservato dagli in- 
servienti che tutti siano uniformi , cioè con cappello, 
corona e calze nere o ghette, si muovono col servo me- 
desimo al luogo dove accadde Y infortunio essendo que- 
sti loro di guida. Sanno i Fratelli distinguere il bisogno 
della carità dal suono della Campana più breve e fuori 
dell' ore consuete. Se alcuno sia morto , è portato diret- 
tamente alla Compagnia, e fedelmente sono da questa 
restituite alle persone attenenti al defunto tutte le robe, 
panni, ed altri oggetti che al medesimo siano stati ri- 
trovali indosso. Le torce sono in tutti i trasporti por- 
tate dai Capi di Guardia di quel giorno se vi si trovino, 
ed in mancanza di questi da quei Capi di Guardia no- 
bili che vi si trovassero, ed in difetto pure di questi, dal 
primo Giornante e dagli altri che ne vengono dopo. Affin- 
chè tutto questo possa eseguirsi con tutta la prestezza, 
tengono i Servi della Compagnia presso di sé le chiavi 
dell'uscio del Campanile del Duomo per poter sonare a 
tutte le ore ed in qualunque caso di necessità. 

I primi Fratelli che sono arrivali appena restata la 



TI FEBBRAIO, MARZO E APRILE. 

campana, possono subito vestirsi se è caso , non essendo 
caso non possono vestirsi e muoversi a prender l'infer- 
mo che nel tempo prefisso e dietro V ordine del Capo 
di Guardia. 

Allorché da qualsisia persona è portata alla Com- 
pagnia una polizza per condurre allo Spedale o altrove 
un malato, da quel servo che è di settimana vien ricevu- 
ta , e non può mostrarla ad altri che ai Capi di Guar- 
dia di quel giorno, alle ore consuete. Sonata la cam- 
pana di lungo è dal medesimo servo sul banco di Com- 
pagnia voltato un oriolo a polvere che dura mezz' ora. 
Si adunano in quel tempo i Capi di Guardia , i Gior- 
nanti di quel giorno e tutti quelli ascritti a cui piace 
far l'opera di carità. Non possono nessuno dei Fratelli 
indossar la veste fino a che ne abbiano ricevuto l'or- 
dine dal Capo di Guardia , il che ha luogo prima che 
termini di passare la polvere dell' oriolo , ed allora ordi- 
na ai Fratelli di prender la veste, la quale ognuno ticn 
chiusa nella propria cassetta. 

Recitate il Capo di Guardia alcune orazioni unita- 
mente agli altri Fratelli , si cinge al fianco una borsetta 
di cuoio nero fatta per tenervi qualche acqua spiritosa 
per un deliquio o altro che potesse accadere per strada 
al malato; trovasi in essa uno scatolino con alcune pa- 
sticche pettorali benedette, la chiave della cassetta sot- 
to al cataletto, e la polizza lasciata ai custodi in cui 
deve esservi indicato il luogo o la casa alla quale 
devono portarsi , come pure un piccolo polizzino di 
elemosina stampato con 1' arme della Compagnia e sot- 
toscritto dal Provveditore [a). 

(a) Questa elemosina vien distribuita agli infermi in forza di un 
testamento del 19 di Dicembre dell' anno 1751, posto nella filza 
di ammortizzazione nella Cancelleria del Magistrato Supremo , 
e rogato da Ser Antonio Del Chiaro. Secondo la volontà del Te- 
statore deve ogni mese esser distribuita quella somma che raggua- 
gliatamente vien riscossa, vietando espressamente il testatore pò- 



FEBBRAIO, MARZO E APRILE. 73 

Pubblicata in Compagnia dal Capo di Guardia la 
polizza, cioè il popolo, la strada ed il numero dell'uscio 
ove devono fermarsi a prendere l' infermo, vien da quat- 
tro Fratelli preso il cataletto, che con proprietà e puliz- 
zia è addobbalo di un materassino, un lenzuolo, un 
guanciale , un coltrino ed altri oggetti. Partendosi dalla 
Compagnia alla casa dell'infermo, o da questa allo spedale 
o altrove, qualsisia de' quattro Fratelli dopo aver portato 
a suo piacimento può far cambiare, ed allora devono 
mutarsi tutti subentrando i quattro che erano di guardia. 

I primi nel lasciare il cataletto usano la seguente 
formula , vadino in santa pace: e dai secondi che gii 
erano al fianco vien risposto sotto voce, Iddio gliene ren- 
da melato. Subentrano subito con somma attenzione al- 
tri quattro di guardia , affine di esser pronti per quando 
alcuno non volesse più portare ; e per ogni disgrazia ed 
inconveniente che accader potesse , non lasciano mai di 
sorreggere con la mano le spallette del cataletto. Seguono 
gli altri Fratelli a coppia a coppia il cataletto, e per- 
venuti alla casa del malato vengon pregati dal Capo di 
Guardia o da chi faccia la funzione di Maestro, di sa- 
lire quattro di loro col coltrino nella stanza del malato. 
Essendo questo spogliato vien con molta carità vestito da 
quei Fratelli se è uomo, se donna escono allora tutti 
dalla stanza dando luogo a quelli di casa di poterla ve- 
stire. Non potendo il malato scender con i suoi piedi 
vien posto da quei medesimi Fratelli in un coltrino e con 
somma diligenza e carità portato e messo sul cataletto , 

tersene servire in altro uso fuori che nel sopradelto, fossero pure 
altre opere pie. Oltre ciò diversi altri Testatori hanno assegnato 
porzione dell' entrate di legati, o eredità a vantaggio dei ma- 
lati stessi, ed a tale oggetto vien dai Custodi tenuto un registro 
onde poter conoscere il numero dei poveri che nel corso di ogni 
mese sono portati agli Spedali , per spartire poi fra loro da chi si 
spetta quella somma di denaro disponibile, la quale vien consegnata 
a chiunque della famiglia si presenti alla Compagnia ogni prima 
Domenica dei mese, riportando il polizino. 



74 FEBBRAIO, MARZO E APRILE. 

il quale viene attorniato da tutti gli altri Fratelli accioc- 
ché da nessuno sia veduto. Coperto così il malato col 
coltrone o con tela secondo la stagione , ed assicuratosi 
il Capo di Guardia che l'infermo stia comodo, gli vien 
posta dal medesimo in bocca una pasticca stomatica be- 
nedetta pregandolo a recitare se può, un Pater e Ave 
in onore di S. Tobia perchè gli interceda la salute del 
corpo quando sia in bene di quella dell'Anima. Quando 
quei di casa da cui sorte il malato si raccomandano per 
qualche sussidio, allora il Capo di Guardia oltre al po- 
lizzino di elemosina a forma del nominato lascito, prega 
i Fratelli a voler fare un'altra opera di carità, dicendo: 
Fratelli quest'uomo (o donna che sia) lascia la famiglia 
in gran miserie e si raccomanda alle vostre carità; 
e nel suo cappello quasi del tutto con le mani serrato, 
ognuno dà quello che può. Questa colletta vien dal Capo 
di Guardia consegnata a quella persona che gli vien no- 
minala dal malato con più il polizino. Recato allo Spe- 
dale il malato viene adagiato nel letto destinatole, e dal 
Capo di Guardia è recata a quelle suore o ad alcuno 
degli inservienti la polizza. Arrivati alla porta della 
Compagnia i Fratelli si ringraziano scambievolmente, ed 
entrati nella medesima e salilo al Banco il Capo di 
Guardia dice loro queste parole: Iddio gliene renda 
merito a tutti e gli vien risposto : ancora a lei. Quin- 
di li prega a suffragare i Fratelli defunti e poslisi a se- 
dere rassegna prima i Capi di Guardia e poi i Giornanti 
di quel giorno, e così conoscere chi di questi mancò al 
suo uffizio di carità. Nel medesimo modo vien praticato 
agli Stracciafogli , i quali però sono rassegnati a banco 
senza la formula della chiama, e la maggior frequenza e 
le molte rassegne servon loro di un qualche titolo per 
essere promossi al giorno. 

Oltre al trasportare gì' infermi agli spedali ed i 
morti alla sepoltura , altra cura prestano ai medesimi 
quei Fratelli ; ogni giorno un buon numero di ascritti 



FEBBRAJO, MARZO E APRILE. 75 

all' Ave Maria del Giorno e della Sera si aduna nelle 
stanze della Compagnia. Un Capo di Guardia deputato a 
ciò , destina alcuni di questi Fratelli per portarsi alle 
mutature, cioè a cambiar di letto o di biancheria quelli 
infermi che sono nelle loro case e che ne hanno fatta 
la domanda alla Compagnia. Ma l'esercizio continuo 
della pietà in questo Istituto viene distinto in altro 
numero di Fratelli, che volontariamente si prestano 
ad assistere gli infermi nella notte; questi zelanti Fra- 
telli sono chiamati nottanti, e d'ordine del deputato si 
portano nella notte a quelli infermi ( eccettuate le 
donne) che chiesero alla Confraternita una tale assi- 
stenza. 

Ma più d'ogni altro, tremendo e solenne è l'ufficio 
a cui sono chiamati i Fratelli della Misericordia, cioè 
l'essere a loro affidati gli estremi conforti dei Condannati 
alla pena di morte. Due Capi di Guardia li assistono in 
carcere nelle ventiquattro ore che precedono V esecu- 
zione della Sentenza, e giunta l'ora fatale li accompa- 
gnano sino al patibolo e con la preghiera il raccoman- 
dano alla Misericordia di quel Dio che volentieri perdona. 
La Clemenza del Trono rende felicemente raro in To- 
scana questo uffizio, sebbene la spada della Giustizia 
lo minacci tuttora. 

Sembrandomi dover far corredo a questa storia un 
metodo da osservarsi dai Fratelli della Misericordia e 
dalla medesima pubblicato nell'anno 1776, non mi parve 
in proposito il doverlo tralasciare. 



MAGGIO, GIUGNO E LUGLIO 



METODO 

DA OSSERVARSI DAI GIORNANTI E STRACCIAFOGLI DELLA 

VENERABILE COMPAGNIA DELLA MISERICORDIA DI FIRENZE 

PUBBLICATO IL DÌ 14 APRILE 1776 (a). 

I Signori Capitani, Consiglieri, e Conservadori della 
Venerabile Confraternita della Misericordia di questa 
Città di Firenze sempre solleciti del più savio regola- 
mento della medesima , avendo preso in considerazione 
diversi abusi che nell'esercizio dell'Opera Pia si praticano 
forse per mancanza di conveniente istruzione , incari- 
cano il loro presente Provveditore Giuseppe di Poggio 
Baldovinetli a porvi opportuno riparo, con pubblicare 
la presente riforma vinta, e girata dal loro Magistrato 
nel sopraddetto giorno con numeri 12 voti farevoli un 
solo contrario , ed in seguito ordinare F affissione nei 
loro pubblico Oratorio di Residenza, tutto ciò ad oggetto 
di avvertire quei del numero dei Giornanti , e Straccia- 
mogli a tenersi lontani da certe mancanze , nelle quali a 
bella posta incorrendo non si darà luogo alle scuse, 
onde sottrarsi alle correzioni , ed ordini , che vegliano 
da lungo tempo nel libro dei nostri Decreti. 

Intanto chiunque de' nostri aggregati conformandosi 
al nuovo metodo abbia in mira di così esercitarsi nel- 
F Opere di Misericordia da conseguirne larga mercede 

(a) Questo metodo si trova nel!' Archivio della Compagnia e fu 
pure riportalo dal JLandinU 



MAGGIO, GIUGNO E LUGLIO. 77 

nell'altra vita, ed in questa servire di buon esempio, e 
di edificazione ai suoi Concittadini, e soprattutto ren- 
dersi degni di quella estimazione, nella quale è tenuta 
la nostra Confraternita da Augusti Personaggi , come in 
diverse ricorrenze si son degnati di dimostrarle , con i 
contrassegni i più chiari della Reale loro Clemenza. 

I. 

Comandiamo, che al primo ingresso nel nostro Ora- 
Iorio, Luogo Sacro, ed a cui come Patroni, e Tutelari 
presiedono Maria SS. , il Santo Patriarca Tobia , ed il 
Martire S. Sebastiano, non vi sia chi trascuri il farle 
reverenza , e genuflesso reciti un Pater et un Ave per 
implorare il loro Patrocinio, per simile riflesso di pietà 
piegheranno ambedue le ginocchia a terra , quando il 
Capo di Guardia prima di partire per fare la carità 
impone la breve preghiera per la salute dell'Infermo, 
lasciando sempre in tale occasione il metodo militare di 
genuflettere. 

II. 

Viene ricordato ad ognuno il tesoro copiosissimo 
delle Sante Indulgenze concesse dai Sommi Pontefici a 
tutte le persone ascritte al nostro Pio Istituto, come dalla 
cartella ec. per conseguire le quali sarebbe lodevol si- 
stema di ricevere i SS. Sacramenti della Confessione, e 
Comunione almeno in quel primo giorno che intraprende 
l'esercizio dell'opera di Carità. 

III. 

Non sia permesso fuori che ai Sigg. Capi di Guardia 
di trattenersi nella stanza dell' udienza , ma subito sbri- 
gate le sue faccende chiunque o se ne parla, o prenda 



78 MAGGIO, GIUGNO E LUGLIO. 

posto alle manganelle senza punto accostarsi al banco, 
ove sta il Maestro; avendo piuttosto premura di sce- 
gliersi in quel frattempo un compagno , al possibile di 
egual altezza, guardandosi soprattutto di parlare con 
voce alta , usare termini improprj , e far cerchio , e 
combriccola sul Cimitero potendo essere pubblicamente 
corretti , e gastigati in caso di contravvenzione. 

IV. 

Si vuole che al cenno del Capo di Guardia , e non 
prima si prendano le vesti quali staranno avvertiti di 
non usare troppo logore, potendogli essere proibito il 
seguire la Compagnia , e nel caso di vera impotenza a 
provvedersene delle nuove , vien permesso aver ricorso 
al nostro Provveditore , siccome si proibisce rigorosa- 
mente T usare calze, e tacchi alle scarpe di altro colo- 
re che nere , eziandio nel caso della maggior fretta , 
eccettuato dopo la prima ora di notte. I nostri servi 
dovranno invigilare all'esatta osservanza di ciò potendo 
essere ripresi insieme col delinquente. 

V. 

Si comanda, che così vestiti con cappello alle spalle, 
corona in mano, e non ripiegata dietro al fianco deb- 
bano essere pronti a uscire di Compagnia, subito che 
sarà dato loro il cenno dal Capo di Guardia. Chi entrerà 
allora alla guardia davanti procuri di bene informarsi , 
e della situazione della strada, e del numero della casa 
d'onde si deve estrarre il malato per andar poi con 
quiete, e certezza al luogo indicato. 

VI. 

Si permette di domandar licenza al Maestro di 
spogliarsi quando la poliza sia in campagna, e che la 



MAGGIO, GIUGNO E LUGLIO. 79 

lunghezza del tempo da impiegarsi possa riuscire di 
grave pregiudizio all'interesse di alcuno: a quei però 
che si sentiranno inspirati di soffrire qualche incomodo 
per amore di Dio, si rammenta l'osservare ancora fuori 
della porta la dovuta modestia, e guardarsi dal cercare 
alcun rinfrescativo. 

VII. 

Vien proibito espressamente qualunque precedenza 
sia nei posti , come nell' accostarsi al cataletto , giacche 
lo spirito di Gesù Cristo, che dobbiamo avere per mo- 
dello c'insegna di essere umili, e desiderosi di mostrarsi 
gì' influii di tutti ; tal disposizione viene domandata con 
quel versetto mitte nobis Domine Spiritum charitatis , 
umilitatis ec, e siccome è stato osservato, che per ri- 
flessi contrarj non vi è talvolta chi si accosti al cataletto 
nel secondo posto, così il Capo della Guardia potrà in 
simil caso ordinare ad alcuni precisamente di fare quel 
che richiede il bisogno, ed in caso di disobbedienza 
immediatamente s'intenda essere raso dalla Rassegna, 
senza eccezione di persone. 

Vili. 

Nel ricordare il lodevol costume di recitare il Ro- 
sario coppia per coppia, oppure da se solo cammin fa- 
cendo, si avverte i nostri Confrati ad astenersi dal par- 
lare troppo alto per istrada, voltarsi indietro in specie 
verso le finestre, o altro oggetto. Similmente si rammenta 
levarsi il cappello passando davanti a qualche Chiesa , 
o Sacra Immagine ; incontrandosi in qualunque luogo il 
SS. Sacramento, vogliamo, che posto a terra il cataletto 
tutti si prostrino per adorarlo, finche il Maestro non fa- 
rà il cenno di proseguire il cammino ; questo metodo si 
osserverà ancora udendo il suono dell'Ave Maria ; se poi 
per simil modo il nostro Monsignore Arcivescovo cam- 



80 MAGGIO, GIUGNO E LUGLIO. 

minando in carrozza per la città venisse a passare in 
vicinanza al corpo dei nostri Fratelli , essi come sopra 
deposto il cataletto facciano alto piegando un ginocchio 
per ricevere dal Pastore la Santa Benedizione. 

IX. 

Il passo con cui si muoverà il cataletto sia regola- 
to piuttosto lento, per maggior comodo del malato, per 
tenere più unite le coppie, e finalmente per adattarsi 
alle forze di quei, che fanno la carità; solo par compa- 
tibile la maggior fretta in alcuni casi urgenti , ne' quali 
i Sigg. Capi di Guardia dovranno aver rocchio a licen- 
ziare i vecchi , o in qualche maniera deboli. 



Essendo nolo qual rincrescimento si provi da al- 
cuni nel prendere il coltrino , salire le scale , penetrare 
la camera degli Infermi, e impiegarsi nel loro traspor- 
to , preghiamo tutti a farsi un impegno grande di dar 
mano ad una simile opera, ove si acquista maggior me- 
rito, perchè più forte è il contrasto, esortando però i 
deboli di stomaco, e non assuefatti a regolarsi con cau- 
tela per evitare qualunque disturbo. Niuno però s'inoltri 
per le scale, e stanze delle case , se alla testa non ab- 
bia il Maestro ; stian cautelati tutti a sortire di camera 
puntualmente quando 1' inferma è in grado di esser ve- 
stita , o coperta da altre donne. 

XI. 

Parimente si vieta di mettere mano sopra al malato 
nel letto , o in strada in occasione di qualche disgrazia, 
se prima il Capo della Guardia non è giunto d'appres- 
so, e fattone il cenno di muoverlo. 



MAGGIO, GIUGNO E LUGLIO. 81 



XII: 



Esortiamo poi il rimanente del ceto de' nostri che 
si trattengono in strada per attendervi la partenza del 
Cataletto a non porsi a sedere sopra le stanghe del 
medesimo, ne' muriccioli contigui, dar le rene al muro, 
o troppo dilungarsi, ma piuttosto s' introduchino nel 
terreno dell'abitazione essendo recipiente, e se questo 
sia chiuso, e sbarazzato da qualunque persona viene 
permesso alzarsi la buffa col calarla però al primo 
comparir del malato , o di altro soggetto , che soprag- 
giunga. Tali cautele dovranno aumentarsi in certe strade 
particolari , in cui resta a carico de' Signori Capi di 
Guardia il prendere ogni più opportuno compenso. 

XIII, 



Comandiamo , che posto il malato nel Cataletto , e 
questo levato in spalla sia retto nei quattro lati consueti 
da quelli della Guardia. Questa assistenza essendo di 
grandissima importanza per evitare qualunque sinistro 
accidente , non possiamo fare a meno di non pregare i 
nostri Fratelli ad aver 1' occhio , perchè niuno lasci di 
sostener la sua parte, ed in caso di mancanza ed inob- 
bedienza vogliamo che il colpevole resti subito assentato 
fino a nuovo ordine. Sono di pia consuetudine le for- 
mule devote che si praticano nel levare di spalla il Ca- 
taletto , o nel cederlo a chi deve sotto entrare dopo , 
mentre, nel primo caso si suol dire Iddio gliene renda 
il merito, e nel secondo vada in pace; nulla si prescrive 
della colletta , che si fa per l' Infermo , mentre in que- 
sta non corre obbligo , ed ognuno si consigli con la sua 
pietà , e propria condizione. 



82 MAGGIO, GIUGNO E LUGLIO. 

XIV. 

Dovrà, chiunque scoprisse nel malato camminando 
per istrada, qualunque notabil variazione avvisare il 
Maestro, ed allora quei della Guardia avranno cura di 
alzare sovente la coperta dell' arcuccio ; in tal contin- 
genza più che mai viene la necessità di marciare con 
passo lento, avvertendo di mutar subito le coppie quando 
accadesse, che per non potersi accordar nel passo il 
Cataletto non fosse portato pari, e senza scosse, ciò che 
preme al malato, e per isfuggir l'ammirazione di quei 
che osservano. Similmente occorrendo di porgere qualche 
aiuto spirituale, o temporale al malato i nostri aggre- 
gati si raccolghino intorno al Cataletto, ed attenti agli 
ordini del Maestro s'ingegnino d'usare tutta la carità, e 
diligenza possibile, ed i più novizi cedino la mano agli 
anziani in tal urgenza, come più pratici nell'esercizio 
della carità. Tali cautele si useranno ogni qualunque 
volta l'Infermo dovrà porsi nel Cataletto. Tutto questo 
si faccia col minore strepilo senza alzarsi la buffa, ciò 
che non sarà mai permesso ad eccezione de' luoghi con- 
sueti , ove si faccia segno dal Capo di Guardia ; se ad 
alcuno abbisognasse qualche necessità corporale vegga 
di supplirvi in luogo più appartato , e meglio sarebbe il 
soprassedere, finche giunga allo spedale, ove sono i 
luoghi destinati, dai quali ognuno vedrà di sbrigarsi più 
presto che sia possibile , e restituirsi al suo Corpo. Re- 
sta però proibito sotto pena di esser licenziato il porre 
il piede nel Giardino di S. Maria Nuova, ed a questo 
gastigo altresì sarà soggetto chiunque senza giusto mo- 
tivo si trattenesse sì lungamente in tali faccende , che 
fosse poi in grado di correr dietro al Cataletto già par- 
tito di ritorno. 



MÀGGIO, GIUGNO E LUGLIO. 83 



XV, 



Comandiamo ancora che giunti i nostri aggregati 
agli Spedali in specie al Regio di S. Maria Nuova , se 
nella corsia degli uomini , si pongano i primi dopo il 
Cataletto, genuflessi nel punto della crociata di mezzo 
per adorare 1' Augustissimo Sacramento. Se in quella 
delle donne tanto si avanzeranno i primi dopo il Catalet- 
to , finché T ultima coppia abbia preso posto dentro il 
cancello che sta presso la porla dell'ingresso, e quivi 
inginocchioni faccino orazione , recitando qualche breve 
giaculatoria per adorare 1' Ostia consacrata , che si con- 
serva dentro al Tabernacolo, avvertendo di porsi in 
tal atto, e dopo in giusta distanza dai letti per lasciar 
dietro il passo libero, e per altri convenienti riguardi , 
resta proibito in seguito V appoggiarsi ai letti e colonne 
dei medesimi; con egual rigore si vieta l'osservare qua- 
lunque oggetto in maniera di volgere le spalle ai Com- 
pagni che stanno di fronte , e per fianco , mancando in 
simil cosa sia cura del Maestro il riprenderli in pubblico 
sul fatto. Vogliamo dipoi che chiunque si accostasse per 
scoprire i cadaveri delle defunte o nel letto, o nella 
bara sia subito sospeso dall'esercizio della nostra opera, 
ed esentato immediatamente. I quattro che lasciano il 
nostro Cataletto in guardia delle Monache dovranno 
ciò compito con passo sollecito partirsene, e tornare al 
loro posto in corsia avvertendo di camminare dietro alla 
fila dei Fratelli, e non davanti. Gli altri che si tratten- 
gono al segno della crociata per alzare in spalla il Ca- 
taletto quando vi sia riportato da quelle Religiose , av- 
vertano di non accostarsi finche le medesime non siansi 
alquanto allontanate da quello, e dopo aver proferito la 
solita formula Iddio gliene renda il merito, ed appresso si 
moveranno con passo discreto senza precipitazione o trop- 
po romore. Per l' esecuzione delle sopradette loderoli 



8i MAGGIO, GIUGNO E LUGLIO. 

cautele incarichiamo i dilettissimi nostri Fratelli Capi 
della Guardia d' avanzarsi nello Spedale medesimo ad un 
certo termine da cui osservare se puntualmente sia a 
quelle adempito, ciò che preme per il decoro, e buon 
esempio della nostra Confraternita. 

XVI. 

Compita P Opera nel ritorno che si fa al nostro 
Oratorio nel porre il piede sullo scalino del Cimitero , 
ciascuno dica voltandosi a quelli che lo seguono Iddio 
glie ne renda il merito, e poi ringrazi il compagno , con 
cui ha fatto la gita ; tutto questo si dovrà fare con la 
buffa calata , quale si alzerà solo dopo aver passato il 
banco, ove si pongono i Sigg. Capi di Guardia , e quindi 
in ginocchioni reciteranno il Pater et Ave con la Re- 
quiem in Suffragio dei nostri Fratelli defunti , e nel sen- 
tirsi pregare da Dio la retribuzione, ciò che suol prati- 
carsi dal Maestro del giorno, soggiunga ancora a lei. Do- 
vendosi di poi far la rassegna dei Giornanti , questi si 
tratterranno nelP Oratorio , finché sentendosi chiamare 
risponderanno con il solito intercalare Iddio gliene renda 
il merito. Gli Stracciafogli intanto deposta la veste, pochi 
alla volta si presenteranno al banco rammentando al 
Maestro quel numero, in cui son posti per riceverne quei 
punti, che saranno accordati ad ognuno in egual somma, 
senza parzialità, o distinzione, al qual effetto, e per mag- 
gior chiarezza, è stato ordinato ogni mese doversi rin- 
novare le tabelle della Rassegna, acciocché sia reso ad 
ognuno quella giustizia, che si sarà meritata con le pro- 
prie fatiche, e servitù» 



MAGGIO, GIUGNO E LUGLIO. 85 



XVIT. 



Non sia permesso sotto qualunque pretesto, uscire di 
Compagnia con la veste indosso, ma piuttosto dopo di aver- 
la piegata , la riponghino nella cassa destinatagli , a dif- 
ferenza del cappello , il quale non essendo proprio , do- 
vrà lasciarsi sopra uno dei banchi al solito, così parten- 
dosene non facciano cerchio di crocchio all' intorno del 
nostro Oratorio, e molto meno in altro luogo ragionino 
di cose spettanti alla Confraternita , e sue Constituzioni , 
il che facendo , che Iddio non voglia, con termini poco 
proprj , e denotanti mancanza di rispetto verso il S. Luo- 
go, e ciò sotto qualunque titolo e pretesto saranno o 
Giornanti , o Stracciafogli che siano severamente peni- 
tenziali, oppure rasi dalla Rassegna. 

XVIII. 

Esortiamo finalmente i nostri dilettissimi Confrati, a 
portarsi il più spesso che sia loro permesso a far la ca- 
rità, nel giorno loro assegnato, o in altri ancora, quando 
vi fossino invitati al suono della Campana, il che sarà 
per P Infermo a queir ore stabilite, infino da antico, che 
si regolano in proporzione del Suono dell' Ave Maria 
del giorno, e ciò per fuggire qualunque particolarità 
e per torre motivo agli aggregati nostri di non potere 
essere impronto per portarsi al nostro Oratorio , oppure 
servirsi della novità per scusa. 

Dopo pubblicali i nostri presenti* ordini, e costitu- 
zioni, ci riserbiamo le facoltà di ordinare altre cose, 
che per P avvenire crederemo essere convenienti alla 
pulizzia , e buon ordine; frattanto raccomandiamo al di- 
letto nostro Fratello Provveditore, prò tempore di pren- 
dersi la maggior premura per P esatto adempimento di 
quanto sopra ò stato prescritto , rimettendo ad esso la 



86 MAGGIO , GIUGNO E LUGLIO. 

facoltà di regolarsi in ogni caso dentro i termini della 
giustizia, senza trascurar quelli dell'equità, e discre- 
zione dovendosi dar mano gli uni , e gli altri nel soste- 
nere i pesi, e gli obblighi del proprio stato , secondo il 
sentimento di S. Paolo, alter allerius onera portate. 

Gli Ufiziali, e Conservatori. 

Provv . Giuseppe Baldovinetti. 
Cane. Vincenzio Del Chiaro, 



AGOSTO E SETTEMBRE 



im mmà wmm 9 <d mma wmm 



Correndo gli anni di Pvostro Signore 
Circa a milletrecen novantasei , 
Già fu in Firenze un bel caso d' amore. 
« Manni, Veglie pìac.j*. 



Quella strada che movendo dalla Piazza del Duomo 
finisce in Via dell' Oche costeggiando la Compagnia del- 
la Misericordia, si disse anticamente Via del Campa- 
nile per rimanere in faccia a quello. Alcuni opinarono 
che il nome che oggi ritiene di Via della Morte le 
fosse dato dal Cimitero della Compagnia della Miseri- 
cordia che stava sulla sua cantonata ; ma il Marini nel- 
le sue Teglie piacevoli, il Lastri nel suo Osservatore 
Fiorentino, il Rondinelli nella Relazione del Contagio, 
ed il Del Migliore non sono di questo parere. Que- 
si' ultimo dice che ce A piò di quella (Porta del Carn- 
ee panile ) notisi una Sepoltura con lettere sopr' al chiu- 
« sino, che dicon Bracci, avanti eravi sopra un G e 
« un A grandi , per contrassegno dell' essere quella la 
« Sepoltura, ove l'anno 1396 fu sotterrata viva Ginevra 
« degli Amieri Gentildonna di primo lignaggio, da per 
« se stessa n' uscì fuora e andò a picchiare a Casa 
« Francesco degli Agolanti suo marito, eh' allora parte 
« di loro stavano nel Corso degli Adimari ed altri a 



88 AGOSTO E SETTEMBRE. 

a S. Tommaso in Mercato Vecchio, ove non è troppo 
« vi si trovò di loro una memoria antichissima; e 
« perchè ella passò per la strada, che allora si chiamava 
« del Campanile, per questo /si disse dipoi e si dice an- À 
« cor oggi la Via della Morte , o per dir meglio della 
c< Morta (a) ». 

Tale amoroso aneddoto fu raccontato da più di uno 
dei nostri Storici, né qui pure ci graverà il vederlo de- 
scritto con la scorta dei medesimi. 

Circa il 1396 avvenne che il giovine Antonio Ron- 
dinelli (3) , s' innamorasse di Ginevra Amieri (6). Ber- 
nardo padre di Ginevra tosto che scoperse l'amorosa tre- 
sca della figlia col Rondinelli, famiglia a lui nemica per 
cagioni di fazione, interdisse ogni comunicazione all' in- 
felice e appassionata Ginevra. Non valsero preghiere , non 
valsero lacrime nò pene dei miseri amanti; il vecchio 
Amieri vinto da ambiziosa sete di ricchezze volle collo- 
care la figlia sua con un giovine della ricca famiglia 
degli Agolanti chiamato Francesco (e). Non è da dire se 
dispiacesse ai due amanti , ed alla povera Ginevra spe- 
cialmente la prefissa volontà del padre suo, ma essendo 
ormai inutile ogni mezzo da frapporre ai combinati spon- 
sali, si unì Ginevra all' Agolanti, non concorrendovi però 
il suo genio ad un tal matrimonio. All'infelice Rondi- 
nelli , al quale non fu dato poter conseguire Y amata 
donna , crebbe a dismisura P amore per Ginevra che 
giurò di non unirsi ad altra donna. 

Si consumava lentamente d' amore anche la novella 
sposa; la quale non provando teneri affetti pel compagno 
suo, a cui un sordido interesse del padre l'aveva legata, 
avea sempre scolpita nel cuore l'immagine del Rondinelli. 

(a) Firenze illustr. pag. 1G. 

(b) Questa antichissima famiglia è estinta da circa tre secoli. 
(e) La famiglia Agolanti avea le sue case nel Corso degli Adimari 

e precisamente dove un tempo esisteva la Spezieria Cappello ed ai 
nostri giorni la Profumeria Tantini. Calend. del 1844 p. 60, 



AGOSTO E SETTEMBRE. 89 

Fossero le isteriche affezioni, fosse il continuo strug- 
gersi per questa passione non sodisfatta , quella giovine 
sposa dopo 4 anni di quella malaugurata unione cadde 
in tal consunzione e sfinimento, che un giorno sorpresa 
da impensato accidente e rimasta senza polso e senza 
alcun segno di vita, fu da tutti creduta morta. 

Grandi furono i pianti del marito, siccome grande 
il dispiacere di tutti quei che conobbero questa donna 
per le rare doli che la distinguevano. Frattanto dolente 
l'Agolanli per la perduta consorte, sul tramonto del sole 
pensò agli estremi ufficj da dover rendere alla perduta 
fredda sua spoglia , e non essendovi allora regolamento 
alcuno che inibisse seppellire i morti prima che fosse- 
ro decorse le ventiquattro ore dal loro ultimo respiro, 
senz'altro indugio e con gran pompa la fece trasportare 
nella sepoltura di quei di sua famiglia sul cimitero del 
Duomo (a). 

Seppe la morte di questa virtuosa donna Antonio 
Rondinelli e ne rimase talmente commosso che non po- 
teva giammai darsi pace. Ginevra però non era realmente 
morta; ma invece dovette provare una di quelle asfissie di 
cui i nostri moderni fisici hanno trovato pur troppo re- 
sistenza , e ne han raccolti numerosi esempi (6). Era il 
finire dell'Ottobre di quell'anno; il verno ne era straor- 
dinariamente anticipato, ed una luna piena rischiarava 
quella rigida serata ; riposava Ginevra già nella tomba 
degli Agolanti ; tutto era silenzio , quando ad un tratto 
rinvenuta ai sensi e cessata la sua asfissia aperse gli oc- 
chi come destandosi da profondo sonno, e si dovette 
pur troppo accorgere di quello che di lei era accaduto. 

(a) Vedi e. 40. 

(b) È un interessante trattato d'asfissia quello del Dolt. Gio- 
vanni Targioni Tozzetti, e l'anatomico Brukier cita non meno di 
280 esempi di persone credute morte che hanno poi dato contras- 
segno di vita, e bellissime ed interessanti memorie si hanno di lui 
sul pericolo delle umazioni affrettate. 



90 AGOSTO E SETTEMBRE. 

Lungo tempo dovette quella meschina frapporre per 
raccozzare le sue idee , ma finalmente dalle mani e 
piedi legali , e dalla veste bianca che indossava e dai 
scheletri che la circondavano (cose tutte che potè distin- 
guere da un vivo raggio di luna che penetrava nella sepol- 
tura dalla fessura della lapide), si accorse di essere stata 
posta in un sepolcro. Quindi è che volto l'animo, a sot- 
trarsi da quel miserabil luogo, salì carponi i cinque 
scalini che condnccvano alla lapida e facendo quelle 
prove adattate alla circostanza, potè poi con grandi sforzi 
smuovere la rotonda pietra che serrava l'apertura del 
sepolcro che non era ancora rimurata. Uscita da quel 
tristo luogo pensò la misera donna di condursi tosto 
alla casa di Francesco Agolanli suo marito, e presa 
la via rasente alla Misericordia voltò a destra in un 
vicolo chiamato degli Agolanti , che dalle case di que- 
sta famiglia ivi corrispondenti aveva preso nome (a). 

Stava il vedovo Francesco in letto quando ad un tratto 
sentì picchiare all' uscio di casa sua ; si alzò, ed affac- 
ciato al balcone vide quell'ombra in bianca veste che. 
con languida e fioca voce dimandavate soccorso. Tre- 
mante di paura l'Agolanti più d' una volta si fa il segno 
della Croce e con ripetute parole promise allo spettro 
che il giorno avvenire con messe ed orazioni avrebbe 
suffragato F anima di sua moglie. Invano pianse la me- 
schina; invano invocava la carità del suo sposo, poiché 
questi per la paura più morto che vivo si era cacciato 
in letto a recitare a distesa De Profundis. 

Così trattata dal sordido suo marito , pensava la 
misera donna di portarsi alla casa di Bernardo Amieri 
suo padre che abitava in Mercato Vecchio dietro S. An- 
drea , ma di là pure ebbe la stessa repulsa e sicura 
promessa di farla suffragare il dì vegnente. Avvilita 
la povera donna dal freddo, e dall'angosce dello spirito, 

(a) Calendario del IHU ed. 1 e. CO ed. 2 e. 6Ì. 



AGOSTO E SETTEMBRE. 91 

vagò per quelle strade, e trovatasi nella Via Calzajoli 
le fu d'uopo per lo sflnimento coricarsi in terra atten- 
dendo la morte od il soccorso di qualche passeggero ; 
quando ad un tratto pensando air amato suo Rondinelli 
che tante prove di fedeltà le aveva date , strascicandosi 
il meglio che potè, portossi alla sua casa, che crediamo 
potesse essere sulla Piazza di S. Lorenzo [a). 

Il giovine Rondinelli si trovava in continua dispe- 
razione per l'improvvisa morte dell'amata sua donna, e 
passava angosciose e tediose notti per l'intensità di 
un tal dolore. Era ora assai avanzata, quando ad un 
tratto sentì dare all'uscio di sua casa ripetuti colpi; corso 
in fretta al balcone vide quello spettro e turbossi alquan- 
to, ma con ferma risoluzione pensò assai prudentemente 
di sincerarsi del fatto. Chiamati frattanto a sèi famigliari 
suoi, e disceso con i medesimi a basso riconobbe la sua 
amata Ginevra, sebbene molto trasfigurata. Non è da dirsi 
se ogni premura fu usata e se alcun mezzo fu lasciato 
intentato per restituirle l'uso dei sensi ; fece riscaldare 
il di lei gelido corpo con panni e lenzuoli caldi, e co- 
ricata in un letto temperatamente caldo la raccomandava 
alla cura della di lui madre che pietosissima si prestò 
a salvare quella creatura , la cui supposta morte tanto 
esacerbato dolore avea recato al figlio suo. 

Il caldo temperato del letto fece riavere a poco 
a poco quella meschina , che vedendosi circondata dal- 
l'antico suo amante e dalla sua famiglia, timida e ver- 
gognosa gli raccomandò l'onor suo, raccontandogli il me- 
glio che poteva l'accaduto. Inibì severamente il Rondinelli 
ai suoi famigliari di far parola di questo avvenimento, e 
fu accorto d'inviar tosto un domestico a riporre sulla buca 



(a) Alcuni vogliono che la casa Rondinelli alla quale si diresse 
la Ginevra dopo la repulsa del padre e dello sposo fosse quella che 
fa cantonata con via dei Toroabuoni e Via Teatina, ma ciò è assai 
dubbio. 



92 AGOSTO E SETTEMBRE* 

della sepoltura la lapide smossa da Ginevra. Non erano 
peranche percorsi quattro intieri giorni che Ginevra tro- 
vavasi assai bene, e convenendole ormai pensare al suo 
futuro stato risolse di non più tornare giammai col ma- 
rito , ma piuttosto di ritirarsi in un Convento. 

Avendo mosso le supposte apparizioni notturne di Gi- 
nevra non poco cicalio per Firenze, si ordinavano dai suoi 
parenti gran numero di messe e preghiere in suffragio 
alla di lei anima: frattanto il vedovo marito vendeva abili 
e ornamenti che formavano la suppellettile della sua spo- 
sa , e ciò venuto agli orecchi del Rondinelli non mancò di 
farli acquistare a qualunque prezzo per indossarli alla 
creduta morta. Senza frapporre tempo in mezzo egli di- 
mandò la mano di sposa alla sua Ginevra e questa ce- 
dendo alle di lui ripetute preghiere ed a quelle della 
madre sua, contrasse perpetuamente per mano di notaro 
nuovi sponsali. 

Volle il novello sposo dopo alcuni mesi provare a 
ricondurre in pubblico la sua cara Ginevra, ed un bel 
mattino la fece uscire di casa con la novella suocera e 
colla serva seguendola egli alla lontana. Venne da al- 
cuni raffigurata, e quali maraviglie si fecero di questa 
morta risuscitata non è da dirsi : molte persone si uni- 
rono in cerchio intorno a lei , e tutte con ansietà e 
curiosità si faceano ad interrogarla di quel mistero. Alle 
molte e ripetute interrogazioni rispose Ginevra come 
pensò che potesse essere accaduto, cioè Tessere stata dai 
Medici, dagli Ecclesiastici, e da tutti giudicata morta, e 
come tale in sepoltura deposta , e dopo molte ore ritro- 
vatasi viva , non fu riaccettata ne dal padre nò dal 
marito ; e protestava ancora di non avere più vincolo 
alcuno con questi poiché tutti doveva averli con colui 
che resa le aveva la vita. 

Venuto ciò agli orecchi di Francesco Agolanti , in- 
vece dei De Profundis per la morta moglie menò grandi 
clamori ai Tribunali per la viva, e per mezzo di un 



AGOSTO E SETTEMBRE. 93 

messo dell' Arcivescovado citò Ginevra ed il nuovo ma- 
rito. La cosa fece gran chiasso e la sentenza fu a dir 
vero altrettanto per lui sfavorevole quanto oltremodo 
stravagante, poiché fu sentenziato dal Giudice « Che poi- 
« che il primo matrimonio era stato sciolto dalla morte, 
« poteva legittimamente la donna passare ad altro ma- 
« rito ». 

Questa sentenza così stravagantemente proferita ci 
dimostra la lacrimevole ignoranza che regnava allora in 
coloro destinati al governo della Giustizia; che se simili 
sentenze si proferissero anche alla giornata d'oggi, oh 
quante e poi quante imitatrici avrebbe Ginevra degli 
Amieri ! 



OTTOBRE 

IN CIEL DORO 

cu' biblioteca dei canonici fiorentini, ed ora capitolo 

DEI CANONICI DELLA METROPOLITANA. 






« Sapientia aedificavit sibi domum ». 

1/ Italia più di qualunque altro paese ebbe a di- 
stinguersi per raccogliere le opere degli antichi scrittori 
salvate dalla devastatrice ignoranza dei barbari, e la Re- 
pubblica delle lettere ne dovette esser benefica in gran 
parte al Petrarca ed al Boccaccio. 

I luoghi in cui per lo più si conservavano tanti 
tesori della nostra letteratura furono in antico le Mona- 
stiche librerie, e quelle per il servizio della Cattedrale, 
e tale fu 1' attuai chiesa , che Ano al 1680 fu sede di 
una vera sapienza per tanti volumi che ivi si conserva- 
rono fino a quell'epoca; lo comprova infatti tuttora l'iscri- 
zione che si legge sulla porta : 

SAPIENTIA AEDIFICAVIT SIBI DOMUM. 

Né questa sola epigrafe ci dice che qui fu già una 
Biblioteca , poiché un libro di Deliberazioni dal 1462 
al 1472 fa menzione di un lascito di parecchi libri a 
lei fatto : « Riesser Niccolò di Piero del Mugello lascia 
« molli libri alla Canonica Fiorentina per la libreria; » 
ed all'anno 1476 havvene altro di Monsignor Guglielmo 



O T T B 11 E. 95 

Becchi Vescovo di Fiesole espresso con queste semplici 
parole: « Monsignor Guglielmo di Antonio Becchi Vescovo 
« di Fiesole dona quantità di libri alla libreria dei Cu- 
ce nonici ». Oltre a questi preziosi lasciti, parecchi altri 
benefattori fra i nostri Concittadini concorsero a donar 
libri pregevoli a questa nascente Biblioteca perchè al 
comune vantaggio servire ella dovesse ; non si sa poi 
per qual maniera svanì sì bel progetto. 

Fu questa Biblioteca nel suo bel principio assai ricca 
di stampati , e più ancora di manoscritti. Il Lastri nel 
suo Osservator Fiorentino nel parlare della medesima 
dice che tutta la suppellettile libraria era divisa in 13 
classi come appresso : 

1. Teologi; 

2. Espositori Ecclesiastici. 

3. Santi Padri. 

4. Canonisti. 

5. Gius Civile. 

6. Messali e Rituali. 

7. Storia Sacra. 

8. Passionarj Omiliarj e Lezionari. 

9. Filosofi. 

10. Grammatici. 

11. Poeti Latini. 

12. Libri Greci. 

13. Retori. 

Sventura! non si sa per qual cagione rimase abban- 
donata questa Biblioteca nell'antica sede fino all'an- 
no 1680. Ignorasi ancora per consiglio di chi fu ridotto 
quel luogo per uso delle sessioni Capitolari , la casa del 
Bibliotecario per Archivio ed i libri confinati in una 
oscura stanzetta sotto la cura del Magistrato dell'Opera, 
dalla quale non furono levati se non nel 1783 per ordine 
di Leopoldo I dopo tanti inutili clamori dei letterati. 
Operata questa scarcerazione, 276 manoscritti passarono 



96 OTTOBRE. 

alla Biblioteca di S. Lorenzo, e i 52 stampati del XV 
secolo preziosi avanzi di assai maggior quantità, anda- 
rono alla Libreria Magliabechiana (a). 

Passando alla descrizione dell'antica chiesa, che 
cede il luogo alla già descritta Biblioteca , la sua ere- 
zione si porta all' anno 722, ed il luogo ove fu eretta si 
yuole in una porzione dell' Antico Campo Marzio presso 
alle mura del primo Cerchio della Città. Varie però 
ne furono l' opinioni intorno al fondatore : Stefano Ros- 
selli Y attribuisce a Luitprando Re dei Longobardi , ad 
imitazione di altra Chiesa di simil nome da esso edifi- 
cata in Pavia; il Borghini ed il Lami invece la vogliono 
eretta dai nostri per imitare quella nazione Longobarda 
o far cosa grata a quel Re (b) , però una scrittura 
del 1081 esistente presso i Canonici della Metropolitana 
favorisce l'opinione del Rosselli. Nella detta Scrittura 
questa chiesa si distingue col nome di 5. Pier Ccelorum 
e dipendente da quella di Pavia. 

Circa poi al nome dato a questa chiesa dobbiamo 
riconoscerlo come proveniente dalle due voci latine Codi 
Aurei, nome appartenuto nel suo bel principio non a 
questa chiesa ma bensì a quella di Pavia di Cui par- 
lammo di sopra , ed alla quale dice il Lami essere stato 
appropriato, per avere avuto nel suo primo tempo il 
palco tutto dorato. In quanto alla sua figura non appa- 
riscono oggi vestigie alcune della sua antica struttura, 
essendo stata più d'una volta rimodernala dopo che di 
parrocchia ad altri usi venne ridotta (e). Finalmente dopo 
tante vicende a cui questa chiesa andò pur troppo sog- 
getta, venne il locale destinalo ad uso di Capitolo ossia 
alle adunanze dei Canonici a cui serve tuttora. 

(a) Osserv. Fior. T. 1 p. 131. 
(6) Lami Mem. Eccles. Fior. pag. 1462. 
(e) Il Lami dice che questa Parrocchia fu soppressa nel 1448. loc. 
cit. pag. 141. 



NOVEMBRE 



LATO MERIDIONALE DELLA PIAZZA E CASE PER I CANONICI 



Descritta V antica Canonica del Duomo, che occupato 
aver deve la prima delle fabbriche che trovasi dopo 
quella della Misericordia, ci porteremo di nuovo sulla 
piazza per finirne di osservare il lato meridionale. Un 
filare di piccoli quadrati di marmo bianco segna sul 
lastricato la linea delle antiche case che inordinatamento 
e troppo d' appresso al Campanile ivi si trovavano (a). 
Tenevano queste sospese alle pareti, ed appunto nella 
facciata della Compagnia di S. Zanobi , tre arche sepol- 
crali antiche (6), e dietro queste casupole si trovava il quar- 
tiere della Canonica composto da un complesso di altre 
piccole case quasi a isola chiuse da ogni parte a guisa 

(a) Del Migliore p. 65. 

(6) Il Chiarissimo Proposto Gori nel suo trattato delle Iscrizioni 
antiche Greche e Romane , ci da il rame di queste arche sepolcrali 
che non vi ha dubbio debbono aver servito per i Gentili e poscia per 
le ceneri dei Cristiani. Dall' armi che esistevano nei beccatelli 
quando sulla piazza facevano mostra , dobbiamo crederle apparte- 
nute alla nobil famiglia degli Abati ed a quelle dei Ferrantini Fi- 
giovanni ed Àdimari; anzi il Del Migliore asserisce esservi stato in 
una di queste il corpo di quel famoso Forese degli Adimari, Capi- 
tano generale dei Guelfi in Lombardia e condottiero dei Grandi di 
Firenze contro il popolo. Questi sepolcri si trovano presentemente 
nel Cortile del Palazzo già Riccardi in Via Larga, ed a suo tempo 
saremo a farne dei medesimi l'oppurtuna illustrazione. 

7 



08 NOVEMBRE. 

di chiostro, dove eravi il privilegio di immunità. Nel 1754 
si abolì però Y asilo, ritenendo che la moltiplicità di que- 
sti conferir doveva a quella dei delitti, e da lutti i lati 
si aprirono al pubblico le strade della Canonica. 

L' anno 1826 poi si cominciò ad atterrare questo 
inordinato ceppo di case che avanzava addosso al fianco 
meridionale della Metropolitana , e sotto la direzione 
dell'Architetto Gaetano Baccani , fu tenuto questo luogo 
più spazioso e regolare, mediante tre palazzi che tuttora 
servono ad uso di abitazione per i Canonici della Me- 
tropolitana. 

Il medio di questi presenta un terrazzino sostenuto 
da quattro colonne di pietra d'ordine jonico, e sotto di 
esso in due nicchie vi sono le statue, molto maggiori del 
vero, di Arnolfo e Brunellesco scolpite in marmo dall'esi- 
mio Scultore Luigi Pampaloni. Rappresentò l'Artista le 
statue di questi due Grandi nell'atto che pensano di cor- 
rispondere con opera sublime alla grandezza del con- 
cetto che espresso avea la Repubblica nel suo decreto. 
Quale elogio sarìa soverchio in faccia a questi due sommi 
uomini ? 

Passando all' ultima fabbrica, è osservabile sul mar- 
ciapiede della medesima un lastrone rettangolare con 
l'iscrizione: Sasso di Dante. È questa una memoria del 
muricciolo dell' antica casa dove si assideva e stava a 
diporto nelle eslive serate Dante Alighieri. In questo luo- 
go forse il Divin Poeta all'aspetto delle fazioni, e della 
Fiorentina Anarchìa , meditava e creava il suo Inferno. 



NOVEMBRE. 99 

COMPAGNIA DI S. ZANOBI 

ANTICAMENTE S. MARIA DEI LAUDESI 



« Hymni, Psalmi, et Cantici tam a Clericis, quam 
a devoto populo decantanti!! 1 , quin etiam mu- 
lieres atque pueri cantilena Dei immensa bene- 
ficia recentes ». 

« Va una vita MS. di S. Z anobi ». 

Era questa piccola Chiesa appunto dove oggi sorge 
la prima fabbrica dopo quella della Misericordia , e lo 
conferma dopo altri il Del Migliore a pag. 65, ove dice: 
« La Compagnia di S. Zanobi incorporata nella mede- 
ce sima Canonica , à la porta che risponde lì dal Cam- 
or panile con V Immagine nel Frontespizio di esso Santo 
« della Terra invetriata di Luca della Robbia ». 

Principiò questa Compagnia nel 1281 a far le sue 
tornate in S. Reparata, e comune e frequentatissimo 
esercizio spirituale era in quei tempi il cantare laudi 
o sacre canzoni a Maria. Di tali adunanze o scuole seco- 
lari di Cristiani, scrive lo stesso Del Migliore che ve ne era- 
no parecchie in Firenze, ma la principalissima fu que- 
sta di S. Maria del Fiore. Si adunavano i Laudesi indi- 
spensabilmente ogni Sabato dopo Nona in S. Reparata, 
e quivi a più voci cantavano cinque o sei laudi a suono 
di organo e di campane , e dopo una tal funzione si ri- 
copriva la devota Immagine di Nostra Donna col com- 
partirne la benedizione (a). 

Lo Stefani nella sua Storia Fiorentina, citato pure 
dal Lastri m\Y Osservatore Fiorentino , ci ragguaglia as- 
sai di questa usanza, poiché scrive esser servito que- 

(a) Lorenzo de' Medici , il Giambullari ed altre dotte penne 
composero delle devote Canzoni per questo Istituto. 



VH,CtA\ 



100 NOVEMBRE. 

sto costume di conforto ai Fiorentini quando nel 1376 
da Gregorio XI per cagione delle loro intestine discor- 
die vennero interdetti, facendo così supplire ciò a quanto 
dal Culto Cattolico veniva lor negato. « Quasi in ogni 
ce chiesa ( dice quello storico ) si cantava ogni sera le 
« laude, ed uomini, e femmine infinita v'andavano; ed 
« era sì gran cosa le spese, vi si facea , di cera , e libri 
<r e cose necessarie , eh' era gran fatto ; ed ancora vi 
ce s' andava ogni dì a processione colle reliquie , e canti 
« musichi, con tutto Io popolo dietro, ed ogni Corn- 
ee pagnia facea battenti in tanto numero, che v'erano 
« infìno a fanciulli di dieci anni. » (a) 

Passando oramai all' antica Compagnia incorporata 
nell'antica Canonica, luogo dove poi i Laudesi, presie- 
duti da un capo che si faceva chiamar Capitano, facevan 
le loro tornate, vi aveva come si è detto, sulla porta di 
essa al di fuori l'immagine di S. Zanobi fatta di terra 
invetriata da Luca della Robbia. In chiesa vi erano pure 
diverse pitture di esimio pennello, rappresentanti al- 
cuni fatti dell'Arcivescovo S. Zanobi. Conservavasi ancora 
in questa Compagnia una tavola affissa al muro di quel- 
F olmo secco che nel rigido inverno immediatamente 
germogliò frondi e fiori al tocco dell'attrezzo funereo del 
Corpo di S. Zanobi, quando dalla Basilica di S. Lorenzo 
si trasportava alla Pieve di S. Reparata. 

Fra le diverse notizie che ci da il Del Migliore di 
questa Compagnia, si rammenta un lascito fattole da 
uno della famiglia Girolami per nome Rinieri , il quale 
col suo testamento del 1413 erogò in favore della me- 
desima la torre che fa cantonata con Via Lambertesca; 
jn commemorazione di che vi si osserva tuttora una 
tavola di marmo col ritratto di S. Zanobi e un'iscri- 
zione assai antica alludente a questo fatto (&)• 

(a) Delizie degli eruditi Toscani Voi. 14. p. 149. 

(b) Calendario del 1844 ed. 1, e. 87 ed. 2 e. 90, 



NOVEMBRE. 101 

Proseguendo più oltre, dopo il primo fabbricato si 
apre quel tronco di strada in linea retta alla Via dello 
Studio , dove dal lato destro del medesimo vien contra- 
distinta r 



ANTICA CASA DI S. ANTONINO ARCIVESCOVO 



Coir aiuto di pubblici documenti e dei più periti An- 
tiquari , fu nel decorso secolo ritrovato qual fosse la ca- 
sa ove nacque ed abitò questo Santo (a) ; ed acciocché 
delle case che prime accolsero il Fiorentino Arcivesco- 
vo non se ne perdesse memoria, con decreto del Magi- 
strato dell'Opera di S. Maria Del Fiore, vi fu fatta porre 
dal Granduca Giovan Gastone la seguente iscrizione com- 
posta dal Proposto Anton Francesco Gori, che tuttora si 
legge nella casa corrispondente in faccia alla piazzetta 
detta non si sa per qual ragione dei Maccheroni (4). 

DOMUM. HAtfC 
ORTU. EDVCATIONE. ET. SANCT1TATIS 

TYROCINIO 

D. ANTONINI. ARCHIEPISC. FLORENT. 

INSIGNEM. ESSE 

EX. ANTIQUISS. TABULIS. 

COMPERTUM. EST 
AN. SAL. CD 13 CC.XXXI. 

(a) Brocchi Vite de' Santi, t. 1. p. 417. 



102 NOVEMBRE. 

VIA DELL' OCHE. 

È il tronco di strada che dal principiare della Via 
dello Studio conduce in Via Galzajoli ; dopo le tante 
indagini non potei pervenire a ritrovare la sua etimolo- 
gìa. Riandando però al Richa nelle sue Chiese Fioren- 
tine [a\ y si trova che egli rammenta una fiera di oche 
solita farsi annualmente in questi contorni il giorno 
di tutti i Santi ; ondechè potrebbe esser ben presumi- 
bile che per qualche circostanza particolare questi ani- 
mali avessero commutato il nome a questa piccola strada 
in prossimità della Piazza del Duomo, luogo dove prin- 
cipalmente si faceva questa fiera. 

VIA, E PIAZZA DI S. ELISABETTA. 

L' antichissima Chiesa oggi soppressa di S. Elisabetta 
die il nome alla piazza e via che dalla via delle Oche porta 
nel Corso. È osservabile quel torrione rotondo che vedesi 
su questa piazza chiamato un tempo la Pagliazza, forse 
dalla paglia sulla quale dormivano i Carcerati che vi si 
rinchiudevano prima della fabbrica delle Stinche. Contigua 
a questa vi ha pure altra torre che pare essere appartenuta 
all'antichissima famiglia Ghiberti, giacché il Del Migliore 
a e. 406 della sua Firenze illustrata, prende a dire: « Fra 
« le Famiglie Magnate, antiche di questa Parrocchia (di 
a S. Michele delle Trombe ) , furono i Ghiberti colla loro 
« Torre, che vi resta ancor' oggi in piedi ( benché assai 
ce bene scapezzata, come son tutte l'altre ) li sulla can- 
ee tonata poco distante dalla Chiesa, che risponde sul Corso, 
ce Vi è anche l'Arme loro d'un' Aquila, scolpita nell'Ar- 
ce chitrave della porta a canto alla medesima Torre, la 
« quale dev' essere azzurra in campo d' argento , dife- 

(a) Tomo 5 p. XVII. 



NOVEMBRE. 103 

« rente da quella de' Manieri , de' Malespini , e d' altre 
« famiglie nobili di Firenze , che similmente portano 
« un' Aquila per arme. » [a) 

ANTICA CHIESA 

OSSIA 

CONGREGA DI S. ELISABETTA 



Questa Chiesa, oggi soppressa, stava sulla piazzetta 
interna alla quale si perviene dalla Via di S. Elisabetta e 
dalla Via delle Oche. In antico si disse S. Michel delle 
Trombe, dai sonatori delle trombe del Comune di Firenze, 
obbligati ad abitare tutti insieme in quel popolo per una 
provvisione della Signoria del 1361 (b). Nel 1517 una con- 
gregazione di preti per variare il nome a questa Chiesa 
gli comunicò quello della Visitazione , quindi di S. Eli- 
sabetta. 

Venendo al suo origine si fa il medesimo rimon- 
tare oltre il miliecento , essendovisi trovate memorie 
di donazioni ed altri atti confermati da Innocenzio II. Se 
però si consulta il Del Migliore intorno alla sua origi- 
ne, ei la vuole di una data assai più antica del nono se- 
fa) Calendario del 1845 p. 100. 

(b) Ebbe la nostra Repubblica sempre in grande onore la tromba, 
ed in molte occasioni se ne servì ; era questa d' argento con pen- 
none , ossia banderola bianca pendente , con giglio rosso. I Priori ed 
il Gonfaloniere quando uscivano di Palazzo erano sempre accompa- 
gnati da dei Trombettieri, ed oltre questi vi erano ai salario della 
Repubblica altri suonatori di nacchere , un suonator di ciambella 
di bronzo in modo speciale vestito ed una quantità di suonatori di 
piffero con uniforme loro particolare. 



104 NOVEMBRE. 

colo (a). Avea questa nella sua porta principale una Visita- 
zione di terra cotta di Andrea della Robbia molto bella ; 
tre altari erano al di dentro, ed il maggiore rappresentava 
la Visitazione di Nostra Donna pittura pregevolissima di 
Mariotto Alberlinelli. 

Il citato Del Migliore nel ragionare della medesima 
ci da notizia, come nel 1419 fu ordinato che tutte le 
Compagnie si serrassero, e che la principal causa fu que- 
sta di S. Michele, stante che in essa vi si trattò di una 
delle più ardite congiure contro della Repubblica. Pacifi- 
cati gli animi fu poi per opera del Savonarola permesso 
di riaprirla nel 1492. 

VIA DELLO STUDIO 

Le antichissime case dei Tedaldini, diedero il nome 
a questo tronco di strada che termina nel Corso. Nel 1348 
prese poi il nome di Via dello Studio perchè nelle case 
dei Tedaldini medesimi, fu aperta un' Università che 
si disse lo Studio Fiorentino. 

È osservabile al principio di questa via e precisa- 
mente sulla cantonata della via dell' Oche un segno della 
porta o postierla che quivi si trovava quando Firenze 
non era limitata che al primo cerchio delle sue mura (b); 
per tal memoria vi fu infatti dipinta Y arme del popolo 
con questa iscrizione 

Semper restituendo, ac servando, antiquilas. 



(a) Firenze illust. p. 402. 

(b) Richa tom. 8 p. 273 



DICEMBRE 



SCUOLA DEI CHERICI DELLA METROPOLITANA 



La residenza di questo Collegio fu fino all'anno 1784 
in Via della Morta o della Morte , in quel locale che 
or serve per spogliatojo dei Seminaristi nei giorni che 
sono obbligati a ufiziare in Duomo. 

Il medesimo , ora trasportato ove risiedeva l' an- 
tica Università Fiorentina in Via dello Studio, prese il 
nome di Eugeniano da Papa Eugenio IV. Questo Ponte- 
fice venuto in Firenze V anno 1433 , ed avendo trovato 
vacante la sede Arcivescovile per la morte già seguita 
del Corsini, la tenne in economia per quasi due anni, e 
accumulata la somma di 9900 fiorini d'oro, fu da lui que- 
sta messa nel Monte Comune, ed assegnata per dote del 
suo Collegio con bolla dei 23 Marzo 1435. Fondò questo 
Collegio determinando che vi si dovessero ammettere 33 
cherici, con l'obbligo di prestar ciascuno servizio al Duo- 
mo, ricevendo in rimunerazione nove fiorini 1' anno. Il 
loro numero presenta però ai nostri giorni quasi sempire 
cento cherici, perchè oltre i trentatre collegiali o rescritti, 
coli' andar del tempo si è accresciuto fino ad un tal 
numero, ma i cosi detti rescritti sono sempre trentatre, 
poiché i rimanenti non son che aspettanti, ed entrano 
fra i beneficiati quando vaca un posto dei medesimi. 
Hanno questi cherici lo special privilegio di poter es- 
sere promossi al Sacro Ordine, ancorché non siano 



106 DICEMBRE. 

provveduti di patrimonio, e ciò a titolo del servizio loro 
prestalo alia Cattedrale che non deve esser minore di 
nove anni , cioè da' quindici ai venticinque. 

Un tal privilegio venne però abolito dalla saggia 
Costituzione del Concilio di Trento , che richiedeva nei 
cherici ordinandi o un patrimonio o un benefizio suffi- 
cente a vivere; ma latta supplica a Pio V, si ripristinò 
il privilegio del Fondatore (a). Un Maestro , Cappellano 
della Metropolitana, presiede a questi cherici e si occupa 
dei loro insegnamento in Rettorica , e due Sotto-maestri 
danno lezioni in Umanità e Grammatica superiore e in- 
feriore ; sono pochi anni che vi fu riunita ancora una 
Cattedra di Lingua Greca. 

ANTICA UNIVERSITÀ FIORENTINA 



/ Ai Toscani dobbiam la luce del giorno che or ci 

rischiara 

De Sade, Vie du Petrarca. 

Anche Firenze al pari di altre celebri città, dove le 
arti e le lettere ebbero cuna, vide sorgere un Ginnasio. 
Ne avea già decretata la fondazione fino dall' anno 1320; 
giacché si ha notizia che Angiolo Acciajoli allora Ve- 
scovo di Firenze , si die in queir anno grandi brighe 
perchè si aprisse uno studio Fiorentino con celebri 
professori, onde alimentare in ogni dottrina la pubblica 
istruzione ; e ben s' intese questo punto da una gene- 
rosa Repubblica e da quegli uomini grandi seduti sul- 
T onorato soglio dei Magistrati , giacche in un Decreto 
emanato nel general Consiglio quello stesso anno si legge 
Eligantur Doctores in Jure Canonico et Civili in medi- 

{a) Lastri Oss. Fior. toro. 1, p. 124. 



DICEMBRE. 107 

cina et in aliis scentiis offìciales utiles ad Studium Gene- 
rale. 

Ebbe però questa Università il suo cominciamento 
soltanto Tanno 1348, e precisamente ai 28 Agosto, poi- 
ché in una provvisione della Repubblica [filza 38) si 
legge : ce Considerantes quod decet in civitatibus maxime 
« solemnibus [sic) esse scentiarium studia ex quibus mun- 
« dus illuminatur , gubernatur et regitur ideo ordinave- 
« runt, quod in Civitate Fior, sit et esse debeat Studium 
« generale in jure civili, canonico , in medicina, philoso- 
« phia et ceteris scentiis. » e Matteo Villani, vivente in quel 
tempo, ci presenta per minuto tutte le circostanze dell'a- 
pertura della medesima con queste parole : « Rallentata 
« la mortalità, e rassicurati alquanto i cittadini, che 
c< haveano a governare il comune di Firenze , vo- 
ce lendo attrarre gente alla nostra città , e dilatarla in 
« fama , et in honore , e dare materia a suoi cittadini 
« dessere scenziati , e virtuosi , con buono consiglio , il 
« commune provvide, et mise in opera che in Firenze 
ce fosse generale studio di catuna iscienza di legge Ca- 
« nonica, e Civile, e di Teologia. E a ciò fare ordina- 
« rono uficiali, e la moneta che bisognava per havere i 
ce dottori delle Scienzie, stanziò che si pagasse annual- 
« mente dalla camera del Comune » (a). Ridotte poi le 
case dei Tedaldini in via dello Studio per quella Uni- 
versità, e fatti venire da tutte le parti uomini sapienti 
acciò potessero istruire i giovani in tutte le Leggi e 
Scienze, si aprì lo studio a' dì 6 di Novembre del 1348, 
il quale fu poi dal Pontefice Clemente VI onorato V anno 
seguente di tutti que' privilegj che agli altri più rino- 
mati erano stati già conceduti [b). 

Non pertanto fiere discordie, guerre disastrose, ca- 
restie e pestilenze, oppressero di quando in quando le 



(a) Istor. Fior. lib. 1 cap. vili. 

(b) Tiraboschi , Storia della Letter. Ita!, t. 5 p. 80. 



108 DICE M B R E. 

Cattedre; ma providi Magistrati seppero però ben riparar- 
vi, ora onorando e ricompensando proficuamente distinti 
professori, ora statuendo immunità e privilegi per li sco- 
lari [a). Ben capivano quei magnanimi cittadini che quello 
stato che si procurava valorosi capitani per la guerra, ope- 
rava ottimamente, ma che assai meglio si riputava quello 
che teneva in Consiglio soggetti scenziali e di talento, 
perchè se la vittoria derivava dalla forza di molti, il Go- 
verno di un Regno talor si raccomandava e fidava al 
parere di un solo letterato. 

Non risparmiarono infatti quelli zelanti Cittadini nò 
premure, nò spese, per rendere illustre quella loro Uni- 
versità con celebri professori, e niuna cosa mi sembra a 
questa tanto gloriosa, quanto la risoluzione che ella 
prese di richiamare a sé il Petrarca. Si determinò in- 
fatti T anno 1351 che con i denari del pubblico erario 
si riscattassero i beni confiscali a Petrarca padre del no- 
stro Poeta, e che il Boccaccio già stretto in intima ami- 
cizia con lui, andasse in nome della repubblica a Padova, 
ove allora era V insigne Poeta , e gli recasse una let- 
tera in cui il ragguagliavano di ciò che avean fatto, e 
caldamente il pregavano a onorare la loro Università con 
la sua presenza, e colle sue fatiche. L'Abate Mehus pub- 
blicò in parte questa lettera, ma essendo troppo lunga per 
essere tutta riportata , limiterommi a trascriverne quel 
pezzo, ove principalmente i Fiorentini lo invitano a re- 
carsi a quella loro Università. 

Non ha molto che veggendo noi priva la nostra Città 
di buoni Studi abbiamo con opportuno consiglio determi- 
nato , che in avvenire fioriscano e si coltivin tra noi le 
Arti, e che vi siano studi d'ogni maniera, acciocché la 

(a) Trovasi infatti una provvisione del 1357 contro chiunque 
avesse vilipeso o maltrattato alcun Dottore o Scolare di questa Uni- 
versità. « Fiat et reddatur ius idem in omnibus extensionibus et in 
« omnibus causis civilibiis et Criminalibus quod redditur et reddi 
« debet Civibus florentinis. » 



DICEMBRE. 109 

nostra Repubblica per tal mezzo , come già Roma , si sol- 
levi gloriosamente sopra le altre Città d* Italia , e cresca 
sempre più lieta e più illustre. Or , ciò che anche presso 
gli antichi sì di raro avvenne , la nostra patria pensa , 
che tu sei V unico e il solo , per mezzo di cui ella può ot- 
tenere il suo intento. Ella ti prega adunque , quanto più 
può caldamente, che tu ti prendi pensiero di questo Stu- 
dio, e cK esso per tuo mezzo fiorisca. Scegli quel libro a 
spiegare, che più ti piace; e quella Scienza, che al tuo ono- 
re e alla tua tranquillità crederai più opportuna. Alcuni 
di egregio ingegno sarannovi per avventura, che dal tuo 
esempio eccitati prenderanno coraggio a pubblicare i loro 
versi; perciocché da tenui principii tutte le più grandi cose 
prendono origine. Accingiti inoltre, se ciò è lecito ancor 
l'esortarti, a compire V immortale tua Affrica, e fa, che 
le Muse per tanti secoli trascurate ritornino a soggiornare 
fra noi. Abbastanza hai viaggiato finora, e abbastanza hai 
esaminati i costumi e V indole di altre città. I Magistrati 
tutti, e i Cittadini privati, i Nobili e i Plebei, V antica 
tua casa e i tuoi ricuperati poderi ti aspettano. 

Vieni adunque, vieni dopo un sì lungo indugio, e se- 
conda colla tua eloquenza i nostri disegni. Se ti avviene 
d* incontrare nel nostro stile cosa, che ti dispiaccia, ciò 
debb y essere un altro motivo ad esaudire i desidera della 
tua patria. Tu ne sei la gloria; e perciò ci sei caro; e 
ci sarai ancora più caro, se ascolterai le nostre preghiere ec. 

Dimostrossi il Petrarca gratissimo all'onorato invito 
e parve disposto ad accettare V offerta della patria , ma 
dopo mutò consiglio. Più tardi glie ne rinnovarono la 
preghiera ma inutilmente (5). 

Illustrarono i Fiorentini con altri celebri professori, 
ed in altri tempi la loro Università. Ma poiché troppo 
ci vorrebbe a fare il novero di tutti, né di molli tantosto 
si potrebbe per mancanza di memorie, riporteremo qui 
dettagliati i più insigni e che meritarono una memoria 
nella Picpubbiica delle lettere. 



110 DICEMBRE. 

NOTA 

DEI PROFESSORI CELEBRI DELLO STUDIO FIORENTINO. 



Posteritati narrati et traditi. 

Tacito in Agric. 

Tommaso Corsini, Giureconsulto esimio, il primo che oc- 
cupò la cattedra di queir Università [a). 

Gino da Pistoia il vecchio, prof, di Canoni e Leggi. — 1334. 

Leonzio Pilato calabrese. Lettere greche. — 1360. 

Lapo da Castiglionchio il vecchio. Giurispr. ecclesia- 
st. — 1363. 

Baldo. Giurispr. — 1364. 

Riccardo da Saliceto. Giurispr. civile con provvisione di 
800 fiorini d' oro — 1366. 

Donato Barr adori giurecons. fior. ; quello stesso che in- 
viato ambasciatore nel 1376 a Gregorio XI in Avignone 
arringò arditamente in difesa della sua patria, e quindi 
accusalo di segrete pratiche coi fuorusciti subì con in- 
trepidezza F ultimo supplizio. 

Pietro Paolo Vergerio. Dialettica. — 1387. 

Giov. da Ravenna. Letter. — 1397 e 1412. 

Manuello Crisolora di Costantinop. Eloq. greca. — 1397. 

Paolo da Castro. Giurispr. — 1401. 

Giov. Aurispa. Letter. greca. — 1428. 

Franc Filelfo da Tolentino. Letter. greca e lat. con 450 
zecchini. — 1429 e 1431. 

ànt. Minucci da Prato- Vecchio. Giurispr. — 1431. 

Ant. Beccadelli , o il Panormita. Giurispr. — 1432. 

Carlo Marsuppini. Letter. — 1434. 

(a) Esiste memoria di questo personaggio nella Chiesa di S. 
Gaggio fuori la Porta Romana. 

P 



DICEMBRE. Ili 

Giannozzo Manetti. Lctter. greca , verso il 1436. 

Franc. della Rovere, poi Sisto IV. Tcolog. verso il 1450. 

Benedetto Accolti Aretino. Giurispr. — 1451. 

Taddeo di Ser Paolo da Pescia. Eloq. con 200 fior, tf oro, 
verso il 1452. 

Giov. Argiropolo di Costantinopoli. Filosofia e Lctter. gre- 
ca. — 1456. 

Cristoforo Landino. Lettor. , con 300 fior, d'oro. -*r 1457. 

Marsilio Ficino. Filosofia , circa il 1460. 

Demetrio Ateniese, o il Calcondila Filos. mor. e Lctter. 
greca, con 200 fiorini d'oro. — 1475. 

Ang. Poliziano. Letter. — 1483. 

Gio. di Giorgio Lascari. Filos. mor.e Letter. greca. — 1492. 

Fra Luca Paccioli Matem. — 1500. 

Marcello Virgilio Adriani Lettera!. — 1502. 

Franc. Guicciardini, lo storico. Giurispr. — 1505. 

Jacopo Cattani da Diacceto. Lctter. — 1522. 

Pier Vettori. Letfer. greca e lat. — 1538. 

Franc. Verino. Filos. — 1541. 

Gio. Batista Adriani o il Marcellino Letter. greca e lat. 
— 1549. 

Marcello Adriani, nipote di Marc. Virg. Letter. — 1579. 

Ostilio Ricci di Fermo. Matem. — 1586; spiegò gli ele- 
menti d' Euclide a Galileo. 

Bened. Buommattei. Lingua patria. — 1632-1646. 

Gio. Batista Doni. Letter. greca. — 1640. - 1647, 

Evangelista Torricelli. Matem. — 1640. 

Carlo Dati. Letter. — circa il 1647. 

Vincenzo Viviani. Matem. — 1647. 

Franc. Redi. Letter. toscana, verso il 1666. 

Antonmaria Salvini. Letter. greca. — 1677. 

Dott. Pompeo Neri Badia Giurispr. — 1729 a- 1750. 

Ant. Franc. Gori. Antiquaria e Letter. — 1730. 

Dott. Ant. Cocchi. Medie, e Stor. natur. — 1731, 

Dott. Giov. Lami. Storia eccles. — 1733. 

Salvino Salvini. Filos. mor. — 1734. 



1 12 DICEMBRE. 

Dott. Giov. Targiotsi-Tozzetti. Botanica. — 1737. 
Pietro Ferroni. Matem. — 1770 ec. ec. 



Ma chi crederebbe mai che questa Università nono- 
stante tanti fausti auspicj che ella ebbe, ed i tanti privi- 
legi di cui lt3 furono prodighi Pontefici, ed Imperatori [a) 9 
ella avesse dovuto soffrire nuove vicende, o piuttosto per- 
secuzioni dai medesimi suoi cittadini ! 

Ai tempi di Lorenzo de' Medici ella si trovava vacil- 
lante per mancanza di assegnamenti, e il Del Migliore 
riporta un istanza dello stesso Lorenzo fatta alla Signo- 
ria per ottenere una certa provvisione di denaro. L' epo- 
ca più fortunata della nostra Università è verso il prin- 
cipio del Secolo XV, e poiché Pisa nel 1406 venne in 
potere dei Fiorentini, Y Università di Firenze dovette ri- 
vestirsi delle sue spoglie. 

Ma venuto P anno 1472 pensavano i Fiorentini che 
tornasse più conto il ristabilire quella di Pisa nel suo 
primiero splendore, e ciò si effettuò poi sotto Cosimo 1°. 
I disastri del lungo assedio, la caduta della Repubblica, 
la morte e l'emigrazione di tanti benemeriti cittadini, 
ed in fine la turpe tirannia di un duca Alessandro, do- 
vevano inevitabilmente spegner nei Fiorentini ogni valor 
civile, politico e letterario; e benché parecchi scrittori 
menino gran vanto della protezione Medicea , Y antica 
Università cessò in Firenze quando questa cominciò ed 
in sua similitudine non le restò che uno Studio dove 
si continuò ad insegnare le filosofiche discipline, non 

(a) Infra gli altri privilegi ebbe quello di potere addottorare in 
Teologia; « e il dì 9 Dicembre del 1358 ( dice il Villani) nella chiesa 
di S. Reparata pubblicamente e solennemente fu maestrato in Di- 
vinità e prese i segni di maestro in Teologia Frate Francesco di Bian- 
cozzo de Nerli dell' Ordine dei Frati Domenicani. Il Comune grato 
di poter ciò fare fece sonare durante la Cerimonia tutte le Campane 
del Comune », 



DICEMBRE. 113 

clic le lettere greche e latine; ma poiché si tenne questo 
disgiunto dal Pisano, dovette naturalmente avere durata 
ancora più incerta; e quando nel 1522 le passioni po- 
litiche quivi s' intromettevano alle placide astrazioni 
della filosofia , allora forza fu che quel consesso si 
disciogliessc , e che parecchi membri pagassero colla 
tortura, col bando, e colla morte, la pena dei loro 
arditi concepimenti. — Oh proscrizione Medicea peggiore 
della Sillana e dell' Augustiana ! — 

Nò qui è da omettersi, che abolito lo Studio Fiorentino, 
rinacquero e si rifugiarono in questo luogo, sacro alle let- 
tere, diverse accademie, fra le quali la Platonica che già 
fioriva sotto gli auspici di Cosimo e poi di Lorenzo de' Me- 
dici; quivi nel 1520 s' ingrandi la Società letteraria detta 
degli Umidi che molto fiori sotto il regno di Cosimo 1°. 
Il nome degli Umidi le fu dato come augurio di manteni- 
mento e di vigore , fino a che Cosimo 1° non le sostituì 
quello di Accademia Fiorentina , nel seno della quale 
nacquero quelle degli Alterati e della Crusca {a). Di tutte 
queste Accademie saremo a ragionarne più diffusamente 
quando verremo a parlare delle case ove ebbero principio. 
Per ora ritorneremo allo Studio Fiorentino, e diremo che 
il locale ove quello risedeva fu conceduto alla scuola del 
Duomo per ivi fare le necessarie lezioni. A tale effetto 
nel 1734 fu tutto lo stàbile riattato; fu tolta l'insegna del 
busto di Dante sulla porta principale, vennero rifiorite le 
armi antiche nella stessa facciata, ed invece della prima 
iscrizione ve ne fu apposta altra analoga. 

(a) Tulle queste Accademie sono ora riunite in una sola, ciao 
quella della Crusca col motto allusivo alle sue fatiche sulla pui ila 
della lingua « Il più bel fior ne coglie » e tiene le sue sessioni nel 
palazzo già Riccardi , ora appartenente al Governo. 



ili 

E PIAZZA DI TAL NOME 
COMUNEMENTE DETTA DELLE PALLOTTOLE 



Ricordano Malespini nella sua storia nomina questa 
chiesa e la vuole assai antichissima. Si sa per certo che 
ella fu una delle 36 antiche parrocchie della Città , e 
fino dall' anno 1302 si trovano documenti che la ram- 
mentano ; uno di questi assai antico esiste , secondo il 
Del Migliore, nell'Archivio dei Padri di Monte Oliveto 
nel quale si nomina la Chiesa di S. Benedetto nell'an- 
no 1002 a extra miiros civitatis Florentiae ». 

Circa poi al nome dato a questa Chiesa, in antico si 
chiamò S. Benedetto a S. Reparata per la sua prossimità 
alla Chiesa di tal nome, e venne anche denominata S. Be- 
nedetto de' Tedaldini per esserne stata questa famiglia 
patrona o fondatrice ; ed altre volte ancora si disse S. 
Benedetto a Bònizi, e S. Benedetto ai Visdomini per le 
case di questi Cittadini che le si trovavano in prossimità. Il 
nome però più comune anche fino ai nostri giorni, è stato 
sempre quello di S. Benedetto alle Pallottole, comu- 
nicatole dalla piazzetta di tal nome sulla quale si trova. 

Passando a ragionare dell' attuai chiesetta, perdette 
questa la più gran parte della sua grandezza nel 1340, 
quando per ingrandire la piazza del Duomo si dovè 
abolire gran parte della antica Canonica e prevalersi 
delle due Chiese Parrocchiali di S. Pier Caelorum e di 
tì. Benedetto per ricostruirla più indentro (a). Nel 1700 
fu sul punto di rimaner soppressa del tutto nell' idea di 
formar quivi un Seminario , ma nel secolo decorso do- 

(a) Alle niformagioni all'anno 1340 conservasi la provvisione 
della Repubblica con la quale si concede l' isola delle case che tro- 
vavasi contigua alla Cattedrale per formarne la Canonica. 



DICEMBRE. US 

velie finalmente per ordine del Governo esser soppressa, 
ed i suoi beni incorporali nella Cassa Ecclesiastica. 
Ora questa semplice Compagnia nella sua architettura 
nulla offre di particolare. Il maggiore altare ha una 
bella tavola di Benedetto Vcracini in cui è dipinto S. Za- 
nobi che resuscita un bambino ad una Dama francese in 
Borgo degli Albizzi; i due quadri laterali rappresenta- 
no, quello a destra un crocifisso in rilievo dentro 
un tabernacolo, e 1' altro a sinistra una dipintura di 
ignoto, esprimente lo sposalizio di Nostra Donna. Final- 
mente in sagrestia si trova una bella lunetta di terra 
cotta di della Robbia rappresentante S. Maria Maddalena 
penitente , ed un crocifisso dipinto sull' asse che dicesi 
appartenuto alla Compagnia dei Bianchi. 

PIAZZA DELLE PALLOTTOLE. 

Venne così chiamata questa piazza dal giuoco delle 
pallottole che in tempi antichi quivi si usò più che in 
altra parte della Città. Giuliano di Francesco Salviati 
recandosi alla casa sua non molto di quivi lontana, fu in 
questa piazzetta ucciso. Questo giovane immoralissimo , 
amico grande di Alessandro de' Medici, e peggio di lui 
dissoluto, osò insultare la bella Luisa Strozzi quando se 
ne tornava dal Perdono del Monto S. Miniato; se ne 
accorse Leone Strozzi di lei fratello e ne lo ricompensò 
applicandogli una buona quantità di stilettate. 

Qui ha line o lettore il mio libretto per Fanno 1847, e 
se ha conseguito lo scopo a cui l'aveva destinato, di oc- 
cupare cioè la tua mente ne spiacevolmente nò affatto inu- 
tilmente, mi chiamerò sodisfattissimo della mia fatica, e 
volentieri mi accingerò a quella del 1848» 



NOTA PER IL MESE DI «ENMJO 



(1) ANTICHE FAMIGLIE 

SOTTERRATE NEL CIMITERO DEL DUOMO 



Limiterommi ad accennare in questa noia alcune poche 
delle nostre famiglie che nel cimitero del Duomo hanno le loro 
sepolture ; riserbandomi a far menzione in altro tempo di molte 
altre che ivi si trovano e che ci porgono occasione altrove di 
doverne parlare. 

FAMIGLIA FALCONIERI. — Discese da Fiesole, e fu 
splendidissima a Firenze nelle cose sacre. B.Alessio Falconieri uno 
dei sette fondatori dell'ordine dei Servi di Maria, e la Beata 
Giuliana fondatrice delle Monache della stessa Religione appar- 
tennero a questa. L'armi della famiglia Falconieri si ravvisa- 
vano in una scala diritta a tre gradini fatti di scacchi azzurri 
e bianchi in campo rosso. ( Ved. Prior delle famig. Fior, alla 
Magliab. ) 

FAMIGLIA CAVALCANTI. — Questa famiglia fu prin- 
cipale della parte Guelfa , ma vinta dalla generosa condotta 
del Ghibellino Farinata degli Liberti, di colui che difese Firenze 
a viso aperto, divennero Ghibellini, e Guido Cavalcanti celebre 
in dottrina e poesia, ne sposò la figlia Violante. La famiglia 
Cavalcanti fu Signora di Lucignano in Val d'Elsa, delle Stinche 
in Val di Greve , di Montecalvi in Val di Pesa e di altri ca- 
stelli di minor conto. Ebbero i Cavalcanti le loro case da S. Lo- 
renzo ed in Baccano, ed uno dei loro palazzi fu quello oggi di 
proprietà della Signora Massima Calamini. Più volte le case di- 
questi magnati per odio di parte vennero saccheggiale ed arse. 

FA3IIGLIA DEGLI ABATI. — Antichissima famiglia e 
quasi fondatrice della sua patria, ma sempre però funesta alla me- 
desima; fu in cuore Ghibellina, ma apparentemente Guelfa 
per meglio tradirla. Neri degli Abati odiava in tal modo la fa- 
zione Nera che per estinguerla offerse ad alcuni delle famiglie 
Cerchi, Portinari e Bronci un migliaccio avvelenato, che man- 
giato da quelle , ne rimasero quasi subito morte. — Bocca degli 
Abati nel 1260 trovandosi nella battaglia di Montaperti fra le 



NOTA PER IL MESE DI GENNAIO. 117 

schiere Guelfe, mozzò a tradimento il braccio a Iacopo del Vacca 
che portava lo stendardo , il quale serviva per eccitare la sua 
parte contro i nemici. — Nel 1303 essendo venuti gli Abati in 
odio a' Fiorentini, si rifugiarono in Sicilia; ma Tanno dopo un 
Neri Abati Priore di S. Piero Scheraggio , il solo rimasto in Fi- 
renze di quella famiglia, volendo vendicarla dall' odio dei Fio- 
rentini, approfìttossi di una zuffa seguita fra i Bianchi ed i Neri 
in Via del Garbo, e diede fuoco alla casa Abati della propria 
famiglia, acciocché il vento che soffiava verso quelle dei nemici 
facesse appiccare il fuoco come seguì ; incendiatesi cosi al- 
tre case in Mercato Vecchio ed in diversi altri luoghi, in poco 
tempo il fuoco ne arse da circa 1700. — Lamberto proselite dei 
Duca d'Atene, fu dal medesimo fatto tanagliare, e trascinar 
vivo ad impiccare, amando quel tiranno non i traditori ma i 
tradimenti. 

1/ arme degli Abati fu una striscia bianca perpendicolare 
in campo azzurro. ( Prior delle Famig. Fiorent. ) 

FAMIGLIA GHELLE3I. — Dal Castello di Certaldo ven- 
ne in Firenze questa famiglia ; della quale fu quel Boccaccio 
Chellini padre del nostro famoso scrittore, per cui i suoi figli 
si dissero di Boccaccio. ( Vedi Prior dialo). 

FAMIGLIA CORN AGGHIAI. — Tre Cornacchie in campo 
giallo fu Tarme di questa famiglia che die nome ad una strada 
che muove dalla Via del Fosso, per aver avute le sue case quivi 
appresso. Dino di Chiaro, e Lippo di Gianni, furono Priori di 
libertà nel 1314. 

FA3IIGLIA RIDOLFI. — Dalla Valdelsa si ridusse questa 
famiglia a Firenze. Per comprovare quanto i Ridolfì fossero 
bene affetti alla Repubblica, 25 volte occuparono il seggio dei 
Priori e 27 quello del Gonfaloniere. La loro magnificenza e ric- 
chezza nelle case e palagi ci porgerà occasione di dover ram- 
mentare in diversi punti della città tutta la loro consorteria. 

FAMIGLIA MAFFEI. — Da Volterra si dice traesse il suo 
origine questa famiglia distinta nella Repubblica da un Gonfa- 
loniere e 6 Priori. Una banda rossa in traverso a sghembo so- 
pra scudo azzurro e con sopra una stella e sotto una luna d' oro 
fu Tarme di questa famiglia, della quale fu quell'Antonio Maffei 
impiccato alle finestre di Palazzo Vecchio , per aver congiurato 
insieme con i Pazzi, contro i Medici (Calcitò, del 1845 paj. 134.) 



NOTA PER I MESI DI FEBBRAIO MARZO E APRILE 



(2) GIOVANNI BOCCACCIO 



« O del Tosco Serraon mastro e modello » 
Gakgallo elog- del Bocc 

La patria di quest' uomo insigne , il cui nome solo al dire 
del Mazzucchelli (a) vale mille elogi , è incerta , poiché al- 
cuni vogliono che sia nato in Firenze ; altri Io dicono nato 
in Certaldo ; altri poi affermano che egli nascesse in Pa- 
rigi da un illecito amore. Fra tante diverse opinioni io non 
oso di pronunziare il mio giudizio , mancando dei documenti e 
del tempo per rintracciarli qualora esistano , e perciò lascio il 
decider la questione a chi è più esperto di me. Solo affermerà 
che egli nacque nel 1313 e non nel 1314 come vogliono alcu- 
ni, poiché il Petrarca che gli fu grande amico, e che è certo 
che nacque a' 20 di Luglio del 1304, dice nelle sue Epistole 
senili di esser nato 9 anni prima del Boccaccio : « Ego ie in 
nascendi ordine , novera annorum spalio anlecessi (b); » e ciò si 
accorda perfettamente con la comune opinione che il Boccac- 
cio morisse in età di anni G2. 

Se non possiamo sapere neppure chi fu sua madre , sap- 
piamo però che suo padre si chiamò Boccaccio di Chellino di 
Buonaiuto da Certaldo , e benché la sua famiglia si chiamasse 
de'Chellini, e prima degli Ardovini e de'Berteldi, pare no- 
nostante che il nome del padre del nostro Giovanni passasse 
ad esser quello del suo cognome , aggiungendovi ancora « da 
Certaldo » patria de' suoi antenati. — È falso ancora che egli 
nascesse di poveri e vili genitori, come da alcuni si dice, 
poiché ciò viene smentito e dall'aver possedute i suoi antenati 
molle case in Firenze, come può vedersi dal Manni (cj, e 



(a) Scritt. Ital. 

[b) Lib. Vili. Ep. 1. 
[e] Stor. del Decam. 



ftft V ¥E« I MB&l RI FEBBRAIO , MARZO E APBttE. 119 

dall' aver egli ottenuti impubi onorevoli ed esserli state affl- 
'"Tl ÌÌZXSTL V^ ad sparare la 
Gra laL sl.a scorta ^^f/r^f'C^ 
celebre poeta Zanaio; e ben presto d.edo saggio ,M I soo raro 
talento e della sua inclinazione alla poes.a p che >*i ^ 
Messo, che giunto all'età di 7 amnavea g.à consto ^alcone 
faveto e che per questo veniva da tutu ^f°J^^ 
Ma il padre suo che ne volea fare, un mercante, nulla curane 
fauci progressi, senza voler neppure che egli compiesse i lem so 
aeTorammatioa, all'età di io anni l'affido ffJJ^J 

S fedendo alla fine questo mercante cheegbnon u va 
punto quella professione, e che ™<£fJ^*Z^ 
con i libri di letteratura che con qaelh della bo "^ ^J 

?£S££Z£>\ «-*• altro -stier. Gjovann, 
allora seguitò ad attendere alla mercatura per più ano. , prò 
ttndo 'però di coltivare sempre il caro suo studio della let- 

lCra AH'' età di 23 anni essendo mandalo da suo padre a Napoli, 
W cimava il tempo fra gli studi gli amori .ed i nego, mer- 
l.iill IbV «mando un giorno andando a d.porto, s imballo neiia 
omM dei gran Virgiho, e contemplando egli con amrm— 
T»l VillS (0 art che dentro **•*!», « w /«ma d> ««Js 

M /brtuna , dalla qaatc e iofanleme«lt era corretto a dar « alte « 
1U a M odia... Per la qual cosa abbandonane, ; eg h ogni al Uo 
studio, si diede tutto alla poesia, appallandosi ae h0»*b£ 
d Ba laamo celebre Monaco Basiliano di Calabria e „e lo su 
dio della quale progredì di maniera, che in quella crtla egli u.ede 

(a) Bocc. Genesi. Deorcm lib. 13. cap. 10. Bmio j«i. col Pc- 

(6; In quel tempo è da credersi cte principiasse Ja sua stretta amici* colle 

irarca. 

(e) Vite <T uomini illusili, V '12. 



120 NOTA PER I MESI 1)1 FEBBRAIO, MARZO E APRILE. 
alla luce il suo Poema « la Tcseide ». Finalmente dopo aver get- 
talo il tempo per 6 anni nell'esercizio della mercatura, ci 
narra egli slesso che vedendo suo padre la inclinazione per la 
poesia e per le lettere aumentarsi in lui, cede alle sue istanze 
e a quelle degli amici, e volle allora che abbandonata la mer- 
catura, intraprendesse Io studio de'Canoni, ed io, dice egli, sotto 
un celebre Professore quasi altrettanto tempo inutilmente alitai 
in tale studio (a), poiché la sua mente era sempre intenta alla 
poesia. Vedendo suo padre che neppure quello studio era da 
lui coltivato con amore, fu costretto alla fine a lasciargli libera 
la volontà di attendere a quelli studi che più gli piacevano. 
Vani scrittori affermano che Giovanni seguisse la sua volontà 
dopo la morie del padre; ma questi, come con sicuri docu- 
menti ha provalo il Manni (b), non mori che nel 1348, e Gio- 
vami, allora, dice il Tirabosehi (e), aveva 35 anni di eia, 
in cu, non sembra probabile che il padre volesse coslringerlo 
a coltivare uno studio piullosto che un altro. - Trovandosi egli 
Mero, abbracciò ogni sorla di sludi. Nella Matematica e nel- 
1 Astronomia ebbe a suo maeslro Andalò del Nero, come adi 
stesso ci dice (d): nella lingua Greca fu islruilo da Leonzio 
Pilato, e si valse ancora dell' amicizia che avea con Paolo da 
lerugia; e m quesla lingua pose lanlo amore, che eli fu il 
primo che facesse venire in Toscana a proprie spese °1> opere 
d Omero ed alte, libri greci, e che riconducesse le lettere gre- 
che ,„ Toscana, specialmente in Firenze, e nel resto del- 
1 Italia dopo molli secoli d'oblivione; e perciò ha erralo chi 
sospetto che. hbri greci non fossero da lui intesi, poiché al 
d,re di moli, sembra che non gli si possa negare in quella 
lingua oltre all'intenderla, un gran merito nel mondo" lette- 



rario. 



Morto franante suo padre come si è detto nel 1348, si trovò 
Giovanni in facoltà di disporre del patrimonio a lui lasciatogli 
in vantaggio de'suoi sludi. Intrapresi allora alcuni viaggi onde 
apprendere maggiori cognizioni, si diede quindi a coltivare 



(a) Geneal. Deor. !. 15. e. *0. 

(*} Stor. del Decam. p. 21. 

{e) Stor: della letter: Ita!; 

{<*) Geneal. Deor. lib. 1 e. 6. — lilv 2. e. 7. 



NOTA PER I MESI DI FEBBRAIO, MARZO E APRILE. 121 
più d' ogni altro la Poesia Italiana, nella quale egli cre- 
deva di conseguire il primo luogo sopra Dante, ma venen- 
dogli fra le mani le rime dei Petrarca , restò sorpreso di 
maniera nel vedersi da lui superato, che disperatamente 
diede alle fiamme tutte le sue rime. Saputolo però Io stesso 
Petrarca, non lasciò di rimproverarlo con sentimenti di sin- 
cera amicizia, e allora fu che si diede con maggior animo a 
scrivere in prosa volgare, nella quale si vuole che tanto que- 
sti superasse il Petrarca quanto il Petrarca superò lui nella poe- 
sia (a). — Tratto dall'avidità di sapere, si diede ancora a co- 
piare quasi tutte le opere che gli fu fatto di trovare de' Poeti, 
Oratorie Istorici antichi, e ciò in tal copia che parve al Ma- 
netli (6) ^non aver egli fatto mai altro in sua vita che copiar 
libri. — Scemando il suo patrimonio per le molte spese da lui 
fatte per i suoi studi e per i viaggi da lui intrapresi, si ridusse 
ad un infelice stato di povertà, né vi fu altri che il Petrarca 
che gli offrisse soccorso, pregandolo di più a portarsi da lui; 
ed il Boccaccio ancora cercò di corrispondere alla sua genero- 
sità secondo lo stato suo , regalandogli due bei Codici da lui 
medesimo trascritti, uno d'Omero tradotto già in latino da 
Leonzio, del quale il Petrarca ne fece un gran conto, l'altro la 
Commedia di Dante. Il Petrarca il volle aiutare ancora alla sua 
morte, poiché nel suo testamento si trova che lasciasse al Boc- 
caccio fiorini cinquanta d'oro per provvedersi d'una veste da 
inverno, acciò potesse ripararsi dal freddo nell'ore de'suoi studi 
notturni. — L'amicizia di questi due letterati giunse a tal 
segno che erano stimali (scrive il Villani) un'anima in due 
corpi. E si dice di più che ciascuno di essi portasse scolpita 
nel proprio anello V immagine dell'altro. — In quanto alla sua 
povertà egli poteva supplire coli' accomodarsi in qualche Cor- 
te, poiché era desiderato da molti Principi, ma Giovanni 
amando la libertà e conoscendo il suo carattere sdegnoso, 
credè meglio lo starsene in casa propria. 

Ciò che si trova di più singolare nella sua vita, è la 
mutazione delia medesima; ed egli confessa, che oltre a 
vari benefìzi di cui era tenuto al Petrarca, gli doveva 



{a Mazzuc. op. eit. p. 1321. 
Vito del Bocc p- 70. 



122 NOTA PER I MESI DI FERBRAJO, MARZO E APRILE. 

altresì gratitudine per le ammonizioni con cui avealo esor- 
lato a distaccarsi dai temporali piaceri , e rivolgere i suoi 
affetti alle cose celesti. Infatti egli cambiò affatto costumi 
nel 1362 (a) per un avvenimento che non otterrebbe fede (dice 
il Tiraboschi) se non avessimo la lettera del Petrarca colla quale 
rispondendo al Boccaccio, che Tavea narrato, ci scuopre in- 
sieme ciò che quegli aveagli scritto: Tu mi scrivi, dice egli, 
che un cerio Pietro Sancse, celebre per la singolare sua pietà, e 
pe* miracoli da lui operali, essendo non ha mollo vicino a morie 
predisse molle cose di molli, e fra gli altri di noi due; e che ciò 
li è stalo riferito da uno, a cui egli arca commesso di favellarne . . . 
due cose fra le altre dici di aver udite da lui, cioè in yrimo luo- 
go , che pochi anni ti rimancan di vita , e inoltre che tu dovevi 
abbandonare la Poesìa (ò). Questo fatto intimorì di ma- 
niera il Boccaccio che avea risoluto di disfarsi di lutti i suoi 
libri, e di abbandonare ancora la poesia e ogni studio profano, 
ìl Petrarca però lo pregò a non abbandonare gli studi dell' a- 
mena letteratura, e molto meno a spogliarsi de'suoi libri, ma 
che ne facesse buon uso. Egli allora si penti di essersi perduto 
lino a quel tempo- dietro illeciti amori , che Io avean reso pa- 
dre di una figliuola per nome Violante , e di un maschio che 
gli sopravvisse: come pure d'aver composto il suo Dccamcro- 
ne , opera da lui scritta sino dall'anno 1350, e nella quale la 
bellezza dello stile vicn contaminata dalle immodestie qua e 
la sparse. L'onore però in cui è tenuto il Boccaccio lo deve 
più che a ogni allra cosa al Dccamerone, del quale è qui inu- 
tile il farne elogio dopo ciò che è stato dello da tanti e tanti 
scrittori. — In quel tempo si sparse la fama che egli si fosse 
fatto Frate della Certosa di Napoli , ma ciò si trovò falso. 
Cerio è che Giovanni vcsli l' abito ecclesiastico , e per farsi 
cherico dovè ottenere dal Papa la dispensa Pontifìcia, essendo 
nato d'illegittimi natali (e). 

Ritornando egli a Ccrtaldo a ripigliare i suoi studi dopo 
aver sostenute due ambasciale importantissime per la Repuh- 



(a) Il MazzuccìielH dice nel 1365. 
(6) Petrar. Epis. Seuil. L 4 Ep. h. 

(e) A provare che egli vestì l'abito ecclesiastico lo conferma il suo testamento 
nel quale fa menzione del suo Breviario. 



XOTA PER I MESI 1)1 FEBBKAJO, MARZO E APRILE. 123 
blica di Firenze presso Papa Urbano Vili , fu assalito da una 
lunga e dolorosa malattia la quale il lasciò in uno stato di ab- 
battimento e di languore più penoso di quella, e la sua conva- 
lescenza fu trattenuta dagli studi per sostenere con onore la 
cattedra per la esposizione di Dante che a lui affidò la 
Repubblica Fiorentina. Infatti egli diede principio a quella 
spiegazione il 3 d'Ottobre dell'anno 1373 nella Chiesa di 
San Stefano presso il Ponte vecchio. Poco dopo però fu 
assalito da un colpo tanto sensibile che gli fu poscia impos- 
sibile il ristabilirsi ; e questo fu il sapere improvvisamente 
la morte dell'amico suo più caro, il Petrarca; e andando 
a indebolirsi le sue forze di giorno in giorno , non gli so- 
pravvisse che poco più di un anno , e fini i suoi giorni in 
Cer laido ai 21 di Dicembre del 1375. 

È sepolto in quel castello nella Chiesa de' Santi Iacopo e 
Filippo ove si vede tutt'ora il suo sepolcro con un'iscrizione 
da lui medesimo composta (a). 

La Repubblica di Firenze, volendo onorare la sua memo- 
ria , e quella di altri celebri uomini , deliberò nel 13% che a 
lui, a Dante, al Petrarca e a Zanobi da Slrada fossero innal- 
zati magnifici Sepolcri in Santa Maria del Fiore, ma ciò non 
ebbe effetto per non essersi trovale le ossa di Dante e del Pe- 
trarca, morti entrambi fuori dello stato di Firenze. L'erudito 
Conte Mazzucchelli , dal quale ho attinte molte notizie spet- 
tanti a questa biografìa riporta esattamente il catalogo del- 
l'opere del Boccaccio, ed io per non seccare d'avvantaggio 
il lettore, rimando a lui chi sia vago di conoscerle. 

In quanto al fisico del nostro Boccaccio nessuno potrà rag- 
fa) Portatomi ad ammirare la casa di questo celebre uomo a Certaldo, piccola 
e vaga terra in cima di un colle a Valdelsa, avanti di pervenire alla medesima che 
si trova prossima alla chiesa dei SS. Filippo e Giacomo, dove fu seppellito, si leg- 
gono nella facciata di altra casa in un cartello di maiolica i seguenti versi 
vlator ferma il pie' rivolgi il passo 
a salir l' alto monte ove in castello 
tu troverai che sotto tjh duro sasso 
Il Boccaccio gentil riposa in quello. 

Nel muro della facciata della sua casa è murata una lastra di pietra in cui vi è 
significato esser stata quella l' abitazione del Certaldese. Un affresco poi del Benvenuti 
in una principal sala della casa rammenta la memoria Di colui che già die forma &• 
vigore ai sermon tosco. 



12Ì NOTA PER I MESI DI FERBRAJO, MARZO E APRILE. 

guagliarci meglio del Villani che visse a'suoi tempi e che perciò 
è probabile che Y avesse veduto. Egli dice che Giovanni fu di 
statura alquanto grassa, ma grande: faccia tonda, ma col naso 
sopra le nari un poco depresso: labbri alquanto grossi, nientedi- 
meno belli, e bene lineali: mento forato, che nel ridere mostrava 
bellezza : di giocondo ed allegro aspetto , ed in tutto il suo ra- 
gionare piacevole ed umano (a). 

(a) Villani op. cit. 



NOTA PER I MESI 1)1 AGOSTO E SETTEMBRE 



(3) I RONDXNELLI 



Tutti gli scrittori di cose patrie confessano, malgrado le 
loro investigazioni, di non sapere accertare l'origine di questa 
famiglia, né il principio della sua nobiltà. Il Verino nella sua 
illustrazione della città di Firenze prende a dire sulla sua 
origine ; 

Unde sit ignoro tribuit cui nomen Hirundo 
Est antiqua tamen , caruit nec honore propago 
Hi Fesulis genitam soboles ecce nobilis omnis 
Isti Flaminiae dicunt ex arcibus ortam. 
Ma non ci appoggieremo gran fatto ai versi del Verino, poi- 
ché si sa che nel territorio d'Arezzo vi è un antico Castello 
chiamato Rondini distante da detta città 5 miglia , e nel quale 
si sono rinvenute in alcuni luoghi le armi della famiglia Ron- 
dinelii (a). Da tali indagini e da dette armi tuttora esistenti 
sarebbe ben da supporsi che questa Casata avesse avuto 
quivi il suo origine e che poi venisse a diramarsi in Firenze. 
Si trovavano infatti le case di questa famiglia , oggi spen- 
ta , sulla Piazza di S. Lorenzo , ed altre nella strada che dal 
Canto dei Carnesecchi conduce sulla piazza S. Gaetano , e 
perciò col loro nome chiamata (6). 

I Rondinelli diedero alla Repubblica trentasei Priori, do- 
dici Gonfalonieri ed un Senatore di Malta dove vi ebbero una 
commenda (e). Si scorgono le loro sepolture in S. Lorenzo, in 
S. Maria Novella ed in S. Croce ; e nei sotterranei di S. Lo- 
renzo è osservabile tuttora una Lapida grande di marmo con 
lettere ed arme loro propria. 



(a) Recatomi in quest'anno neìla Città d' Arezzo, rinvenni l'arme dei Rondi- 
nelii anche nell' antichissimo Campanile della Pieve d'Arezzo, consistente in alcune 
rondini in campo d' oro 

(b) Le case dei Rondinelli occuparono un tempo il Palazzo Pasquali che fa canr 
tonata con Via Teatina; 

(e) Mecatli Storia genealogica della nobiltà e cittadinanza di Firenze, 



NOTA PER IL MESE DI NOVEMBRE 



(4) SAN V ANTONINO 

ARCIVESCOVO FIORENTINO 



Quasi stella matutina in medio nebuleac, 
et quasi luna piena in diebus suis Iucet, 
et quasi sol refulgens, sic illa effulsit in tempio Dei» 
Eccl. 



Molti dei nostri Concittadini sostennero con saviezza la 
porpora ed il pastorale, si fecero venerandi per santità di 
vita , riformarono e migliorarono i costumi del popolo , lar- 
gheggiarono i propri beni alio splendore ed air utilità della 
patria, consacrarono se stessi ed i loro studii a vantaggio dei 
loro fratelli, ma pochi e forse nessuno uni tutte queste eminenti 
qualità come Antonino. Egli fu 1* uomo che comprese nella 
sua vasta mente quanti bisogni avea la Chiesa e l'Umanità, e 
accolse nel suo cuore purissimo tanta virtù che il fecero osse- 
quiato vivente, e venerato dopo morte. 

In Firenze ai primi di Marzo dei 1389 dalla comoda 
ed agiata famiglia dei Pierozzi nacque il nostro Arcivescovo; 
in Battesimo gli fu posto nome Antonio, ma per la gracilità 
e piccolezza della persona, fu poi comunemente chiamato An- 
tonino. 

Ancor fanciullo die segni non dubbi della sua futura san- 
tità, e giovanissimo entrò nelP ordine di S. Domenico. Fece il 
suo noviziato a Cortona sotto la disciplina del B. Lorenzo da 
Librafatta, ed in poco tempo divenne superiore generale di nu- 
merosa ed austera congregazione ; per i suoi talenti e per la 
sua profonda erudizione comparve quindi con lustro nel Conci- 
lio di Firenze, e là gli Yenne commesso di entrare in contro- 
versia con i Greci. 

Accadde frattanto in Firenze la morte dell'Arcivescovo Za- 
barella, ed i Fiorentini chiesto avevano al Pontefice Eugenio IV 
un degno successore, un Arcivescovo pio, e se fosse stato pos- 
sibile loro concittadino, onde fosss in grado di conoscere i bisogni 



NOTA PER IL JJESI DI NOVEMBRE. 127 

del paese ed insieme provvedervi. Stette quel Pontefice alcuna 
pezza dubbioso per sapere chi mai fra tanti avesse dovuto eleg- 
gere, ma vedendo che tutte queste qualità si trovavano riunite 
in Antonino, l'alto in Roma adunare il Concistoro fu acclamato 
per nostro Arcivescovo. 

Varii sforzi, ma inutili fece l'umil domenicano per sottrarsi 
al voto dei suoi Compatrioti! ed agli ordini de! Papa, e giudicando se 
stesso adatto indegno di tale onore, si risolvè di passarsene occul- 
tamente in Sardegna ed ivi trattenersi fino a che non fosse stalo 
eletto nella sua patria un nuovo Arcivescovo, ma tutto ciò gli riuscì 
vano; poiché al principiare del mese di marzo dell'anno 1U5 era 
già Antonino stalo eletto solennemente Arcivescovo di Firenze. 
Sollevato a tanta dignità e potenza , non lasciò la sua 
naturale moderazione, e solo astretto dal grado dovè pren- 
dere la pompa ed il lusso che richiedeva. Appena fu in sede 
non ebbe altro pensiero che della sua patria e della sua Chiesa; 
conobbe i bisogni ed i mali onde era afflitta e decise ripararvi. Ei 
stabilì provvedere a tutto, volle esser primo air esempio, tolse 
a sé ogni superfluo, soccorse gli indigenti e creò un'istitu- 
zione di beneficenza per quei poveri vergognosi che si nutri- 
vano di lacrime piuttosto che farsi conoscere aver bisogno di 
pane (a). 

Era il novello Arcivescovo austero nel suo privato vivere 
ed anche con gli ecclesiastici tutti, poiché voleva questi di 
esempio e di edificazione al diletto suo popolo (6). Osservatore di 
tutti i doveri della sua carica non ne tralasciò mai uno , ed 
anzi per sempre più incitare il buon esempio, interveniva egli 
stesso tutte le notti alla Metropolitana a recitare il Mattutino, 
non avendo riguardo ad alcuna stranezza di stagione. Il suo 
zelo e la sua carità non conobbero limiti nella peste e fame, 
che afflissero Firenze nel I4i8. Si commosse Antonino a quella 
miseria della città sua, confortò di buone parole e care speranze 
tanti suoi concittadini , e tanto si adoprò nei soccorsi, e re- 
ligiosi conforti , che i cittadini tutti ritrovarono nel!' loro Ar- 
civescovo un consolatore alle loro sciagure. 

(a) Istituzione dei Buono-mini di S. Martino. Calcnd. del 1845 pag. 90. 

[b] IN'on permise mai V Arcivescovo S. Antonino che i preti portassero abiti dì 
seta o di colore fuori che nero; e per provare quanto ei fosse rigidissimo sull' edi~ 
fìcazione che voleva che questi dessero, vedendo una volta un prete che teneva tropi 
po attillati i capelli, glieli tagliò in pubblico con le proprie mani. 



128 NOTA PER IL MESE DI NOVEMBRE. 

Roma pure conobbe la vastità delle sue dottrine, ed i Pontefici 
stessi vollero che se alcuno avesse appellato a Roma sulle sen- 
tenze d'Antonino, non fosse ascoltato. Un Medici, quel Cosimo 
Padre della Patria, lo aveva ammesso alPintiera sua confiden- 
za, ed un Eugenio IV il volle a Roma assistente alla sua 
morte e fatto colà segretario del Conclave, che riunito si era 
per l'elezione del nuovo Pontefice, cinque voti favorevoli al 
papato ebbe pure il Fiorentino Arcivescovo. 

Mori nel 1459 nel pieno esercizio di tutte le pastorali virtù, 
e 64 anni dopo , cioè nel 1523 , una voce universale , ed un 
voto dei Cittadini suoi, e del mondo cattolico il chiamò beato. 

Benedetto il pensiero di chi fra i tanti monumenti di no- 
stra gloria sotto il portico degli Uffizi, consigliò esservi la sta- 
tua di questo benefico ed ottimo Pastore, e quando questa ve- 
drò sorgere, venererò in essa il grande, il Santo Benefattore 
della patria mia, ed il lume di sapienza che ei fu. 



NOTA PER IL MESE DI DICEMBRE 



(3) FRANCESCO PETRARCA. 



Santissimi vati di Laura e Beatrice 
Chi mai sulla terra col labbro ridice 
Il carme che grande dal cuore vi usci? 
Barsot. Elog. d'Illuslr. Tose, 

Questo gran Poeta di cui va orgogliosa Italia, nacque in 
Arezzo a di venti Luglio del 1304. Non apparve serena l'alba 
dei giorni del nostro Francesco perchè le fazioni attorniarono 
la culla sua. Petracco ed Eletta Canigiani furono i suoi genitori, 
che però fu prima detto Francesco di Petracco e poscia Petrarca. 
Amico il padre suo di Dante ed in conseguenza anch'esso 
del partilo Ghibellino, fu bandito dalla patria, dove occupava 
nella Repubblica modesto impiego ; il proscritto e ramingo pa- 
dre fu dalla sua famiglia costretto a separarsi, ed era giunto 
all'età di sette mesi il piccolo Francesco, che la madre richia- 
mata dall' esilio ritirossi ad un suo podere all' Incisa , quat- 
tordici miglia distante dalla Città, nel qual viaggio poco mancò 
che non restassero ambedue col conduttore nell'acque dell'Ar- 
no sommersi. 

La venula di Enrico VII riaccese le facili speranze dei fuoru- 
sciti, e Petracco per aspettarne l'evenlo recossi a Pisa richiaman- 
do i dolci pegni dell'amor suo. Aveva il fanciullo Francesco 
otto anni quando il padre affidollo per i sui primi studi ad un 
grammatico di quella città, ma due anni dopo avendo la morte 
dell'Imperatore tolta ogni speranza ai Ghibellini, e stanco or- 
mai Petracco di abbandonarsi a fallaci speranze, cercò nella lu- 
singa d' onori e di guadagno un asilo in Avignone con la sua 
diletta famiglia, la quale poco mancò non fosse seco lui preda 
del mare per una pericolosa tempesta incontrata verso Marsi- 
na. Colà ripigliò il giovinetto Petrarca i suoi studi, e come il 
dice ei stesso (a). » Quivi adunque alle sponde del Rodano pas- 
sai la mia fanciullezza sollo la cura dei mici genitori. » 

(a) Epist. ad post; 



130 NOTA PER IL MESE DI DICEMBRE. 

Al Romano diritto voleva il padre che Francesco rivolgesse 
lo studio onde assicurargli un'onorevole sussistenza; ma se un 
filiale rispetto che non osava contradire al padre suo ve Io ri- 
tenne, non potò vincere la sua repugnanza ad uno studio che 
ei diceva di sterilità e di cavillazoni ripieno. 

Come tutti gli uomini grandi fu dunque il nostro Petrarca 
contrariato nel seguitare l'impulso della natura, e per comando 
paterno dovette rendersi all'Università di Montepellier. Tre 
anni vi passò in queir Università e tre in quella di Bologna, in 
quel secolo famosissima, ma tutto fu inutile a quel chiaro in- 
gegno; ed egli stesso il confessa in una sua lettera (a): Pas- 
salo allo studio delle leggi in Montpellier e poscia a Bologna quat- 
tro anni v'impiegai nella prima città, tre nella seconda , e tutto 
udii spiegare il corpo del diritto Civile. Molli dicevano eh 9 io mi 
sarei in esso non poco avanzato se proseguito V avessi. Ma aj)pena 
io mi trovai abbandonato da Genitori , che in tutto V abbandonai 
non perchè non piacessemi V autorità delle Leggi, che è grandis- 
sima e piena di Antichità Romane, di cui mi diletto non poco; ma 
perchè V iniquità degli uomini ne ha guasto l'uso, e io perciò 
non soffriva di apprendere una scienza , di cui io non voleva fare 
un infame esercizio, e appena mi era possibile il farlo onesto; e 
quando pure Vavessi voluto, la mia onestà sarebbe stata creduta 
ignoranza. 

Tornato Petrarca ad Avignone nell'età di 22 anni col suo 
fratello Gherardo, slato fino allora suo Compagno di studi, suo pa- 
dre più non vivea; e giunto poi colà dovette spargere ancora nuo- 
ve e più calde lacrime per la perdita della diletta madre sua. Que- 
sta illustre donna vedova di non molto tempo, venne a morte in 
Avignone l'anno 1326 in età di anni trentotto. Amaramente la 
pianse il nostro Francesco , e grandi elogi ne fece nelle sue 
Epistole, mostrando di saperle grado di tante sue pene e fatiche. 

Morta la madre sua trovossi Petrarca in uno stato assai 
mediocre, e con ogni premura s'impegnò a raccorre le reliquie 
della paterna eredità, e queste fatte peggiori da infedeli tutori, 
gli fu forza arrotarsi insieme col fratello nel Clero, pago però 
della sola tonsura {b). 

(a) Epist. ad post.' 

(b) Questo suo fratello pare essere entrato nella vita Monastica, giacché si nanna 
delle lettere del Petrarca scritte al roedesimojiella Certosa di Monte Rivo. 



NOTA PER IL MESE DI DICEMBRE. 131 

Restato libero nella sua volontà perla morte dei genitori, 
si diede intieramente ai suoi prediletti studi. Eloquenza, Fi- 
losofia , Morale , tutto da lui altamente si apprese tra le 
spine onde erano ricoperte siffatte cognizioni. Amò sempre 
il suo Tullio Cicerone perchè vi apprendeva che F Eloquen- 
za era necessario ornamento ai pensamenti; inclinato per 
natura alla morale Filosofìa, la lettura di Seneca guidollo a 
quella profonda cognizione del cuore umano , e degli uomini, 
degli altrui doveri e dei propri; caldo ammiratore di Virgilio, 
apprese in quello F elegante e nobile facilità del verseggiare; 
in Livio poi assaporò quel nobile e coraggioso carattere , 
quelle doti tutte che lo distinsero , qual altro Romano di una 
in più felici tempi Repubblica. 

Era giunto il Petrarca al vigesimo terzo anno senza aver 
ancor il giogo d' amore conosciuto. Amore che avea fatto Poeta 
Dante, risvegliò anche la musa del Petrarca, e come il narra 
egli stesso: 

Mille trecento ventisette appunto 
Su l'ora prima il dì sesto d' Aprile 

Nel laberinlo entrai (a) 

vibrò quel colpo che inerme lo colse; era il Lunedi Santo alle 
sei del mattino , che vide nella chiesa di S. Chiara in Avi- 
gnone Laura, bella e fedele sposa di Ugo di Sade giovine patrizio 
originario d'Avignone. Non valse che quest'Angelica donna 
( come ei la chiamava ) vietasse a Petrarca qualuque speranza; 
Laura da quel momento divenne dei suoi affetti, del suo riposo, 
dei suoi pensieri e della sua fama assoluta sovrana. 

Fra i mezzi che il Petrarca usò a combattere la sua pas- 
sione, uno fu il frequente viaggiare, per cui visitò il Mezzodì 
della Francia, Parigi, la Fiandra, e Paesi Bassi ; si portò quindi 
in Germania, in Aquisgrana, e Colonia, e di là tornossene per 
Lione ad Avignone. Ei stesso dice di avere in questi viaggi, 
osservato diligentemente ogni cosa, ed i costumi degli uomini, 
e tante cose magnifiche: » conlemplalus sollicite mores hominum, 

singula cum nostris conferens cumla circumspiciens videndi 

cupidus explorandique ec. 

Ritornato nel 1335 dai lunghi viaggi che avea intrapreso 

« 

(a) Sonet. CLXXV. 



132 NOTA PER IL MESE DI DICEMBRE, 

per liberarsi, come ei dice (a), dai lacci della sua amata don- 
na , non appena si era restituito in Avignone , che soggiacque 
di nuovo air impero di Laura, né le cangiate forme della 
sua donna , né Y assenza né il tempo bastarono a sciogliere 
quelle catene. Egli travagliato dall' amore e venuto quasi nella 
stanchezza delle cose umane, si ricoverò nella solitudine, 
scuola della sapienza a meditare le dolcezze della filosofia e 
della natura. « Trovai scrive egli nella lettera alla posterità (6), 
una valle piccolissima ma solitaria ed amena la quale Chiusa e 
della ..... Preso dalla dolcezza del luogo quivi trasferii me stesso 
e i miei libricciuoli. » 

Questo luogo adatlatissimo, come egli scrive alla sua na- 
tura, era la tenerezza del suo cuore, né mai ne parla nelle sue 
lettere senza un' affettuosa religione e senza dare novella co- 
noscenza de' suoi costumi e della sua vita. « Qui fo guerra ai 
miei sensi , egli dice , contro ai quali sono uscito in battaglia. 
I miei occhi , i quali mi condussero fin sopra V esterno del pre- 
cipizio, non veggono che la distesa dei cieli ed il rigo delle 
acque , i filari e le criniere delle montagne serrate ed ertissime , 
le nude creste degli scogli e gli schienali delV arena , non lo 
sfolgorio dell 1 oro e delle gemme , non V avorio ne la porpora 
delle splendide case dei Re. La donna che sola viene ai miei 
sguardi , è una serva abbronzata ed arsiccia come i deserti della 
Libia. Le mie orecchie non sono accarezzale da suoni armoniosi 
delle voci e degli strumenti che , già tempo, dilettavano V anima 
mia. Io qui non odo che il mugolamento de buoi e il belato delle 
agnelle , il canto degli augelli , e il fuggevolìo delle correnti .... 
La mia casa somiglia a quella di Fabrizio o di Catone ; i miei 
domestici sono un servo ed un cane ». 

Fra Laura e gli amici , fra lo studio e l'amore, fra la molle 
città e l'aspra solitudine divideva Petrarca il suo tempo; quando 
eccoci al giorno più lieto della sua vita, al giorno foriero avventu- 
roso del guiderdone che le veglie, le fatiche e i tanti studii gli 



(a) Carm. lib. 1 Ep. XII. 

Iam duo lustra gravum fessa cervice catenam 

Pertuleram indignans : . * . : . . . . 

Durum opus «eventu dominam pepulisse decenni. 

(b) . ~. . '. . Reperi vallem perexigfiam, quae Clausa dicitur .' ." '. . CapUis loci 
dulcedine, libello* weos et me ipsurn'illue transtuli. 



NOTA PER IL MESE DI DICEMBRE. 133 

meritarono. Era il 23 Agosto del 1340 quando le giunge improv- 
visamente a Valchiusa lettera del Senato Romano, in cui egli 
era caldamente esortato a venire a Roma a ricevervi la corona 
d'alloro, e poche ore appresso altra lettera dell'Università di 
Parigi che invitavalo a quella città per lo stesso onore. Chi può 
spiegare il trasporto e la gioja del Petrarca, nel vedersi invitato 
da due sì grandi città? Questo insigne poeta non aveva che 36 an- 
ni, quando V Italia e la Francia facevano a gara per onorarlo. 

Affinchè la cerimonia riuscisse più solenne, il Petrarca fu 
spedilo a Roberto Re di Napoli, il quale dovea giudicare formal- 
mente se ne era degno; Roberto ebbe seco in esame per tre gior- 
ni il Petrarca, col quale tenne discorsi dottissimi intorno ad ogni 
parte di letteratura e di scenze , e tanto ne fu maravigliato 
quel Monarca, che voleva egli stesso incoronarlo sull'istante a Na- 
poli. Ma la scelta era già fatta; il Cardinal Colonna, l'amico suo, 
lo determina per il Campidoglio, ed il Poeta stesso desiderava 
cingersi l'alloro in quella Roma in cui erano entrati in trion- 
fo, colla corona in testa, gli eroi dell'Italia antica. Infatti nel 
giorno di Pasqua del 1341 ai di 17 Aprile sali al Campido- 
glio in mezzo ai principali cittadini e ad una folla immensa 
di spettatori. Alcuni giovani Romani cantavano versi fatti per 
quella cerimonia, e il suono delle trombe si mischiava festevol- 
mente agli applausi del popolo; arrivato nella sala di Giusti- 
zia il Petrarca esclamò. « Iddio conservi il popolo Romano, il 
Senato e la libertà. » S'inginocchiò dinanzi al Senatore Orsini, 
e da lui ricevette il meritato alloro fra le grida mille volte 
ripetute « Viva il Petrarca ». 

Lieto di aver finalmente conseguito il sospirato onor 
della Laurea, parti il Petrarca pochi giorni appresso da Roma 
per visitare alcune città, ed invano i Fiorentini il richiama- 
vano in Patria a godere degli onori che gli destinavano. Erano 
intanto scorsi 7 anni, e per la peste del 1348 Laura non era 
più; ai 6 Aprile di quell'anno, lo stesso giorno, nello stesso 
mese, e nella medesima ora, in cui il suo amante l'aveva ve- 
duta per la prima volta, cadde questa donna vittima di quella 
peste che con terribil verità descrisse Boccaccio. Qual ne 
fosse il cordoglio del poeta per una tal perdila , si sa in una 
nota che ci trascrisse in un Virgilio che leggeva sovente, ed 
ancora nei Suoi Trionfi , oyq dice : 



134 NOTA PER IL MESE DI DICEMBRE. 

Se n ' andò in pace V anima contenta 
A guisa di un soave e chiaro lume , 
Cui nutrimento a poco a poco manca; 
Tenendo alfin il suo usato costume; 

Pallida nò , ma più che neve bianca , 
Che senza vento in un bel colle fiocchi ; 
Parca posar , come persona slanca 



Morte bella parea nel suo bel viso (a). 
Ma eccoci all'ultimo periodo della sua vita, e già il nostro 
Oratore sostenuto aveva diverse Ambasciate, quando nel 1353 
venne a Milano con intenzione di passar oltre * ma Giovanni 
Visconti che ne era Arcivescovo e Signore , si amorevol- 
mente Io accolse, che fu costretto a fissarvi la sua dimora. 
Sazio di onori e di gloria nel 1360 si ritirò a Padova , dimo- 
rando quasi sempre nella Collina d' Arquà distante dalla 
città 10 miglia luogo delizioso presso i Colli Euganei. Urbano 
V si portò a visitarlo nel suo ritiro per indurlo ad andar 
seco a Roma, ma il Petrarca ricusò nuovi onori. Ai 18 Luglio 
del 1374 fu trovalo morto nella sua Biblioteca con la testa 
piegala sopra un libro aperto; un colpo apopletico aveva ucciso 
quelP uomo sommo in quell'atteggiamento. I suoi funerali furo- 
no più sfarzosi di quelli di qualunque Monarca (b). Fra Bona- 
ventura da Perugia Cardinale recitò la sua orazione funebre, 
e con l'intervento dei Vescovi di Vicenza, di Verona, di Treviso 
e di altri Prelati , fu sepolto in Arquà davanti alla porta della 
chiesa, in un'arca di marmo rossa retta da quattro colonne. 

Ebbe Petrarca in gioventù una figlia naturale, presso cui 
morì dopo di averla maritata, ed un figlio, al quale sopravvisse, 
accrebbe nell' animo suo per lungo tempo le rimembranze 
delle sue debolezze; però se i suoi costumi non furono affatto 
puri, non furono però mai corrotti, giacché si sa essere egli 
stalo fra le altre religioso, e tra le abitudini di una vita sem- 
plice e studiosa, si narra che si alzava regolatamente a mez- 
zanotte per pregare. 

Besterebbe ora ad enumerare le molte e varie opere sue , 
ma poiché il più bel titolo di Petrarca è certamente il suo Can- 

(a) Trionfo della Morte e. 4. 

[è) Murai. Rer. Ital, Script. Voi: xyii pag; 213. 



NOTA PER IL MESE DI DICEMBRE. i& 

. , , • r,., 1» linfe sue bolle fatiche letterarie enu- 

,C ^ T e t t ; n i a S;1fft vita non dimentico mal 

D rToota iVproscSione fulminata da Firenze al padre 

11 n °f °n ^fainlS e pare non averle mai perdonata l'of- 

^Vo" tcfnn vanto di essere Italiano, ma Fioren- 

"" HXmm nemmeno «na memoria pubblica avevi fin 
• fJ^o a onesto «rande uomo che lo attestasse cittadino no- 

■ il più saldo appoggio della tua rinomanza 1 (a) 

W SCtanto ne, ,845 si vide celta ne, Portico de 3 U OW » M» « ** 

illustre Italiano. 

FINE, 



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ISTRUITO 



NELLE COSE DELLA SUA PATRIA 

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PER 

L'AMO 1847 



Firenze ! Oli diletto sorriso celeste! 
È bello l'olivo che i colli ti veste: 
È bello il tuo cielo, è bello il tuo sol. 



ANNO QUARTO 

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NELLA TIPOGRAFIA DI G. B. CAMPOLMI 






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